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Luciana Bellina |
L'India
di Clelia |
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Giuseppina
Driussi |
Emigrazione Friulana |
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Questa
pagina è dedicata a chi è lontana dalla Carnia e dal Friuli: "parlaci di te, di dove vivi:
se vuoi manda una fotografia
tua o
della località in cui abiti".
infoo@donneincarnia.it |
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FAMIGLIE
NEL MONDO: |
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| Luciana Bellina da Buenos Aires: |
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| Una bella
immagine della famiglia Giacomo e Ilda Plozner da Reinach
(Svizzera) |
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Dal Sud Africa: la storia di Giuseppina Driussi
Italiana solo per cinque anni?
 (Giuseppina a 5 anni, a destra con la mamma la sorella e
il fratellino
in una foto scattata in Italia per spedirla al padre già in Sud Africa) |
Giuseppina, nata a Morsano nel 1946, ci scrive da Città del
Capo, dove vive da 50 anni, e ci parla delle esperienze di vita di una donna che non "ha
mai pensato" - come ci precisa - "di non essere
italiana-friulana". Ha una vita attiva e piena di interessi, nel suo
orto coltiva ortaggi e frutta italiani. Alla sua mail unisce alcune foto sue
e della sua famiglia.
!3 maggio 2001
"Cara Annamaria,
non ho mai studiato l'italiano. Solo mio marito, con tanta pazienza, ha voluto
aiutarmi fin da quando ci siamo conosciuti nel 1966. Anche dopo la nascita dei
bambini, mi ha proibito di parlare fra di noi in inglese, così ho dovuto
imparare almeno l'italiano parlato.
In precedenza, in casa mia. si parlava solo friulano e l'italiano quando
venivano a trovarci amici italiani di mamma e papà , perciò nel 1951, quando
arrivai in Sud Africa, a Città del Capo, a soli 5 anni era impossibile che
parlassi italiano.
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(Pasqua 2000: con mio marito Giovanni a Santorini) |
Come vedi sono già 50 anni che sono in questa terra, però ti devo dire che non
ho mai pensato di non essere italiana-friulana, benchè abbia lasciato l'Italia
all'età di cinque anni.
Ho perduto la mamma nel 1981 e il papà nel 1983, tutti e due colpiti dalla
stessa malattia. E' da allora che non parlo più friulano, ma italiano. Mio marito ha
sempre insistito di continuare a parlare italiano con i nostri figli e ora anche
con i nipotini.
Ho conosciuto mio marito Giovanni, sardo, al circolo italiano di Città del Capo e
prima di sposarmi ho lavorato come segretaria in una ditta di vini di
Stellenbosch, zona famosa appunto per la produzione di ottimi vini.
Appena nata la bambina, mio marito ha aperto un'impresa di gru per la
costruzione, ed io tenevo la contabilità e l'amministrazione della ditta.
Nel 1991 -95 ho svolto l'attività di segretaria presso il Fogolâr Furlan
di Città del Capo, e in questo periodo ho partecipato alle conferenze delle
Donne in emigrazione del 1992-93.

Nel '97 mio marito andò in pensione per godere un pò dopo trent'anni di
sacrificio e anch'io pensavo di aver finito di lavorare. Ma mia figlia stava per
darci un nipotino ed io mi ammalavo, e ho dovuto subire diversi interventi. Ma
tutto è finito bene e la salute mi è tornata meglio di prima. Siamo diventati
ancora nonni, questa volta di due gemelline. Adesso faccio la nonna di tre
bambini. (nella foto i miei nipotini coi genitori)
Abbiamo un orticello con tutte le erbe italiane, insalata, verdura e frutta,
perchè mio marito aiutava il padre durante la guerra nel loro orto di campagna,
e ha sempre tenuto il suo orto fin dal 1975 nella nostra casa.
Ho anche un figlio, che ora abita a Cagliari da 2 anni, perciò andiamo spesso
in Sardegna.

Sono stata tante volte in Friuli, ma sono passati già tre anni
dall'ultima visita.
