la nostra storia

 
Cosacchi in Carnia
KOSAKENLAND in NORD ITALIEN

"Corri Katinka": la tragica fine dei Cosacchi in un'azione scenica al di là del confine, nel Gail. Clicca qui.

Questa è  parte di un lavoro realizzato nel lontano 1974 con gli alunni della Scuola Media Statale "G. Francesco da Tolmezzo". Si trattava della ricerca: "La Storia senza libri, ricerca sulla Resistenza" sviluppata con le classi terze A, B, G e in collaborazione con i proff.ri Anzilli, D. Bianco, Cortese, Dorigo, Durigon, e la sottoscritta.
Ma non si trattava di raccogliere semplicemente i dati e le testimonianze. In questa scuola sperimentale ero stata incaricata di svolgere un'attività integrativa di "Giornalismo scolastico". Quindi curai con gli alunni del "Gruppo Addetti Stampa" la redazione e la stampa (in offset) di un numero unico: "La nostra Storia - la Resistenza".
Mi è sembrato interessante riproporre su questo web parti della pubblicazione in quanto le interviste svolte dai ragazzi in varie località della Carnia, possono risultare testimonianze ancora valide, tanto più interessanti in quanto riportano aneddoti e impressioni di persone, molte delle quali scomparse.
E' doveroso sottolineare, avendo scritto la parola "Storia", che non si tratta di documentazione scientifica, rigorosamente verificata del momento storico preso in esame. Non è neppure una versione "ufficiale" dei fatti, ma una documentazione varia, talvolta contradditoria, di come è stata vissuta la Resistenza in Carnia, secondo le testimonianze orali e scritte raccolte dai ragazzi.
(Annamaria B.)

Perchè i Cosacchi in Carnia

 
 


Nella tarda primavera del '44 i partigiani, dopo aver distrutto tutti i ponti di accesso all'alta Carnia da Tolmezzo, costituirono ad Ampezzo un Governo Libero, il quale venne riconosciuto anche dagli Alleati e formato da tutte le forze politiche.
Questo Governo Libero fu uno dei primi ad essere costituito in Italia, dopo il fascismo, assieme a quello della Val d'Ossola. Quest'ultimo durò solo un mese, mentre il nostro resistette fino all'autunno.
In questo periodo i tedeschi e i repubblichini non lasciarono passare da Tolmezzo per l'alta Carnia nessun rifornimento alimentare, salvo qualche caso sporadico, cosicchè la popolazione dovette arrangiarsi da sola con le scorte che aveva oppure con immani sacrifici.
Attraverso la strada del monte  Rest e Tramonti, scendeva in pianura a prendere dai contadini quel pò di grano che poi riusciva a riportarsi a casa con i mezzi dei partigiani ed il più delle volte col carico della gerla sulle spalle. Ai primi di ottobre del 1944 i tedeschi, con un'azione punitiva, occuparono tutta la zona libera immettendovi le truppe cosacche.
La Carnia dunque, governata da Hitler fino all'estate del '44, venne assegnata in premio  a due divisioni di russi, una cosacca di Krassnoff  e una caucasica, già impegnata contro la Polonia. La Carnia venne così dai tedeschi  ribattezzata: "KOSAKENLAND in NORD ITALIEN"
Durante questo periodo i cosacchi compirono diverse azioni brutali contro i carnici occupando le case, asportando tutto quello che trovavano, in special modo alimentari e foraggi per i loro cavalli. Cosicchè i nostri bovini rimasero senza fieno.
L'occupazione durò fino ai primi di maggio del 1945, quando i cosacchi, di fronte all'avanzata alleata, persero la speranza di avere tutta per loro la Carnia come era stato promesso dai tedeschi. Si incolonnarono coi carri, ed attraverso il passo di Monte Croce Carnico, dopo diversi combattimenti con i partigiani, passarono in Austria dove vennero sterminati. (Nigris)

Uomini, numeri, luoghi

 
 

