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Cara
Annamaria,
mi piace molto essere in contatto
con te e che pubblichiate queste vostre pagine che possono essere lette
dai nostri 130 membri del Fogolar di Basilea e dalle circa 200 famiglie
Friulane a Basilea.
Per parlare di Emigrazione qui da noi, bisogna tener presente che tanti
emigranti sono già rientrati e si ritrovano una volta all'anno al
Belvedere di Gemona per un incontro degli EX-EMIGRANTI di Basilea, circa
350 persone.
Come vedi anche questo è un tipo di Fogolar perchè come emigranti si
ritorna con altri problemi a casa: la pensione, CIT XXX. VVV, malattie,
ecc. e ognuna ha la sua storia. Così si danno un aiuto fra di loro e
fanno una bella festa.
I nostri over 60 discutono sempre e molto, se sia meglio rientrare in
Friuli.
Questo è quello che penso in generale:
| 1- |
Sarebbe stato
meglio che i miei fossero rimasti qui, o che fossero rientrati
in Friuli quando eravamo bambini. |
| 2- |
Se si può,
è meglio rientrare al più presto possibile |
| 3- |
In Svizzera,
con 4 lingue e le varie culture, siamo ben assimilati |
| 4- |
Infatti la
seconda generazione vive bene, ha un mestiere, riceve un sacco
di soldi, perchè siamo lavoratori istruiti...! |
| 5- |
La terza
generazione, non ha molto interesse per
il Friuli (ferie e i prodotti tipici ..) |
Il mio caso è molto fortunato: |
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Ho mio nonno vivo e molto lucido
di testa, con i suoi 96 anni. Mio padre è rientrato in Friuli 13 anni
fa ed ha preso a 72 anni la patente di guida.
I miei zii hanno casa, figli, nipoti e tutti in buona salute.
La mia storia comunque, mi vede da piccolo crescere in una
situazione particolare "fra due sedie", come leggerai, e da
adulto mi porterà a fare necessariamente la scelta fra due culture. In
breve:
Nato a San Daniele nel 1956; nel 1958 i miei genitori partono per
Basilea, io rimango dalla nonna M. Pezzetta, a causa delle limitazioni
delle leggi svizzere.
Nel 1959 l'emigrazione per Friburgo in Germania: finalmente la famiglia
è riunita (però dalle ore 20 della domenica sera alle 17 del venerdì
vivevo con la famiglia Arnold),
Nel 1962 nasce mio fratello, così mia mamma non ha più lavorato in
fabbrica (Fornace) e la famiglia può vivere unita nell'attesa di
rientrare al più presto. Nel 1963 mio padre con un debito compra una
casa in Friuli. Sempre nel 1963 il mio primo anno di scuola e dal
'64 mio padre, durante le vacanze, cerca lavoro in Friuli con la
speranza di rientrare, e fa i calcoli...ma con una busta sola come si fa
a vivere in Friuli? Dal 1964 al 67 frequento per 4 ore settimanali una
scuola italiana. Nel 1967 con un programma del Consolato Italiano vado
per tre settimane in Italia, precisamente a Cesenatico, in colonia dalle
suore (ero solo io di Friburgo, chi non ha provato, non può capire...).
Frequento poi la scuola di elettrotecnica e lavoro nell'informatica.
Nell'81 il diploma e nell'85 il matrimonio. Nell'88 e nel '91 nascono i
miei due figli, mentre nell'89 mio padre, in pensione, rientra in
Friuli. Dunque dal '76 ad
oggi ho lavorato molto, fatto tanti tipi di sport, messo su famiglia e
da 5 anni faccio parte del Fogolar Furlan di Basilea. |
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"Fra
la tanta corrispondenza, trovo questa, scritta da un Emigrante Carnico
nel lontano 1966. Non so se chi leggerà saprà captare il messaggio di
angoscia, di obbligata, forzata sottomissione nell'accettazione di una
situazione praticamente insostenibile... solo per amor di famiglia...
solo per "scugnii fâ par no pierdi il puest e no finî la stagjion..Quindi
dover accettare ogni sorta di sopruso, di angherie, di cattiverie, di
pseudo vendette e rivalità fra Emigranti: Solo perchè il padrone
decideva del tuo futuro. E tu tenevi duro perchè pensavi a ciò che
avevi seminato..sì il lavoro...ma anche i figli...la moglie...la
famiglia..
queste righe sono di un vecchio Amico, partito dalla Carnia già nel
1946 . "20 anni di Emigrazione forzata...uno dei tanti...In più è
morto in Emigrazione...uno in più, ma solo uno dei tanti. Le sue parole
scritte con una matita sulla carta di un sacchetto per il pane, dove si
vede ancora il cerchio lasciato da una bottiglia di vino rosso. Doveva
veramente trovarsi da solo una sera di fine settimana quando non si
sapeva cosa fare...non si poteva lavorare...non si poteva andare fuori.
