Da Amaro a Thurber-Texas: "Emigranti in miniera"    Annamaria Bianchi

Da Colonia Caroya - Argentina:  "Storia dei Prosdocimo"     Analia  Rosa Prosdocimo

Da Buenos Aires - Argentina:     "La mia immigrazione" Luciana Bellina

Da Basilea - Svizzera: "Rientrare o no? Quello che penso..." Enore Barchetta

Da Biel-Bienne - Svizzera:       "Com'era difficile" Sergio Paronitti       


 

 

 



 

"Storia dei Prosdocimo"
                                                                              
di Analia Prosdocimo

Cara Annamaria,
ti parlo della mia Argentina che ora sta molto male economicamente e socialmente. E' una vera pena avere un paese ricco e con molte terre disponibili per la coltivazione. . ., ma tutto è corruzione e bugie.Il  benessere soltanto per alcuni, politici e nessun altro.
Ma ti racconto ora della mia famiglia cominciando da un elenco dai miei antenati fino ai miei figli:

Carlo Prosdòcimo, è il primo che è registrato a Meduna di Livenza, provincia di Treviso  1740
Angelo Prosdòcimo nato approssimativamente nel  1773
Pietro Prosdòcimo, nato nel  1806.
Paolo Prosdòcimo, nato nel  184l
Angelo Prosdòcimo, questo è il mio nonno, nato nel  1883
Alejandro Prosdòcimo nato in Argentina il 7 di Gennaio del 1928
Analia Rosa Prosdòcimo sono nata nel 196l
Federico Ezequiel Uanino-Prosdòcimo mio figlio, nato nel 1980
Anabel Carolina Uanino-Prosdòcimo mia figlia è nata nel l982

   Tutti nati e cresciuti in Colonia Caroja

1957: nonno Angel, nonna Teresa, nella festa dei 50 anni di matrimonio con la famiglia

1957: nonno Angel, nonna Teresa 
con i nipoti

Ed ecco la storia di Emigrazione della mia famiglia:
                              

Nel luogo dove comprarono la terra, assieme ad altri italiani

                          


Avenida San Martin de Colonia Caroja 13 km. de frondosi platani



Alejandro y Mafalda con sus nietos

Fiesta de la "Sagra de la uva" bajo la sombra de los platanos, se realiza en el mes de marzo.

Alla fine del mese di Novembre del l889, cominciò il viaggio verso l’Argentina. Una famiglia in più della regione Veneto, Italia.
Già l’anno precedente avevano inviato il proprio figlio maggiore, Francesco di l8 anni perchè c'era pericolo di guerra e molta miseria, motivi questi che spinsero  la maggioranza dei nostri nonni a lasciare la loro amata Italia.
In questo viaggio s’imbarcarono: Paolo Prosdocimo di 48 anni assieme a sua moglie Mariana Panontin e i suoi figli.
Santos, di l7 anni, Isabel di 11 anni, Marina di 8 anni e Angelo di 6 anni, mio nonno.
Sono arrivati in Argentina il 28 dicembre del l889. Si sono fermati nella città di Buenos Aires per alcuni giorni e poi hanno intrapreso il viaggio verso Colonia Caroya.
Arrivati qui affittarono una stanza in una casa che sicuramente era di qualche compaesano conosciuto in patria. Lì sono rimasti per 8 o 9 mesi circa.
Hanno comprato un terreno in una località di Colonia Caroya denominata Tronco Pozo .
Questo posto non era ancora abitato, tanto che  si dovettero aprire la strada con piccone  e daga poichè che era tutta montagna. E stato un lavoro arduo e di molti sforzi. Però tutti lavoravano con grandi speranze e molta fede, tanto da non sembrare loro tanto pesante, e da sopportare tutto. Erano lontani dalla guerra e con molte estensioni di terreno per lavorare.
Hanno costruito luna casa tipica, uguale a quella del loro paese e quando la famiglia cresceva aggiungevano stanze. Quasi tutte le case sono fabbricate in lunghezza, una stanza accanto all’altra e tutte le porte si aprono verso una galleria lunga con piloni.
Lì  hanno anche costruito  la loro officina di fabbri e falegnami. Il mestiere lo portarono dal loro paese: costruivano tutti i tipi di carrozze ed attrezzi per la aratura della terra.
Questa è stata la prima industria che ha avuto la nostra Colonia e  per noi tutti è un vero orgoglio. IAnche oggi si mantiene intatto, infatti  mio figlio ha presentato un progetto e già ha cominciato a restaurare e pulire per mostrarla a chi vuole.
Si era formata  una famiglia molto numerosa tanto  che  tra  l'anno l9l6 e l920 più o meno abitarono nella nostra casa 27 persone.
C’era gente anche per arare la terra, allevare gli animali: mucche, maiali, galline, cavalli, infine tutto ciò che occorreva per poter lavorare e vivere.
Tutto ciò che serviva alla loro alimentazione, poichè utilizzavano tutto, facevano in casa i  propri alimenti come il salame, prosciutto, codeguin o musset "chorizo", formaggi e le distinte verdure, ortaggi e frutta, che i servivano per ogni tipo di conserve e dolci.
Ebbene, ti racconto che ancora oggi in questo luogo, chiamato Tronco Pozo, come anche in altri luoghi dentro la nostra Colonia, si continua a vivere come in quell’epoca.