I cosacco-caucasici erano giunti in Friuli nell'agosto del '44. Inizialmente in 22.000, raggiunsero il numero di 40.000 persone nella primavera successiva. Al loro seguito famiglie, carri, suppellettili e 6000 cavalli oltre a 50 cammelli.
Da queste cifre si può capire perché per la popolazione della montagna l'occupazione cosacca rappresentò un vero martirio. Sia per le famiglie carniche cacciate dalle loro case, che per quelle costrette a coabitare con questa massa di persone con la quale condividere usi ed abitudini completamente diversi o subire quotidianamente le privazioni delle poche risorse disponibili. Fu un inverno durissimo, quest'ultimo inverno di guerra, tinto di miseria e paura.
Fra gli episodi ed i paesi da ricordare: l'espulsione di tutti gli abitanti, almeno 7000 , di Alesso, Bordano e Trasaghis. I profughi, abbandonate le case, attraversarono il Tagliamento in piena per rifugiarsi a Gemona, Buia, Osoppo e San Daniele.
Cadunea, Cedarchis, Invillino, Sutrio e Illegio subirono il saccheggio.
A Imponzo il vile episodio che vide la morte di don Giuseppe Treppo fucilato per aver tentato di sottrarre due ragazze alla violenza dei cosacchi.
Furono occupate frazioni, paesi e borgate sperdute della Carnia con l'insediamento di ben 44 presidi che, facendo capo a Tolmezzo, si spingevano nelle valli. Per la Val Tagliamento da Verzegnis fino al Passo Mauria, Val Degano fino a Forni Avoltri e Sappada, in Valcalda Ravascletto e Zovello, Val Pesarina oltre Pesariis, Valle del But fino al Passo di Monte Croce Carnico, oltre che  Paularo e Treppo e Moggio..
In campo militare erano subordinati al comando di Odilo Globocnik, comandante delle S.S. del Litorale Adriatico.
Fra i capi cosacchi: il generale russo Andrei Andreievic Wlassow, fatto prigioniero dai tedeschi e passato agli ordini di Hitler, Piotor Nikolajevic Krassnoff e l'atamano Damanov.
(AmB)

Cosacchi 

 (da "Tempo di cosacchi", Pietro Menis, Buttazzoni 1949)

 accampamento cosacco

"In molti centri della pedemontana i tedeschi avevano dislocato forti nuclei di cosacchi, gente con tutte le caratteristiche delle tribù nomadi.
Di loro si faceva un gran parlare: i nostri li chiamavano la V UNO, l'arma segreta che la Germania diceva di tenere pronta per la vittoria delle sue armate.
Avevano commesso ogni sorta di violenza e rapine a danno delle popolazioni spesso abbandonate alla loro discrezione.
Si diceva che erano comandati da un principe antibolscevico, alto e maestoso che cavalcava come un cavaliere mitico, severo nella sua divisa nera, chiusa da alamari dorati.
Nella zona di Gemona c'era un vescovo, accomodato sotto una tenda sbrindellata, con una croce pettorale d'oro che luccicava sulla povera veste lisa e sudicia; in una cassetta aveva i vasi sacri, i libri santi ed i paramenti per le cerimonie del culto.
L'odissea dei cosacchi dura da tre anni; raccolti nel Kuban ed in altre regioni della Russia occupate dalle truppe di Hitler, furono incamminati verso l'occidente promettendo loro assistenza ed aiuto, un luogo di soggiorno lontano dai Soviet, una terra promessa dove rifare le proprie tende in un mondo nuovo.
Li fermarono in Ungheria, in Austria, in Germania ed ora in Italia: in tutti questi Paesi doveva essere per loro l'ultima tappa, ma la guerra continua spietata.
Capiscono di essere stati ingannati, che un oscuro domani grava su di loro...vedono nella dura lotta che ogni giorno le loro fila si assottigliano... tutti i giorni qualcuno cade..."

