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la
nostra storia |
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La battaglia di Raveo
novembre 1944
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Qui
Tranquillo De Caneva narra la sua vicenda di partigiano nella battaglia
di PANI di RAVEO.
Egli ha vissuto quelle tragiche giornate dividendo con altri la
responsabilità del comando. Ha descritto la battaglia perchè in essa,
a suo giudizio, si trovano i più evidenti segni della maturità e dei
limiti del movimento armato in Carnia.
(Per le fonti di questa testimonianza,
datazione del lavoro "La nostra Storia", e precisazioni,
vedi la pagina "Cosacchi"
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Raveo |
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"La più grande
operazione militare in Carnia" |
Non è difficile
notare che chi dirige l'azione è ancora largamente influenzato dalle
esperienze militari vissute durante la II Guerra Mondiale.
Chi ha combattuto in Carnia nella guerra di Liberazione, avrà potuto
osservare che dai fortini costruiti all'imbocco dell'alta valle del
Tagliamento non si è sparato alcun colpo.
L'azione militare si svolge nei giorni 17,18, 19 e 20 novembre 1944
nella zona di Pani di Raveo, su un altopiano a 800 metri di altitudine.
L'obiettivo generale dei nazi-fascisti e dei mercenari cosacchi,
è quello di eliminare il centro di resistenza Carnia-Cadore. Quello
particolare è la frantumazione delle zone di resistenza che erano
venute a formarsi dopo la prima fase della controffensiva autunnale, che
in Carnia aveva avuto inizio l'8 ottobre ed era terminata il 17.
Una di queste zone di resistenza era costituita dal "B.G.T. FRIULI"
(di cui faceva parte il De Caneva), e dalla brigata "GARIBALDI",
che disponeva di una forza di 120 uomini, ai quali si aggiungevano i 7
componenti il Comando della Brigata, e un distaccamento di 20 armati
della Brigata "CARNIA". Complessivamente 150 partigiani
dislocati nella zona di Raveo.
La battaglia di Pani di Raveo non è stata combattuta per iniziativa
partigiana, ma è stata organizzata dal comando tedesco e cosacco.
Il De Caneva definiva la battaglia come "la più grande operazione
militare in Carnia".
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LE
FORZE NEMICHE |
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"Verso il 20 ottobre 1944 il nemico è ormai
padrone di tutta la zona e pone in ogni paese forti presidi. La
posizione dei presidi cosacchi nella zona rimarrà pressochè uguale per
tutto il periodo dell'occupazione cosacca in Carnia, cioè fino alla
liberazione che si completa definitivamente nei giorni 8, 9 e 10 maggio
1945. Naturalmente la forza di questi presidi subirà delle variazioni a
seconda delle incessanti operazioni di rastrellamento che non hanno
sosta neanche d'inverno, nonostante le abbondanti nevicate, specialmente
nell'inverno '45.
I presidi cosacchi (alcuni dei quali assistiti da forze della Wermacht e
da aguzzini delle famigerate S.S.), sono stati classificati in "medi",
"grandi" e "piccoli".
PRESIDI GRANDI: Villa Santina, Raveo, Comeglians e Ampezzo.
PRESIDI MEDI: Enemonzo, Socchieve, Priuso, Forni di Sopra, Lauco,
Ovaro, Prato Carnico, Pesariis, Ravascletto, Zovello.
PRESIDI PICCOLI: Preone, Forni di Sotto, Sauris, Muina, Chialina e
Pieria.
Contrastanti sono le notizie circa la forza precisa dei presidi grandi,
medi e piccoli: probabilmente un piccolo presidio è di 50 uomini circa,
quello medio può raggiungere 150 armati; quello grande dispone di una
forza di 300-350 uomini. Quindi la forza armata di questi presidi può
essere valutata complessivamente in 3.250 uomini. Aumenterà poi
con i presidi di Rigolato e Forni Avoltri di altri 150
uomini circa, e di altri 50 rappresentanti di giovani allievi ufficiali
accademici di Villa Santina e Chialina.
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La
DISPOSIZIONE PER L'ATTACCO
AL
PRESIDIO
COSACCO DI RAVEO |
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Località Pani di Raveo: teatro della
battaglia |
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L'attività dei cosacchi che si erano insediati da
veri padroni in quella terra, portandosi dietro famiglie e masserizie,
era caratterizzata da operazioni di rastrellamento che poi, per scarsi
risultati di ordine militare, si trasformavano in vere e proprie
scorribande.
