 |
Devozione
e storia |
|

|
|

L'Abbazia
di Moggio
e
le Clarisse |
Le
vicende della storica Abbazia di San Gallo, per lungo tempo decaduta e dal 1987 rinata allo spirito come Monastero di Santa Maria degli
Angeli delle suore di clausura Clarisse Sacramentine
|
|
|
|
| |
|
Origini di un castello
e di un'abbazia
|
|

(sigillo dell'Abbazia di San Gallo)
|
|
E' del 1072 il primo documento che parla di
Moggio e del suo castello "castrum quod Mosniz nuncupatur" (castello
che è chiamato Mosniz). Il toponimo è probabilmente di origine slava come
altri della vallata. Vi furono molte varianti del nome, come il friulano Muec,
il tedesco Mosburg o Mosac, il resiano Mosiz e il latino Modium o Mosacium
(quindi la derivazione del nome mosacense dell'abbazia).
Dunque negli anni mille esisteva un castello medievale, costruito sul luogo del
vecchio fortino di difesa dei Romani al tempo delle invasioni barbariche. La
costruzione era semplice con torri di difesa. Attorno al castello un borgo di
case e casolari verso nord. A quell'epoca il signore del castello e di tutte le
terre circostanti era il conte Cacellino, Chazili della corte dell'imperatore
Enrico IV, signore del vasto territorio a cavallo del Fella, di numerosi altri
possedimenti in Carinzia e in Friuli. |
|

(donazione del conte Cacellino al patriarca di Aquileia,
del castello di Moggio -
opera di Leonardo Rigo di Udine - chiesa abbaziale- foto Russo) |
|
Un secondo famoso documento del
1084 testimonia la donazione del feudo di Moggio da parte del conte Cacellino,
maestro supremo della corte imperiale e nobile carinziano, al patriarca di
Aquileia Federico, al fine di far costruire al posto del castello un'abbazia
benedettina. Il conte Cacellino non aveva eredi diretti e donò al patriarca di
Aquileia tutti i beni in Carinzia e in Friuli legati al castello di
Moggio, dalle porte di Venzone a Pontebba, Sella Dogna, Illegio, la dogana della
chiusa (ora Chiusaforte) i possedimenti di Plezzo e i feudi della Carinzia. Sul
documento, che si ritiene un falso, si è a lungo discusso, ma gli studiosi
concordano tutti sull'autenticità della donazione che era vincolata all'obbligo di
erigere il monastero benedettino.
I primi monaci benedettini giunsero a Moggio intorno al 1092 prendendo possesso
del castello.
Il 9 giugno del 1119 sotto il patriarca Voldarico, viene consacrato da
Andrea, vescovo di Emona (l'attuale Cittanova d'Istria), il monastero di San
Gallo affidato all'abate Bebolfo e ai benedettini dalla veste nera. La
costruzione viene dedicata alla Beata Vergine e a San Gallo, come il celebre
monastero svizzero nei dintorni del lago di Costanza.
|
|

(La chiesa e l'abbazia in
un'immagine di Adriano Caneva)
|
|
Il patriarca Pellegrino conferma all'Abbazia,
nel 1136, i possessi in Carinzia, in Friuli e nella Carnia e la giurisdizione
sulle Pievi di Cavazzo, Gorto e Dignano.
Anche da Federico Barbarossa nel 1149 vengono riconfermati i possessi e i
privilegi dell'Abbazia.
E' nel periodo che va dal 1329 al 1349 che l'Abbazia, con l'abate Ghilberto da
Marano, raggiunge la massima prosperità con la piena giurisdizione spirituale
sulle chiese del Canal del Ferro, Canale di Gorto, Osoppo, Dignano, Flaibano e
San Martino di Feistriz. Di proprietà fondiarie ne conta centouno in Friuli e
quarantasei in Carinzia. Inoltre esercita la giurisdizione temporale quale
feudataria del Patriarcato di Aquileia.
Nel 1391 la torre dell'abbazia venne danneggiata da un incendio.