Analia Rosa Prosdocimo

                        

Mi padre Alejandro, mia madre Mafalda, le mie sorelle Ana Maria y Carmen (in piedi), assiemea me Analia
Mi marido Jorge Uanino, mis hijos Federico y Anabel, yo Analia.

 

 

La mia emigrazione

(di Luciana Bellina)

Nel 1950 il viaggio di mio papà in Argentina. 


(mio papà a Venzone, prima della partenza per l'Argentina)
E' venuto qui cercando di farsi un avvenire per lui e la sua famiglia. 
Solo, con una piccola valigia, senza sapere con cosa avrebbe trovato qui e senza sapere una parola di spagnolo. 
Lo ha chiamato in Argentina lo zio Mario Samsa, fratello di mia mamma, che viveva qui da tanti anni. Così si faceva in quei tempi dopo la guerra. tutta l'Europa era disastrosamente povera, e chi aveva dei parenti o delgi amici che li aiutassero in America, in australi, ecc, se ne andava.
Lo zio viveva in una località della Provincia di Buenos aires, che si chiama Haedo Norte. In quei tempi tutto era campagna, deserto...
Per caso papà, viaggiando in corriera sentì parlare varie persone in friulano. Si avvicinò e si presentò
Gli chiesero quale fosse il suo mestiere: muratore, costruttore edile.
Cominciarono a lavorare insieme e fondarono una ditta di costruzioni.
Con il loro lavoro contribuirono ad ingrandire le località di Haedo, di Palomar, e tutte le zone vicine, con case, chiese, centri culturali, scuole ed anche edifici nella città di Buenos Aires.
In quegli anni arrivarono in Haedo circa 20 famiglie friulane. 
Mio padre fece venire la sua famiglia in Argentina nell'anno 1952: moglie con tre figli, Ana Maria, io Luciana e Roberto.
A poco a poco, con i suoi sacrifici e il lavoro ha potuto farsi una buona posizione economica ed ha costruito una bella e grande casa per la famiglia. tutto con le sue mani.
Forse non è stato una persona importante o un grande politico, un saggio avvocato..., ma per me che sono sua figlia è stato il più grande esempio di una personalità sempre onesta, laboriosa ed ha lasciato un'immagine e un'impronta veramente importanti per i suoi figli e nipoti.
              (Atilio Bellina)

 

 

 

