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(nell'immagine: primi immigrati friulani
mangiano l'"asado", carne cotta alla brace) |
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Friulani
Era una moltitudine di persone
venuta in nutriti gruppi e questi gruppi hanno compiuto la grande impresa della
colonizzazione, sottoponendo il corpo e lo spirito a tremendi sforzi.
La terra da colonizzare era molto fertile ma ricoperta da fitti alberi che
bisognava abbattere contando unicamente sulla forza delle braccia vigorose e
l'aiuto di una pila. Le prime case fatte di paglia e fango offrivano un habitat propizio per
“vinchucas”
ed altre bestie. Il
raccolto a causa delle scarse e cattive semenze era frequentemente
distrutto da grandine o da "aragosta". Ma i nemici maggiori
delle avversità naturali, per molti anni furono proprio gli uomini.
Decimarono gli "indios” portando distruzione e morte ovunque. I peggiori,
che a lungo hanno imperversato, i malvagi giudici e
commissari di campagna, il cui potere era pressochè incontrastato a causa della
distanza dai centri civilizzati. Nonostante ciò, gli 8.000 friulani che arrivarono
in questo Paese negli anni l876-l880 seppero resistere ad ogni
avversità ed
alla fine trionfarono, per il loro bene, per quello dell'Argentina e della patria
originaria. In poco tempo i loro sforzi vennero premiati. Le montagne
agresti e la terra incolta, si trasformarono in prato, le piante grigie e tristi, i
pascoli duri, furono sostituiti dalle viti, dai frutteti e dagli ortaggi e il
colore marcato dei fiori ornò le
case costruite ai lati delle stradine del paese.

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La situazione
dell'emigrato italiano in Argentina
Dal libro di Maurizio Lucchetta “Incontro con il lavoro friulano in
Argentina”
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"Di ca e di là" cosí Renato Appi ha fissato in un suo lavoro la
situazione umana dell’emigrante, sospeso tra il ricordo della terra
di origine e la societá nella quale egli svolge una sua funzione e
che egli stesso concorre a formare.
Qual’è la situazione dell’emigrato italiano in Argentina? Sarebbe
sbagliato pensare che gli emigrati italiani in Sudamerica abbiano
gli stessi bisogni e incontrino le stesse difficoltà di quanti sono
emigrati nei paesi europei. Questi ultimi, ad esempio, avanzano
richieste di natura sopratutto assistenziale mentre i primi
richiedono più che altro alla loro patria d’origine un aiuto morale,
spirituale.
Chiedono di poter restare ancora quello che erano e sono e questa
preoccupazione la provano più per i loro figli che per loro stessi. |
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Vi sono state varie ondate di immigrazione italiana e friulana verso
l’Argentina.
La prima risale agli ultimi decenni del secolo scorso appena dopo il compimento
dell’unità nazionale. Questa gente partì senza la sicurezza di poter contare
sul benché minimo appoggio da parte di qualcuno già emigrato precedentemente e
sopportò già nel viaggio disagi spaventosi che si tradussero in un alto numero
di morti. Partirono famiglie intere, talora con a capo il parroco, e si
inoltrarono nella vasta terra Argentina per dare vita ai primi nuclei di
quelli che sono oggi fiorenti centri economici e cittadine ben organizzate.
L’emigrato friulano fu in molti casi pioniere e colono e quando finalmente le
difficoltà ambientali furono vinte, quando la terra cominciò a restituire il
lavoro ricevuto, quando ci fu bisogno di nuove braccia per allargare l’area
colonizzata, allora egli chiamò dal Friuli, dai paesi di provenienza i parenti
e i paesani. Cosí questi centri si allargarono conservando tuttavia una identità,
una parlata, una mentalità tipicamente friulana. Si formano comunità friulane
che tuttavia non furono chiuse agli apporti di emigrati italiani di altre
regioni anche se abbiamo riscontrato in Argentina una omogeneità regionale
nelle varie aree di insediamento. Così nella zona di Santa Fè prevalgono i
piemontesi, in alcuni quartieri della capitale federale i liguri, in altre i
friulani e, tra gli stessi friulani sono frequenti i raggruppamenti per paese com’è il caso dei cordenonesi di
Avellaneda. |
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(primi coloni friulani)
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In questi centri la vita agli
inizi dura divenne via via più facile anche se di quando in quando qualche
divergenza con le autorità centrali mise in pericolo il lavoro di anni ma
provocò, per reazione, una ancor più profonda coesione e solidarietà. Di
questi centri sono in tanti attraverso l’Argentina. Il più famoso è certo
Colonia Caroya, a un’ora di auto da Cordoba dove la popolazione ha
conservato la parlata furlana pura, dove le stesse attività economiche fanno
pensare ai nostri paesi friulani:
distilleria di grappa, cantina sociale, produzione di salame, insaccati vari, e
formaggi tipici. Il primo borgo della cittadina ha nome Jesus Maria.