Agli inizi del 1400 gli abati commendatari, cioè prelati residenti altrove ma
usufruttuari dei beni dell'abbazia, succedono agli abati feudatari.
Con il 1420, a seguito della caduta del Patriarcato di Aquileia, l'abbazia passa
sotto la Repubblica di Venezia.
Comincia la fase discendente della storia dell'abbazia di Moggio. Nel 1422
infatti viene saccheggiata di tutte le argenterie, mobili, libri e paramenti
dalle truppe ungheresi di Ludovico di Teck e nel 1511 il grave terremoto che
colpisce tutta la zona, danneggia seriamente l'edificio.
I moggesi, dopo cinque anni edificano la vicina chiesa di S. Spirito, appena
sopra l'abbazia, probabilmente come voto per essere sopravvisuti al terremoto.
Ironia della sorte, proprio il terremoto, però quello del 1976, ha
definitivamente
distrutto la bella chiesa di S. Spirito, oggi con i suoi
resti, malinconica testimone, mai riparata, dell'ultimo disastro.
Un evento viene ricordato nel 1564, anche se non storicamente accertato, la
visita all'abbazia dell'abate commendatario Carlo Borromeo, vescovo di Milano.
|
|

(La visita a Moggio del cardinale Carlo
Borromeo -
opera di Leonardo Rigo di Udine - chiesa abbaziale -
sullo sfondo la chiesa di S. Spirito- foto Russo)
|
|
Viene
costruita, in luogo della chiesa abbaziale gotica (che vediamo illustrata nel
dipinto sopra), una nuova chiesa barocca ad
opera del penultimo abate Daniele Delfino.
La fine dell'abbazia di Moggio viene decretata nel 1773 quando il Senato
Veneto le mette in vendita assieme al titolo nobiliare. Per soli
quarantaquattromila ducati i signori Mangilli di Udine e Leoni di Venezia, acquistano i beni ed
assumono il titolo di Marchesi di San Gallo. Da questo momento la giurisdizione
ecclesiastica passa all'Arcivescovo di Udine.
Da ricordare ancora il 1797 per l'occupazione napoleonica della Repubblica di
Venezia e per il successivo trattato di Campoformido che assegna Moggio con il
Friuli all'Austria.
Finalmente nel 1869 con il Papa Pio IX il titolo di chiesa Abbaziale viene
riconosciuto alla Pieve di Moggio, e al parroco quello di Abate Presule con le
insegne prelatizie.
|
|

(la torre medievale prospiciente l'abbazia, ora adibita
a mostre)
|
|
Nel 1934 Pio XI concede all'abbazia il grado
di "protonotario apostolico" col quale l'abate riceve il privilegio di
portare nelle grandi occasioni la mitra e celebrare il pontificale.
Ma ormai l'abbazia, avendo perso negli ultimi secoli la sua grandezza
istituzionale (perdita dei diritti e delle entrate economiche, allontanamento
dei monaci, declassamento), dimostra un lento logoramento anche nella sua
struttura e si avvicina alla decadenza.
L'edificio, in questo periodo cade nell'abbandono e nel degrado generale. Il
chiostro viene adibito a campo di calcio e luogo di appuntamento nelle ore
notturne. Tetto, muri, e pavimenti consumati, invasi da infiltrazioni d'acqua e
in grave degrado.
 |
 |
|
(il
chiostro dell'abbazia e le rovine della chiesa di S. Spirito
foto Adriano Caneva)
|
|
|
Ci pensa il terremoto del 6 maggio 1976 a dare il colpo di grazia all'edificio,
ma a segnare anche il momento di una rinata coscienza nella popolazione di
Moggio, che "qualcosa bisognava fare per l'abbazia e la chiesa di S.
Spirito", delle quali altrimenti non sarebbe rimasto più nulla.
Alle richieste della popolazione, la Sovrintendenza ai Monumenti assicura
l'intervento a favore della chiesa, ma non per l'abbazia, allora abitata in una
parte del chiostro dall'abate mons. Adriano Caneva.
Eppure il progetto antico del conte Cacellino e di Vodalrico stava per
realizzarsi nuovamente.