E' stato socio fondatore della "Società Italiana" di Haedo Norte (oggi ancora esistente). Ha dato molti anni della sua vita per aiutare la crescita del club. Ha anche contribuito allo sviluppo culturale ed artistico dei Centri Culturali.
Voglio ora ricordare quelle famiglie friulane che negli anni fra il 1952 e il 1959 sono arrivate come noi, nella località di Haedo Norte, Provincia di Buenos Aires.
Un gruppo di questi friulani, assieme a papà e ad altri italiani, hanno fondato la "Società Italiana" di Haedo Norte, dove ci si trovava per ballare, ascoltare musica, o semplicemente stare in compagnia.
Sono stati quelli anni bellissimi, che tutti ricordano con nostalgia.
Questi i cognomi di alcune famiglie:

 

   
A. Tarcisio - A. Bellina - M. Sangoi - B. Foschiatti - O. Pascolo - T. Pascolo - R. Pascolo - M. Fallea - L. e G. Fabbris - B. Bigattin - M. Celotti - M. Toniutti - S. Filippuzzi e G. Filipuzzi - V. e M. Gasparotto - L. e A. Pascolo - P. Londero - P. Troiani - E. De Mezzo - O. Foschiatti.  


  
(famiglie friulane a Haedo Norte, prov. di Buenos Aires)

 

  Luciana Bellina  

 

RIENTRARE O NO? Quello che penso.....

                                                                           di Enore Barchetta

  Cara Annamaria,

mi piace molto essere in contatto con te e che pubblichiate queste vostre pagine che possono essere lette dai nostri 130 membri del Fogolar di Basilea e dalle circa 200 famiglie Friulane a Basilea.
Per parlare di Emigrazione qui da noi, bisogna tener presente che tanti emigranti sono già rientrati e si ritrovano una volta all'anno al Belvedere di Gemona per un incontro degli EX-EMIGRANTI di Basilea, circa 350 persone.
Come vedi anche questo è un tipo di Fogolar perchè come emigranti si ritorna con altri problemi a casa: la pensione, CIT XXX. VVV, malattie, ecc. e ognuna ha la sua storia. Così si danno un aiuto fra di loro e fanno una bella festa.
I nostri over 60 discutono sempre e molto, se sia meglio rientrare in Friuli.
Questo è quello che penso in generale:

1- Sarebbe stato meglio che i miei fossero rimasti qui, o che fossero rientrati in Friuli quando eravamo bambini.
2- Se si può, è meglio rientrare al più presto possibile
3- In Svizzera, con 4 lingue e le varie culture, siamo ben assimilati
4- Infatti la seconda generazione vive bene, ha un mestiere, riceve un sacco di soldi, perchè siamo lavoratori istruiti...!
5- La terza generazione, non ha molto interesse per il Friuli (ferie e i prodotti tipici ..)

Il mio caso è molto fortunato:

 

Ho mio nonno vivo e molto lucido di testa, con i suoi 96 anni. Mio padre è rientrato in Friuli 13 anni fa ed ha preso a 72 anni la patente di guida. 
I miei zii hanno casa, figli, nipoti e tutti in buona salute.

 La mia storia comunque, mi vede da piccolo crescere in una situazione particolare "fra due sedie", come leggerai, e da adulto mi porterà a fare necessariamente la scelta fra due culture. In breve:
Nato a San Daniele nel 1956; nel 1958 i miei genitori partono per Basilea, io rimango dalla nonna M. Pezzetta, a causa delle limitazioni delle leggi svizzere.
Nel 1959 l'emigrazione per Friburgo in Germania: finalmente la famiglia è riunita (però dalle ore 20 della domenica sera alle 17 del venerdì vivevo con la famiglia Arnold),
Nel 1962 nasce mio fratello, così mia mamma non ha più lavorato in fabbrica (Fornace) e la famiglia può vivere unita nell'attesa di rientrare al più presto. Nel 1963 mio padre con un debito compra una casa in Friuli. Sempre nel 1963  il mio primo anno di scuola e dal '64 mio padre, durante le vacanze, cerca lavoro in Friuli con la speranza di rientrare, e fa i calcoli...ma con una busta sola come si fa a vivere in Friuli? Dal 1964 al 67 frequento per 4 ore settimanali una scuola italiana. Nel 1967 con un programma del Consolato Italiano vado per tre settimane in Italia, precisamente a Cesenatico, in colonia dalle suore (ero solo io di Friburgo, chi non ha provato, non può capire...). Frequento poi la scuola di elettrotecnica e lavoro nell'informatica. Nell'81 il diploma e nell'85 il matrimonio. Nell'88 e nel '91 nascono i miei due figli, mentre nell'89 mio padre, in pensione, rientra in Friuli.

