Argentina: 1857, inizia l'immigrazione
La situazione dell'emigrante italiano
Studi e ricerche
Il movimento migratorio
Le province      

con la collaborazione da Buenos Aires di Luciana Bellina


  
L'immigrazione in Argentina - 1857
(di Luciana Bellina)

La prima immigrazione in Argentina iniziò nell’anno l857, e si fece più consistente con la promulgazione della legge numero 817 dell'ottobre l876 chiamata "Dell'Immigrazione e Colonizzazione" fino l920. L' Argentina è stato il secondo paese d'America che ha ricevuto il più alto numero di immigranti, superato soltanto dagli  Stati Uniti d'America.
E' stato tanto forte e diverso  il volume immigratorio ricevuto, che ha lasciato la sua impronta indelebile nella realtà attuale del paese, influendo nelle particolari caratteristiche della sua popolazione. Due nazionalità risaltarono in questo vortice migratorio: la spagnola e l’italiana. Dei 5.48l.276 immigranti arrivati in quel periodo, 2.34l.l16 erano italiani e l.602.752 spagnoli.

Il fenomeno migratorio del Friuli è documentato fin dal secolo XVI, ma unicamente nella seconda metà del secolo passato assume le caratteristiche di un fenomeno di massa. Frenato negli anni l9l4, l930 e l940, l' impulso emigratorio prese più forza immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale e  con un ritmo così rapido che le popolazioni rimasero con meno abitanti di un secolo prima.
L'immigrazione in Argentina rappresenta l'incontro di due diverse necessità che hanno segnato la storia dei rispettivi Paesi. Il Friuli e l' Argentina si sono incontrate nella storia perchè hanno seguito  un ciclo  complementare, uno all'altro, nella componente più importante, l' umana. Così il Friuli che  ha lasciato partire i suoi abitanti e l' Argentina che  li ha accolti, hanno allacciato in forma indelebile i loro  destini nella realtà umana e quindi anche nella loro storia.
La prima nave con friulani destinati alle colonie nazionali è arrivata a Buenos
Aires il 26/l2/l877.  Questi vennero alloggiati all' “Hotel de los Inmigrantes”, un enorme edificio dove per alcuni giorni si affollavano con l'arrivo delle navi, centinaia di persone di ogni origine. 
Era intenzione delle autorità, lasciare che gli immigrati si stabilissero nei punti del paese che sceglievano e proporzionarle con un comodo alloggio provvisorio in quei luoghi. Però, non avendo organizzato ancora convenientemente le colonie, in attesa di altre navi di immigrati, decisero di  destinarli a una colonia vicino a Paraná (Provincia di Entre Rios) come appaltatori.
 I coloni non accettarono perché avevano venduto i propri beni ed erano emigrati attratti dalla Legge 8l7 che  prometteva la proprietà della terra che avrebbero lavorato
Allora, divisi in due gruppi furono destinati al Chaco. Il gruppo più numeroso alla Colonia Presidente Avellaneda (Provincia di Santa Fè), l’altro alla
Colonia Resistencia (Provincia del Chaco).


(nell'immagine: primi immigrati friulani mangiano l'"asado", carne cotta alla brace)

 

   Friulani
 

Era una moltitudine di persone  venuta in nutriti gruppi e questi gruppi hanno compiuto la grande impresa della colonizzazione, sottoponendo il corpo e lo spirito a tremendi sforzi. 
La terra da colonizzare era molto fertile ma ricoperta da fitti alberi  che bisognava abbattere contando unicamente sulla forza delle braccia vigorose e l'aiuto di una pila. Le prime case fatte di paglia e fango offrivano un habitat propizio per “vinchucas”
ed altre bestie. Il raccolto a causa delle scarse e cattive semenze era frequentemente  distrutto da grandine o da "aragosta". Ma i nemici maggiori delle avversità  naturali, per molti  anni furono proprio gli uomini. Decimarono gli "indios” portando distruzione e morte ovunque. I peggiori, che a lungo hanno imperversato, i malvagi giudici e commissari di campagna, il cui potere era pressochè incontrastato a causa della distanza dai centri civilizzati. Nonostante ciò, gli 8.000 friulani che arrivarono in questo Paese negli anni l876-l880 seppero resistere ad  ogni avversità ed alla fine trionfarono, per il loro bene, per quello dell'Argentina e della patria originaria. In poco tempo i loro sforzi vennero premiati. Le montagne  agresti e la terra incolta, si trasformarono in prato, le piante grigie e tristi, i pascoli duri,  furono sostituiti dalle viti, dai frutteti e dagli  ortaggi e il colore marcato dei fiori  ornò le case costruite ai lati delle stradine del paese.


