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le
Portatrici
carniche: |
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(portatrici fotografate dal serg. Tullio Bendauti sul Colle S. Daniele
di Paluzza nell'ottobre del 1915)
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sul fronte della guerra 1915-1918 |
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C'è un singolare monumento, a Timau, paese dell'Alto But,
ultimo prima del confine austriaco, inaugurato nel 1992, è il significativo
riconoscimento che le popolazioni e le Associazioni combattentistiche hanno
voluto erigere a ricordo della eccezionale impresa delle Portatrici. E'
intitolato a Maria Plozner Mentil e alle Portatrici carniche e la sua
realizzazione è stata promossa per mantenere vivo il patrimonio storico-morale
legato alla vicenda di queste donne.
Lo stesso generale Lequio, Comandante il Settore "Carnia",
ebbe parole di altissima stima e plauso nei riguardi delle Portatrici, che
operarono volontariamente rivelandosi una vera e propria forza di supporto ai
combattenti al fronte. |
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Storia di donne nella guerra
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La straordinaria pagina delle Portatrici carniche, scritta tra l'agosto del 1915
e l'ottobre del 1917, è forse unica nella storia dei conflitti armati.
La Zona Carnia, ove erano dislocati 31 battaglioni, aveva un'importanza
strategica nel quadro generale del fronte, in quanto rappresentava l'anello di
congiunzione tra le Armate schierate in Cadore alla sinistra, e quelle
delle prealpi Giulie e Carso sulla destra. Costituiva quindi un
importante difesa delle maggiori direttrici di movimento del nemico: quelle del Passo
di Monte Croce Carnico e del Fella. |
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Nei piani del Comando Supremo, il settore But-Degano (dal monte Peralba
al monte Cullar) doveva svolgere un'azione difensiva così come quello
del Fella (fino a Montemaggiore). Grande importanza aveva il
contrafforte compreso tra monte Zermula, Monte Cullar, Monte Sernio:
un'eventuale cedimento della zona avrebbe separato i due Settori, e aperto al
nemico l'aggiramento dello sbarramento di Chiusaforte.
Anche i piani operativi degli austriaci attribuivano particolare importanza strategica
al Passo di Monte Croce Carnico, del Sottosettore dell'Alto But. Realizzando uno
sfondamento in questa zona, il loro esercito avrebbe avuto via libera nelle
valli del But e del Chiarsò. |
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Passo Monte Croce Carnico.
Caserma dismessa della Finanza, ora ospita una
mostra
sui ritrovamenti del 15-18 relativi al teatro di battaglia dei monti
circostanti. (foto Annamaria Bianchi) |
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Le Portatrici di Paluzza operarono nel Sottosettore Alto But , ed anche nel Sottosettore
Val Chiarsò, fino a ridosso della linea del fronte che si estendeva
dal Monte Coglians (m 2780), Cresta Collinetta (m.2188), Passo di Monte Croce Carnico (m.1360),
Pal Piccolo
(m1866), Freikofel (m.1757), Pal Grande (m. 1809), Pizzo di
Timau (m. 2117).
Questa linea difensiva era servita dai battaglioni alpini locali Tolmezzo e
Val
Tagliamento. |
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il Monte Coglians (m.2780), la cima più alta delle
Alpi Carniche
(foto
Ulderica Da Pozzo)
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La linea di combattimento rifornita dalle portatrici di Paluzza e degli altri
comuni dell'Alto But, Sutrio e Cercivento, aveva un'ampiezza di circa 16
chilometri, poiché si estendeva dal Monte Coglians al Monte Questalta,
comprendeva inoltre le posizioni arretrate di Monte Terzo e Lavareit.
Tutta la prima linea Zona Carnia e in particolare il Sottosettore Alto
But, era particolarmente "calda", come dimostrato dal fatto
che dopo soli quaranta giorni dall'inizio della guerra venne conferita la
Medaglia d'Argento al Valor Militare alla Bandiera dell'8° Reggimento Alpini
con questa motivazione: |
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"Per l'incrollabile tenacia, il superbo valore,
l'abnegazione di cui dettero prova i Battaglioni Tolmezzo e Val
Tagliamento in aspre violentissime lotte, saldamente mantenendo il possesso di
importanti posizioni a prezzo di un largo e generoso olocausto di sangue (Pal Piccolo, Freikofel, Pal
Grande, 24 maggio - 4 luglio 1915"
camminamenti sul Freikofel - foto Annamaria Bianchi) |
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La forza media presente nella zona si aggirava intorno ai 10-12 mila
uomini.