Mons. Alfredo Battisi, arcivescovo di Udine
che da tempo vagliava l'ipotesi dell'apertura di un nuovo monastero nel
territorio udinese, accoglie l'offerta volontaria della suore Clarisse. A questo
punto per la Sovrintendenza ai Monumenti l'utilizzo dell'abbazia a monastero,
giustifica il recupero dell'edificio.
|
| |
|
Giungono le Clarisse |
|
"Così, il 20 giugno del 1985, giovedì,
senza clamore, in una piovosa e silenziosa giornata, provenienti dal monastero
di Venezia, con apposito permesso decretato dalla Santa Sede, giungono a Moggio
tre Clarisse: Madre Annachiara Del
Fabbro, vicaria, suor Mariagrazia Mion e suor Gabriella Groff che si
stabiliscono in un piccolo fabbricato di legno situato nei pressi del monastero
in restauro" Così nel testo di Antonio Russo: "Quel vento
di cielo che spira per Moggio". "E appena un anno dopo -
prosegue Russo - ecco bussare al convento la prima postulante, Rossana Del
Negro, di Udine, per diversi anni impiegata in un ufficio di assicurazione...in
seguito si chiamerà suor Veronica".
Altre tre sorelle Clarisse giungono da Venezia, le suore Serafina Fregonas,
Annamaria Rismondo e Vincenza Dilaria.
Il monastero di San Gallo, l'8 dicembre 1987 viene ufficialmente e solennemente
rieletto canonicamente. E' una data storica che vede, dal 9 giugno 1119 (868
anni dopo) l'abbazia di Moggio restituita al suo antico ruolo di centro
spirituale.
Abbadessa del nuovo monastero è suor Annachiara Del Fabbro, originaria di
Attimis.

(il ballatoio dell'abbazia sulla Val Fella - foto
Adriano Caneva)
|
|
 |
|
| |
|
Nel
monastero
delle Clarisse
Moggio-abbazia, maggio 2001.
Suono
al campanello del portone chiuso, quello immediatamente successivo alla porta
principale sempre per metà aperta, e che immette nel corridoio in vista del
chiostro. L'apertura scatta quasi immediatamente ed il mio ingresso
nell'antica abbazia avviene in un piccolo atrio dove non vedi nessuno.
 |
|
(ingresso al chiostro del Monastero)
|
Entro in un monastero di clausura, e penso che mi troverò
dinnanzi a una grata dietro la quale poter intravedere almeno una forma umana.
Invece nella piccola stanza non c'è quasi niente e nessuno, tranne che un libro
aperto con bellissime miniature e sulla parete di
fronte una bassa porticina in legno, chiusa, che forse non raggiunge il metro di altezza, con
sottilissime feritoie verticali.
Neanche il tempo di pensare che forse qualcuno entrerà dalla porta chiusa
sulla destra, e un voce soave della suora portinaia: "Pace e bene, cosa
desidera?" esce proprio da quell'oggetto in legno. Entro poi nel
parlatorio, a destra, e una giovane clarissa mi saluta con un sorriso.
Improvvisamente mi sento incerta. Ma perchè sono qui? Come faccio a spiegare
che vorrei parlare di loro, giovani donne che hanno scelto il Cielo, nelle
mie pagine web, allocate sul pianeta terra?
Poi è tutto naturale. ci sediamo e parliamo dell'abbazia, delle suore, della
vita, dei problemi della gente, della femminilità.
Sento che qualcosa mi spinge a fare in fretta per non rubare del tempo
prezioso a chi ha scelto di vivere nella preghiera. Non c'è spazio per la
banalità in un luogo così essenziale; sono qui per parlarne a
"Donne in Carnia", e devo riuscire in poco tempo a cogliere
almeno un respiro di questa speciale atmosfera.
Ancora qualche fotografia e via da questo suolo di castello e monastero, di medioevo
e di benedettini, di marchesi, di invasori e di terremoti, ed ora dello spirito.