Catturare e imprigionare, per deportare nei lagher di sterminio nazisti,
centinaia di giovani e ragazze sospetti di attività partigiane, razzie
ingentissime di bestiame, asportazione di foraggio per i loro cavalli,
prelievi di latte e formaggio. Quando la popolazione soffriva la fame,
era per l'opera quotidiana dei cosacchi. Per fortuna costoro, nella
convinzione di dover rimanere nella zona, non la distrussero. Ma
rimasero ben 2000 persone senza alcuna risorsa a cui attingere durante
il lungo inverno.
E rimasero i lutti e gli orrori dei saccheggi da medicare nei cuori,
mentre il peso dell'occupazione aumentava con il rastrellamento degli
abitanti atti al lavoro, per spedirli in Germania.
I partigiani frattanto si erano organizzati, occupando posizioni sulle
montagne poco distanti dai centri abitati, formando le già note sacche
di resistenza.
Era trascorso il primo mese d'occupazione. Alle ore 14 del 17 novembre
'44 una pattuglia nemica prende contatto con una compagnia partigiana
schierata a difendere la zona "Udine" (zona di Pani di Raveo),
sede del Bgt. "Friuli" del Comando della Brigata
"Garibaldi Carnia".
La pattuglia, con brevi scariche, viene costretta alla fuga.
In questo momento i cosacchi stanno preparando un'azione di
rastrellamento a vasto raggio per eliminare la sacca di resistenza di Pani
di Raveo. A confermare questa facile previsione giunse un messaggio
che avvertiva dell'attacco a Pani di Raveo. Il messaggio però non
precisava quanti uomini sarebbero stati impegnati in questo vasto
rastrellamento.
Solo dopo la battaglia fu possibile stabilire che non meno di 700 armati
entrarono in conflitto diretto contro i 150 partigiani nel
rastrellamento dei giorni 19 e 20, e che complessivamente ben 4000
uomini, dotati di artiglieria leggera e di mortai da 81, furono
utilizzati in quella battaglia.
Viene deciso dal comando della Brigata Garibaldi che bisogna rompere
l'accerchiamento nemico, e attaccare il presidio di Raveo la sera
stessa. La scelta di Raveo è stata fatta perché quel presidio
costituisce per i partigiani la minaccia più immediata e pericolosa, e
anche perché il terreno è particolarmente favorevole per un attacco a
sorpresa.
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L'ATTACCO |
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Località Valdie |
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Ora vi descrivo come avvenne l'attacco.
Una colonna scese da Valdie e si portò sulla sinistra di Raveo.
Un altro gruppo di 40 uomini, divisi in quattro squadre, si portò verso
Madonna di Raveo, per attaccare a nord l'abitato.
Da destra un'altra colonna si portò sotto i casolari di Fierba e
di Vass per bloccare la strada di Villa Santina. Un bengala
lanciato da una pistola lancia-razzi è il segnale dell'attacco.
La sorpresa è riuscita. I cosacchi, sentendosi accerchiati, fuggono
nella direzione di Villa Santina dove vengono falciati dai partigiani
ivi appostati.
I partigiani, aiutati dagli abitanti, portano armi, munizioni e
vettovaglie per trasportarli a Valdie. I partigiani durante la
notte hanno tutto il tempo per appostarsi in posizioni a loro ideali per
far fronte all'attacco dei cosacchi.
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IL NUOVO
SCHIERAMENTO
DELLE FORZE PARTIGIANE |
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Chiesetta in località Valdie |
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I Partigiani si schierano in cinque diverse posizioni tutte collegate
tra loro per un eventuale ripiegamento. Come previsto, il 18 il nemico
desiste dall'attacco per l'occupazione del presidio di Raveo da parte
dei partigiani. Così i partigiani hanno modo di riposare, rifocillarsi
e garantirsi i collegamenti tra le varie posizioni e il comando. A Raveo,
intanto, nella tarda mattinata, venuti a conoscenza che i cosacchi
guidati dai tedeschi erano in marcia per rioccupare il paese, il sindaco
e un grosso numero di uomini e donne (72), preceduti da una grande
bandiera bianca, andarono loro incontro lungo la strada per Villa
Santina. L'incontro avvenne a Esemon di Sopra.
Le spiegazioni del sindaco furono considerate, specie dai cosacchi,
esaurienti. Tuttavia, per misure precauzionali, chiesero che cinque
uomini formassero l'avanguardia della colonna in marcia per Raveo.
Dieci uomini (sindaco, giunta comunale e altre persone) vennero
accompagnati al comando di Villa Santina per essere interrogati. Le
rimanenti 57 persone furono trattenute, quali ostaggi, a Esemon di Sopra
per il resto della giornata e la notte successiva con grande sollievo di
quelle persone, non vi furono rappresaglie.
