Archeologia

(immagini Annamaria Bianchi)

 

 

 

La seicentesca porta in legno, della chiesa di San Martino ad Ovaro: una semplice antica  chiesa "di campagna"  nel fondovalle, che un anno fa ha restituito, da sotto il grandi lastroni in pietra del pavimento, la vasca battesimale. Ritrovamento che ha confermato l'importanza e la funzione della basilica affiorata dagli scavi adiacenti la chiesa, commovente ed emozionante "monumento" della cristianizzazione aquileiese sulla nostra terra.
Nell'ambito delle manifestazioni dell' "Agosto Archeologico in Carnia" organizzato a cura della Sezione Carnica dell'Associazione Friulana di Archeologia, una visita guidata agli scavi mi ha permesso di visitarli e conoscerne la complessa struttura dalle parole della dott.ssa Aurora Cagnana, direttrice del Museo di Cividale, la quale con caparbia e intelligente intuizione ha diretto e portato avanti gli scavi.

 

 

 

 

 

(Aurora Cagnana, direttrice degli scavi oltre che del Museo di Cividale)

   

L'eccezionale ritrovamento della vasca battesimale, a pianta esagonale, risalente probabilmente al V secolo, è avvenuto durante la campagna di scavi condotta dalla Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia. Eccezionale perché si tratta del primo e più antico complesso con vasca battesimale ritrovato in Carnia. Da questo luogo potrebbe essere partita la cristianizzazione di queste vallate.
Le prime indagini occasionali erano iniziate nei primi anni '90 in seguito ad un fortuito ritrovamento nel corso di lavori di sistemazione delle fondazioni della chiesa di S. Martino. Gli operai, scavando, avevano rinvenuto alcune tombe:
Inizialmente, coi primi sondaggi effettuati nella chiesetta, emersero murature di spessore notevole che descrivevano una struttura poligonale: Considerato l'andamento delle murature, Aurora Cagnana pensò che poteva trattarsi di un battistero, che fu trovato nel punto che aveva ipotizzato, sotto il pavimento, al centro della chiesa.

Il ritrovamento di un complesso battesimale, e adiacente basilica, di per sè raro al di fuori delle città,  è stato importantissimo per la zona in cui si trova, in campagna, a fondo valle, testimonianza della cristianizzazione da parte di Aquileia delle popolazioni alpine in una zona probabilmente molto popolata. Certamente faceva capo alla basilica tutta  la Val Degano, ma probabilmente anche  buona parte della Carnia.
Forse tre i centri di cristianizzazione: San Martino, Invillino, Zuglio.
Perché dunque di questa basilica paleocristiana non vi è alcuna notizia storica? E come mai non divenne Pieve?
Probabilmente a causa della vulnerabilità del luogo, nella successiva riorganizzazione legata alle pievi, vi fu il trasferimento dell'insediamento nella pieve di Gorto.
Il parroco, Don Luigi Cargnello, precisava che "Prima del ritrovamento non sapevamo nulla delle origini della nostra pieve. Ora scopriamo invece che le origini sono probabilmente legate alla chiesa di San Martino che già in molte leggende popolari era considerata la più antica della vallata".
Si ricorda che gli abitanti di Sappada, che venivano alla pieve di Gorto, loro chiesa madre, per i funerali, partivano dal loro paese e dopo due giorni di cammino su sentieri di montagna si fermavano nel pianoro di San Martino, da dove  il corteo del funerale saliva alla Pieve di Gorto.
Anche le rogazioni di Gorto tuttora partono da questo luogo.



(La Pieve di Gorto: vedi su questo sito
una pagina nella sezione delle Pievi)

I

La vasca battesimale ad immersione a pianta esagonale (la pianta dei battisteri aquileiesi era ottagonale). Il Comune di Ovaro provvederà ai fondi necessari alla copertura con pavimentazione in vetro.
Nel momento della pavimentazione della chiesa in lastroni di pietra, vi era sicuramente conoscenza dell'esistenza della vasca battesimale, poiché gli archeologi negli attuali scavi hanno trovato sotto il pavimento una strato di ciotoli che copriva a livello e riempiva la vasca e la sua muratura..