AmB
|
|
"Come
faccio a parlare alle altre donne di voi, di quello che siete, che
rappresentate. Quale il senso della vostra vita di clausura?"
La giovane clarissa aveva preparato tutto: il depliant stampato in
occasione del decimo anniversario del loro ingresso nel monastero di Moggio, un
bel testo di Antonio Russo: "Quel vento di cielo che spira per
Moggio" ed una lunga intervista rilasciata nel settembre 1999 dalla
Badessa suor Annachiara. Avrei potuto riportare tutto, e qui ci sarebbero
state esaurienti risposte alle mie domande. |
 |
|
Le chiedo quante sono oggi e che età hanno. Le chiedo
anche qual'è la loro preparazione scolastica.
Sono una trentina, mi dice, tutte giovani, la media è sui trent' anni,
provenienti dal Friuli ma in maggior numero dal Veneto e tutte hanno un titolo
di studio di scuola media superiore. Alcune sono laureate, altre hanno lasciato
l'università poco prima della laurea.
Mi parla anche della fondazione di un altro monastero ad Attimis, dove sono già
andate alcune di loro che provvisoriamente sono alloggiate in un prefabbricato. |
 |
|
| |
|
Ma come nascono le
Clarisse?
Chi era santa Chiara? |
 |
"Chiara di Favarone di Offreduccio, fondatrice
e Madre delle Clarisse, nacque ad Assisi nel 1193, e passò al cielo l'11 agosto
1253. Anima gemella di Francesco d'Assisi, condivise con lui la conformità a
Cristo povero e crocefisso ed il servizio incondizionato alla Chiesa. La sua
avvincente avventura, che dopo vari colloqui con Francesco la portò a fuggire
dalla nobile casa appena diciottenne, si svolse nel povero monastero di San
Damiano, restaurato dallo stesso Francesco. Il suo esempio guizzò come un
raggio così luminoso che le sue seguaci - dette "sorelle Povere" di
Santa Chiara o Clarisse - erano già 50 solo a San Daminao e nel giro di pochi
mesi i monasteri delle Clarisse, vivente ancora la fondatrice, Santa Chiara,
divennero oltre 120.
Oggi sono oltre 20.000 le Sorelle Clarisse distribuite in numerosi Monasteri
sparsi in tutto il mondo, le quali, vivendo nel silenzio e nella povertà, nella
contemplazione e nel lavoro, nell'intimità di amore con Dio nella conformità a
Cristo povero e crocefisso, per tutti i fratelli della terra, continuano a
tenere accesa la fiaccola di Chiara."
(S. Chiara: quadro alle pareti del chiostro maggiore.
Chiara di Assisi, bella e attraente, nel 1210 a 18 anni rimane conquistata dallo
spirito di Francesco e lo segue alla Porziuncola, decidendo di consacrarsi
interamente a Dio nella preghiera e nella povertà. Subito dopo si ritira in San
Damiano e crea l'ordine monastico delle "Povere donne di Dio, le
"Clarisse". - foto Marino Di Lenardo) |
|
|
Dietro il solco evangelico scavato da Chiara e Francesco
d'Assisi, le Clarisse camminano in silenzio, rinnovando oggi lo stupore di una
vita povera e fraterna, intrisa di lode e di perfetta letizia.

|
| |
Che cosa significa la "vita consacrata contemplativa claustrale clariana"?
"Con la professione dei consigli evangelici, la consacrata ha il compito di
rendere presente la forma di vita di Gesù, additandola come valore assoluto ed
escatologico, diventa prolungamento storico dell'umanità di Gesù"
Nei confronti del mondo cosa dicono i voti religiosi?
"Possiamo considerarli come sfide (così li definisce il S. padre Giovanni
Paolo II) rivolte al mondo mettendone in luce il loro profondo significato
antropologico. I voti non costituiscono un impoverimento dei valori
autenticamente umani, ma si propongono come una loro trasfigurazione e un loro
autentico recupero in un contesto culturale che non li considera più tali.
|
 |
In una cultura edonistica che svincola la sessualità da ogni norma morale
oggettiva riducendola spesso a gioco e consumo, la pratica gioiosa della
castità perfetta testimonia la potenza dell'amore di Dio nella fragilità della
condizione umana.
