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la
nostra storia |
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L'incendio di Forni di Sotto
26 maggio 1944
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(AmB) |
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La
rappresaglia nazista |
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Nella primavera del '44 sul fronte italiano qualcosa comincia a
sgretolarsi della monolitica resistenza tedesca: crolla la linea "Gustav"
e Cassino è superato.
Il 25 maggio scade l'ultimatum ai giovani
per presentarsi alle leve della R.S.I. ma il movimento partigiano
è ormai organizzato su tutto il territorio e la gioventù
preferisce la "divisa di nessuno" alla camicia nera.
In Carnia la reazione tedesca all'espansione del movimento
insurrezionale si fa subito sentire.
A Prato Carnico
l'8 maggio viene ucciso Orlando Cimador, un giovane di 23 anni, e
vengono distrutte le malghe Liana e Pilangs.
E' il 26 Maggio 1944 e a Forni di Sotto sta per consumarsi
un'ora triste per la Carnia.
I presupposti per la feroce azione tedesca c'erano tutti e
prevedibili: il rifiuto degli abitanti di consegnare il bestiame
all'ammasso, come ordinava il bando germanico scaduto il 25
maggio, e l'attacco partigiano a una colonna tedesca. |
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Casa di Forni di Sotto distrutta
dall'incendio |
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I
fatti |
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Nella mattina dello
stesso giorno un'autocolonna tedesca in transito lungo la strada
statale per Forni, subiva un attentato in località "Volta scura",
nella discesa che da Cima Corso conduce al Passo della Morte, in
territorio di Forni di Sotto a circa due chilometri dopo Ampezzo.
Una mina veniva fatta brillare dai partigiani "garibaldini"
comandati da "Falco" - Guido Masieri, e costituita da
giovani per la maggior parte fornesi. Bloccarono la prima
camionetta tedesca, provocando la morte di un capitano decorato
della più alta onorificenza del Reich.
Sparando all'impazzata, la colonna invertiva la marcia, prelevava
13 uomini che lavoravano allo scalo di legnami in località S.
Antonio (i medesimi operai coi quali poco prima aveva cercato di
familiarizzare offrendo sigarette). Ripassava quindi per
Ampezzo minacciando vendetta e proseguiva verso Udine.
Il comandante della piazzaforte di Spilimbergo ordina senza
indugio l'azione punitiva contro la popolazione di Forni di Sotto.
Nel frattempo la maggior parte della popolazione
abbandona le case, temendo la rappresaglia.
Dopo qualche ora,
all'imbrunire una trentina di camion e autoblindo salgono verso
Ampezzo, su di una macchina, steso e legato sul cofano, c'era il
partigiaqno catturato, Ovidio Sala. Dalle poche case rimaste abitate e dalle alture
circostanti, si attende con trepidazione, temendo il peggio.
Sul libro della parrocchia di Ampezzo si legge: "...da
Cjamesans alle 17 si odono colpi di mitraglia e cannone. Si crede
sia l'ultima ora di Ampezzo. La gente cerca di mettere in salvo
qualche cosa". |
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Il
fuoco |
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(Forni di Sotto e la fontana, prima
dell'incendio...) |
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(...e dopo..) |
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I reparti tedeschi, appoggiati dai carri
armati demoliscono a cannonate gli stavoli e i casolari posti a
valle, nelle campagne e sulle pendici montane. Poi piombano sul paese,
e con lanciafiamme e bombe al fosforo
incendiano tutto ciò che si trovano davanti, mentre i
mitraglieri mirano agli uomini e alle donne in fuga.
Fitte volute di fumo e fuoco salgono dai borghi di Vico,
Baselia, Tredolo e il bagliore rossastro illumina il tramonto
fin oltre i monti che circondano la conca di Forni.
L'intero paese è distrutto, rimangono le scuole, la latteria, il
municipio e una decina di case
Della chiesa incendiata e saccheggiata,
restano le mura perimetrali ed anche quella di S. Maria del
Rosario di Baselia è completamente bruciata.
Il parroco, don Pietro Felice, riesce a salvare solo gli
arredi sacri e a liberare qualche capo di bestiame passando di
stalla in stalla fra le fiamme.