I soldati, per vivere e combattere nelle migliori condizioni di efficienza
materiale e morale, avevano bisogno giornalmente di vettovaglie, munizioni,
medicinali e materiali per rinforzare le postazioni, e attrezzi vari.
I magazzini e i depositi militari, dislocati in fondovalle, non avevano
collegamento con la linea del fronte, non esistendoci rotabili che consentissero
il transito di carri a traino animale o di automezzi.
La guerra si faceva sulle montagne e i rifornimenti ai reparti schierati
dovevano essere portati a spalla.
La situazione venutasi a creare con i feroci combattimenti, non permetteva che
venissero sottratti i soldati dalle linee per adibirli a questo servizio. Ecco
quindi che il Comando Logistico della Zona e quello del Genio,
chiesero aiuto alla popolazione.
Ma a chi? Gli uomini validi erano tutti alle armi, nelle case solo donne,
anziani e bambini.
Le donne di Paluzza avvertirono la gravità della situazione, ed aderirono
subito all'invito drammatico a mettersi a disposizione dei Comandi Militari per
trasportare a spalla quanto occorreva agli uomini della prima linea
"Anin, senò chei biadaz ai murin encje di fan" ,
"Andiamo, altrimenti quei poveretti muoiono anche di fame". |
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museo di Timau: manichino di portatrice - foto
AmB |
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Didascalia del Comando supremo dell'Esercito:
"1916. ricognizione sulle postazioni alpine: al centro della foto i
generali Segato, Airoldi e Fara con le famose portatrici carniche" |
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"Anin"
Furono dotate di un apposito bracciale rosso con stampato il numero del reparto
da cui dipendevano. Il carico dei rifornimenti da portare alle prime linee, sui
30 - 40 kg e anche più.
L'età variava da quindici a sessant'anni, e nelle emergenze, venivano
affiancate anche da vecchi e bambini. Se necessario, venivano chiamate ad ogni
ora del giorno e della notte.
Ricevettero il compenso di una lira e cinquanta centesimi a viaggio, equivalenti
a circa L. 6.000 lire di oggi.
In tre furono ferite: Maria Muser Olivotto, Maria Silverio Matiz
di Timau e Rosalia Primus di Cleulis.
Maria Plozner Mentil fu invece colpita a morte.
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La tempra e la fatica delle Portatrici
Queste donne avevano ereditato dal loro passato la fatica. Abituate da secoli
per l'estrema povertà di queste zone, ad indossare la "gerla" di
casa - che mai come in questo caso può rappresentare il simbolo della
donna carnica - , ora la mettevano sulle spalle al servizio del Paese in guerra.
Fino ad allora l'avevano a caricata di granturco, fieno, legna, patate e tutto
ciò che poteva servire alla casa e alla stalla. In questa situazione invece la
gerla era carica di granate, cartucce, viveri e altro materiale.
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gruppo di portatrici, (al centro della foto) in
partenza da Timau
verso il Passo di Monte Croce Carnico |
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Venne costituito un vero e proprio Corpo di ausiliarie formato da donne più o
meno giovani, della forza pari a quella di un battaglione di circa 1000 soldati.
Con disciplina militare (pur non essendo state militarizzate), partivano a
gruppi di 15, 20 senza guide, imponendosi una tabella di marcia. Dopo percorso
il fondovalle con la gerla carica, "attaccavano" la montagna
dirigendosi a raggiera verso la linea del fronte. I dislivelli da superare
andavano da 600 a 1200 metri, quindi con due o quattro ore di marcia in ripida
salita. |
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Arrivavano a destinazione col cuore in gola, stremate dalla disumana fatica, che
diventava ancor più pesante d'inverno, quando affondavano nella neve fino alle
ginocchia. Scaricavano il materiale, una sosta di pochi minuti per riposare, per
portare agli alpini al fronte qualche notizia del paese e magari riconsegnare
loro la biancheria fresca di bucato, portata giù a valle, da lavare, nei giorni
precedenti.