La situazione dell'emigrato italiano in Argentina
Dal libro di Maurizio Lucchetta “Incontro con il lavoro friulano in Argentina”
  "Di ca e di là" cosí Renato Appi ha fissato in un suo lavoro la situazione umana dell’emigrante, sospeso tra il ricordo della terra di origine e la societá nella quale egli svolge una sua funzione e che egli stesso concorre a formare.
Qual’è la situazione dell’emigrato italiano in Argentina? Sarebbe sbagliato pensare che gli emigrati italiani in Sudamerica abbiano gli stessi bisogni e incontrino le stesse difficoltà di quanti sono emigrati nei paesi europei. Questi ultimi, ad esempio, avanzano richieste di natura sopratutto assistenziale mentre i primi richiedono più che altro alla loro patria d’origine un aiuto morale, spirituale.
Chiedono di poter restare ancora quello che erano e sono e questa preoccupazione la provano più per i loro figli che per loro stessi. 


 

Vi sono state varie ondate di immigrazione italiana e friulana verso l’Argentina. 
La prima risale agli ultimi decenni del secolo scorso appena dopo il compimento dell’unità nazionale. Questa gente partì senza la sicurezza di poter contare sul benché minimo appoggio da parte di qualcuno già emigrato precedentemente e sopportò già nel viaggio disagi spaventosi che si tradussero in un alto numero di morti. Partirono famiglie intere, talora con a capo il parroco, e si inoltrarono  nella vasta terra Argentina per dare vita ai primi nuclei di quelli che sono oggi fiorenti centri economici e cittadine ben organizzate.
L’emigrato friulano fu in molti casi pioniere e colono e quando finalmente le difficoltà ambientali furono vinte, quando la terra cominciò a restituire il lavoro ricevuto, quando ci fu bisogno di nuove braccia per allargare l’area colonizzata, allora egli chiamò dal Friuli, dai paesi di provenienza i parenti e i paesani. Cosí questi centri si allargarono conservando tuttavia una identità, una parlata, una mentalità tipicamente friulana. Si formano comunità friulane che tuttavia non furono chiuse agli apporti di emigrati italiani di altre regioni anche se abbiamo riscontrato in Argentina una omogeneità regionale nelle varie aree di insediamento. Così nella zona di Santa Fè prevalgono i piemontesi, in alcuni quartieri della capitale federale i liguri, in altre i friulani e, tra gli stessi friulani sono fre
quenti i raggruppamenti per paese com’è il caso dei cordenonesi di Avellaneda.

(primi coloni friulani)
 

In questi centri la vita agli inizi dura divenne via via più facile anche se di quando in quando qualche divergenza con le autorità centrali mise in pericolo il lavoro di anni ma provocò, per reazione, una ancor più profonda coesione e solidarietà. Di questi centri sono in tanti attraverso l’Argentina. Il più famoso è certo  Colonia Caroya, a un’ora di auto da Cordoba dove la popolazione ha conservato la parlata furlana pura, dove le stesse attività economiche fanno pensare ai nostri paesi  friulani: distilleria di grappa, cantina sociale, produzione di salame, insaccati vari, e formaggi tipici. Il primo borgo della cittadina ha nome Jesus Maria.
"Jesus Maria,... dove siamo mai capitati!" fu appunto il commento di una vecchia donna di Montenars arrivata in quei luoghi allora deserti con i primi coloni