Una castità vissuta con equilibrio, dominio di sè, maturità psicologica e
affettiva. In un materialismo avido di possesso, disattento alle esigenze e
sofferenze degli altri, dove regna sovrano
il narcisismo a scapito delle persone stesse che così vivono, la povertà
evangelica proclama la libertà dell'uomo dalle cose, la distinzione tra
l'essere e l'avere e afferma che l'uomo vale per ciò che è (un uomo) e non per
ciò che ha." |
 |
|
|
La clausura che senso ha, cosa vuol significare? "Il monastero è il luogo che Dio custodisce, è la dimora della
sua singolare Presenza, ove si realizza il quotidiano incontro con lui, dove Dio
occupa tutto lo spazio e viene riconosciuto, onorato e sommamente amato come
l'unico Signore. La clausura esprime la dimensione sponsale e mistica, è il
talamo nuziale di Dio con la umanità, forma singolare di appartenenza a Lui
solo, perchè la totalità è la caratteristica dell'amore.
S. Francesco e S.Chiara sono santi che non amano le mezze misure, ma tendono con
tutto l'ardore del cuore, del desiderio, della mente, della volontà alla
comunione con Dio, che incessantemente si dona
all'umanità."
La vostra femminilità ha possibilità di realizzazione e di espressione con
queste vocazioni?
"La femminilità con le sue dimensioni inalienabili di sponsalità e
maternità, viene profondamente provocata alla sua maturazione in quanto in
questo stato di vita la finalità propria è quella di riconoscere e vivere la
vera vocazione umana che è quella dell'amore autentico. La sponsalità viene
espressa e maturata nella relazione con Dio, nella reciproca, mutua
appartenenza-dono. La monaca è la memoria vivente della sponsalità della
Chiesa.
Che lavoro svolgete. come provvedete al vostro sostentamento?
"Il nostro principale "lavoro" è la preghiera, l'adorazione. |
L'intercessione per tutti che viene distribuita nell'arco
della giornata e corrisponde a circa otto ore: Lungo la notte c'è l'adorazione
e due volte la settimana l'ufficio divino.Molto tempo viene impegnato nei lavori
domestici, come avviene in una famiglia a maggior ragione in una comunità di 30
persone. Nelle
altre ore diurne facciamo lavori di cucito, ricamo, lavori artigianali come il
tombolo, la rete, dipingiamo icone, immagini sacre. Questi lavori non li
vendiamo, non commerciamo, lasciamo che i fratelli offrano quanto ritengono,
quanto possono. Spesso vengono usati come segno di gratitudine per il bene che
generosamente i fratelli e le sorelle ci fanno.
La forma di povertà delle Clarisse è determinata dall'insicurezza del domani:
abbiamo scelto di non possedere, di non avere rendite fisse. Viviamo affidate
interamente alla Provvidenza divenendo così testimoni della veracità della
Parola di Gesù: "Cercate il regno dei Cieli... tutto il resto vi sarà
dato in aggiunta. Noi viviamo quotidianamente questo miracolo: viviamo per Dio e
per il mondo, a noi pensa Dio e il mondo!" |
|
Quali sono le motivazioni delle ragazze di oggi che decidono di rispondere alla
vocazione contemplativa clariana-claustrale?
"Spalancare senza riserve e compromessi la propria vita a Dio, scoperto
come Assoluto Amore, Dio e soltanto Dio è lo scopo e la motivazione della
nostra vocazione, da cui deriva
naturalmente anche una testimonianza di vita di fede che riumanizza l'esistenza
spesso priva del suo volto autentico."
Abbiamo saputo della "chiamata" a fondare un altro monastero di
Clarisse in diocesi. Ci può dire qualcosa?
