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FREIKOFEL
1915
e
1998 |
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"Il soldato universale del Freikofel"
(da un articolo di Francesco Brollo
e con la
collaborazione del gen. degli alpini Adriano Gransinigh)
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1998:
Il ritrovamento delle spoglie di un
soldato ignoto
1915: La
conquista del Freikofel
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Che
senso ha oggi parlare di Pal Piccolo, Pal Grande, Freikofel? Si rispolvera
questo passato per formale commemorazione, o c'è una memoria storica nella
propria coscienza? Partiamo a ritroso, riproponendo su
queste pagine l'articolo-reportage di Francesco Brollo, scritto per il
Gazzettino il 19 settembre 1998. Perchè?
La generazione alla quale appartengo ha sentito dalla voce dei nonni,
protagonisti della grande guerra, i racconti sulla prigionia, sul Piave o sul
Pal Piccolo: storie di lotte furibonde di giovani italiani, molti ragazzi del
'99, portati spesso allo sbaraglio e costretti in trincea e alla lotta corpo a
corpo alla baionetta.
Eravamo piccoli, ma quegli episodi raccontati orgogliosamente da un nonno con voce grave e occhi
quasi lucidi, sono rimasti nella memoria. Hanno depositato un tassello
irremovibile nel mosaico della nostra coscienza.
Per Francesco la grande guerra, come per molti altri giovani, era sempre
stata una pagina sui libri di storia, da leggere di corsa, sperando di non
essere interrogati.
Ecco che il rinvenimento delle spoglie di un soldato ignoto, lo ha portato
sulla cima del Freikofel ed ha fatto una scoperta importante. Ha trovato gli
uomini che sono stati gli artefici indispensabili ed eroici della
nostra libertà. Anche lui ha recuperato quel nuovo tassello e credo non
riuscirà più a staccarlo dalla costruzione della sua coscienza.
Se
vi capiterà mai di raggiungere quelle cime-museo, vi verrà spontaneo salire in
silenzio e una volta arrivati sulla sommità, fra i camminamenti della prima
linea e tanti segni arrugginiti sparsi all'intorno, la voce del vento vi farà
ondeggiare tra passato e presente. Vi riporterà indietro e sentirete anche voi,
solo se lo vorrete, quanto sia dolce e caro il suolo di una patria conquistato. (A. B.)
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| (alpini del battaglione Tolmezzo si
addestrano al lancio delle bombe con il fucile)
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ed
ecco l'articolo del 19 settembre 1998:
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"Il soldato universale del
Freikofel" |
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I
FATTI
"Paluzza
(F.Br.)
Pochi giorni fa, sulle pendici italiane del monte Freikofel, sopra Timau,
proprio in prossimità della vetta, sono state rinvenute. sotto le macerie di
una postazione, le spoglie mortali di un soldato della Grande Guerra. La scoperta è stata fatta da
alcuni volontari dell'Associazione degli Amici delle Alpi Carniche, guidate da
Lindo Unfer direttore del museo della Grande Guerra di
Timau, nel corso di una ricognizione in quota per l'organizzazione dei lavori di
ripristino di manufatti e opere belliche per la realizzazione di un museo
all’aperto.
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”Difficile se non impossibile – dice Unfer – definire la nazionalità del
Caduto dai poveri resti che sono stati recuperati, mescolati tra loro. Ci sono
reperti che da un attento esame risultano appartenere a dotazioni e corredo sia
italiano sia austriaco. Sarebbe
quindi azzardato esprimere ipotesi che non possono essere provate con
certezza”. Con questo
ritrovamento, tra i più completi per quantità di reperti ossei e non, le salme
dei caduti recuperati sul Freikofel dal 1938 salgono a 32,
cinque dal 92 a oggi. I ritrovamenti sono
legati alla violenza dei combattimenti avvenuti in particolare dal 6 al 10
giugno del 1915, quando la cima del Frikofel passò ripetutamente di mano sotto
il continuo fuoco delle artiglierie. E’
verosimile che le spoglie rinvenute risalgano a quel periodo quando i caduti
venivano sepolti nelle immediate vicinanze delle trincee.
Oggi le spoglie verranno traslate fino al tempio ossario di Timau, dove l’11
ottobre ci sarà la cerimonia ufficiale nella quale verranno resi gli onori ed
eseguita la tumulazione."