Fuori? Ma dove?Con chi?
Ecco il testo:
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"Seminare. Tacere.
Ancora...
26 febbraio 1956..sono appena arrivato.. Da casa, dal Friuli,
dalla Carnia...dal mio paese... Arrivare dovevo, prima di
ieri..per avere tutti i 9 mesi. Quante stagioni ho già fatto?
Molte, è palese...Leggi. Regolamenti. Interpreti. Amici...?
Molti pseudo amici... Io devo solo lavorare, come dice il capo.
Io non devo pensare. Io non posso pensare. Io non so pensare
come loro. Da stagionale, devo accettare...E' la legge, dicono
tutti...Ma perchè mi dicono in coro che non posso parlare?
Reagisco! Mi difendo! Il sindacato!...il sindacato? Mi dice un
Amico: Ma, forse anche quello è comperato? E' così. QUI.. E i
miei figli, dico all'Amico? MA... si vedrà...il destino
provvederà...
QUI su cambia Qui devo dir così.
QUI Dove sempre siam sollecitati da latente transitività, germi
abbiam seminati. Transitività. Irreversibilità.
QUI solo l'impatti germinati sono irreversibili, perchè
L'Emigrati li vivono sensibili.
QUI realmente siam certi che s'intravvede che come isolate
capinere, per l'altrui bene proponiam ancora migliore seme.
Lavoro. Esempio. Meno pene...
QUI Meramente tentar si deve d'inculcar sapere chè l'Emigrante
ha spesso dovere di lavorare, ma anche sol di tacere...
QUI Solo...Lavoro...Penso...Pensare? NO Tacere." |
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(Una cena fra Emigranti:
il padre di Paronitti indicato dalla freccia) |
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"Biel-Bienne -
Lunedi 8 ottobre 2001.
Mandi. Sono appena "uscito" dalle pagine della "Tua"
Argentina (Paronitti si riferisce alle pagine
di "Donne in Carnia").
Ho ancora i brividi nella schiena e gli occhi lucidi.. Sì vita dura,
difficile, malgrado i tempi, malgrado non fosse esistita l'esperienza di
solo qualche decennio più tardi. Certo che può essere un luogo
comune...
Questi pochi minuti di lettura mi hanno riportato indietro nel tempo:
nel primo dopo guerra; ma ho sentito dire tante di quelle volte le
stesse cose del primo dopo guerra nel 1919 ... Ho conosciuto fra
l'altro, tantissimi Carnici Emigranti qui in zona che hanno vissuto le
medesime cose... solo la latitudine cambia ma l'Emigrante rimane lo
stesso...Era vita dura. Vita
grama. Difficile, piena di fatiche stenti e solitudine... In Argentina
chi poteva tirare 3 fili di recinto era veramente in casa sua... E in
qualsiasi modo stavi più o meno malbene... Ma qui dovevi sottometterti
alla volontà di tutti e il più SPESSO PER LETTO DOVEVI ACCETTARE UNA
TAVOLAZZA IN UNA BARACCA: 4 -6 -8 - 10 UOMINI, LAVORATORI IN UNA
STANZA DI 4X3 METRI E DORMIRE L'UNO SOPRA L'ALTRO...
...un rubinetto di acqua per tutti: per lavarsi e per cucinarsi
qualcosa...Avevano però una fortuna: tutti ricevano una coperta di
lana...una militare... Altro buon sistema per svuotare le vecchie
riserve...e in più facevano soldi, e si perché la coperta la pagavi!
Quanta cattiveria ho visto... Gli svizzeri di allora -che
mangiavano solo patate fin dalla crisi del 1929 - resisi conto della
cuccagna che capitava loro fra capo e collo, molti si sono montati la
testa e giù offese..e ancora umiliazioni... e derisioni e prese in
giro...e stupidi scherzi solo per il loro divertimento...E nelle
fabbriche... E sui cantieri... E nelle cave...
Solo a pensarci c'é da mettersi le mani sui capelli...
Ho assistito un giorno ad una scena in una fabbrica di cemento.Un
capetto tutto vanitoso e pieno di se invece di dare ordini, li urlava...
Bepo Gjat di Pissebus (è una località alla periferia di Tolmezzo) gli
ha detto di abbassare il tono che non era sordo...Per tutta risposta
costui gli alza minaccioso il badile sopra la testa! Non l'avesse mai
fatto! Ci sono voluti almeno 5 -6 altri tolmezzini per tirarglielo fuori
dalle mani... ma quando lo ha lasciato non si reggeva in piedi...