 

IL MOVIMENTO MIGRATORIO

 

I friulani partono dalla loro terra con la crisi economica che segue di poco l’unificazione. 
Ed è interessante constatare che mentre prima dell’unificazione
  nazionale l’emigrazione si muoveva verso l’Europa orientale, dopo il  l870, per motivi di carattere interno e di facile richiamo, si ha una corrente migratoria prevalentemente diretta verso le due Americhe.  
Al movimento sono interessati anche i veneti, i piemontesi, alcune zone delle Marche e degli Abruzzi e la circoscritta zona lucchese in  Toscana. Ma è sopratutto l’Italia meridionale che fornisce le prime massicce emigrazioni transcontinentali. Certo è una conseguenza questa dei nuovi e più accessibili
mezzi di trasporto che vengono utilizzati a questo scopo. In un primo tempo sono gli Stati Uniti che attraggono maggiormente i nostri emigranti. Poi è la volta del Brasile, e dal l878, dell’Argentina verso la quale si dirige la maggior parte degli  emigrati friulani.  
Gli arrivi in massa: Se esaminiamo i giornali del l878 a grande tiratura in Argentina, "La Nacion" e "La Prensa", ad esempio, oppure se consultiamo i registri anagrafici dei comuni friulani per lo stesso periodo, abbiamo la chiara
testimonianza di questo fenomeno considerato positivamente nel primo caso, indice di miseria nel secondo. 
In Argentina è il periodo degli arrivi in massa.
Milleduecento persone al giorno arrivano dall’Europa e vengono raccolte provvisoriamente in alcuni grandi alberghi di Buenos Aires in attesa di essere smistate verso l’interno. Eppure i giornali argentini quando segnalano l’arrivo di questa gente difficilmente registrano la regione italiana di provenienza. In genere scrivono solamente che si tratta di Italiani. Ma se sentono che questa gente parla una lingua che non appartiene alla italiana, come nel caso dei friulani, allora parlano di russi, di tedeschi o tutt’al più se riescono a contattare personalmente qualcuno citano la Venezia Giulia e in particolare la città di Udine. Queste sono impressioni che si traggono non solo dai giornali nazionali, quelli di Buenos Aires, ma anche da quelli locali che interessano le Province di Cordoba, Corrientes, Rosario e Santa Fè.
 La gente arriva dal Friuli a nuclei familiari di duecento, trecento persone, a volte interi paesi, assieme ad altri italiani dell’Italia settentrionale. Si porta dietro gli attrezzi agricoli, le immagini sacre e la sua lingua sconosciuta ed incompresa che viene spesso scambiata per russa, tedesca o slava....Un giornale
di Cordoba dopo alcuni giorni dalla pubblicazione di un articolo sull’arrivo di un contingente rettifica l’informazione: "Non sono russi, tedeschi - scrive - ,quelli che sono giunti giorni orsono nel nostro  Paese, ma italiani, italiani dell’est: Sacrifici enormi: E’gente che ha fatto due mesi di viaggio e che in nave ha patito le peggiori malattie... "

(Claudio Brollo: l'emigrante)

