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Una tradizione è
viva nella misura in cui è attesa, partecipata e sentita. Il periodo
compreso tra il Natale e l’Epifania vede la riproposta, in molti
paesi della Carnia, di un numero considerevole di momenti
tradizionali. Qualcosa di interessante accade anche nel piccolo
paese di Cercivento dove rivive silenziosa ed inossidabile nel tempo
un’antica consuetudine ossia l’augurio che l’Onoranda Compagnia dei
Cantori della Pieve di San Martino porta di casa in casa con il
canto del Gjesù cjamìn.
Si tratta
dell’antica Lauda ‘Gesù, Gesù, Gesù ognun chiami Gesù’ (del
XV secolo del fiorentino Feo Belcari) giunta non si sa bene come in
questo lembo di Carnia.
Il Libro
delle diverse determinazioni dei Sigg.ri Cantori della Pieve di
San Martino di Cercivento (datato 1761), è una prova
tangibile di quanto importante ed impegnativa fosse la tradizione
portata avanti dai Cantori nell’ultimo giorno dell’anno. Si legge
infatti:
Riuniti i
sottoscritti Cantori oggi in Canonica, per ovviare alle quistioni
che nascono ogni anno in occasione dell’ultimo dell’anno, nella
raccolta dei
sops, nella merenda e divisione dei soldi,
divengono per loro, assenti e successori a stabilire quanto segue:
1° Tutti i
cantori hanno l’obbligo di intervenire nel canto del
Gesù, Gesù.... in tutte due le ville, stando
subordinati sempre alle norme che crederanno di adottare i Capi
Cantori.
2° Sarà
dispensato solo quel Cantore che avesse un legittimo impedimento che
deve essere riconosciuto da tutto il corpo dei Cantori.
3° Quegli che non
interverrà senza aver legittimo e riconosciuto impedimento non sarà
partecipe della relativa quota dei
sops, nè in
merenda nè in soldi.
4° Dalla intera
raccolta dei
sops sarà prelevato un ammontare per fare la merenda: alla quale
avranno diritto di partecipare tutti e solo quelli Cantori che
intervengono nel cantare.
5° Il luogo per
la merenda sarà preventivamente fissato dai Capi Cantori, quello che
pur essendo stato a cantare non interviene alla merenda non avrà
diritto di percepire rimborso, ma avrà diritto soltanto alla sua
quota pel resto.
6° Il civanzo dei
sops
dopo pagata la merenda sarà diviso in parti eguali fra tutti escluso
però quel Cantore che non è intervenuto nella raccolta e non aveva
legittimo impedimento.
Le origini della
Onoranda Compagnia dei Cantori, una delle poche in vita nei nostri
paesi, sono di certo antecedenti al 1761 data rilevata dal libro
sopra menzionato che fa riferimento ad una riorganizzazione della
Cantoria; ciò fa pensare che la stessa esistesse prima di questa
data. E’ formata da dodici membri con carica vitalizia: sei cantori
sono di Cercivento di Sopra e sei di Cercivento di Sotto; nelle
funzioni i due gruppi si dispongono equamente a sinistra e a destra
dell’altare. Lo statuto datato 24.3.1761, oltre che dettare norme
ben precise per la scelta e la nomina dei Cantori, spiega anche il
comportamento che gli stessi devono tenere nello svolgimento della
tradizione in questione.
L’ultimo giorno
dell’anno dopo la S.Messa del mattino i Cantori bussano alla porta
della canonica per augurare al parroco ‘Bon finiment e bon
prinsipi’ con il canto, familiarmente chiamato, del Gjesù
cjamìn. Segue poi la visita alle famiglie del paese dove i
Cantori intonano due strofe dell’antica lauda; oggi come un tempo le
famiglie concedono il sop ovvero una piccola somma di denaro
quale ringraziamento per l’opera svolta nel corso dell’anno dai
Cantori. Parte del sop raccolto viene utilizzato, sia per la
tradizionale ed annuale merenda, che per il recupero del
patrimonio artistico della vecchia Pieve di San Martino.
Oltre che nelle
case il Gesù, Gesù, Gesù ognun chiami Gesù viene intonata in
alcuni punti del paese dove la gente attende l’arrivo dei Cantori: a
Cercivento di Sotto davanti alla Mainute, a Cercivento di
Sopra nella Cappella Morassi e nelle Maine delle frazioni di
Costa e Vidâl.
Una stretta di
mano, un canto, un augurio quale originale, antico, genuino e
semplice mezzo per combattere la tentazione di omologazione generale
cui la società moderna costantemente c’invita.
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