Dunque dal '76 ad oggi ho lavorato molto, fatto tanti tipi di sport, messo su famiglia e da 5 anni faccio parte del Fogolar Furlan di Basilea.

 

Questo sono io a 1 anno

  ...a due anni

a cinque anni...
erano tempi duri,
  anche se non sembra

la mia squadra di Volley dell 'Uni-Sport di Basilea 
 
e infine  con i miei figli Dario e Valentin nel 1996 con quaranta sullo snowboard  (...sic)
 

Enore Barchetta

   

 

"Com'era Difficile"

 

Paronitti Sergio, Presidente pro tempore della Federazione Fogolârs Furlans della Svizzera, (recentemente eletto Presidente del Comitato d'Intesa di Bienne e Regione per il coordinamento di 33 Associazioni Italiane) ci ha inviato, in più riprese, considerazioni, testimonianze e ricordi sul tema dell'Emigrazione.

 

"Fra la tanta corrispondenza, trovo questa, scritta da un Emigrante Carnico nel lontano 1966. Non so se chi leggerà saprà captare il messaggio di angoscia, di obbligata, forzata sottomissione nell'accettazione di una situazione praticamente insostenibile... solo per amor di famiglia... solo per "scugnii fâ par no pierdi il puest e no finî la stagjion..Quindi dover accettare ogni sorta di sopruso, di angherie, di cattiverie, di pseudo vendette e rivalità fra Emigranti: Solo perchè il padrone decideva del tuo futuro. E tu tenevi duro perchè pensavi a ciò che avevi seminato..sì il lavoro...ma anche i figli...la moglie...la famiglia..
queste righe sono di un vecchio Amico, partito dalla Carnia già nel 1946 . "20 anni di Emigrazione forzata...uno dei tanti...In più è morto in Emigrazione...uno in più, ma solo uno dei tanti. Le sue parole scritte con una matita sulla carta di un sacchetto per il pane, dove si vede ancora il cerchio lasciato da una bottiglia di vino rosso. Doveva veramente trovarsi da solo una sera di fine settimana quando non si sapeva cosa fare...non si poteva lavorare...non si poteva andare fuori. Fuori? Ma dove?Con chi?

Ecco il testo:

"Seminare. Tacere. Ancora...
26 febbraio 1956..sono appena arrivato.. Da casa, dal Friuli, dalla Carnia...dal mio paese... Arrivare dovevo, prima di ieri..per avere tutti i 9 mesi. Quante stagioni ho già fatto? Molte, è palese...Leggi. Regolamenti. Interpreti. Amici...? Molti pseudo amici... Io devo solo lavorare, come dice il capo. Io non devo pensare. Io non posso pensare. Io non so pensare come loro. Da stagionale, devo accettare...E' la legge, dicono tutti...Ma perchè mi dicono in coro che non posso parlare? Reagisco! Mi difendo! Il sindacato!...il sindacato? Mi dice un Amico: Ma, forse anche quello è comperato? E' così. QUI.. E i miei figli, dico all'Amico? MA... si vedrà...il destino provvederà...
QUI su cambia Qui devo dir così.
QUI Dove sempre siam sollecitati da latente transitività, germi abbiam seminati. Transitività. Irreversibilità.
QUI solo l'impatti germinati sono irreversibili, perchè L'Emigrati li vivono sensibili.
QUI realmente siam certi che s'intravvede che come isolate capinere, per l'altrui bene proponiam ancora migliore seme. Lavoro. Esempio. Meno pene...
QUI Meramente tentar si deve d'inculcar sapere chè l'Emigrante ha spesso dovere di lavorare, ma anche sol di tacere...
QUI Solo...Lavoro...Penso...Pensare? NO Tacere."