Il bestiame, che i fornesi non avevano potuto salvare in quel poco
tempo a disposizione, è arso vivo nelle stalle
o abbattuto nelle strade.
Gli abitanti fuggono e cercano scampo negli stavoli in montagna.
400 case bruciate e millecinquecento senzatetto, rimasti senza
nulla con i soli abiti che indossano. Al posto di un paese
di montagna, una triste teoria di mura perimetrali annerite
dal fumo che racchiudono solo il ricordo del focolare domestico.
I fornesi, scesi dai monti, troveranno il paese ormai distrutto
col calore del fuoco mescolato al puzzo delle carogne disseminate
sulle strade.
Seppelliranno i morti e si daranno da fare per ricostruire sulle
fondamenta rimaste. |
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La
solidarietà |
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Immediata e
ammirevole la solidarietà verso la popolazione, superato il primo
attimo di angoscia che viene vissuto in tutta la Carnia.
Si eleva soprattutto la figura dell'Arcivescovo Nogara, per
l'aiuto spirituale e materiale che porta alle zone devastate. La
sua azione mobilita tutti per il soccorso agli abitanti colpiti.
Anche le forze "garibaldine" con la loro organizzazione
logistica si impegnano con viveri e mezzi.
Molte altre iniziative sono promosse dai parroci e dagli
amministratori dei comuni delle vallate carniche.
Sorge anche un comitato per la ricostruzione del patrimonio
zootecnico distrutto. E' una sorta di cooperazione che ha il
compito di promuovere la costituzione di un consorzio tra i
capofamiglia assegnatari del bestiame.
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Ancora eventi dolorosi |
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Mentre
fervono le iniziative, che evidenziano la solidarietà della gente
carnica, giungono notizie di eventi dolorosi: altre vittime di
rastrellamenti a Casteons, a Chialina di Ovaro partigiani
attaccano la stazione dei Carabinieri, sul monte di San Pietro
viene inalberata la bandiera rossa provocando l'ira tedesca e il
mitragliamento della chiesa della Madonnina.
Niederdorf, il Deutsche Berater per il Friuli, vieta di portare soccorso
agli abitanti di Forni di Sotto, minacciando di tagliare i viveri a
tutta la Carnia, con lo scopo di eliminare i "banditi" partigiani.
Il prof. Michele Gortani con il rag. Rinaldo Colledan si recano presso
il Comando tedesco di Udine per implorare grazia per la popolazione
carnica. |
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Nino e Vittorio Del Bon hanno
richiesto la pubblicazione del seguente testo, inviatoci via e-mail
e che riportiamo integralmente, relativo ai fatti di cui si parla in
questa pagina:
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Att. Anna Maria Bianchi (webmaster of Donne in Carnia,
Cara Anna Maria,come promesso le accludo informazioni di
Verita'a riguardo di FORNI DI SOTTO/1944
--- Nino Del Bon
--- EarthLink: The #1 provider of the Real Internet.
----- Original Message -----
Sent: Sunday, September 07, 2003 10:52 PM
Subject: VERITAS,VERITAS.
Att. Anna Maria Bianchi (webmaster of Donne in Carnia,
Cara Anna Maria,come promesso le accludo informazioni di
Verita'a riguardo di FORNI DI SOTTO/1944
--- Nino Del Bon
--- EarthLink: The #1 provider of the Real Internet.
L’
íncendio
di Forni di Sotto 26 Maggio 1944
Il 26 Maggio 1944 moriva nelle carceri di Via Spalato a Udine per
ferite riportate in combattimento e sorprusi Il Partigiano Giovanni
Ortis nostro Zio. Nato a Rosario di Santa Fe Argentina.
Zio Quancito diminutivo di Quan. Fu catturato a Forni di Sotto,
Battuto e malmenato, fu caricato sul cofano di un camion e
inviato verso Udine ,Via Ampezzo, Tolmezzo.
A Tolmezzo fu qualche suo amico di Paluzza (ora viventi) che
cercarono di salutarlo senza tante chiacchiere perche’ la sicurezza
era al massimo.
