...le tue calze di lana, i poveri berretti che dovevano ripararti
 dalle nevi della Grecia, le colonne di alpini col pastrano lungo
 e il sorriso forzato...

Quando ci pensi, ogni tanto, nonostante il passare degli anni, e quando ti prende la nostalgia o meglio il rammarico di non aver saputo e parlato abbastanza quando c'era il tempo, è inevitabile riprendere le vecchie fotografie. E da queste risalire alla storia scritta da migliaia di soldati, alla  vicenda di un artigliere alpino portato a combattere sui monti della Grecia.
Il desiderio di scrivere una lettera al fronte, che nessuno mai aprirà.

                                                                                                                               AmB

  Tratto da "Caro papà", Annamaria Bianchi, nov.2000, stampato in proprio
fotografie  archivio privato AmB - tutti i diritti riservati
per eventuali richieste: info@donneincarnia.it 
 

 

 

 

 

APRILE 1939: si occupa l'Albania
 

 

Il 7 aprile 1939 un piccolo corpo di spedizione italiano di 22.000 uomini, comandato dal gen. Guzzoni, sbarcò in Albania ed iniziò l’occupazione del paese. Si trattava di un’iniziativa fortemente voluta da Ciano, e volentieri accolta da Mussolini. Dopo la realizzazione dell’Anshluss, Mussolini voleva controbilanciare in qualche modo il peso che la Germania aveva acquisito nei Balcani. L’occupazione della Boemia nel marzo ’39 convinse Mussolini in questa impresa "facile" e rapida. Egli cercò di imporre un trattato di alleanza con il re Zog. Al rifiuto di Zog, ordinò l’invasione. L’indipendenza dell’Albania venne falsamente rispettata con l’annessione del regno di Albania al regno d’Italia.

 

Naturalmente le sole forze sbarcate non potevano essere sufficienti a presidiare tutto il paese: la divisione Murge, già sbarcata (e poi denominata Ferrara: con questa sbarcò mio padre ), fu presto seguita dalla Julia, dalla Venezia, dall’Arezzo e dalla D. cor. Centauro.

Immediatamente in Grecia si sparse l’allarme su una possibile avanzata italiana oltre il confine albanese. Il governo italiano rilasciò allora una dichiarazione di non belligeranza.
In Albania, fino alla tarda primavera del 1940 si respirava un clima disteso. La forza di 60.000 uomini presente sul territorio albanese si limitava alla stretta difensiva sulla frontiera jugoslava e a semplici misure di vigilanza verso la Grecia.

(annotazioni sul retro di una fotografia:
"sbarco a Valona alle ore 17 del giorno 11" - aprile 1939)

 

Si comincerà a parlare di guerra nel maggio del ‘40, da parte di Ciano, in visita a Tirana. Ciano comunicherà al gen. Geloso (comandante superiore delle truppe in Albania) la possibilita’ dell’entrata in guerra dell’Italia nel giro di due o tre settimane, accennando alla necessità di occupare subito la Grecia, che stava diventando una base aeronavale anglo-francese.
Geloso si dimostrerà subito contrario sull’opportunità di tale operazione, che poteva richiedere la disponibilità di almeno 10-12 divisioni. Ciano, da parte sua, otterrà la sostituzione di Geloso con il gen. Visconti Prasca.

 

Il re d’Italia in visita a Tirana in una foto di mio padre

Gli eventi porteranno brevemente alla dichiarazione di guerra alla Francia e alla Gran Bretagna e, per l’autunno alla campagna contro la Grecia (che vedremo successivamente).
Per più di un anno dunque (dall’aprile del ’39 all’estate del ’40) in Albania le truppe italiane presenti svolgevano, come detto sopra, solo funzioni di vigilanza e non potevano presagire che sarebbero state coinvolte in una campagna di guerra improvvisata e dissennata.