Ancor oggi ci sono in Argentina persone che sono la testimonianza vivente di queste esperienze. C’è a Resistencia (Prov. di Chaco) una persona che ricorda di aver perso due fratelli di sei anni durante la traversata a causa di un’epidemia di scarlattina. Giunti al Paranà, tra Corrientes e Resistencia, anche il padre non sopravvisse agli stenti e poco dopo toccò la stessa sorte alla madre, colpita dalla febbre gialla. Ma la strage colpì non tanto i grandi quanto i piccini Allora le famiglie partivano al completo. e molti furono i bambini, anche di due mesi, che trovarono sepoltura in mare,  perché morti in nave durante la traversata. Sono queste notizie vere, raccolte dalla viva voce dei protagonisti. Non le troviamo di certo sulla stampa italiana od argentina dell’epoca. Preoccupata la prima di favorire il più possibile un esodo in massa e la seconda di non creare allarmismo che rallentasse il flusso di nuove braccia. Da parte argentina, ad esempio, non si è mai sottolineato come i contratti offerti a queste persone per terreni di venti, quaranta, cento ettari non siano molto spesso stati rispettati. C’è gente che ha pagato al governo argentino anche dieci volte il terreno lottizzato e offerto ai coloni italiani.
 Di gente che ha vissuto queste vicende ce n’è molta a Colonia Caroya, a Resistencia e altrove. Come la speranza
nel momento della partenza portava ai facili entusiasmi, così la disperazione calava su questa povera gente, all’arrivo. I coloni venivano inviati in zone vergini dove la vita di tutti i giorni comportava problemi tragici. 
 

          Province             
da "Incontro con il lavoro friulano in Argentina" di Maurizio Lucchetta


COLONIA CAROYA il Friuli della
 Provincia di Cordoba

Un lungo viale di platani enormi, maestosi, gli unici platani probabilmente esistenti in America Latina. Il giorno l5 di Marzo del l878 arrivarono a Colonia Caroya, 60 famiglie friulane, più o meno 300 persone. Nel Febbraio del 79, sono arrivate 40 famiglie in più. Colonia Caroya è il cuore del  Friuli. Non solo del Friuli d’Argentina ma del Friuli sparso per il mondo. Ci chiediamo ancora come è possibile che un nucleo umano scardinato, sradicato dal suo ambiente naturale, asportato del suo contesto culturale e sociale possa, inserito in un ambiente fisicamente diverso e socialmente inesistente come quello trovato dai primi coloni, dare vita, germinare in mezzo alla Pampa Argentina, un altro pezzo del Friuli. 
Perchè la profonda verità  il significato  di Colonia Caroya e questo: che Colonia Caroya è Friuli
più di quanto non lo siano ormai molti ambienti e molte componenti sociali all’interno della nostra stessa regione, Ecco perchè riteniamo utile ora addentrarci  nella storia di questa colonia.  
Sono i primi giorni di Colonia Caroya. Di questa gente capace, disposta a un lavoro infaticabile, i giornali argentini descrivono le
caratteristiche : 
“Sono persone che si sono cementate nel carattere attraverso varie generazioni. Nell’antica provincia italiana del Friuli. L’appartenenza di questo territorio alla giurisdizione dell’Italia e dell'Austria alternativamente, ha fatto sì che questa gente  abbia dei costumi speciali e una particolare moralità. Un tipo di vita molto particolare quello del Friuli, dove il sistema feudale ha superato i confini di tempo che si sono verificati invece in altre zone. Per questi e per altri motivi i friulani hanno condizioni familiari e sociali che li distinguono”. Questo scrivevano i giornali dell’epoca. 
Nei primi
tempi  la provenienza degli emigranti non sempre era conosciuta. Il 3l Ottobre dello stesso anno, il giornale “La republica”di Buenos Aires afferma che tra gli arrivati, circa sessanta famiglie erano italiane e che quanto era stato scritto circa la provenienza russo-germanica era errato.
 I trecento coloni erano friulani.  Abitudini:  avevano la loro casa tipica con il loro fogolar di stile friulano, il loro recinto per gli animali domestici, la stalla per le mucche, le gabbie per i conigli , il recinto per il maiale e per gli animali
da cortile.
Le donne provvedevano alla fabbricazione di conserve,
alla conservazione sotto aceto delle verdure. 
Gli uomini erano intenti
alla vinificazione e alla lavorazione del formaggi. A quei tempi la semina si effettuava a mano così come la raccolta dei foraggi e la sgranatura delle pannocchie.
 L’uva si pigiava con i piedi in una tinozza ed il burro si faceva sempre a mano con la zagola. 