(Una cena fra Emigranti:
 il padre di Paronitti indicato dalla freccia)


 
 

"Biel-Bienne - Lunedi 8 ottobre 2001.

Mandi. Sono appena "uscito" dalle pagine della "Tua" Argentina
(Paronitti si riferisce alle pagine di "Donne in Carnia"). Ho ancora i brividi nella schiena e gli occhi lucidi.. Sì vita dura, difficile, malgrado i tempi, malgrado non fosse esistita l'esperienza di solo qualche decennio più tardi. Certo che può essere un luogo comune...
Questi pochi minuti di lettura mi hanno riportato indietro nel tempo: nel primo dopo guerra; ma ho sentito dire tante di quelle volte le stesse cose del primo dopo guerra nel 1919 ... Ho conosciuto fra l'altro, tantissimi Carnici Emigranti qui in zona che hanno vissuto le medesime cose... solo la latitudine cambia ma l'Emigrante rimane lo stesso...Era vita dura. Vita
grama. Difficile, piena di fatiche stenti e solitudine... In Argentina chi poteva tirare 3 fili di recinto era veramente in casa sua... E in qualsiasi modo stavi più o meno malbene... Ma qui dovevi sottometterti alla volontà di tutti e il più SPESSO PER LETTO DOVEVI ACCETTARE UNA TAVOLAZZA IN UNA BARACCA: 4 -6 -8 - 10 UOMINI, LAVORATORI  IN UNA STANZA DI 4X3 METRI E DORMIRE L'UNO SOPRA L'ALTRO...
...un rubinetto di acqua per tutti: per lavarsi e per cucinarsi qualcosa...Avevano però una fortuna: tutti ricevano una coperta di lana...una militare... Altro buon sistema per svuotare le vecchie riserve...e in più facevano soldi, e si perché la coperta la pagavi!
Quanta cattiveria ho visto... Gli svizzeri di allora  -che mangiavano solo patate fin dalla crisi del 1929 - resisi conto della cuccagna che capitava loro fra capo e collo, molti si sono montati la testa e giù offese..e ancora umiliazioni... e derisioni e prese in giro...e stupidi scherzi solo per il loro divertimento...E nelle fabbriche... E sui cantieri... E nelle cave...
Solo a pensarci c'é da mettersi le mani sui capelli...