Si incamminavano poi in discesa, per ritornare a casa, dove c'erano ad
aspettarle i bambini, i vecchi, la cura della casa e della stalla.
All'alba del giorno dopo si ricominciava con un nuovo "viaggio".
Qualche volta, per il ritorno veniva chiesto alle portatrici di trasportare a
valle, in barella, i militari feriti o quelli caduti in combattimento.
I feriti erano poi avviati agli ospedali da campo, i morti venivano seppelliti
nel Cimitero di guerra di Timau, dopo che le stesse Portatrici avevano scavato
la fossa.
Nei giorni del 26 e 27 marzo 1916, quelli della perdita del Pal Piccolo e della
sua riconquista con furibonde lotte, dove si contarono fra i nostri 190 morti,
573 feriti e 25 dispersi, le donne di Timau si presentarono e si offrirono come
serventi ai pezzi di artiglieria, chiedendo inoltre di essere armate di fucile.
Non fu necessario il loro impiego, ma servì a rincuorare i soldati che
combattevano e che provarono ammirazione e riconoscimento per queste donne. |
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(un manichino di portatrice al
Museo di Timau)
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Il sacrificio di Maria Plozner Mentil
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Maria Plozner viene ricordata come una donna eccezionale. Era benvoluta per
la bontà d'animo e lo spirito d'altruismo. Delle portatrici fu riconosciuta
"anima" e guida trascinatrice.
Sempre in prima fila in ogni circostanza, nei bombardamenti delle artiglierie
austriache e quando fischiavano le pallottole, infondeva coraggio alle compagne
impaurite e smarrite.
Era mamma di quattro figli in tenera età, e sposa di un combattente
sul fronte del Carso.
Il 15 febbraio venne colpita a morte da un cecchino austriaco, appostato a circa
300 metri, a Malpasso di Pramosio, sopra Timau. Era stata colpita mentre assieme
alla sua inseparabile amica Rosalia di Cleulis, si concedeva un piccolo riposo
dopo aver scaricato la gerla da un pesante carico di munizioni.
Aveva solo 32 anni e spirò la stessa notte nell'ospedale da campo di Paluzza,
assistita da uno zio. |
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Ebbe un funerale con gli onori militari,
alla presenza di tutte le portatrici, e fu seppellita a Paluzza. Il 3 giugno del 1934 la sua salma fu
traslata solennemente al cimitero di guerra di Timau, da dove, definitivamente,
venne trasferita al localeTempio Ossario, vicina ai resti di 1763 caduti sul
fronte sovrastante.
Nel 1997, il Presidente della Repubblica le ha conferito "Motu
Proprio", la medaglia d'oro al valor militare alla memoria quale eroina, e
quale ideale rappresentante di tutte le Portatrici. |
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1 ottobre 1997- Tempio Ossario di Timau:
cerimonia con il Capo dello Stato per il conferimento della medaglia d'oro al
valor militare "alla memoria" all'eroina Maria Plozner Mentil.
24 luglio 1939 - Il Principe Umberto di Savoia riceve in dono un mazzo di
fiori dalla portatrice Matiz Maria (Claupin) |
Portatrici:
i numeri per comune
Arta Terme: 84
Cercivento: 65
Chiusaforte: 32
Comeglians: 46
Dogna:1
Enemonzo: 5
Forni Avoltri:77
Forni di Sotto: 3
Lauco: 1
Ligosullo: 28
Moggio Udinese: 69
Ovaro: 97
Paluzza: 223
Paularo: 229
Pontebba: 50
Prato Carnico: 57
Ravascletto: 60
Raveo:1
Resia: 5
Rigolato: 153
Sappada:19
Sutrio: 43
Trasaghis:1
Tolmezzo: 24
Treppo Carnico: 64
Venzone:2
Zuglio: 2
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| Timau - Dorina Mentil,
figlia della portatrice Maria Plozner Mentil (foto Ulderica Da Pozzo) |
(16.12.2001: Dorina ci ha lasciato) |
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Il monumento alle Portatrici Carniche nel Centro studi di Tolmezzo |
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Ringrazio Lindo Unfer, conservatore del Museo della Grande Guerra di Timau per
la cortese disponibilità.
(Materiale di documentazione e fotografico - se non diversamente indicato - :
Museo Grande Guerra di Timau- VAI
ALLA PAGINA DEL MUSEO)
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