(coltivazione della vite)

Molti di questi  prodotti erano portati per essere venduti, fino alla città di Cordoba, distante circa cinquanta  chilometri.
 Ci andavano a piedi o
con uno o più carri a quattro ruote senza nessun tipo di sospensione, per cui il viaggio diveniva a volte una vera e propria odissea.
 Per guadagnarsi un poco di benessere in questo luogo si lavorava incessantemente, senza giornate di riposo e con orari inesorabili. 
Ognuno si applicava al suo lavoro secondo le proprie attitudini e secondo la tradizione della sua famiglia di modo che nessun motivo
estraneo turbava la vita della colonia.  
A Colonia Caroya, come nelle pochissime altre parti in cui la popolazione fu di origine straniera, si ebbe la precisa intenzione di mantenere forme di vita proprie del paese che si era abbandonato, cioè del Friuli.
 Sempre, nelle varie fasi di questo sviluppo, gli abitanti
di Colonia Caroya si sentirono orgogliosi della propria origine. Cambiarono le forme, cambiarono i mezzi, migliorò il tenore di vita, ma la mentalità resistette a qualsiasi trasformazione, anche a quelle più brusche.  
Anche se argentini, i figli e i nipoti di coloro che popolarono Colonia Caroya nel l878, oggi  più di un secolo dopo, sentono ancora vibrare l’animo nel cantare le canzoni della terra dei loro padri.
 Una terra che, anche se non hanno mai conosciuta, è però presente nel loro gesti, nelle loro parole, nei loro sentimenti.

 Non potrebbe essere altrimenti se pensiamo che quando nel l9l4 scoppiò  la prima guerra mondiale, molti lasciarono Colonia Caroya per ritornare in Italia a difendere la patria dei loro padri.
Questa è Colonia Caroya, un paese cresciuto dal nulla.
In un’epoca  in cui in Friuli non c’éra da mangiare per tutti, questa gente venne qui a piantare il proprio seme. 
Questo luogo stesso è la sintesi di come la
capacità, la creatività dei coloni che partirono dalle terre italiane del Friuli e che si attaccarono in questo suolo argentino, ha potuto, unita alla speranza e alla forza di volontà, dare vita a una comunità veramente fondata sul lavoro. Essi qui veramente forgiarono un popolo.

VILLA REGINA (Provincia di Rio Negro)


Villa Regina si trova nella Provincia del Rio Negro, vale a dire nella parte centrale dell’Argentina, in una grande vallata lungo la quale scorre il fiume omonimo. 
Intorno è deserto e la vallata non è che una lieve depressione ai
cui lati stano due vasti e poco elevati altipiani i cui fianchi ripidi e secchi si sbriciolano al sole rendendo il paesaggio polveroso e arido. Sopra una delle due sponde campeggia un’enorme statua di argilla. Una sentinella indios alta parecchi metri che sembra posta a guardia del passaggio.
 Sotto, fuori del
paese, qualche modesta costruzione a volte vere e proprie baracche ospitano quella parte della popolazione nativa che non ha voluto integrarsi nella vita attiva della cittadina. 
Una notevole opera educativa a favore dei nativi è stata
svolta, come ho avuto modo di verificare personalmente, dai religiosi e dalle religiose soprattutto nei confronti dei giovani. Se si sale alla vecchia sentinella si può dominare tutta la vallata e allora,  in un paesaggio  tipicamente americano fatto di vaste distese limitate da un piccolo rettilineo in rilievo, che è più che altro simile a un gradino che separa questa da un’altrettanto vasta pianura, si ha una idea  precisa della cittadina. 
Case basse e allineate in "quadras" lungo le strade rettilinee, una grande cantina per la produzione del sidro, grande distese di frutteti, un’economia insomma prevalentemente rurale anche se non manca una buona fabbrica di macchinari agricoli.  
Questa cittadina, come le altre poche che si allineano lungo la vallata, è stata
fondata dai coloni friulani.  
Padre Rotter  arrivò in questi luoghi nel l929, pochi anni dopo i primi insediamenti , da Artegna
"
A quarantaquattro anni dalla mia partenza  porto ancora nel cuore il ricordo delle campagne del mio paese, il din, den don, e come me tutti i friulani..."
 