TESTIMONIANZE

ENTRANO A CAZZASO I PRIMI COSACCHI

 

 

"Una pattuglia di cosacchi venne a Cazzaso da Fusea e entrò nella latteria a prendere formaggio, latte e burro. Dopo visitarono tre case nelle quali presero duemila lire che poi abbandonarono vicino a una siepe con soddisfazione degli interessati. Durante questo periodo l'assistenza venne portata con carri e con la gerla." 
(D'Orlando)

ZONA LIBERA E COSACCHI

dall'intervista al maestro Fachin Federico

Ampezzo: sede del Governo per la
 Zona Libera della Carnia

"Il movimento partigiano era ormai troppo forte. I tedeschi, impotenti a controllare le vallate della Carnia, la lasciarono in nostra mano, ad eccezione di Tolmezzo che rimase il loro caposaldo.
Nasce la zona libera della Carnia, che si da una forma di governo democratico con organi democraticamente scelti. Anche io venni scelto amministratore.
Si prese in mano la situazione.
La Carnia, senza risorse, era ridotta alla paura.
Il varco del monte Rest conobbe il carosello di quei pochi mezzi dei quali si poteva disporre, per andare verso Tramonti e Maniago alla ricerca di grano. Alcune donne percorsero quella strada a piedi, con la gerla sulle spalle.
Poi i cosacchi, attirati dal miraggio di una nuova patria. Erano in ventimila con ottomila cavalli. I partigiani si ritirarono nuovamente sui monti, senza opporre una resistenza impossibile.
La zona libera della Carnia era rimasta solo un monito.
Cominciava un altro periodo di orrori, fino alla fine, alla Liberazione."

(classe III G)

 

IMPONZO e CADUNEA

 

ritratto di cosacco

"Nel 1944 i partigiani si erano insediati nella vallata del But e sulle colline sovrastanti il paesino di Imponzo.
Il giorno 8 ottobre 1944, era precisamente di domenica, i partigiani dislocati intorno a Imponzo attaccarono di sorpresa il posto di blocco cosacco a Tolmezzo, provocando pesanti perdite. I paesani di Imponzo vennero a sapere dell'accaduto e si rifugiarono sulla montagna.
Era una giornata piovosa e mancava anche la corrente elettrica. Con questo tempo arrivarono i primi battaglioni cosacchi che assediarono il paese senza però usare violenze.
Verso l'imbrunire ai rifugiati giunse notizia che gli invasori erano gente pacifica. Pian piano tutti si decisero a rientrare in paese anche perché si trovavano sprovvisti di viveri. Verso le otto del lunedì mattina si udì uno scoppio, ma non gli si dette troppo peso. Si seppe poi che era una detonazione causata dal fatto che i partigiani avevano fatto saltare il ponte di Zuglio.
I battaglioni cosacchi, non potendo proseguire, si fermarono a Imponzo e Cadunea. Per i due paesi furono giorni penosi. Gli scomodi ospiti erano infatti sempre ubriachi.
Il martedi mattina, dopo aver bevuto molto vino trovato nelle cantine, incominciarono il rastrellamento delle ragazze e degli uomini per internarli in Germania.
Una di queste ragazze però, riuscì a scappare dal gruppo e corse verso la canonica per chiamare in suo aiuto il parroco. Questi si interessò a lei, trattando con i soldati la sua liberazione. Uno di questi, poco convinto, lo prese di mira con il fucile e lo condusse a colpi di baionetta verso una strada isolata di campagna.
Il povero parroco ad un certo punto cadde e il cosacco, accorgendosi che era morto gli levò le scarpe e l'orologio e lo coprì con due canne di granoturco.
Poi si avviò verso il paese con le scarpe sulle spalle, gridando a voce alta: "Pope caput!", cioè: "Prete ucciso!".
(Scarsini Angelo, dalla madre)

CAVAZZO

 

(funerale cosacco: la salma nella bara scoperta è seguita dal cavallo del defunto)

