Archeologia



      SCAVI A VERZEGNIS
         
    la torre di Mazèit   


                  

                         di  Gloria  Vannacci  Lunazzi          
                                             

                                                  
Verzegnis è noto dal punto di vista archeologico soprattutto per i resti della torre scavata negli anni 1989, 1990 e 2000, sulla sommità del Colle Mazéit e che, allo stato attuale delle ricerche. si può inquadrare tra la tarda romanità ed il medioevo (XII - XIII sec. d. C.).
Il Colle Mazéit, toponimo che significa "macerie", domina verso nord lo sbocco della valle del But nel Tagliamento, verso sud il percorso verso la Val d'Arzino. La torre, quindi, che rientra nel sistema di fortificazioni sorte a difesa dei valichi dell'arco alpino orientale, aveva un importantissimo compito di controllo: sulla vallata superiore del Tagliamento (dove c'erano già a difesa Invillino, "Ibligo" e Raveo), sullo sbocco meridionale della via per "Julium Carnicum" ed il Norico, sui passaggi verso la pianura friulana.



E' interessante osservare, infatti, che le quattro antiche strade per
Invillino- Passo della Mauria, Cavazzo-Osoppo, Zuglio-Passo di Monte Croce Carnico, val d'Arzino-Castelraimondo di Forgaria, si incrociavano immediatamente a valle della collina di Mazéit, nel luogo in cui attualmente sorge la cappelletta mariana della S. Croce (detta "La Maina")


(Mappa della localizzazione. In rapporto alla antica viabilità, Invillino si trova troppo a ovest - a differenza di Mazéit - per un controllo diretto dello sbocco della valle del But)  
                                                                           






          
(scavi del 1989)










La torre è stata indagata in profondità fino al livello di un consistente strato di carbone, residuo di una combustione, il quale testimonia che, tra il 1150 ed il 1270 d. C. (datazione radiocarbonica) si è verificato un grosso incendio, con conseguente distruzione dell'edificio. 
I reperti che hanno consentito di formulare delle considerazioni cronologiche sono emersi quasi tutti dallo strato carbonioso e presentano puntuali confronti con altri insediamenti carnici fortificati oggetto di indagini: Invillino, Raveo, Osoppo, Cesclans.
Oltre a questo scavo principale, nell'autunno 2000 sono state eseguite delle indagini nella zona pianeggiante immediatamente a sud della torre.
Esse hanno permesso di constatare la presenza di una cinta fortificata in pietra (tipo Castelliere) e di reperti ceramici dell'età del bronzo finale (XI - X sec. a. C.). La cinta muraria e l'insediamento sono stati ristrutturati in età repubblicana (II - I sec. a. C.).
L'intero colle è ricco di resti murari emergenti che verranno indagati col proseguimento degli scavi.

 (scavi del 1990: visione dello strato combusto)  
                                    

(scavi del 2000 - a destra: lato interno della ristrutturazione della cinta in pietra del II-I sec. a. C.)
Altri ritrovamenti ci permettono di formulare ulteriori considerazioni sull'importanza del Colle Mazéit in età preromana. Nel 1991 sono stati sporadicamente rinvenuti una laminetta bronzea votiva con iscrizione venetica ed un coltello pure con iscrizione. Il testo, che riporta il nome del dedicante, si compone di una formula onomastica bimembre ed è così leggibile:
-oijos Totojeno(s). Per l'idionimo è proposto anche il completamento in "Boijos".
Anche sul coltello in ferro, che appartiene al tipo tardo celtico con manico ad anello, che continua anche in età romana, si riconoscono isolati segni certamente venetici.
La presenza di un santuario sul
Colle Mazéit, lungo una via di collegamento tra Lagole (Cadore) e Gurina (valle del Gail, Carinzia), attraverso la Val Tagliamento, la valle del But, Paularo, il Findening-Thörl, Dellach, era stata proposta già in occasione di questi ritrovamenti.
Ad avvalorare la stessa ipotesi, nuovi reperti, soprattutto celtici, sono stati sporadicamente rinvenuti in varie posizioni del medesimo colle, nel 1996 e nel 1997: un'
armilla in bronzo a capi sovrapposti ed, in ferro, un paraguance trilobato di elmo, alcuni coltelli, un frammento di fibula di schema tardo La Tène, fusa in un unico pezzo, con staffa piena perforata.
  I paraguance, che nella tipologia trilobata caratterizzano gli elmi tra il IV e III sec. a. C., rinvenuti smontati e deformati, contraddistinguono le armi che si rinvengono in contesti votivi.
Nuovamente,  quindi, i confronti ci portanoal santuario di Lagole (cinque paraguance trilobati), a Raveo ed alla valle del Gail (Förk).
La decorazione presente sul paraguance di Verzegnis ha precisi rincontri nel deposito votivo di armi celtiche del Förker Laas Riegel, datato alla fase La Tène B2 (poco dopo il 300 a. C.).