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(il
tempio di Timau, prima del terremoto del 1928, foto arch. Doriguzzi) |
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"Timau
Ci sono luoghi che vai lì e sei libero, ne esci e sei prigioniero. Sono luoghi
che all’inizio ti danno silenzio poi cominciano a farti vibrare, e diventi
nervoso; e uno che non ci va, in quei luoghi, non capisce perchè sei così
nervoso. Come tu non capisci gli animali quando fremono per qualcosa che sentono
solo loro. Il Freikofel è uno di
quei luoghi. All'inizio ti dà il
silenzio della montagna, poi cominci a sentirle, le voci, e poi gli spari, e poi
ancora preghiere e urla e pianti. Non
li vedi, però li senti quei soldati, eccome se li senti. Ti sono addosso,
attaccati, come lo erano nelle trincee che stai percorrendo.
E quando torni a valle a Timau sei cambiato, e ti chiedi se gli altri
potranno capire cos'è che ti è successo lassù, tra i resti delle linee della
Grande Guerra. Ma li lasci stare
gli altri, perché i tuoi altri, in quel momento, sono gli alpini, i soldati
del'15-18, le portatrici, che continui a sentire
anche se non vedi. |
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Poi
magari capita di vederli, quei soldati. Un
teschio, le ossa, la gavetta, ricoperte dalle pietre fatte saltare dagli
italiani in ritirata.
Così paghi il tuo riscatto e torni libero perché capisci che il tempo è
passato. Sennò mica te ne accorgi che esiste il tempo, sul Freikofel: una cima
posta tra il Pal Grande e il Pal Piccolo che ti sembra Pompei per come il tempo
si è fermato. Lì è rimasto tutto come allora, la ristrutturazione è
appena cominciata.
Qualcosa a che fare con Pompei ce l'ha davvero, il Freikofel: ti
raccontano che in guerra quelle cime dalla valle apparivano come
vulcani, infuocate dagli ordigni. |
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Il “vulcano” deve averlo visto bene anche Karol
Wojtila, non il Papa: suo padre, che operò nel 1915-16 sul Freikofel come
sottufficiale addetto ai servizi burocratici del III-57° reggimento polacco. La
foto del papà del Papa la puoi vedere nel museo della Grande Guerra di Timau,
assieme a reperti bellici italo-austriaci, trovati sui monti circostanti Timau:
Cresta Verde, Cellon, Pal Piccolo, Freikofel, Pal Grande. Un migliaio di
documenti e immagini fotografiche che raccontano la Grande Guerra nella “zona
Carnia”. Adesso più che un vulcano sembra uno di quei castelli che sognano i
bambini, pieni di buchi e passaggi segreti. Bambini, o poco più, hanno bucato
la montagna, vi hanno combattuto e l’hanno scolpita, e ci hanno scritto
“mamma forse ritornerò”.
Così accovacciati eravamo anche noi giovedì, a ripararci da una bufera di
pioggia e neve in una di quelle buche, assieme alle guide e ai carabinieri. Poi
ha cominciato a tuonare e Birba, la cagnetta di Unfer, è uscita dal riparo. E
non abbiamo capito che cosa pensasse. "
(Francesco Brollo)
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La
conquista del Freikofel
di Adriano Gransinigh
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Le vicende di cui si parla si
riferiscono al giugno del 1915 ed alle giornate più infuocate sul fronte di
questa cima, posta fra Pal Piccolo e Pal Grande, in una posizione di vitale
importanza per ambedue gli eserciti in lotta. Anche il Freikofel, come le altre
due montagne è stato dagli italiani perso e riconquistato
con fasi alterne. La pagina che il gen. Gransinigh gentilmente messo a
disposizione, fa parte del suo lavoro "Il Battaglione Tolmezzo"
del 1998. |
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(cavalli di frisia in zona Freikofel -
arch. Gransinigh) |
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(l'alta valle del But - arch. Gransinigh) |
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"La
displuviale carnica, ad oriente del Passo di Monte Croce Carnico, risulta
abbastanza praticabile. Essa
presenta però, un elemento, il Freikofel, le cui caratteristiche in
corrispondenza del versante italiano lo rendono difficilmente accessibile.
Il suo versante meridionale si presenta infatti costituito da pareti di
roccia quasi verticali. La
situazione tattica ai primi di giugno vede gli italiani possessori del Pal
Piccolo e del Pal Grande mentre il Freikofel, interposto fra i due Pal, è in
mano austriaca. Conseguentemente,
la difesa della displuviale realizzata dai nostri manca di unitarietà per cui
viene deciso di attaccare le posizioni nemiche del Freikofel.
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L’operazione, preparata minuziosamente, scatta alle prime ore del 6
giugno. Una pattuglia di 10
volontari del Tolmezzo inizia a scalare la ripida parete meridionale del
Freikofel mentre l'artiglieria batte la cima e due plotoni, uno della 121' e uno
della 6' compagnia, muovono dalle sellette orientale ed occidentale, per
avvolgere i difensori abbarbicati sulla cima.