"Quando arrivarono i cosacchi tutti avevano paura e si tappavano nelle case, ma invano...loro erano i padroni ed avevano ottenuto dai tedeschi carta bianca.
Senza fare molta confusione essi si stabilirono nelle case dei contadini con le relative famiglie. La lunga fila dei carri ricordava i pionieri... portavano con loro, oltre ai familiari, masserizie, animali (mucche, cavalli di scorta, ecc.). Quando entravano nelle case, con un pò di timore, chiedevano se c'erano partigiani. Naturalmente i partigiani vivevano preferibilmente nella macchia.
Questi cosacchi, circa duemila tra soldati e famiglie, non vivevano come noi: si trattavano fra loro e con gli altri in maniera brusca.
La famiglia non si poteva dire unita perché non si sposavano, ma avevano rapporti molto civili con i rimanenti componenti del gruppo. Erano molto più religiosi di noi. Si riunivano in un solo grande gruppo in municipio o in altre case e cantavano assieme al vescovo, il quale rubava le uova a una amica di mia zia. Erano molto più timorosi di noi quando gli inglesi bombardavano il paese. Quando fu firmato l'armistizio scapparono in piena notte.
Di tutti i cosacchi che partirono dalla Carnia, circa i tre quarti furono uccisi al confine con l'Austria. Gli altri, quelli che riuscirono a sfuggire al massacro, si rifugiarono chi in Francia, chi in America, chi in Australia, e ci fu chi andò a vivere a Bari.
I moltissimi cavalli morti di fame o di malattia, vennero squartati dai paesani i quali, con molta avidità, riempirono molte ceste di carne, usata come bistecche (col pericolo di pigliarsi la malattia per la quale erano morti i cavalli).
I tedeschi arrivarono sulle soglie del paese la mattina presto e si appostarono a bloccare tutta la popolazione. Quando si fece giorno i tedeschi cominciarono i rastrellamenti e se qualcuno, preso dalla paura, si metteva a correre, anche se non era partigiano, lo ammazzavano come un cane.
Per non permettere ai partigiani di sparargli contro, prendevano come ostaggi i contadini, che venivano ammucchiati fuori del paese. Intanto loro saccheggiavano l'intero paese...qualunque cosa piacesse loro, la prendevano. Gli ultimi tedeschi a passare di qua furono le S:S. che cercarono di distruggere più che potevano i paesi o comunque qualsiasi cosa fosse stata utile agli alleati che avanzavano.
Fecero saltare un grande deposito di munizioni che, siccome era scavato nella roccia, esplodendo ridusse la campagna di Cavazzo in un grande pietraio.
Ancora oggi, quando si arano i campi in prossimità della polveriera, si possono trovare bombe inesplose o cartucce."

(Michelli)

TOLMEZZO

 

Tolmezzo: all'imbocco del ponte sul But

"Qui a Tolmezzo, i rapporti con i cosacchi erano abbastanza buoni. Solo quando erano ubriachi e hanno invaso la Carnia, rubato, ucciso e violentato donne, abbiamo provato sdegno verso di loro. Ma dopo si sono calmati e tutto è andato abbastanza bene...dato anche che erano stai costretti dai tedeschi a venire in Carnia...non sono venuti di loro libera volontà...e poi qui a Tolmezzo non hanno mai fatto niente male...
I tedeschi invece hanno ucciso, rubato...e venivano considerati dei nemici. Pertanto i nostri rapporti con loro non si potevano dire buoni."

(Collavino)

ILLEGIO

 

"Non c'era nessun rapporto tra tedeschi e cosacchi, però si sa che quelli a decidere sul da farsi erano sempre e solo i tedeschi. I cosacchi erano una specie di esercito sbandato che faceva razzie di ogni genere, ed ammazzava...una specie di fascisti russi... e poi, specie in Carnia si univano anche dei fascisti triestini, che erano gente ferocissima che ce l'aveva coi carnici".
(Iob)

VALCALDA

 

"Per una certa parte della popolazione del mio paese i rapporti con i cosacchi e con i tedeschi erano di collaborazione e addirittura alcuni facevano i festini con loro. Per altri i rapporti venivano limitati a una supposizione...altri ancora li guardavano come nemici, come gente che stava occupando il nostro Paese e portava fame, distruzione e morte.
Evidentemente i giovani come noi avevano dei nemici e dovevano non solo guardarsi davanti, ma anche alle spalle, perché non vedevano contro solo i cosacchi e le truppe naziste, ma dovevano guardarsi alle spalle perché anche nostri amici la pensavano come loro..."
(De Crignis)

Cosacchi: il rito funebre

 

I cosacchi come sognavano di essere e, a destra, come vedevano i partigiani.