 

 

Nelle immagini sopra, particolari del sito della basilica adiacente a San Martino. Si tratta di scavi complessi, su una superficie di 400 metri quadri. Sono stati rinvenuti un presbiterio, locali probabilmente adibiti ad uso di accoglienza per i pellegrini, tombe addossate alle pareti, strati di incendio: forse l'invasione degli Avari?
 


IL MERCATO

Nello stesso pianoro,  si teneva un tradizionale importante mercato, il più importante della Carnia, ove si recavano persino i notai per le compravendite, tradizione che si protrasse a lungo.
Ricordiamo che il prato di San Martino si trova su quella che era la via principale di comunicazione, opposta all'attuale statale che passa per Ovaro.
La carrozzabile scorre lungo la sponda destra del Degano e un tempo collegava Raveo alla Val di Gorto, proseguiva poi verso la Val Pesarina, raggiungeva Forcella Lavardet, quindi il Comelico e il passo di Monte Croce Comelico. Chi invece doveva raggiungere la Valcalda e quindi il passo di Monte Croce Carnico (Valle del But), oltrepassava il Degano transitando sull'unico ponte esistente, il ponte appunto di San Martino, vicino alla chiesa, nel punto in cui il fiume misura la minor distanza tra una sponda e l'altra.

 

 

In questo importante crocevia si davano appuntamento mercanti di ogni genere per quello che veniva considerato l'ultimo mercato stagionale. Da ogni valle carnica scendevano acquirenti e venditori, perfino da Sauris, attraverso malga Forcja, lungo un sentiero dal nome che ne rappresenta la difficoltà: "Stentaria". Al Marcjât di San Martin affluiva anche molta gente che non aveva motivi di compravendita, solo per partecipare all'occasione di festa che si presentava in una stagione in cui erano ormai finiti gli impegni dei lavori agricoli.
Anche il notaio aveva la sua bancarella dove si concludevano compravendite e contratti di affitto di edifici, terreni, e gli atti venivano sanciti con una stretta di mano.
Da documenti esistenti presso la Pieve di S. Maria di Gorto, si rileva che nel 1602 l'inviato Patriarcale in visita pastorale, entrò nella chiesa di San Martino dove scoprì che vi erano depositati sacchi e fascine: Chiese spiegazioni e gli fu risposto che i sacchi contenevano castagne e le fascine sarebbero servite per i cuocere nel giorno del mercato. Il Delegato andò su tutte le furie, ordinò l'immediato sgombero della chiesa che venne interdetta proprio nella ricorrenza della festa del Titolare.


 

(Il grande mercato nel prato di San Martino -
immagine archivio Studio Gardel di Ovaro)

"Una curiosità: La bella solennità della Madonna di Agosto del 1541 è stata funestata da una grande lite, nel prato di San Martino, nata non si sa come, né perché, né da chi e che assunse proporzioni terribili.
Vi presero parte Domenico e Giovanni de Corte di Rigolato. Furono citati come complici anche Giovanni di Casador, (è scritto di Quelsadorno) e anche Leonardo e Antonio fratelli Chiandoni di Ludario, ma questi poterono provare la loro innocenza."
(brano tratto dalla pagina sulla pieve di Gorto)
 



 

 

Sulle origini del cristianesimo tutto da rifare?

Pare di sì. Un simile ritrovamento rimette in discussione le affermate ipotesi del grande storico carnico Pio Paschini secondo il quale gli inizi del cristianesimo in Aquileia dovevano datarsi nella metà del III secolo: Paschini affermava anche che il processo di evangelizzazione in Friuli fu molto lento, così che l'istituzione delle Pievi non poteva essere precedente al V secolo.
Gli scavi di Aquileia hanno dato prove inconfutabili sulle antichissime origini cristiane della città. Antichissimi anche ritrovamenti in Friuli e addirittura nei "pagus".
Dunque se le ipotesi del Paschini vengono rimesse in discussione, un'alternativa, molto più affascinante e straordinaria ci porta a ripensare all'evangelizzazione di S. Marco ad Aquileia, forse non più solo tradizione..
Questo battistero esagonale di San Martino rappresenta una scoperta straordinaria non solo per la storia del cristianesimo della Carnia, ma di tutto il Friuli, costringendo a retrodatare le origini cristiane.
Perchè mai  le pievi della chiesa aquileiese dovevano essere sorte così in ritardo rispetto a quelle di altre zone,  nate in periodo pre-longobardo, al tempo dei romani?

   
 

 

(la chiesa di San Martino)