la Carnia sepolta da scoprire
(Con la collaborazione della Sezione Carnica  della
Società Friulana di Archeologia)

Sezione Carnica Archeologia

Scavi di Misincinis

scavi di verzegnis mazeit

 BATTISTERO E BASILICA PALEOCRISTIANA DI S. MARTINO (Ovaro) 

APPUNTAMENTI




 La Società Friulana di Archeologia di Udine (sito Internet: http://space.tin.it/scienza/gxval/index.html),
fondata nel 1989, dopo undici anni di attività, può contare su numerosi soci disseminati su tutto il territorio regionale, con la massima densità nella provincia di Udine.

Nel 1996 venne attivata ufficialmente la Sezione Carnica (Alto Friuli), con sede a Tolmezzo, che ora conta una sessantina di soci di tutta la Carnia, fra i quali la presenza delle donne non è certo minoritaria. E' un'associazione di volontariato ONLUS.
 La sezione locale - come ci dice Rosanna Lupieri, attuale presidente - gode di  discreta autonomia, ed alcuni suoi soci sono  stati autorizzati a collaborare,  in qualità di volontari, a campagne di scavo nella nostra zona. Rosanna, che è nata nel 1944 a Bolzano e vive a Tolmezzo, ci ha parlato della sua precoce passione per l'archeologia, iniziata fin dall'infanzia. Un'insegnante poi, alle superiori aveva stimolato in lei un forte desiderio di approfondire e esplorare questo mondo affascinante. Dovette, però, naturalmente selezionare un argomento, un periodo  a cui rivolgere gli studi. E scelse quello che va dalla preistoria alla protostoria, paleolitico, neolitico, età dei metalli. Nel 1995 scoprì l'esistenza della Società Friulana di Archeologia, che  l'anno successivo decise la fondazione della sezione locale. L'inizio dell'attività del gruppo carnico coincise con un'importante campagna di scavi, quella di Misincinis, vicino a Paularo, promossa a seguito della segnalazione di questo sodalizio e alla quale Rosanna potè partecipare con un gruppo di quindici volontari.
L'attività della sezione si esplica in sopralluoghi sui siti più interessanti segnalati dai soci sul territorio.
 Oltre ai tre scavi a Misincinis, dal '96 al '99, La sezione carnica ha partecipato nel '98, a un saggio con lavori di mappatura per due settimane, nella zona di Sorantri (località vicina a Raveo). In cima alla montagna pare ci sia un insediamento di abitazioni  o vani di epoca romana. Al di sotto delle abitazioni potrebbero inoltre trovarsi, sono supposizioni degli esperti, resti celtici. Comunque, per ora, non sono stati iniziati gli scavi.
Nel 2000 , vicino a Villa di Verzegnis in località Mazeit, per concessione comunale, sono iniziati i lavori, diretti dalla dott. Vannucci, archeologa, finalizzati a due fasi di scavo. La prima quale ripresa degli scavi sulla torre tardo-antica, la seconda di ricerca con saggi più a valle, per meglio analizzare la zona. In questa ricognizione la sezione carnica ha scoperto reperti ceramici risalenti al bronzo finale. Gli scavi proseguiranno.
La Lupieri ci precisa che la  sezione carnica svolge anche attività culturale. In media vengono tenute due conferenze mensili seguendo il progetto di iniziare dalla fase più antica fino al Medioevo. Si affrontano anche temi o conferenze su viaggi relativi a zone di interesse archeologico (Mesopotamia, Libia, Siria, Nepal) o temi sullo studio dei numeri (sumeri, rotoli del Mar Morto) trattati da esperti di storia locale.
Il gruppo, autofinanziato, tranne che per qualche  contributo di Comunità Montana, e Comune di Tolmezzo, effettua anche visite guidate, e non, a mostre e musei. Alla fine Rosanna Lupieri, vuole precisare che "durante lo scavo l'importante non è tanto il recupero dei reperti o degli oggetti, ma la possibilità di leggere il terreno, quello che  ti comunica con le sue variazioni  e  la storia che  può raccontarti". 

Rosanna Lupieri occupata con  le ceramiche di varie epoche (probabilmente 1600-1700), rinvenute durante i lavori di restauro dell'edificio ex Carceri di Tolmezzo.

Assieme agli altri del gruppo, ha lavorato per il loro recupero,  pulizia  e assemblaggio.

 

  SCAVI DI MISINCINIS

Lo scavo di Misincinis , frazione di Paularo situata su un pendio esposto, a sud nella vallata d'Incarojo (sulla strada che porta al passo di Lanza, da cui si può raggiungere sia la valle del Gail che quella del Fella)  fu iniziato su segnalazione della Sezione Carnica di Archeologia. I coniugi Clama fecero alcuni rinvenimenti, nel novembre '95, durante i lavori per la costruzione di un marciapiede attorno alla loro casa. 
  La Soprintendenza effettuò alcuni controlli e si diede il via allo scavo, finanziato dal Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, con la collaborazione del comune di Paularo e la direzione tecnico-scientifica di Serena Vitri. In totale sono stati effettuati tre scavi fra il '96 e il '99 su questa necropoli a incenerazione dell'età del ferro, i cui reperti la fanno datare tra la fine dell' VIII e il IV sec. a. C., tranne sporadici materiali del III, II, e I secolo.
La necropoli ha restituito numerose sepolture ad incenerazione, con ossa combuste deposte in urne di ceramica, ma anche in semplici buche scavate nel terreno, contenenti corredi funebri, soprattutto oggetti di ornamento. In totale sono venute alla luce 105 tombe, probabilmente protette da lastre di pietra, disposte su un pendio terrazzato artificialmente su serie sovrapposte.