La mia vita non può dirsi monotona perchè sono molto attiva in casa, entro spesso in
Internet, mi piace scrivere, cucinare, cucire, la maglia, la
composizione di fiori, il giardinaggio, la cultura, la musica e l'opera, gli
oggetti di artigianato; mi piace camminare, ma più di tutto essere nonna. Continuo a tenere un pò di contabilità per i capannoni di mio marito, ma
questo è un carico leggero.
Con gli altri friulani sono sempre in contatto per via delle feste che facciamo
ogni due mesi, oltre agli anziani ai quali telefono quando ho tempo, perchè
questi si ricordano di me quando ero segretaria e spedivo loro il bollettino.
La mia vita adesso è molto attiva per l'impegno che ho coi tre nipotini, e non
mi rimane tanto tempo per altro.
Entro sul tuo sito ogni volta che vado in Internet.
Ti saluto caramente,
Mandi Giuseppina."
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L'India di Clelia
ovvero:
"La mia India"
di Clelia Paschini
Diario di un viaggio con Amelia, Marco,
Pierangelo e Valentina.

Questo, raccontato da Clelia, non è il solito viaggio organizzato dalle
agenzie che
tocca, secondo tappe prestabilite, le principali stazioni turistiche. Clelia ormai in India è di casa, e ci va spesso, da
quando, molti anni fa, ha cominciato ad adottare a distanza una ragazza
indiana, Shali. Ecco il diario, anche turistico, di uno dei suoi
ritorni in India, in compagnia di alcuni amici. Il gruppo "Amici del
Friuli" sponsorizza ragazzi indiani e conta già una
settantina di interventi mirati alla scolarizzazione dei giovani, con un
impegno minimo di 5 anni..
Clelia Paschini, vive a Verzegnis dal 1988. E' nata a Milano nel '35, dove
ha studiato, lavorato, si è sposata ed ha avuto due figli.
Già in questa
città ha cominciato la sua lunga attività nelle associazioni e nel
volontariato. Infatti fino al 1972, anno in cui si è trasferita a Genova,
è stata consigliere presso lo Sci-club per quattro anni, quindi
socio sostenitore di associazioni a favore delle ragazze madri e dei
portatori di handicap.
A Genova, dove si è fermata fino al 1987, è stata collaboratrice ANFASS
per due anni, consigliere delle pubbliche relazioni e presidente ad
interim del Fogolar Furlan.Ancora per tre anni ha offerto il
suo sostegno come alanon negli Alcolisti Anonimi. Infine,
sempre a Genova, ha collaborato a trasmissioni dell'accesso per la Rai
e, per radio private, ad alcune trasmissioni a favore del Friuli.
Qui in Carnia, dove è giunta nel 1988, ha svolto e sta svolgendo numerose
attività: per la C.R.I. quale volontaria del
soccorso, consigliere con delega di Presidente del sottocomitato di
Tolmezzo, segreteria e tesoreria.
Per il Comune di Verzegnis dal 1990 al
1995 quale Assessore all'Assistenza e Sanità e quale vice-sindaco.
Per l'A.N.D.O.S. (Associazione Donne
Operate al Seno): consigliere dal 1989, dal 2000 Presidente e dal 2001
consigliere nazionale.
Per l'UNITALSI: dal 1990 quale
volontaria assistente ai malati per il treno violetto (per dieci anni a
Lourdes e un anno a Fatima).
Infine per l'"Ente Friuli nel Mondo"
dal 1988, e dal 1999 Probiviro. E' stata eletta consigliere (prima donna
eletta dalla fondazione dell'Ente).
Non possiamo dimenticare di menzionare l'onoreficenza che è stata
recentemente assegnata a Clelia Paschini: il diploma di Cavaliere
dell'Ordine "Al Merito della Repubblica
Italiana", conferitole dal Presidente della Repubblica con
decreto 27 dicembre 1999.
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Ed
eccoci all'India, e al programma di adozioni a
distanza.
Clelia ha iniziato nel 1984, a Genova, la sua adozione
personale.