"Alcuni anni fa venne al nostro monastero un sacerdote che mi
chiese ripetutamente di fondare un monastero nella zona della cappella mariana
"Madone de Sesule" in Attimis. Poichè il nostro monastero è di recente
erezione e allora le vocazioni erano poche, era impensabile rispondere
affermativamente. Non volendo anteporre ai progetti e alla Sapienza di Dio
la nostra logica umana, ho chiesto al Signore, come segno della Sua
volontà, tre vocazioni annue. Ciò si è puntualmente avverato.
La volontà del Signore si è
espressa ed è stata firmata dagli eventi: ci è stato donato un terreno in Attimis, un architetto generoso ha offerto la progettazione, l'amministrazione
di Attimis si è prodigata assiduamente per l'iter burocratico, parecchie
persone si sono offerte di sostenerci con offerte e volontariato. Dinanzi a
questo, dopo aver pregato, nel nome del Signore, all'insegna della povertà e dall'abbandono nella Provvidenza abbiamo iniziato i lavori per l'edificazione
del nuovo monastero."
Perchè la necessità di un altro monastero?
"Dopo l'impegno morale assunto con "La Madonna di Porzus"
l'afflusso vocazionale, grazie a Dio non sembra cessare e i posti disponibili a
Moggio si stanno esaurendo. La struttura è per 20 persone. Le esigenze della
vasta Arcidiocesi Udinese che conta 400 parrocchie e di altre Diocesi
limitrofe, sono in aumento con la richiesta di tempi di preghiera e di colloquio
con le monache. Una ulteriore oasi di preghiera e di colloquio, di silenzio, di
ascolto fraterno permette più disponibilità per le persone che ora siamo
costrette a limitare a causa dell'insufficienza della struttura."
 |
 |
|
(affreschi murari nell'atrio antistante il chiostro) |
|
 |
|
 |
 |
Il grande
Crocefisso dell'Abbazia di San Gallo, che faceva
parte della chiesa a tre navate esistente
prima dell'attuale, troneggia fra il battistero e
la sagrestia dell'abbazia. Si tratta di un'enorme
scultura ricavata da un unico tronco di noce con
l'aggiunta delle sole braccia. Durante i lavori di
restauro dopo il terremoto del '76, la
stupefacente scoperta nella schiena vuota del
Crocefisso: una scatoletta di cera, all'interno
della quale, chiusa e legata con un filo di seta,
una pergamena con quattro involucri, due di stoffa
e due di pergamena, legati con filo di seta. Sopra
ogni involucro una scritta sul contenuto: quattro
piccole reliquie sacre. La pergamena più grande,
con scritta gotica e perfettamente conservata,
riportava la data della realizzazione del
Crocefisso, il 17 gennaio 1466. Il fortuito
ritrovamento è eccezionale se si pensa che il
Cristo, secondo molti studiosi ed esperti d'arte,
era solo "un'opera di fattura grossolana del
Settecento". Solo pochi avevano
avanzato l'ipotesi si potesse trattare di un'opera
antica, facente parte della chiesa gotica
dell'abbazia.
Le voci popolari degli anziani di Moggio raccontano ancora le storie su questo
Crocefisso mastodontico, sull'albero da cui era stata ricavata la scultura e
perfino sulla zona da dove sarebbe stato tagliato il tronco e portato in paese
per essere lavorato. Dunque, il "Cristo grande dell'abbazia", come era
chiamato, non era di grandi proporzioni per incapacità dell'artista, com'era
stato ipotizzato dagli esperti, ma era stato scolpito in proporzione alle
prospettive e all'altezza della grande chiesa gotica abbaziale a tre navate che
era stata inaugurata il 28 agosto del 1119, due mesi dopo la costituzione
ufficiale dell'abbazia monacale dei benedettini.
Il testo della pergamena: |
| "Nell'anno
di nascita di nostro Signore Gesù Cristo 1466, il giorno 17 del mese di
gennaio, questo venerabile Crocefisso è stato completato e fissato alla croce
con grande solennità e gaudio, al tempo del governatore di questo monastero,
signor Ludovico conte di Porcia" |
A quel tempo era abbate
commendatario il veneziano Pietro Barbo, divenuto poi Papa Paolo Secondo. |


|