"Jesus Maria,... dove siamo mai capitati!" fu appunto il commento di una
vecchia donna di Montenars arrivata in quei luoghi allora deserti con i
primi coloni

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IL MOVIMENTO MIGRATORIO |
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I friulani partono dalla loro terra con la
crisi economica che segue di poco l’unificazione.
Ed è interessante
constatare che mentre prima dell’unificazione nazionale l’emigrazione si muoveva verso
l’Europa orientale, dopo il l870,
per motivi di carattere interno e di facile
richiamo, si ha una corrente migratoria prevalentemente diretta verso le due
Americhe.
Al movimento sono interessati anche i veneti,
i piemontesi, alcune zone delle Marche e degli Abruzzi e la circoscritta zona
lucchese in Toscana. Ma è
sopratutto l’Italia meridionale che fornisce le prime massicce emigrazioni
transcontinentali. Certo è una conseguenza questa dei nuovi e più accessibili
mezzi di trasporto che vengono utilizzati a
questo scopo. In un primo tempo sono gli Stati Uniti che attraggono maggiormente
i nostri emigranti. Poi è la volta del Brasile, e dal l878, dell’Argentina
verso la quale si dirige la maggior parte degli
emigrati friulani.
Gli arrivi in massa: Se esaminiamo i giornali
del l878 a grande tiratura in Argentina, "La Nacion" e
"La Prensa",
ad esempio, oppure se consultiamo i registri anagrafici dei comuni friulani per
lo stesso periodo, abbiamo la chiara
testimonianza di questo fenomeno considerato
positivamente nel primo caso, indice di miseria nel secondo.
In Argentina è il
periodo degli arrivi in massa.
Milleduecento persone al giorno arrivano
dall’Europa e vengono raccolte provvisoriamente in alcuni grandi alberghi di
Buenos Aires in attesa di essere
smistate verso l’interno. Eppure i giornali
argentini quando segnalano l’arrivo
di questa gente difficilmente registrano la
regione italiana di provenienza. In genere scrivono solamente che si tratta di
Italiani. Ma se sentono che questa gente parla una lingua che non appartiene
alla italiana, come nel caso dei friulani, allora parlano di russi, di tedeschi
o tutt’al più se riescono a contattare personalmente qualcuno citano la
Venezia Giulia e in particolare la città di Udine. Queste sono impressioni che si traggono
non solo dai giornali nazionali,
quelli di Buenos Aires, ma anche da quelli
locali che interessano le Province di
Cordoba, Corrientes, Rosario e Santa Fè.
La gente arriva dal Friuli a nuclei familiari
di duecento, trecento persone, a volte interi paesi, assieme ad altri italiani
dell’Italia settentrionale. Si porta dietro gli attrezzi agricoli, le immagini
sacre e la sua lingua sconosciuta ed incompresa che viene spesso scambiata per russa,
tedesca o slava....Un giornale
di Cordoba dopo alcuni giorni dalla
pubblicazione di un articolo sull’arrivo di
un contingente rettifica l’informazione: "Non sono russi, tedeschi -
scrive - ,quelli che sono giunti giorni orsono nel nostro
Paese, ma italiani, italiani dell’est:
Sacrifici enormi: E’gente che ha fatto due
mesi di viaggio e che in nave ha
patito le peggiori malattie...