 
(paraguance di elmo celtico (fine IV inizio III sec. a. C., ritrovamenti del 1996-97)                                      
 

Nell'aprile 1999, infine, è stato recuperato materiale proveniente da un ripostiglio di bronzi, formato da numerosi frammenti di lingotti piano-convessi schiacciati e da alcuni oggetti frammentari. Il complesso, datato nell'età del bronzo finale, ha permesso di rilevare il pieno inserimento dell'alta valle del Tagliamento nella rete di scambi che, nel Bronzo Finale (XII - X sec. a. C.) coinvolge Alto Adriatico ed arco alpino orientale.


  

                                                                            

                                 

 Gloria Vannacci Lunazzi



La dott. Gloria Vannacci Lunazzi, gentilmente ha collaborato con "Donne in Carnia", da alcuni anni vive qui in Carnia, appunto a Verzegnis. 

Gloria ha una ricca esperienza di studio e lavoro, soprattutto nel campo archeologico.                                                                                
Nata a Pistoia nel 1941, ha vissuto a Vigevano, Milano (ove si è laureata in Lettere Classiche nel 1969 con una tesi su "La media e tarda età del Bronzo nella Lombardia Occidentale"). Ha  frequentato un Seminario di perfezionamento in Storia Classica promosso dal Centro Studi sull'Italia Romana presso l'Università Statale di Milano, ed ha conseguito il Diploma di perfezionamento in Archeologia presso l'Università Cattolica di Milano. Nel 1977 ha conseguito la qualifica quale personale direttivo museale.
Negli anni dal 1969 in poi si è attivamente impegnata nel settore archeologico: ha ricoperto l'incarico di Addetto alle Esercitazioni di Preistoria e Protostoria presso l'Istituto di Archeologia dell'Università di Milano,  ha  fondato associazioni, diretto il museo Lomellino, ha rivestito la nomina di Ispettore  Onorario per conto della soprintendenza Archeologica della Lombardia, ed ha partecipato a numerosi scavi fra i quali ricordiamo quelli di Bagnoregio VT , Ischia di Castro (VT), Catignano(PE),  Fimon (VI) e Campegine-Cavazzoli (RE).
In particolare si ricorda la direzione degli scavi (!972-1991) in Lomellina, con il rinvenimento di 4.000 reperti (Museo Archeologico Lomellino). Tra i recuperi più importanti un abitato della medio-tarda età del Bronzo, tombe a cremazione della tarda età del Bronzo, due necropoli celtiche e necropoli romane.
Numerosi gli incarichi ricoperti: dal 1975 è membro dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze, dal 1990 entra a far parte della Commissione dell'Istituto per i Musei Preistorici. Nel 1985 diviene rappresentante del Musei Archeologici Lombardi. Nel 1986 partecipa, con giudizio positivo, al concorso di Professore Associato di Preistoria e Protostoria presso l'Università di Milano e di Venezia.
Dal 1988 assume la carica di Presidente del Centro di Archeologia Didattica di Vigevano, da le fondato. Nello stesso anno organizza l' "Agosto Archeologico in Carnia" con mostre e conferenze a Verzegnis, Tolmezzo, Villa Santina, Lauco, Raveo, Ovaro, Chiusaforte, ecc.


Nel 1989 è membro del gruppo di lavoro per l'allestimento del Museo Archeologico di Zuglio, inaugurato nel 1995. 
Ha partecipato, quale relatrice, a innumerevoli convegni archeologici nazionali e internazionali. Fra i principali:
Città del Messico nel 1981,Cambridg 1984,  Southampton nel 1986, Mainz 1987 , Londra 1990 e Bratislava 1991.
 A Bratislava e Londra sono stati presentati, nell'ambito dell'archeologia carnica,  i risultati degli scavi di Verzegnis, ossia della torre di "Mazeit"
 Si è dedicata anche all'insegnamento di Italiano e Storia, prima a Vigevano e poi, dal 1994,  all'Istituto Tecnico "Gortani" di Tolmezzo.

Gloria Vannacci è  in pensione dal settembre 1999 ed attualmente fa parte del direttivo della Sezione Carnica della Società Friulana di Archeologia.
Nel settembre 2000 ha ripreso la direzione degli scavi, in concessione ministeriale, sul Colle Mazéit a Verzegnis.