             
             Ma aLLORA LE TOMBE ERANO DEI CELTI?


"Tradizioni, fonti classiche, dati linguistici provano la presenza celtica in Friuli in età preromana. Scarsi sono però a tutt'oggi, nonostante alcuni importanti recenti rinvenimenti, i dati archeologici sicuramente riferibili alla cultura celtica. Sono tuttora aperti alcuni fondamentali quesiti, a cui gli studiosi, sulla base della documentazione esistente, hanno dato risposte spesso molto diverse, ed a cui solo la ricerca archeologica potrà fornire delle soluzioni.
Quando popolazioni celtiche (presumibilmente i Carni nominati dalle fonti classiche) occuparono il Friuli? Nel IV secolo a. C. o molto prima? Gli insediamenti sinora esplorati della prima età del ferro del Friuli centrale e della Carnia (IX-V sec. a.C.) sono attribuibili a popolazioni che parlavano in lingua venetica o in lingua celtica? Dove correva il confine tra antichi Veneti e Carni e tra Carni ed altre popolazioni del Caput Adriae e come si spostò nel corso del tempo? Esisteva effettivamente un confine o l'antico Friuli era nella tarda protostoria un territorio multietnico e plurilingue?"(fonte: vedi fondo pagina)



Misincinis 
ha dato
qualche risposta a queste domande?
                                        



 
 
Le 105 tombe  rinvenute sembra possano essere divise in due gruppi di due diversi periodi per la differenza di stile e cerimoniale. Anche gli oggetti si diversificano in questo senso. Il gruppo più antico (VII-VI sec. a. C.) ha come area di riferimento Este nel Veneto euganeo.  Hallstatt nel salisburghese e la Slovenia occidentale. Il gruppo  più numeroso (avanzato VI-IV sec. a. C.) è composto di materiali la cui diffusione è stata rinvenuta nell'area alpina e prealpina tra Trentino-Alto Adige, Austria e Slovenia.
"Materiali raccolti in uno strato superficiale, forse derivanti da tombe distrutte più recenti, e databili dal III al I sec. a. C. sono invece inquadrabili in ambito La Tène e sembrano testimoniare contatti con ambienti celtici del medio Danubio e della Carinzia. Dato il mancato ritrovamento di sepolture di questo periodo, risulta però ancora difficile determinare con esattezza le modalità e la cronologia del presumibile insediamento in Carnia di gruppi di Celti transalpini." (Fonte: fondo pagina)

Gli oggetti                   
Per lo più si tratta di corredi funebri, com'era d'uso all'età del ferro, come fermagli dell'abito e della cintura, elementi di collana, coltelli, rari recipienti di bronzo.
Sono riferibili a una fase antica del V secolo le fibule di tipo "Certosa" della tomba 2. Del IV - inizi III secolo le fibule a falsa balestra con staffa a testa di animale stilizzato. Riferenti a un'area compresa tra Slovenia e Trentino quelle con arco laminare. Caratteristiche di Paularo, invece, quelle con decorazioni sul frontespizio a cerchielli incisi.
"I materiali riferibili alla cultura La Tène (cioè la cultura dei Celti storici), non risultano sinora sicuramente più antichi del III sec. a. C. e sono stati per lo più rinvenuti in posizione stratigrafica dubbia: è pertanto incerto se debbano essere riferite a tombe distrutte, in origine deposte al di sopra delle altre, o a deposizioni rituali successive ad un eventuale abbandono della necropoli: si tratta di fibule, di armi tra cui il pìlum (una cuspide di giavellotto che faceva parte dell'armamento di offesa celtico), ed infine di ceramica di tipo transalpino "Grafittonkeramik" (nel cui impasto veniva aggiunta abbondante grafite), confrontabile con reperti moravi del II-I secoolo a. C." 
Scarsissimi i reperti rinvenuti relativi alla romanizzazione della zona all'epoca di Julium Carnicum.

   

 Didascalia immagini, dall'alto:4 fotografie sugli scavi di Misincinis (la prima del depliant del 1998, mostra Paularo, le altre 3 di proprietà Rosanna Lupieri)
Le seguenti immagini  appartengono alle fonti sottoriportate come pure i disegni (di Giuliano Merlatti, Giuliano Righi);
- sequenza di deposizione di un nucleo di tombe;
- coltello della tomba 34;
- cinturone, tomba 2;
- olla in Grafittonkeramik (II-I se. a.C.);
- fibule a falsa balestra (tardo V-IV sec. a. C.);
- ricostruzione dell'armamento di un guerriero celta della prima metà del III sec. a. C.   (da Venceslas Kruta, "I Celti", ed. Jaca Book, Milano 1992);
- cuspide di giavellotto in ferro (IV-III sec. a. C.);
- pendaglio a doppia protome zoomorfa e testa umana, dalla tomba 18;
- pendaglio dalla tomba 69.

 
 

  

Fonti: "La necropoli di Misincinis dopo lo scavo": pubblicazione in occasione della mostra di Paularo agosto-ottobre 1998- Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia.
"I celti a Paularo?": volantino pubblicato 14-16 aprile 1977 dalla Società Arch. Friulana-Sezione carnica.
"Aquileia Nostra" anno LXVIII, ed. Aquileia Museo Archeologico
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