"
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(Claudio
Brollo: l'emigrante) |
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Ancor oggi ci sono in Argentina persone che
sono la testimonianza vivente di queste esperienze. C’è a Resistencia (Prov.
di Chaco) una persona che ricorda di aver perso due fratelli di sei anni durante
la traversata a causa di un’epidemia di scarlattina. Giunti al Paranà, tra
Corrientes e Resistencia, anche il padre non sopravvisse agli stenti e poco dopo
toccò la stessa sorte alla
madre, colpita dalla febbre gialla. Ma la strage colpì non tanto i grandi quanto i piccini Allora le famiglie partivano
al completo. e molti furono i bambini, anche di due mesi, che trovarono
sepoltura in mare, perché morti in
nave durante la traversata.
Sono queste notizie vere, raccolte dalla viva voce dei protagonisti. Non
le troviamo di certo sulla stampa italiana od argentina dell’epoca.
Preoccupata la
prima di favorire il più possibile un esodo in massa e la seconda di
non creare
allarmismo che rallentasse il flusso di nuove braccia. Da parte
argentina, ad
esempio, non si è mai sottolineato come i contratti offerti a queste
persone
per terreni di venti, quaranta, cento ettari non siano molto spesso
stati rispettati. C’è gente che ha pagato al governo argentino anche dieci volte
il terreno lottizzato e offerto ai coloni italiani.
Di gente che ha vissuto
queste vicende ce n’è molta a Colonia Caroya, a Resistencia e altrove. Come la
speranza nel momento della partenza portava ai facili entusiasmi, così la disperazione calava
su questa povera gente, all’arrivo. I coloni venivano inviati in zone vergini
dove la vita di tutti i giorni comportava problemi tragici.
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Province
da "Incontro con il
lavoro friulano in Argentina" di Maurizio Lucchetta
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COLONIA CAROYA il Friuli
della
Provincia di Cordoba |
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Un lungo viale di platani enormi, maestosi, gli unici platani probabilmente esistenti in America Latina.
Il giorno l5 di Marzo del l878 arrivarono a
Colonia Caroya, 60 famiglie friulane, più o meno 300 persone. Nel Febbraio del 79, sono arrivate 40 famiglie
in più. Colonia Caroya
è il cuore del Friuli. Non solo del Friuli d’Argentina ma del Friuli
sparso
per il mondo.
Ci chiediamo ancora come è possibile che un nucleo umano scardinato,
sradicato dal suo ambiente naturale, asportato del suo contesto culturale e sociale
possa, inserito in un ambiente fisicamente diverso e socialmente inesistente
come quello
trovato dai primi coloni, dare vita, germinare
in mezzo alla Pampa
Argentina, un altro pezzo del Friuli.
Perchè
la profonda verità il significato
di Colonia Caroya e questo: che Colonia Caroya è Friuli
più di quanto non lo siano ormai molti
ambienti e molte componenti
sociali all’interno della nostra stessa
regione, Ecco perchè riteniamo
utile ora addentrarci
nella storia di questa colonia.
Sono i primi giorni di Colonia Caroya. Di
questa gente capace, disposta a un lavoro infaticabile, i giornali argentini
descrivono le
caratteristiche :
“Sono
persone che si sono
cementate nel carattere
attraverso varie generazioni.
Nell’antica
provincia italiana del Friuli.
L’appartenenza di questo territorio alla
giurisdizione dell’Italia e dell'Austria alternativamente, ha fatto sì che
questa gente abbia dei costumi speciali e una
particolare moralità. Un
tipo di vita molto particolare quello del Friuli, dove il sistema feudale ha
superato i confini di tempo che si sono verificati invece in altre zone. Per
questi e per altri motivi i friulani hanno
condizioni familiari e sociali che li distinguono”. Questo scrivevano i
giornali dell’epoca.
Nei primi
tempi la
provenienza degli emigranti non sempre era conosciuta. Il
3l Ottobre dello stesso anno, il giornale
“La republica”di Buenos Aires afferma che tra gli arrivati, circa
sessanta famiglie erano italiane
e che quanto era stato scritto circa la
provenienza russo-germanica era errato.
I trecento coloni erano friulani. Abitudini:
avevano la loro casa tipica con il loro fogolar di stile friulano, il
loro recinto per gli animali domestici, la stalla per le mucche, le gabbie per i conigli , il recinto per
il maiale e per gli animali
da cortile.