L’immigrazione in questa zona si è verificata tra gli anni venti e gli anni quaranta, a cavallo tra le due guerre. Tempi difficili per tutto il mondo ma in particolar modo per il nostro Friuli per l’inflazione e la disoccupazione. 
Non c’era lavoro e allora con il cuore pieno di speranza... e di dolore
anche...siamo partiti in cerca di fortuna. Se oggi ci parlano del Friuli ci dicono che è una zona turistica e industriale.
 Ma nei nostri tempi si recitava una preghiera  che oggi sembra una barzelletta:
O Signur mandait panolis o se nò cioleinus nù.
In quei tempi le vecchie donne della Carnia con i "cos" (in Carnia gèi) e con la "sesule" andavano su per le montagne a tagliar l’erba ed è anche per questi ricordi che per me la definizione del friulano è questa: friulano, anima schietta e onesta; friulano, uguale sacrificio, friulano uguale umiltà, friulano, uguale creatività; in breve il friulano è un uomo di poche parole ma di molti fatti. 
Se oggi i friulani  in Argentina come in Italia godono di buone posizione economiche e sociali se le sono straguadagnate, dico straguadagnate, perchè noi non siamo ladri, siamo onesti! E veniamo all’estero a collaborare in particolare con questa nazione generosa e nobile che è la Repubblica Argentina.
 Oggi i
primi venuti sono rimasti in pochi. La maggior parte riposa là in fondo al paese nel nuovo cimitero. 
Le nuove generazioni godono del sacrificio sofferto dalle generazioni passate. Il governo argentino e italiano dovrebbero
realizzare legami più stretti per lo sfruttamento della Patagonia.

FRIULANI NEL FIUME PARANA

Venivano dal Friuli, territorio in quei tempi dell' Impero Austro-Ungaro, che poi è passato all’Italia. 
Si sono installati in strette fasce agricole accanto al fiume nel nord di Santa Fe (Argentina) 
Sono arrivati in battello, navigando sul fiume Paranà e hanno fondato la colonia che poi si sarebbe chiamata Reconquista e Avellaneda nel nordest della provincia di Santa Fè.
 Erano duecento famiglie che tra il l879 e l880 erano partite dal Friuli. 
Contadini da tempi immemorabili, questi coloni hanno lavorato la stretta fascia di terre agricole che si allargano tra il fiume Paranà ad est e la chiamata Cuña Boscosa, al ovest.
Questi sono alcuni cognomi: Zorzon, Tomadin, Brezan, Sponton, Muchint, Cappeletti, Batistuta.

(Francesco Zorzon - Reconquista)

Questi coloni imprenditori, quando furono pubblicati gli annunci che offrivano il conferimento gratuito di terreni agricoli in Argentina, partiti dal loro paese, arrivarono all' Hotel dell' Immigrante e sono venuti a sapere che erano destinati al territorio nazionale del Chaco, dove  davano terre che erano abitate dagli aborigeni. Alcuni fuggirono dall' Hotel per dopo  vagabondare senza trovare lavoro nè cibo, tornarono e accettarono di andare a Reconquista e di lì a una colonia che si sarebbe formata sull’altra parte del ruscello El Rey’.
Da allora, le scarse terre del nordest santafecino furono sempre più suddivise in altre parti, tanto che non bastavano per mantenere una famiglia
 

(Almacen, famiglia Batistuta) 

  (Colonia Avellaneda, Diego Bianchi e nipote Vanina)

Resistencia

A Resistencia  arrivano il 28 febbraio l878 ben 67 famiglie friulane, tutte originarie della provincia di Udine, che venivano ad abitare la Colonia Resistencia che così fu chiamata e che ebbe poi l’impulso da queste famiglie laboriose, pazienti, che sapevano sopportare con stoicismo le avversità.
A
quelle poi seguirono altri contingenti che dalla stessa provincia giunsero nel l879: erano altre quarantotto famiglie.