In seguito, assieme al gruppo "Amici
del Friuli" gestisce gli aiuti relativi al progetto adozioni a
distanza che interessano circa 70 ragazzi. Questo impegno è mirato
all'educazione scolastica e prevede la partecipazione da parte degli
sponsor per un periodo minimo di 5 anni. Clelia si reca spesso in India, a
sue spese, per verificare il buon andamento delle sponsorizzazioni in
corso, rinnovandole quando il beneficiario ha terminato il ciclo di studi
o si è trasferito altrove con la famiglia. Quali referenti, tre missioni
tutte con sede nello Stato di Karnataka (South
India).
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3
ottobre 1998- Finalmente
le 7! Sono arrivati Marco e Mauro, quest'ultimo il gentile amico che ci
trasferirà con la propria auto sino all'aeroporto di Venezia, dove ci
imbarcheremo per Francoforte.
A Tolmezzo ci aspetta Valentina, anche per lei come per Marco l'India è
un sogno accarezzato da tanto tempo, che si realizza. Siamo allegri e
felici consapevoli di dover affrontare un lungo viaggio ma sicuri che
tutto si svolgerà secondo programma. A Francoforte ci incontriamo con
Amelia e Pierangelo, arrivati da Milano, e con cui rinnoviamo il piacere
di essere insieme in questa esperienza. Infatti anche per Pierangelo
l'India è una novità, pur essendo lui un giramondo mentre io ed Amelia
ci sentiamo due "veterane"...
Ecco, il grande aereo della Lufthansa è sulla pista pronto ad
accoglierci, ci inghiotte nel suo enorme ventre, rulla, decolla e via, fra
le nuvole, dalle quali "scenderemo" fra 10 ore circa.
E' l'una di notte del 4 ottobre e Bombay (ora Mumbay) ci riceve sotto una
pioggia battente che ci stupisce. Con i miei compagni procediamo ai vari
atti doganali e finalmente verso le tre del mattino prendiamo possesso
delle nostre camere al 29° piano dell'"Hotel Oberoi",
affacciato sulla baia.
Siamo stanchi ma felici, dobbiamo fare presto e dormire almeno 3 ore,
infatti alle 9,30 ci attende la guida parlante italiano per il tour dell'Isola di Elephanta e della città di
Mumbay.
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4 ottobre
- Dopo una lauta colazione ci avviamo verso il porto per imbarcarci alla
volta dell'isola resa famosa da un veneratissimo tempio e dalla presenza
di molti animali che popolano le sue foreste.
Che emozione passare sotto il monumento detto
"la porta
dell'India", che ricopia l'Arco di Trionfo di Parigi, per imbarcarci
ed attraversare il porto in compagnia dei gabbiani, delle gazze e di tanti
indiani che ci sorridono accoglienti nei loro coloratissimi abiti (Shari
per le donne e churydara per le bambine).
"HAJIALI" gridano ed all'improvviso sulla destra appare, immersa
nell'acqua, una grande moschea bianca, bellissima ed unica. Arriviamo
all'isola dopo circa 1 ora di traghetto e davanti a noi si presenta un
incredibile mondo di bancarelle, dove si vende di tutto, anche oggetti
molto belli. Valentina acquista il suo primo souvenir: un moderno paio di
occhiali. Alla fine di questo lungo corridoio all'aperto fra alberi con
radici che sembrano finte, scimmie, cani randagi ed uccelli, appare il
tempio.
E' scavato nella roccia viva, colonne e figure sacre di enormi dimensioni
raccontano il bene e il male, il dolore e la gioia, la trinità e lo
spirito. Sentiamo di dovere molto rispetto a questo Dio che in fondo è
così simile al
nostro.
Dopo un rapido pranzo (in India il cibo è molto buono), riprendiamo il
battello e rientriamo in città per visitarla almeno in parte. Infatti
Mumbay è una megalopoli di 16 milioni di abitanti, con moltissimi
giardini ma anche un elevato tasso di inquinamento atmosferico ed acustico
(è un'abitudine indiana suonare il clacson anche senza avere necessità
di farlo). Guarda quel palazzo: è il Victoria Terminus Station (10 volte
la stazione centrale di Milano) e quello è l'Art Gallery, immerso in un
giardino botanico con piante rare e bellissimi e quello ... e quello ...