Le donne provvedevano alla
fabbricazione di conserve,
alla conservazione sotto aceto delle verdure.
Gli uomini erano intenti
alla vinificazione e alla lavorazione del
formaggi. A quei tempi la
semina si effettuava a mano così come la
raccolta dei foraggi e la sgranatura delle pannocchie.
L’uva si pigiava con i
piedi in una tinozza ed il burro si faceva sempre a mano con la zagola.
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(coltivazione
della vite) |
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Molti di
questi prodotti
erano portati per essere venduti, fino alla città di Cordoba, distante circa
cinquanta chilometri.
Ci andavano a
piedi o
con uno o più carri a quattro ruote senza
nessun tipo di sospensione, per cui il viaggio diveniva a volte una vera e
propria odissea.
Per guadagnarsi un poco di benessere in questo luogo si lavorava incessantemente, senza giornate di riposo e con orari inesorabili.
Ognuno si
applicava al suo lavoro secondo le proprie attitudini e secondo la tradizione della
sua famiglia di modo che nessun motivo
estraneo turbava la vita della colonia.
A Colonia Caroya, come nelle pochissime altre
parti in cui la popolazione fu di origine straniera, si ebbe la precisa
intenzione di mantenere forme di vita proprie del paese che si era abbandonato,
cioè del Friuli.
Sempre, nelle varie fasi di questo sviluppo, gli abitanti
di Colonia Caroya si sentirono orgogliosi
della propria origine. Cambiarono le forme, cambiarono i mezzi, migliorò il
tenore di vita, ma la mentalità resistette a qualsiasi trasformazione, anche a
quelle più brusche.
Anche se argentini, i figli e i nipoti di
coloro che popolarono Colonia Caroya nel l878, oggi più di un secolo dopo, sentono ancora vibrare l’animo nel
cantare le canzoni della terra dei loro padri.
Una terra che, anche se non hanno mai conosciuta, è però presente nel loro gesti, nelle loro parole,
nei loro sentimenti.
Non potrebbe essere altrimenti se pensiamo che
quando nel l9l4 scoppiò la prima
guerra mondiale, molti lasciarono Colonia Caroya
per ritornare in Italia a difendere la patria
dei loro padri.
Questa è Colonia Caroya, un paese cresciuto
dal nulla.
In un’epoca
in cui in Friuli non c’éra da mangiare per
tutti, questa gente venne qui
a piantare il proprio seme.
Questo luogo stesso
è la sintesi di come la
capacità, la creatività dei coloni che
partirono dalle terre italiane del
Friuli e che si attaccarono in questo suolo
argentino, ha potuto, unita
alla speranza e alla forza
di volontà, dare vita a una comunità veramente fondata sul lavoro. Essi qui
veramente forgiarono un popolo.
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VILLA REGINA (Provincia di
Rio Negro)
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Villa Regina si trova nella Provincia del Rio Negro, vale a dire nella
parte
centrale dell’Argentina, in una grande vallata lungo la quale scorre
il fiume
omonimo.
Intorno è deserto e la vallata non è che una lieve
depressione ai
cui lati stano due vasti e poco elevati altipiani i cui fianchi ripidi e
secchi
si sbriciolano al sole rendendo il paesaggio polveroso e arido. Sopra
una delle due sponde campeggia un’enorme statua di argilla. Una sentinella
indios
alta parecchi metri che sembra posta a guardia del passaggio.
Sotto,
fuori del
paese, qualche modesta costruzione a volte vere e proprie baracche
ospitano
quella parte della popolazione nativa che non ha voluto integrarsi nella
vita
attiva della cittadina.
Una notevole opera educativa a favore dei nativi
è stata
svolta, come ho avuto modo di verificare personalmente, dai religiosi e
dalle religiose soprattutto nei confronti dei giovani. Se si sale alla vecchia
sentinella
si può dominare tutta la vallata e allora, in un paesaggio tipicamente
americano fatto di vaste distese limitate da un piccolo rettilineo in rilievo,
che è più
che altro simile a un gradino che separa questa da un’altrettanto
vasta pianura,
si ha una idea precisa
della cittadina.