 

Si parte

Caro papà,
oggi una partenza per la guerra la immaginiamo a colori: moderne portaerei, comandi computerizzati, destinazioni e obiettivi studiati al dettaglio, fotografati da satellite.. Puntatori elettronici, armi intelligenti, soldati intelligenti, come anche i nemici..

Cosa avrete visto su quelle onde che vi dividevano dall’Albania? Non potevate certo supporre che quel mare Adriatico sarebbe divenuto la tomba di tanti alpini partiti come voi, forse assieme a voi alla conquista della Grecia.
Le foto dell' imbarco: muli, artiglierie, sudore e baldanzosa attesa di compiere un’occupazione legittima e una "campagna di guerra" che avrebbe innalzato la statura dell’Italia forse ai livelli di quella della Germania.

Chissà se avete dubitato!
Anche la vostra guerra era a colori?
Comunque eravate giovani così, col sorriso di chi ancora non ha visto. Con il pensiero all’Italia, alla ragazza, alla famiglia, forse ad un futuro di benessere e successi militari..
Non è difficile immaginare le battute, le sigarette fumate in quelle stive e su quei ponti dove il grigioverde delle divise vi uniformava tutti in un unico grandioso destino.

 

(operazioni di sbarco dei muli)

Un'altra corona per Vittorio Emanuele III

"Hitler ci ha detto di stare fermi due anni, e intanto ha già ingranato la questione di Danzica, città libera in territorio polacco, che egli vuole ora recuperare al grande Riecco". Ma Mussolini vuole mostrare a tutti - e al Fúhrer - che anche l'Italia sa fare i grandi colpi, sbalordire il mondo in poche ore.
Cosí si decide di occupare l'Albania, che è un paese già sotto influenza italiana, anche se il re Zogu I manifesta qualche velleità di autonomia. Il piano è di imporgli anche ufficialmente il protettorato; se rifiuta, occupazione. Cominciano le trattative che hanno subito l'aria di un ultimatum: avvertito, Hitler comunica la sua "comprensione". Dopo alcuni giorni di terrore, suscitato in parte da elementi italiani e in parte da Zogu, il 7 aprile 1939 cominciano gli sbarchi di truppe italiane a Valona e in cinque giorni l'Albania è tutta occupata. Il re Zogu è fuggito con la regina Geraldina, che ha appena avuto un figlio.
Questa è l'impresa di Ciano, che vola piú volte in Albania mentre l'occupazione è in corso, e raduna un'assemblea di notabili, dai quali fa offrire la corona di Albania al re d'Italia. Offerta accettata. Vittorio Emanuele III diventa re di un milione di poveri pastori tormentati dalla malaria. C'è subito da spendere: per farsi una certa popolarità, si vara un programma di lavori pubblici.
I pastori albanesi vengono anche ingannati: si era parlato loro di "regno d'Albania", unito all'Italia nella sola persona del comune sovrano, ma indipendente, con proprio governo dotato di autorità effettiva. Invece, il luogotenente reale per l'Albania, cioè il rappresentante personale del nuovo re, dipenderà a Roma da un sottosegretario per gli affari albanesi.
Il 16 aprile viene una delegazione albanese, per l'offerta ufficiale della corona a Vittorio Emanuele. Aspetta da lui - che ora è il loro sovrano - la conferma dell'indipendenza. Ma, nelle poche parole che egli legge, si parla di ordine, rispetto di ogni fede religiosa, progresso civile, giustizia sociale e, con la difesa delle frontiere comuni, "pace". La parola "indipendenza" non viene pronunciata.

(zona di Delvino, pastori)
 


 

Bibliografia:
Mario Cervi: Storia della Guerra di Grecia - Rizzoli 1986
Stato Maggiore dell'Esercito: La Campagna di Grecia - Roma 1980
Adriano Gransinigh: Julia 1999
AA.VV. Storia d'Italia, Mondadori 1977
AA.VV. 20 Secolo, Mondadori 1971
 
 

 

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