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Poi, alla fine di un viale alberato, vediamo una casa modesta se
confrontata alla costruzioni precedenti, ma molto preziosa, si chiama Home
Gandhi Museum. Entriamo a visitarla in punta di piedi come atto dovuto ad
un uomo che ha fatto della propria esistenza un mezzo di amore e di
libertà per il suo paese. Siamo commossi, abbiamo appena assaporato una
fetta di storia.
Il secondo tempio, anche questo famoso, è di religione Jainista. Qui i
fedeli arricchiscono questa casa dello spirito con argento e altre cose preziose.
In silenzio e scalzi, come è d'obbligo quando il territorio è
considerato sacro, lo visitiamo fra la totale indifferenza di chi prega e,
saturati dal profumo di incenso e di sandalo, ci tuffiamo nel traffico
cittadino per continuare a stupirci. Il pulmino si ferma d'innanzi ad uno
spettacolo incredibile: giù, sotto la strada, centinaia di piccoli box,
abitati da figure umane, fra panni coloratissimi e tinozze d'acqua, ci
presentano la più incredibile ed allegra lavanderia pubblica che noi
occidentali possiamo immaginare.
Il tour continua e ci porta attraverso alcuni giardini, contenitori
di piante e fiori bellissimi ma con una particolarità. In un punto
vietato esistono le "terrazze del silenzio" che accolgono i
corpi dei defunti di una corrente religiosa indù, esposti ai rapaci che
si nutrono della carne e sulle cui ossa, completamente ripulite, viene
versata calce viva che a sua volta viene lavata dirottando le acque nelle
tubazioni dell'acquedotto! No comment!!
Con questa ultima immagine rientriamo all'Oberoi e
per questa sera ci rituffiamo nelle comodità a commentare le nostre
impressioni.
5 ottobre
- Giornata
dedicata allo
shopping ed alle passeggiate per scoprire, senza guida, ancora qualche
cosa di questa enorme e caotica città: solo per Pierangelo
è un giorno impegnativo: insieme ad un manager indiano compagno di volo,
prova l'emozione di usare il treno per recarsi in una delle università
presenti nei dintorni, dove contatterà persone interessanti per il suo
lavoro. Alla descrizione del viaggio scoppia fra noi un'ilarità
incontenibile e la certezza che non copieremo mai la sua esperienza. Dopo
cena ci prepariamo a lasciare Mumbay, capitale dello stato di MAHARAJHTRA. |
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6
ottobre - Alle 10,50 ci attende l'aereo
dell'Air India che ci condurrà dopo circa due ore di volo, a Bangalore,
capitale dello stato del KARNATAKA. Ad attenderci, inaspettatamente, c'è
Pr. Michael al quale devo chiarire che doveva mandarci una macchina il
giorno 8 avendo noi in programma una sosta di due giorni a Bangalore. No
problem! e ritorna sui suoi passi affrontando 4 ore di viaggio per
rientrare al villaggio di Krisharajepet (K.R.Pet). Avevamo da poco preso
possesso delle nostre camere al Rama Hotel quando, scesi nella hall,
all'improvviso veniamo "investiti" da una marea di persone
capitanate da Sister Sebastine (che avevo conosciuto nel 92) giunte
all'albergo per darci un allegrissimo benvenuto con fiori e frutti, fra lo
stupore degli impiegati della reception.
7 ottobre
- Bangalore era chiamata dagli inglesi
"città giardino" ed ancora oggi si gode di un verde
meraviglioso alternato a palazzi molto belli ed una periferia "quasi
normale", pur nella sua povertà.
Comincia il tour: ecco il palazzo del
Parlamento Vidhana
Soudha, di fronte
il
Government Museum costruito nel 1877, a lato il palazzo di giustizia,
Higt Court; tutti gli edifici sono circondati dal
Cubbon Park, costruito
nel 1864 da Sir R.Sankey. Proseguiamo alla volta di uno dei giardini più
belli e più vasti del mondo:
LAL BAGH (240 acri). Io conoscevo già la
maestosità e la bellezza delle piante ospitate in questo paradiso verde;
rivederle insieme ai miei compagni è stato come rinnovare e riscoprire
una natura "esplosiva" che ridimensiona la superbia umana e ti
impone il rispetto. Lal Bagh è un orgoglio per gli indiani che lo amano e
lo rispettano come se appartenesse ad ognuno di loro.