Arrivato a Udine due militi della G.N.R. ( Guardia Nazionale
Republicana ) furono gli angeli custodi (erano di Paluzza) ** uno di
essi lo ha malmenato per cercare di sapere qualche segreto. Zio
Quancito non parlo’ perche’ con la forte fibra degli Ortis non si
scherza,. Mori’ con I piu forti dolori dalle ferite nelle gambe e
una al ventre.( Da una scarica di mitra da poca distanza ).
Noi a Paluzza si cercava in tutte le maniere per sapere qualche
cosa. Era anche per noi un rischio per esporsi alle ricerche .
Finalmente alla fine di Maggio un gruppetto di Partigiani entrarono
all’albergo Marconi, noi abitiamo di fronte. L’amico Felice Del Bon
riconobbe il suo amico tenente reduci dalla Grecia, era il Tenente
De Cicco, e mi incoraggio’ ad avvicinarmi a chiedere a riguardo di
Forni di Sotto.
Lo feci e il Tenente De Cicco mi addito’ un partigiano e mi disse
che lui ti dara’ tutti I particolari, perche’ comandava l’azione di
Forni di Sotto. Mi presentai e quando sentii che ero nipote di Zio
Quancito mi fece un bel sorriso fraterno e amichevole e mi dette
qualche informazione di come si svolsero le cose . Era il comandante
Falco. Mi mise al corrente dei sorprusi che ricevette dall’amico di
Paluzza, e mi raccomando’ che se per caso ( questo amico) rientrasse
a Paluzza ,di metterlo al corrente, che ci avrebbe pensato lui a
metterlo in castigo... ..
Quando raccontai questo a mia madre,lei mi disse di non dire niente
a nessuno, altrimenti cominciano gli odi , le vendette e
possibilmente altre vittime.... .
Questa fu la sorte toccata allo Zio Quancito.
E’ la pura verita’. Dispiace leggere come "la storia agevola
..................cambia la situazione e crea eroi mai esisiti e in
molti casi e’scritta da individui che forse anno visto I Nazi
Fascisti sulle riviste.. Non lo so!!!. Da notare che il comandante
Falco e, stato trucidato circa undici mesi dopo a Cercivento. Grazie
alle spie abitanti nel Comune di Paluzza ,che incassavano....... e
che I loro discendenti tutt’ora godono !?!?!? delle riconpense
ricevute dalla Gestapo. ( Punto e Basta ).
** Uno di questi militi, dopo aver disertato la GNR e’stato
prelevato dai suoi ex-commilitoni,dal suo letto.a Paluzza il 24
Giugno 1944 alle 5.30 del mattino e mai piu’visto.
La colonna dei Nazi- Fascista erano scesi silenziosamente dal
Passo d Monte Croce Carnico.
* L’altro delinquente,che voleva le "risposte "da mio zio e’morto in
Lussemburgo nel 1950.
Il "FATO "li ha ricevuti tutti e due , a braccia aperte.
Cara Anna Maria, speriamo che queste realta’vengano allegate alla
Storia di FORNI DI SOTTO e che sia di guida alla realta’, che tante
volte e’omessa, sia dalla pura ignoranza, o , comodita’di
agevolazione.
Grazie tante
Nino e Vittorio Del Bon."
September 07, 2003 5:17 PM
"Carissimi Nino e Vittorio,
a
seguito della vostra richiesta di pubblicazione della presente
e-mail, vorrei chiedervi se sieti così cortesi di volermi dire quali
parti della pagina sull'incendio di Forni di Forni di Sotto secondo
voi sono non veritiere e in contrasto con la vostra verità, "La
storia agevola..." scrivete e "crea eroi". Volete precisare meglio il
vostro pensiero, in stretto rapporto su quanto scritto sulla pagina in
questione?
"Grazie.<< Annamaria,veramente era il
nome del partigiano che era stato legato sul cofano de camion. Io
mi son riferito a quel nome e senza provenienza del paese. Era il
nome menzionato per creare eroi o per convenienza di chi ha scritto
quel paragrafo di storia. Mio zio era sul cofano legato. Con
testimonianza del com. Falco,e verifica di Paluzzani quando il
convoglio era arrivato Tolmezzo. >>.
Spero di aver reso chiaro il mio
motivo. Grazie."
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