Case basse e allineate in "quadras"
lungo le strade rettilinee, una grande cantina per la produzione del sidro,
grande
distese di frutteti, un’economia insomma prevalentemente rurale anche
se non
manca una buona fabbrica di macchinari agricoli.
Questa cittadina, come le altre poche che si allineano lungo la vallata,
è stata
fondata dai
coloni friulani.
Padre Rotter
arrivò in questi luoghi nel l929, pochi anni dopo i primi insediamenti , da Artegna.
"A quarantaquattro anni dalla mia partenza
porto ancora
nel cuore il ricordo delle campagne del mio paese, il din, den don, e
come me
tutti i friulani..."
L’immigrazione
in questa zona si è verificata tra gli anni
venti e gli anni quaranta, a cavallo tra le due guerre.
Tempi difficili per tutto
il mondo ma in particolar modo per il nostro Friuli per l’inflazione e
la disoccupazione.
Non c’era lavoro e allora con il cuore pieno di speranza... e
di dolore
anche...siamo partiti in cerca di fortuna. Se oggi ci parlano del Friuli
ci dicono
che è una zona turistica e industriale.
Ma nei nostri tempi si recitava
una preghiera che oggi sembra una
barzelletta:
O Signur
mandait panolis o se nò cioleinus nù.
In quei tempi le vecchie donne della Carnia con
i "cos" (in Carnia gèi) e con la "sesule" andavano su per le montagne a tagliar l’erba
ed è anche per questi ricordi che per
me la definizione del friulano è questa:
friulano, anima schietta e onesta; friulano, uguale sacrificio, friulano uguale
umiltà, friulano, uguale creatività; in
breve il friulano è un uomo di poche parole
ma di molti fatti.
Se oggi i friulani in
Argentina come in Italia godono di buone posizione economiche e sociali se le sono straguadagnate, dico
straguadagnate, perchè noi non siamo
ladri, siamo onesti! E veniamo all’estero
a collaborare in particolare con
questa nazione generosa e nobile che è la
Repubblica Argentina.
Oggi i
primi venuti sono rimasti in pochi. La
maggior parte riposa là in fondo al
paese nel nuovo cimitero.
Le nuove
generazioni godono del sacrificio sofferto dalle generazioni passate. Il governo
argentino e italiano dovrebbero
realizzare legami più stretti per lo
sfruttamento della Patagonia.
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FRIULANI NEL FIUME
PARANA |
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Venivano dal Friuli, territorio in quei tempi dell'
Impero Austro-Ungaro, che poi è passato all’Italia.
Si sono installati in strette fasce agricole accanto al fiume nel nord di Santa
Fe (Argentina)
Sono arrivati in battello, navigando sul fiume Paranà e hanno fondato la
colonia che poi si sarebbe chiamata Reconquista e Avellaneda nel
nordest della provincia di Santa Fè.
Erano duecento famiglie che tra il l879 e l880 erano partite dal Friuli.
Contadini da tempi immemorabili, questi coloni hanno lavorato la stretta fascia
di terre agricole che si allargano tra il fiume Paranà ad est e la
chiamata Cuña Boscosa, al ovest.
Questi sono alcuni cognomi: Zorzon, Tomadin, Brezan, Sponton, Muchint,
Cappeletti, Batistuta.
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(Francesco Zorzon - Reconquista) |
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Questi coloni imprenditori, quando furono pubblicati gli annunci che offrivano
il conferimento gratuito di terreni agricoli in Argentina, partiti dal loro
paese, arrivarono all' Hotel dell' Immigrante e sono venuti a sapere che erano
destinati al territorio nazionale del Chaco, dove davano terre che erano
abitate dagli aborigeni. Alcuni fuggirono dall' Hotel per dopo vagabondare
senza trovare lavoro nè cibo, tornarono e accettarono di andare a Reconquista e
di lì a una colonia che si sarebbe formata sull’altra parte del ruscello El
Rey’.
Da allora, le scarse terre del nordest santafecino furono sempre più suddivise
in altre parti, tanto che non bastavano per mantenere una famiglia
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(Almacen, famiglia Batistuta)
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(Colonia Avellaneda, Diego Bianchi e nipote Vanina) |
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Resistencia
A Resistencia arrivano il 28
febbraio l878 ben 67 famiglie friulane, tutte
originarie della provincia di Udine, che venivano ad abitare la Colonia Resistencia che così fu chiamata e che ebbe poi l’impulso da queste
famiglie
laboriose, pazienti, che sapevano sopportare con stoicismo le avversità.