Ai piedi di un grande albero, in compagnia delle amiche indiane, della
sera prima, abbiamo consumato un ottimo e abbondante pranzo accompagnato
dal richiamo rumoroso di gazze ed altri uccelli che non rinunciano a
volare vicino a noi per accaparrarsi un pò di cibo. Ed è in questo posto
incantevole che per la prima volta abbiamo visto bimbi, ragazzi e cani
randagi rovistare tra i rifiuti in cerca di qualche cosa da mangiare.
terminato il pic-nic la visita continua verso la
Glass House, un'enorme
serra di vetro, copia perfetta dell'originale che si trova a Londra nei
giardini reali. Si è fatto tardi, decidiamo di uscire perché ci attende
una visita molto speciale ad un tempio di recente costruzione, dedicato a
Brahama. (Sri Tadha Krishnachandra) sito nella località di
Iskon, alle
porte di Bangalore.
E' una costruzione bianca, blu e oro, immensa e bellissima, circondata da
piccoli giardini; a piedi nudi raggiungiamo la sala delle celebrazioni,
siamo invitati a sederci in terra ed attendere l'inizio della funzione. di
nuovo capisco che per sentire la presenza di Dio è sufficiente dare vita
alla spiritualità che possiedi, ovunque ti trovi: chiesa, sinagoga,
tempio e qualunque sia il Suo nome puoi dialogare con Lui nella
pace.
Rientriamo chi a casa chi in albergo. Domani ci attende una mattinata
intensa, infatti ci recheremo a rendere visita alle due famiglie, ospiti
per il pranzo da Maria Magdalena, giovane e bellissima vedova, madre dei
cinque ragazzi sopra citati.

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8
ottobre - L'ospitalità di questo popolo merita una
citazione particolare, è difficile descrivere come ti fanno sentire ed
auguro a tutti di viverla di persona. Verso le 17 lasciamo Bangadore e
ripartiamo alla volta di Ashirvad vicino al villaggio di K.R.Pet.
Aspettavamo la macchina di Pr.Michael, invece è arrivato un pulmann tutto
per noi. Questa India è incredibile! Salutiamo Pierangelo che si ferma in
città per lavoro, ci ritroveremo domenica a K.R.Pet.
9 ottobre - Mysore - città di
circa 800.000 abitanti, molto bella e conosciuta in India come capitale
dei palazzi. Il più famoso è il "The Mysor Palace" residenza
del sultano, dove ancora oggi vive con la famiglia in un'ala privata. Dal
1989 è visitabile per i due terzi. Cito solo alcune delle meraviglie
contenute in questo incredibile luogo: porte di argento e di avorio, un
trono d'oro, sedie in silver, una collezione preziosissima di quadri,
marmo italiano ed arazzi... Per la prima volta ho visto porte fatte con
legno di rosa. Usciamo storditi da tanta bellezza e ci rechiamo fuori
Mysore in una missione fondata e diretta da una vivace suora italiana,
Sister Umbertina, cagliaritana.
Anche in questo caso siamo fortunati. Alcuni ospiti italiani hanno
terminato il loro soggiorno in India e per loro le insegnanti hanno
organizzato un teatrino di danze e canti con i bambini (orfani, disagiati
e abbandonati) che studiano e frequentano l'asilo. Molti di loro godono
anche di vitto ed alloggio. E' uno spettacolo straordinario, questo popolo
ha la musica nel sangue. Dopo circa due ore lasciamo la missione e
rientriamo a Mysore dove incontro Shali, la ragazza che seguo dal 1989 e
che rivedo per la terza volta. Shali frequenta ora la college (3^
superiore), è diventata una bellissima ragazza a cui mi sento legata e
che spero di ospitare presto in Italia.
11 ottore - Pierangelo ci raggiunge ad Ashirvad e dopo aver
pranzato ospiti di Pr.Michael, raggiungiamo in macchina il tempio di Sravanabelgola, centro di pellegrinaggio jainista, per raggiungere la
statua più grande del mondo, saliamo i 640 gradini che ci separano dal
tempio e da quel capolavoro della fantasia umana che si erge solenne sopra
le nostre teste.
