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Augusto Plazzotta
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O
manibus date lilia plenis
(Virgilio)
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Gli amici che lavoravano allora presso la
Regione Friuli Venezia Giulia - Luciano Cella Enzo Moro e Giovanni
Rinoldi - si divertirono poi per anni - goliardi a vita - a
raccontare, nei seminari di
quella Scuola di alta socializzazione e comunicazione e
dissipazione che fu l’Albergo Roma di
Tolmezzo, un episodio di cui furono testimoni nel 1965 a Trieste.
Mentre attraversava assorto una mattina
sul mezzogiorno Piazza dell’ Unità d’Italia, Augusto
Ludovico
Plazzotta,
all’epoca giovane serio e brillante legale
del Lloyd Adriatico, si trovò all’improvviso tra una gran folla
minacciosa di manifestanti accorsi per ostacolare l’ingresso nella
Giunta comunale del titoista sloveno Dusan Hrescak. La
polizia intervenne immediatamente e disperse i tumultuosi a suon di
manganelli, colpendo nel mucchio.
Il giorno dopo Il Piccolo pubblicò le
foto della guerriglia urbana e un primo piano dell’inconfondibile
figura di Augusto che si schermiva, evidenziato da una didascalia
“Pare trattasi di un sovversivo altoatesino”.
Altoatesino sarebbe potuto essere,
allampanato e biondo con gli occhi azzurri, ma neanche per sogno un
sovversivo.
Era semmai un agitatore di concetti, un
rivoluzionario di idee, un oppositore di luoghi comuni. Un giurista,
un intellettuale, un galantuomo.
Trieste conta nella storia privata di
Augusto Plazzotta. La famiglia, originaria di Paluzza, vi
trasferì fin dal 1920 una ricca attività artigiana e in quella città
l’ingegnoso padre Floreano e lo zio Ermanno moriranno anzitempo per
incursione aerea nel 1944.
Nel 1944, nello stesso anno in cui la madre
Onorina Del Bon rimase tragicamente vedova con cinque figli, Augusto
fu investito a Paluzza, da un camion militare, e perse una gamba,
Aveva dieci anni. L’amputazione fu grave,
ma non impedì al ragazzo, argentovivo sveglio e coraggioso, una
vita quasi del tutto normale.
Memorabili rimangono le partite a calcio
giocate nella squadra del Collegio Salesiano dove lui parava con
abilità, portiere astutissimo.
Frequentò dunque il Ginnasio a Tolmezzo
e continuò gli studi al Liceo Classico Jacopo Stellini di Udine, per
laurearsi regolarmente alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di
Trieste, centodieci e lode.
Neodottore, incontrò
a Milano Furio Colombo che gli propose un futuro nei grandi progetti
innovativi avviati in quegli anni a Ivrea dall’industriale Adriano
Olivetti. Ma anche Plazzotta – spirito indipendente come gli altri
coetanei citati in queste brevi memorie – desiderava svolgere un
ruolo attivo nella sua Regione, possibilmente in Carnia.
Fu inizialmente chiamato
a Trieste dall’autorevole Studio Iacuzzi e poi dagli
uffici legali del Lloyd, dove lavorò con
successo e dove - soprattutto – incontrò Marisa, che divenne
presto sua sposa.
Il particolare sentimento di nostalgia (Heimatliebe
come direbbero i tedeschi), che allora pungeva i migliori
figli della Carnia, lo ricondusse dopo qualche anno a Tolmezzo, dove
esercitò a lungo la libera professione.
Successivamente visse ed ebbe
prestigioso Studio a Udine.
La sua formazione etica e culturale, il
temperamento leale, scrupoloso, infervorato e sempre propenso
all’amicizia, lo resero una persona ragguardevole.
Contemporaneamente all’attività forense,
coltivava studi storici (scrisse, tra l’altro, una Breve storia
delle istituzioni carniche e altri importanti contributi alla
storia locale).
Amava la letteratura, la filosofia e le
arti in generale.
Intuì il talento pittorico del
conterraneo Severino Galassi che indugiava incerto nella scultura e lo
persuase a dipingere, ritenendolo giustamente un disegnatore
eccezionale.
Nella bella casa di Paluzza, dove Augusto
sembra ancora presente nella silenziosa penombra della biblioteca,
sua moglie conserva amorevolmente gli articoli da lui firmati per
Alpe Carnica (fondato da Carlo Dal Cer) e Carnia Domani
(fondato dal C.U.C.C.), gloriosi giornali degli anni sessanta dove
uomini di buona volontà sostenevano con forza chiarezza e
intelligenza le rivendicazioni della montagna.
Custodisce inoltre Marisa le sue indagini
storiche politiche e giuridiche, saggi, appunti, un’importante monografia
critica sulle opere di Severino Galassi. E le poesie che egli
scriveva e toglieva dal cassetto solamente per una tenerezza da
condividere con i suoi cari, sensibile schivo e trasparente com’era.
Giovanni Rinoldi, vicino a morire
nell’ottobre 1991, aspettò inutilmente una visita del suo antico
compagno di banco: perché Augusto non viene? Tacemmo che
anche il suo fraterno amico - nati entrambi nel settembre 1934 - stava
lentamente ritirando le reti: gli sarebbe infatti sopravvissuto di
poco, fino al novembre di quello stesso anno.
Augusto Plazzotta è tornato tra la sua
gente con molto anticipo. Dorme nella raccolta cappella di famiglia, sul
colle di Paluzza, quasi dirimpettaio di Vittorio Carpenedo, un altro caro
amico precocemente scomparso.
Ci manca, la
nostalgia è sempre quella di un tempo.

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