A
quelle poi seguirono altri contingenti che dalla stessa provincia
giunsero
nel l879: erano altre quarantotto famiglie.
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L’importanza di studi
e ricerche sull’emigrazione friulana in Argentina.
(intervento di Abele Matiussi al XII Congresso
delle Società Friulane dell’America
Latina)
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Sull’emigrazione friulana in Argentina in
verità non si sono mai fatti studi e ricerche onde ottenere e conservare l’impegno
di ciò che potrebbe essere testimonianza dell’apporto dato prima dell’emigrazione
organizzata e tutelata dall’autorità argentine e poi quali furono le vicende
dell’emigrazione libera che si sparse in questo immenso paese.
Dell’emigrazione le genti friulane hanno conosciuto e conoscono la dolorosa
esperienza. Ma il friulano possiede la virtù di saper superare le difficoltà
anche nelle brutte vicende. Il friulano possiede doti di fratellanza che gli
permettono di inserirsi con vero spirito di adattamento nella vita del paese
nonostante le condizioni umane diverse.
Lo Zanin nel suo volume Friuli emigrante ci afferma che la cosiddetta
emigrazione temporanea conta secoli di storia.
Nel l876 partirono ben venticinquemila emigranti verso l’Argentina, per poi
raggiungere intorno al l880 la cifra di ottantamila, cioè il l3% della
popolazione del Friuli.
Sull’emigrazione verso l’Argentina ci dà notizie monsignor Ridolfi nel suo
opuscolo "Friulani d’Argentina", dove sostiene che nel biennio l877-l879
emigrarono in Argentina ben seicento famiglie friulane.
Possiamo ricordare con un senso di simpatia che in quei poveri paesi più
numeroso fu l’esodo nei giorni precedenti alla partenza degli emigranti,
questi facevano il giro delle famiglie per congedarsi dai loro compaesani.
Quando partivano tutta la popolazione si riversava nelle vie per l’ultimo
addio, mentre dall’alto del campanile i mesti rintocchi della campana donavano
alla commovente scena un senso di pubblica commozione.
Cosí diceva monsignor Ridolfi. Tanti e tanti di noi ricordano le sventure, le
peripezie che subirono le generazioni dei nostri nonni nella loro vita di
emigranti verso i centri europei. Ricordo mia nonna che ogni volta che ci
portava a letto, passando davanti alla finestra, ci indicava le colline, le
Prealpi dicendoci che più in là si trovava il nostro nonno o il nostro babbo
lontano oltre ai monti, asciugandosi le lacrime.Quante spose, quante mamme rimanevano in casa accanto alla famiglia e
rivolgevano il loro pensiero, il loro sguardo verso le Alpi con una preghiera ai
loro cari emigranti.
Nel libro "Nozze di ieri nel Friuli" così si dice della donna friulana
"L’umile donna friulana ha conosciuto e conosce inverni rigidi, strade
deserte, poche primavere gonfie di germogli ed estati cariche di frutti d’oro,
ma ha saputo e sa realizzare se stessa, rivelando in ogni tempo una gran
capacità di ottenere con pazienza e fiducia in Dio, con sacrificio ed amore per
divenire così estremamente ricca e, tutto quello che essa dona, scaturisce dal
suo intimo valore, la sua pace il senso del tempo e delle tenebre perché la sua
ricchezza non è l’essere amata, ma l’amare, questa è la donna friulana"
Sull’emigrazione in Argentina, sarebbe nostra intenzione approfondire di più
le ricerche per conoscere non solo le grandi opere che hanno saputo realizzare
ma anche la vita degli umili emigranti che sono sparsi nella mia immagine;
quanti hanno visto cadere le loro aspirazioni al successo, quanto sudore,
energie e anche sangue hanno dato senza ricompensa ne riconoscenza. Ecco perché
vogliamo approfondire le ricerche fino alle radici delle prime emigrazioni a
quelle attuali per avere informazioni che ci diano testimonianza della loro
opera.