(cucina a quota 2000 - arch. Gransinigh) |
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L'azione si conclude alle otto del mattino con la conquista
dell'importante posizione e la cattura di una cinquantina di cacciatori del XXX
battaglione.
La reazione austriaca non tarda a manifestarsi mentre gli alpini che hanno
conquistato la cima, rinforzati nel frattempo con altre forze, danno corso
freneticamente all'organizzazione difensiva della posizione in previsione del
contrattacco avversario. Questo,
infatti, si scatena verso mezzogiorno con forze preponderanti che attorno alle
ore venti costringono gli alpini a ritirarsi verso il Pal Piccolo. |
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All'indomani
sera, verso le ventuno, la 221 e la 223 compagnia del Val Varaita, riprendono a
scalare la difficile parete meridionale del Freikofel mentre la 222 compagnia
dello stesso battaglione e la 109 compagnia del Tolmezzo si attestano in
corrispondenza delle due sellette del monte.
Verso la mezzanotte, nonostante la perdita di alcuni alpini precipitati
dalle difficili pareti, la vetta viene
conquistata dalla 221 compagnia e predisposta per la
resistenza.
La perdita del Freikofel costituisce una grave perdita per gli austriaci che,
appoggiati dal fuoco violento delle artiglierie, il mattino dell'8 giugno
sferrano un forte contrattacco, questa volta senza esito.
Fra l'8 e il 9 giugno, attacchi e contrattacchi si susseguono a ritmo
serrato e la posizione del Freikofel muta spesso padrone.
Il terreno è letteralmente sconvolto dalle artiglierie ed entrambe le parti accusano numerose perdite.
(il maggiore Luigi Sapienza,
comandante del
Tolmezzo) |
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Nella notte sul 10 giugno sia il Freikofel - presidiato dalla 212 del Val
Tagliamento e dalla 122 del Tolmezzo - sia le sellette laterali verso Pal
Piccolo e Pal Grande sono attaccate da ben cinque battaglioni austriaci.
Il combattimento che si accende è senza precedenti e provoca ad entrambe le
parti numerosissime perdite.
La
lotta
- così scrive il
capitano Graziosi, comandante della 212' compagnia del Val Tagliamento - ha
momenti altamente drammatici. La
cima viene perduta, ripresa, e infine definitivamente mantenuta
contro ogni ulteriore ritorno offensivo. Le
pendici settentrionali del monte sono
letteralmente coperte di cadaveri. |
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L’intensità dei combattimenti e la determinazione dimostrata
dai reparti austriaci nel cercare di acquisire posizioni idonee a realizzare la
manovra, inducono il Comando del
Settore a far affluire nell'alto But altre forze: due
battaglioni del 3' fanteria, il XX battaglione Guardia di Finanza ed il
battaglione alpini Val Maira. Contemporaneamente,
poiché i reparti che hanno sostenuto gli ultimi combattimenti risultano molto
provati e abbisognano di riposo, a partire dal'11 giugno, con gradualità, sia
il Val Tagliamento sia il Tolmezzo, scendono a valle.
Gli ultimi reparti a lasciare il Pal Piccolo, nella notte sul 14
giugno, sono la 72' del Tolmezzo e la 272' del Val Tagliamento, sostituite da
quattro compagnie di finanzieri (tre appartenenti al XX ed una all'Vlll
battaglione)."
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(don
Janes, cappellano del Tolmezzo e
copertina della Domenica del Corriere)
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Il
generale degli Alpini Adriano Gransinigh, nato a Tavagnacco nel 1932, ha svolto
attività di comando di reparto ai battaglioni alpini L'Aquila, Tolmezzo,
Mondovì, Val Tagliamento, al Distretto Militare di Bolzano e alla Regione
Militare Nord-Est, oltre agli incarichi di Stato Maggiore e di insegnamento alla
Scuola di Guerra e alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri.
Numerose i suoi articoli di storia militare sul Messaggero Veneto e le
pubblicazioni , fra cui: "Il battaglione Val Tagliamento- Storia del
battaglione miracolo", "Il battaglione Tolmezzo - Storia di un
battaglione carnico", "Guerra sulle Alpi Carniche e Giulie",
"Julia, un nome, una
leggenda" |
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Il generale Adriano Gransinigh, da come lo ho conosciuto, mi è parso il vero
alpino. Nonostante il grado militare e l'importante carriera raggiunti, è una persona
disponibile e cordiale che ora si dedica instancabilmente allo studio storico
del Corpo cui è appartenuto e della guerra. Della montagna e della vita
con i suoi soldati, ha conservato vivo lo spirito di umana solidarietà e
fratellanza che contraddistingue gli Alpini. |
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siti
interessanti sulla grande guerra: www.grandeguerra.com
http://digilander.iol.it/mcbt73 |
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