L’importanza di studi e ricerche sull’emigrazione friulana in Argentina.
(intervento di Abele Matiussi al XII Congresso
delle Società Friulane dell’America Latina)

Sull’emigrazione friulana in Argentina in verità non si sono mai fatti studi e ricerche onde ottenere e conservare l’impegno di ciò che potrebbe essere testimonianza dell’apporto dato prima dell’emigrazione organizzata e tutelata dall’autorità argentine e poi quali furono le vicende dell’emigrazione libera che si sparse in questo immenso paese.
Dell’emigrazione le genti friulane hanno conosciuto e conoscono la dolorosa esperienza. Ma il friulano possiede la virtù di saper superare le difficoltà anche nelle brutte vicende. Il friulano possiede doti di fratellanza che gli permettono di inserirsi con vero spirito di adattamento nella vita del paese nonostante le condizioni umane diverse.
Lo Zanin nel suo volume Friuli emigrante ci afferma che la cosiddetta emigrazione temporanea conta secoli di storia.
Nel l876 partirono ben venticinquemila emigranti verso l’Argentina, per poi raggiungere intorno al l880 la cifra di ottantamila, cioè il l3% della popolazione del Friuli.
Sull’emigrazione verso l’Argentina ci dà notizie monsignor Ridolfi nel suo opuscolo "Friulani d’Argentina", dove sostiene che nel biennio l877-l879 emigrarono in Argentina ben seicento famiglie friulane.

Possiamo ricordare con un senso di simpatia che in quei poveri paesi più numeroso fu l’esodo nei giorni precedenti alla partenza degli emigranti, questi facevano il giro delle famiglie per congedarsi dai loro compaesani. Quando partivano tutta la popolazione si riversava nelle vie per l’ultimo addio, mentre dall’alto del campanile i mesti rintocchi della campana donavano alla commovente scena un senso di pubblica commozione.
Cosí diceva monsignor Ridolfi. Tanti e tanti di noi ricordano le sventure, le peripezie che subirono le generazioni dei nostri nonni nella loro vita di emigranti verso i centri europei. Ricordo mia nonna che ogni volta che ci portava a letto, passando davanti alla finestra, ci indicava le colline, le Prealpi dicendoci che più in là si trovava il nostro nonno o il nostro babbo lontano oltre ai monti, asciugandosi le lacrime.Quante spose, quante mamme rimanevano in casa accanto alla famiglia e rivolgevano il loro pensiero, il loro sguardo verso le Alpi con una preghiera ai loro cari emigranti.
Nel libro "Nozze di ieri nel Friuli"  così si dice della donna friulana "L’umile donna friulana ha conosciuto e conosce inverni rigidi, strade deserte, poche primavere gonfie di germogli ed estati cariche di frutti d’oro, ma ha saputo e sa realizzare se stessa, rivelando in ogni tempo una gran capacità di ottenere con pazienza e fiducia in Dio, con sacrificio ed amore per divenire così estremamente ricca e, tutto quello che essa dona, scaturisce dal suo intimo valore, la sua pace il senso del tempo e delle tenebre perché la sua ricchezza non è l’essere amata, ma l’amare, questa è la donna friulana"
Sull’emigrazione in Argentina, sarebbe nostra intenzione approfondire di più le ricerche per conoscere non solo le grandi opere che hanno saputo realizzare ma anche la vita degli umili emigranti che sono sparsi nella mia immagine; quanti hanno visto cadere le loro aspirazioni al successo, quanto sudore, energie e anche sangue hanno dato senza ricompensa ne riconoscenza. Ecco perché vogliamo approfondire le ricerche fino alle radici delle prime emigrazioni a quelle attuali per avere informazioni che ci diano testimonianza della loro opera.
Secondo le informazioni che abbiamo raccolto sulle prime emigrazioni dei friulani essi facevano delle riunioni, degli incontri tra familiari, tra amici per incoraggiarsi a vicenda e trovare sollievo e mitigare la sofferenza del distacco dai loro cari lasciati nel lontano Friuli e c’era anche la bruciante nostalgia che tormentava le loro anime, che determinarono la necessità di convivere se non altro in alcune ore della vita quotidiana. In quanto alle così chiamate emigrazioni libere che sono posteriori a quelle già accennate, abbiamo notizie più precise.
 Sappiamo che si riunivano tra compaesani già emigrati nei paesi centro-europei forse reminiscenze di emigrazioni stagionali come in Germania, in Francia, in Ungheria, ecc.
Il grande flusso emigratorio avvenne durante il decennio che precedette la prima guerra mondiale e specialmente al termine della stessa. Ma ci fu anche una grande massa al termine della seconda guerra mondiale sebbene l’emigrazione del dopo guerra sia stata più numerosa durante il decennio che seguì la prima guerra. Si provocarono incontri tanto numerosi e tanto frequenti da far sorgere la necessità di creare una istituzione, "un fogolar". Cosí nacque la famiglia friulana di BuenoAires, così via, via si fondarono i nostri "fogolar"  che operano in tutta la Repubblica.
Gli incontri fra le nostre istituzioni, fra i nostri dirigenti, crearono un clima propizio per un’unione più stretta; poi è sorta la necessità di creare un organismo che oltretutto promuovese incontri nell’arco generale che organizzasse un programma di visite tra i vari "fogolar".  Fu così che nel l954 si creò la federazione delle società friulane, un ente che oggi riunisce ventiquattro istituzioni tutti i "fogolars" della Repubblica.