Ho assistito un giorno ad una scena in una fabbrica di cemento.Un capetto tutto vanitoso e pieno di se invece di dare ordini, li urlava... Bepo Gjat di Pissebus (è una località alla periferia di Tolmezzo) gli ha detto di abbassare il tono che non era sordo...Per tutta risposta costui gli alza minaccioso il badile sopra la testa! Non l'avesse mai fatto! Ci sono voluti almeno 5 -6 altri tolmezzini per tirarglielo fuori dalle mani... ma quando lo ha lasciato non si reggeva in piedi...  Quello si è salvato grazie a Gustavo, Valter, Aristide, Gjovanin, Jacum, Chechi... Non fosse stato per l'intervento di mio Padre presso il direttore, Bepo Gjat
sarebbe stato licenziato in tronco... Con due figli piccoli a casa, una mucca in stalla non ancora pagata, la casa in cantiere mai finita e forse senza nemmeno i soldi per il biglietto del treno...
Sapessi quanti uomini ho visto piangere da ragazzo... e mio Padre che mi diceva che sono cose "a ti sgarzin il caratar"   lo diceva forse perchè era  fabbro... A proposito, mio Padre era anche meccanico; anche "non" ingegnere perché non ha mai voluto la tessera fascista...
Ma con quattro figli doveva tenere duro il posto anche lui... e accontentarsi di fare qualche ora straordinaria quando il "capo" aveva la luna buona...
Lui giustificava dicendo che rimanere a vivere in quel posto è positivo per i figli: tutti parleranno almeno 3 lingue e 4 con il friulano... e aggiungeva: chi conosce più lingue avrà sempre una possibilità in più degli altri...
E AVEVA RAGIONE!
Se penso a quei tempi...   Quante angherie! quante umiliazioni, quanti soprusi, quanta cattiveria... E dire quel quel tipo di capetti senza l'Emigrazione Italiana non sarebbero nemmeno mai usciti fuori dalla casa...del bis-nonno! Io ho visto famiglie svizzere di 4 generazioni vivere in stamberghe che definivano "antiche case rurali"  Te la puoi immaginare una stravecchia casa in legno senza luce, senza acqua, coi servizi nell'orto, una cucina tipo focolare chiuso con 4 mattoni ... dove vivono 20 -25 persone?  Si,si, il bis-nonno una volta era contadino e poteva anche stare bene... ha avuto 10-12 figli ...e tante patate... e nessuno se ne andava di casa... Per andare dove? A fare il mercenario? Ancora?  Per fortuna che le figlie qualcuno se le prendeva in casa e rimaneva un posto libero...
Ma serviva a poco perché i maschietti provvedevano subito a sostituirle con una moglie che a sua volta metteva giù nidiate come conigli... Si, d'accordo, anche per loro non era facile.
Ma vuoi ringraziare quei 4 grandi che hanno deciso che i soldi si portano in Svizzera?
Vuoi ogni tanto ricordarti che senza quel certo Marshall nessuno avrebbe scelto la Svizzera per farne una cassaforte?
No, no, era troppo bello inveire sugli Italiani,  sui nuovi Emigranti, farli lavorare come bestie, spesso rubare il loro lavoro per scriverselo sulla propria carta di produzione... Reclamavi? botte da orbi... Bisogna però anche relativizzare: non tutti gli svizzeri erano così... solo
i più.... quelli appunto che venivano dalle campagne a  lavorare nei cantieri, cave e fabbriche dove solo un paio di capi erano "di mestiere".
Ma in Svizzera c'era il 90 % di contadini... Allora...
Ma nelle fabbriche dove ci volevano specialisti, tipo orologieria per fare un esempio, non c'era posto per l'Emigrante fosse pure stato un Carnico!

Quel tipo di lavoro si è aperto all'Emigrante solo verso la fine degli anni 1950 quando tutti hanno dovuto accorgersi che quella gente non era solo braccia: moltissimi avevano menti istruite, colte, certuni anche eccelse... anche se lavoravano nei tunnel, sulle strade o a fare
canalizzazioni... Questo è venuto a galla anche perché qualcuno, pochi, hanno ricevuto il
permesso di portare la moglie, la famiglia....MA SAI QUANDO ? DOPO  7  ANNI  DI  LUNGA  SOLITUDINE...
Prova a pensare a te... a tuo marito... 7 lunghi anni di strazi erano quelli, non di lavoro all'estero!!!  L'inquisizione spagnola non ha conosciuto tanta perversa malignità, perfidia... distaccare una famiglia per 7 anni...l'orrore! Si vergognino!
Alcuni devono girarsi nella tomba in eterno! Visto che la ruota della vita gira, e non per tutti nello stesso modo, oppure si, nel modo in cui ti sei comportato durante le tua vita...e sapendo che tutto si paga...
Ma adesso basta.
Però... però... la "tua" Argentina ti fa pensare più in la di quanto avessi creduto... se non altro quella pagina ha il merito di suscitare emozioni, ricordi, brividi, lacrime calde... pensieri... ricordi... mio Padre... e ...  Mandi Mame !

Mandi anche a Te.
Sergio Paronitti"


(Sergio Paronitti con il Santo Padre in Piazza S. Pietro)