I cosacchi, rientrati in paese, avevano portato al seguito cannoni
leggeri e mortai da 81. Il presidio assumerà la forza di ben 300
uomini.
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L'ATTACCO
COSACCO
DEL 19 NOVEMBRE 1944 |
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case di Raveo |
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Il nemico, forte di 300 uomini, attacca da Raveo lo
schieramento partigiano, contemporaneamente una colonna nemica si muove
da Muina e, congiunta a quelle provenienti da Raveo, attacca
sulla sinistra impegnando due compagnie che gli tengono bravamente
testa.
Quasi contemporaneamente un reparto nemico di 50 uomini proveniente da Fresis,
giunto in località Astona, viene attaccato da una compagnia
partigiana che lo costringe ad arrestarsi per tutta la giornata.
La situazione alle 12 è grave: tutto il battaglione è impegnato nella
lotta. E' necessario battersi perchè l'unica via di ritirata non è
molto sicura e la neve abbondante impedisce i movimenti.
I partigiani fanno prodigi: passano al contrattacco. Le loro armi tirano
sempre più efficacemente.
Verso le 16 il nemico tende a ripiegare, ma i partigiani non gli danno
pace e lo costringono ad accettare ancora il combattimento.
Alle 18, giungendo la sera, la battaglia diminuisce di intensità fino a
cessare del tutto.
Perdite inflitte: 4 morti, 6 feriti. Si recuperano molte munizioni
abbandonate dal nemico.
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L'ATTACCO
COSACCO
DEL 20 NOVEMBRE 1944 |
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(elaborazione grafica di un disegno di
Mazzilis Lucio) |
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La sera del 19 si sono riuniti i comandanti delle
compagnie del Battaglione Friuli. Le decisioni che scaturiscono da
questa riunione possono essere così riassunte:
- mantenere lo stretto schieramento del giorno 19;
- costituire due squadre di riserva a disposizione del Comando della
brigata per essere eventualmente utilizzate dove si presenti la
pressione nemica;
- eventuale spostamento della postazione n. 2 presso un piccolo
promontorio vicino a Stali Grant.
La notte trascorre tranquilla e all'alba del giorno 20 i partigiani
attendono con fermezza il nemico.
Ecco la descrizione della battaglia.
All'alba una colonna proveniente da Raveo si trova imbrigliata da due
nostre compagnie che la immobilizzano per tutta la giornata sulle sue
posizioni.
Verso le 10 una colonna proveniente da Ampezzo attacca la Sella di
Pani, esattamente dalla parte opposta del punto dove si è
verificata la prima battaglia.
La situazione è nuovamente grave.
Ma il nemico non riesce a sfondare (com'era nel suo intento per prendere
alle spalle i partigiani nella stessa conca di Pani). Tentenna ed infine
abbandona la lotta.
L'attacco è preceduto da un violento bombardamento, con pezzi di
artiglieria leggera e di mortai.
Questa volta si ha cura di non colpire i rustici casolari. Evidentemente
i cosacchi vogliono conquistare intatti gli stavoli ed i casolari
abitati, perché in questi troveranno tonnellate di ottimo foraggio per
i cavalli e carne abbondante.
In quei tempi i bovini erano molti ed anche di ovini c'erano almeno 300
capi.
Mentre si stava bombardando, si potè osservare in quale direzione
marciavano i soldati tedeschi.
I partigiani videro che alle loro spalle si muoveva un grosso esercito
tedesco in direzione della malga Avedruglio (quota 1533): Si
trattava di un disperato tentativo di raggiungere la malga per scendere
da questa verso Pani di Raveo. Il tentativo non riesce: Non sono i
partigiani a impedire la marcia dei tedeschi, bensì l'abbondante
nevicata sopra i 1.200 metri. Ben presto questo reparto fa marcia
indietro.
Intanto i cosacchi scappano poiché sono a buon tiro dei partigiani e si
dirigono verso lo stavolo di Salet das faries (quota 733
mt.).
Intanto da Astona arriva una cinquantina di armati per tenere
impegnata la zona dove sono i cosacchi.
I partigiani lottano insieme all'armata venuta da Astona.
In breve tempo i cosacchi si trovano in un via vai di pallottole. C'è
un attimo di tregua che consente ai partigiani di riorganizzarsi per
eliminare completamente i cosacchi alla forca di Pani.
I partigiani hanno ancora una volta vinto."
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