"Quando moriva qualche persona cosacca, si usava, partendo naturalmente dalla casa del defunto, portare la bara scoperta lungo la via principale del paese fino alla piccola cappella della caserma dell'11° Reggimento. Dopo una breve cerimonia si passava alla messa. Seguiva il feretro la piccola folla di parenti, amici e conoscenti. Il corteo di apprestava quindi a raggiungere il cimitero posto presso il Tagliamento e attualmente diroccato. (Qui ci si riferisce certamente al "cimitero dei Tedeschi", che era situato nell'allora campagna ove attualmente sorge il Centro Studi di Tolmezzo). Ora la cerimonia giungeva a un punto interessante: tutti i partecipanti e i parenti, ad uno ad uno, con un unico cucchiaio, riempivano di riso la bocca del morto, mangiando a loro volta il riso con lo stesso cucchiaio. Il riso veniva preparato precedentemente dai parenti più stretti del defunto. Dopodiché, finita la cerimonia, ognuno se ne ritornava alle proprie case"
(D'Orlando Claudio dalla nonna)

 

   

"Corri Katinka"
Il dramma della tragica fine dei Cosacchi in una rappresentazione scenica a
Dellach-Valle del Gail (Austria) dal 19 al 28 luglio 2002 - ore 20

 
 

 
 
   

I FATTI
L'abbiamo detto sopra, nel maggio del 1945, a seguito  all'avanzata degli alleati, i cosacchi lasciarono la Carnia, in lunghe colonne con famiglie, carri, bestiame attraverso il passo di Monte Croce Carnico, e passarono in Austria dove li attendeva un tragico destino.
Lungo la Valle del But gli abitanti osservarono il passaggio delle carovane, alcune persone dicono di aver visto il sangue lasciato dagli animali sulle tracce degli zoccoli.
Giunsero nella Valle del Gail, dopo aver sostenuto diversi combattimenti coi partigiani,  dove confidavano di trovare la nuova patria. Invece, a seguito degli accordi di Jalta fra le forze alleate  dovevano essere rimpatriati. Per gli ufficiali si prospettava l'esecuzione e per decine di migliaia la deportazione in Siberia.
Drammatiche scene si ebbero al momento della consegna dei cosacchi da parte degli occupanti inglesi: la disperazione li portava a preferire la fucilazione alle torture dei campi di Stalin, donne che si buttavano nella Drava dopo aver ucciso i propri figli.
Dunque vi fu inutile violenza verso uomini inermi, a guerra già conclusa? Sulla questione è stato celebrato un processo negli anni ottanta in Inghilterra ed alti ufficiali poterono giustificarsi dichiarando di avere eseguito gli ordini.
L'AZIONE SCENICA
Questi gli avvenimenti che hanno ispirato il regista Ekkehard Chönwiese, drammaturgo e consulente teatrale regionale del Tirolo,  per la messa in scena di "Lauf Katinka".
La piéce ricostruisce in base a racconti autobiografici e documenti non solo la vita e le illusorie speranze dei cosacchi, ma in un intreccio di azioni parallele anche i rapporti avuti dalla gente del luogo con gli occupanti inglesi ed i cosacchi.
Una particolare prospettiva della narrazione viene offerta dal punto di vista dei cavalli Katinka e Karabak, dibattuti fra l'istinto del branco e l'impulso all'anarchia nella ricerca di una possibile via di uscita dalla disperazione.
ATTORI
Sono 23, uomini, donne e bambini coinvolti dal gruppo teatrale Theaterwerkstatt Dölsach. Le voci narranti sia in lingua tedesca che in italiano. La prima di questo spettacolo si è tenuta lo scorso anno a Dölsach, salutato dalla critica come emozionante evento teatrale.
LA SCENA
"Corri Kalinka" viene messo in scena sui luoghi storici del fatto.Il Wieserberg con la Tomba del Re e la strada di Monte Croce Carnico sono infatti la scenografia di questo teatro naturale.  Su una radura del bosco nei pressi della Tomba del Re sono stati installati un palco e la tribuna per il pubblico. Il luogo si trova sul pendio della montagna sopra Dellach (Valle del Gail).

Ingresso: Euro 10,00
Prenotazioni e informazioni:
Comune di Dellach - tel 0043-4718/301-0

e-mail: dellach-gail@ktn.gde.at