gruppo di coloni friulani a Colonia Caroya)

Quanti sono i friulani attualmente in Argentina? E quanti sono i discendenti dei friulani? E’ nostra intenzione intensificare le ricerche di dati, di fatti, di statistiche, onde ottenere i documenti in base ai quali conoscere concretamente la vita degli emigrati in Argentina.
Già contiamo pubblicazioni che danno testimonianza della presenza del friulani. Come per esempio, la storia di Colonia Caroya, un documento privato sull’emigrazione italiana in Argentina scritto e pubblicato in base al diario friulano di un emigrante di Colonia Caroya. Sono state pubblicate le ricerche sulla vita iniziale di quella città, sulle fatiche dei friulani che ne furono i fondatori.
Abbiamo dato dei brevi cenni sulla vita dell’emigrante friulano che potrebbero costituire anche delle fonti d’interesse per la storia. Ci siamo chiesti veramente se si è fatto qualcosa di impegnativo. Una commissione di studi e di ricerche sull’emigrazione friulana è stata creata e speriamo che incominci a lavorare intensamente ed ottenga buoni risultati. Una successiva commissione avrà come obiettivo la raccolta dei documenti onde evitare che essi vengano perduti e dispersi.
 Fra i doveri e le attribuzioni della commissione, ci sará quello di predisporre la creazione di musei come già esiste a Resistencia dove sono raccolti cimeli interessantissimi sui fondatori di quella città.

La Commissione dovrà certamente prendere contatti con le altre fonti, cioè con quelle esistenti in Friuli, giacché indubbiamente solo indizi che potrebbero ricavarsi dalle indagini nelle fonti di origine ci permetteranno di ottenere informazioni e documenti di interesse per la vita di migliaia e migliaia di emigranti. Con certezza possiamo affermare che esistono delle documentazioni che riguardano le emigrazioni presso gli archivi dei comuni, della parrocchia e infine presso tutti gli enti che si occupano dei problemi derivanti da fenomeni emigratori. Si tratta di un lavoro di ricerca che comporterà anni di fatica. Se questo lavoro fosse stato iniziato prima potremmo contare su elementi oggi introvabili che sarebbero una testimonianza documentata dell’emigrazione friulana in questo nobile e grande paese.


(1895: trasporto bagagli e immigrati dal molo all'albergo)