Quello si è salvato grazie a Gustavo, Valter, Aristide, Gjovanin, Jacum,
Chechi... Non fosse stato per l'intervento di mio Padre presso il
direttore, Bepo Gjat
sarebbe stato licenziato in tronco... Con due figli piccoli a casa, una
mucca in stalla non ancora pagata, la casa in cantiere mai finita e
forse senza nemmeno i soldi per il biglietto del treno...
Sapessi quanti uomini ho visto piangere da ragazzo... e mio Padre che mi
diceva che sono cose "a ti sgarzin il caratar" lo
diceva forse perchè era fabbro... A proposito, mio Padre era
anche meccanico; anche "non" ingegnere perché non ha mai
voluto la tessera fascista...
Ma con quattro figli doveva tenere duro il posto anche lui... e
accontentarsi di fare qualche ora straordinaria quando il
"capo" aveva la luna buona...
Lui giustificava dicendo che rimanere a vivere in quel posto è positivo
per i figli: tutti parleranno almeno 3 lingue e 4 con il friulano... e
aggiungeva: chi conosce più lingue avrà sempre una possibilità in più
degli altri...
E AVEVA RAGIONE!
Se penso a quei tempi... Quante angherie! quante
umiliazioni, quanti soprusi, quanta cattiveria... E dire quel quel tipo
di capetti senza l'Emigrazione Italiana non sarebbero nemmeno mai usciti
fuori dalla casa...del bis-nonno! Io ho visto famiglie svizzere di 4
generazioni vivere in stamberghe che definivano "antiche case
rurali" Te la puoi immaginare una stravecchia casa in legno
senza luce, senza acqua, coi servizi nell'orto, una cucina tipo focolare
chiuso con 4 mattoni ... dove vivono 20 -25 persone? Si,si, il
bis-nonno una volta era contadino e poteva anche stare bene... ha avuto
10-12 figli ...e tante patate... e nessuno se ne andava di casa... Per
andare dove? A fare il mercenario? Ancora? Per fortuna che le
figlie qualcuno se le prendeva in casa e rimaneva un posto libero...
Ma serviva a poco perché i maschietti provvedevano subito a sostituirle
con una moglie che a sua volta metteva giù nidiate come conigli... Si,
d'accordo, anche per loro non era facile.
Ma vuoi ringraziare quei 4 grandi che hanno deciso che i soldi si
portano in Svizzera?
Vuoi ogni tanto ricordarti che senza quel certo Marshall nessuno avrebbe
scelto la Svizzera per farne una cassaforte?
No, no, era troppo bello inveire sugli Italiani, sui nuovi
Emigranti, farli lavorare come bestie, spesso rubare il loro lavoro per
scriverselo sulla propria carta di produzione... Reclamavi? botte da
orbi... Bisogna però anche relativizzare: non tutti gli svizzeri erano
così... solo
i più.... quelli appunto che venivano dalle campagne a lavorare
nei cantieri, cave e fabbriche dove solo un paio di capi erano "di
mestiere".
Ma in Svizzera c'era il 90 % di contadini... Allora...
Ma nelle fabbriche dove ci volevano specialisti, tipo orologieria per
fare un esempio, non c'era posto per l'Emigrante fosse pure stato un
Carnico!
Quel tipo di lavoro si è aperto all'Emigrante solo verso la fine degli
anni 1950 quando tutti hanno dovuto accorgersi che quella gente non era
solo braccia: moltissimi avevano menti istruite, colte, certuni anche
eccelse... anche se lavoravano nei tunnel, sulle strade o a fare
canalizzazioni... Questo è venuto a galla anche perché qualcuno,
pochi, hanno ricevuto il
permesso di portare la moglie, la famiglia....MA SAI QUANDO ? DOPO
7 ANNI DI LUNGA SOLITUDINE...
Prova a pensare a te... a tuo marito... 7 lunghi anni di strazi erano
quelli, non di lavoro all'estero!!! L'inquisizione spagnola non ha
conosciuto tanta perversa malignità, perfidia... distaccare una
famiglia per 7 anni...l'orrore! Si vergognino!
Alcuni devono girarsi nella tomba in eterno! Visto che la ruota della
vita gira, e non per tutti nello stesso modo, oppure si, nel modo in cui
ti sei comportato durante le tua vita...e sapendo che tutto si paga...
Ma adesso basta.
Però... però... la "tua" Argentina ti fa pensare più in la
di quanto avessi creduto... se non altro quella pagina ha il merito di
suscitare emozioni, ricordi, brividi, lacrime calde... pensieri...
ricordi... mio Padre... e ... Mandi Mame !
Mandi anche a Te.
Sergio Paronitti"
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(Sergio Paronitti con il Santo Padre in
Piazza S. Pietro) |
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