Secondo le informazioni che abbiamo raccolto sulle prime emigrazioni dei
friulani essi facevano delle riunioni, degli incontri tra familiari, tra amici
per incoraggiarsi a vicenda e trovare sollievo e mitigare la sofferenza del
distacco dai loro cari lasciati nel lontano Friuli e c’era anche la bruciante
nostalgia che tormentava le loro anime, che determinarono la necessità di
convivere se non altro in alcune ore della vita quotidiana. In quanto alle così
chiamate emigrazioni libere che sono posteriori a quelle già accennate,
abbiamo notizie più precise.
Sappiamo che si riunivano tra compaesani già emigrati nei paesi
centro-europei forse reminiscenze di emigrazioni stagionali come in Germania, in
Francia, in Ungheria, ecc.
Il grande flusso emigratorio avvenne durante il decennio che precedette la prima
guerra mondiale e specialmente al termine della stessa. Ma ci fu anche una
grande massa al termine della seconda guerra mondiale sebbene l’emigrazione
del dopo guerra sia stata più numerosa durante il decennio che seguì la prima
guerra. Si provocarono incontri tanto numerosi e tanto frequenti da far sorgere
la necessità di creare una istituzione, "un
fogolar". Cosí nacque la famiglia friulana di BuenoAires, così via, via si
fondarono i nostri "fogolar" che operano in tutta la Repubblica.
Gli incontri fra le nostre istituzioni, fra i nostri dirigenti, crearono
un clima propizio per un’unione più stretta; poi è sorta la necessità di
creare un organismo che oltretutto promuovese incontri nell’arco generale che
organizzasse un programma di visite tra i vari "fogolar". Fu così che nel
l954 si creò la federazione delle società friulane, un ente che oggi riunisce
ventiquattro istituzioni tutti i "fogolars" della Repubblica. |
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gruppo di coloni friulani a Colonia Caroya) |
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Quanti sono i friulani attualmente in Argentina? E quanti sono i discendenti dei
friulani? E’ nostra intenzione intensificare le ricerche di dati, di fatti, di
statistiche, onde ottenere i documenti in base ai quali conoscere concretamente
la vita degli emigrati in Argentina.
Già contiamo pubblicazioni che danno testimonianza della presenza del friulani.
Come per esempio, la storia di Colonia Caroya, un documento privato sull’emigrazione
italiana in Argentina scritto e pubblicato in base al diario friulano di un
emigrante di Colonia Caroya. Sono state pubblicate le ricerche sulla vita
iniziale di quella città, sulle fatiche dei friulani che ne furono i fondatori.
Abbiamo dato dei brevi cenni sulla vita dell’emigrante friulano che potrebbero
costituire anche delle fonti d’interesse per la storia. Ci siamo chiesti
veramente se si è fatto qualcosa di impegnativo. Una commissione di studi e di
ricerche sull’emigrazione friulana è stata creata e speriamo che incominci a
lavorare intensamente ed ottenga buoni risultati. Una successiva commissione avrà come obiettivo la raccolta dei documenti onde evitare che essi vengano
perduti e dispersi.
Fra i doveri e le attribuzioni della commissione, ci sará quello di
predisporre la creazione di musei come già esiste a Resistencia dove sono
raccolti cimeli interessantissimi sui fondatori di quella città.
La Commissione dovrà certamente prendere contatti con le altre fonti, cioè con
quelle esistenti in Friuli, giacché indubbiamente solo indizi che potrebbero
ricavarsi dalle indagini nelle fonti di origine ci permetteranno di ottenere
informazioni e documenti di interesse per la vita di migliaia e migliaia di
emigranti. Con certezza possiamo affermare che esistono delle documentazioni che
riguardano le emigrazioni presso gli archivi dei comuni, della parrocchia e
infine presso tutti gli enti che si occupano dei problemi derivanti da fenomeni
emigratori. Si tratta di un lavoro di ricerca che comporterà anni di fatica. Se
questo lavoro fosse stato iniziato prima potremmo contare su elementi oggi
introvabili che sarebbero una testimonianza documentata dell’emigrazione
friulana in questo nobile e grande paese. |
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(1895: trasporto bagagli e immigrati dal molo
all'albergo)
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