Scendiamo i 640 gradini e rientriamo per cena ospiti delle suore
missionarie felicissime di stare in nostra compagnia anche grazie al
perfetto inglese di Pierangelo che ha potuto rispondere a tutte le loro
legittime curiosità.
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12
ottobre - Visitiamo un sito artigianale in cui le donne,
bambini e qualche ragazzo lavorano alla prima fase della lavorazione delle
canna da zucchero di cui questa zona è grande produttrice. Vi sono sul
territorio molti zuccherifici che danno lavoro a centinaia di persone
contribuendo così ad un loro discreto benessere (Distretto di Mandya).
Risaliamo in macchina diretti alla diga Hemagiri
Anicut, costruita dagli
inglesi nel 1880; il fiume che la ospita è bellissimo e molto largo
intercalato da dune verdi arricchite da numerose palme, è un paesaggio
che ricorda l'Africa. Ancora una volta rientriamo per il pranzo entusiasti
di ciò che ogni giorno questo splendido paese ci regala. Nel primo
pomeriggio salutiamo Pierangelo che rientra in Italia, peccato, sentiremo
la sua mancanza, eravamo un affiatato quintetto.
13 ottobre - Questa mattina sveglia alle sei.
Partiamo per Mangalore, città affacciata sul mare Arabico, nei cui
dintorni vivono due personaggi che non esito a definire eccezionali: Madre
Amelia Cimolino di Cividale e Madre Carolina Carena, genovese. Ambedue
sono missionarie da circa 65 anni, la prima in Birmania e India, la
seconda solo in India. Arriviamo a Mangalore per l'ora di pranzo. A Ullal
ci attende Madre Carolina, ospite della missione da lei fondata tanto
tempo fa.
In tutto sono tre i centri di accoglienza fondati in India da questa
piccola grande donna: Mi assale una grande emozione, conosco da molti anni
Madre Carolina e nutro per lei rispetto ed affetto così grandi da farmela
sembrare immortale. Visitiamo la missione che ospita un laboratorio di
sartoria e biancheria, dove lavorano una ventina di ragazze con grandi
difficoltà economiche; l'orfanotrofio con annesso un piccolo ambulatorio
per gli interventi più urgenti e l'assistenza a partorienti che quasi
sempre abbandonano i nascituri. L'istinto ti suggerisce di adottarli tutti
ed è con grande sofferenza che ci allontaniamo nella certezza di poter
fare ben poco per loro. Cena e pernottamento a Ullal in compagnia dei
nostri pensieri.
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14
ottobre - Anche oggi sarà un giorno
importante. Infatti, dopo aver dato un'occhiata al mare Arabico
vicinissimo a noi, le cui grande onde e la pioggia battente, hanno reso
difficile il nostro sonno, ci prepariamo ad incontrare Madre Amelia
Cimolino. Con noi viene anche Madre Carolina. Dopo 40 km. circa entriamo
nella missione di Olavina Halli, che significa Villaggio dell'amore,
fondata 25 anni fa dalla Cimolino. "Incontro fra giganti" è
stato il nostro commento nell'ascoltare la storia della loro vita.
Visitiamo il lebbrosario (Madre Amelia si è sempre interessata ai
lebbrosi) e le varie costruzioni che ospitano persone sole e malate.
Qui è in funzione una grande azienda agricola che dà lavoro ad ex
lebbrosi e a molte famiglie. Nel prossimo mese di gennaio ci saranno
grandi festeggiamenti per i 25 anni di fondazione e di missione in India
di questa donna meravigliosa di 86 anni. Nel pomeriggio rientriamo a
K.R.Pet. |
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15 ottobre -
Questa giornata è dedicata all'incontro con alcuni ragazzi/e
sponsorizzati dal nostro gruppo "Amici del Friuli" che conta
ormai una settantina di interventi mirati alla scolarizzazione dei giovani
con un impegno minimo di 5 anni.
Il pomeriggio ci vede come turisti nei dintorni e nel villaggio dove Marco
scatta le ultime e significative fotografie. Con un pò di tristezza
pensiamo che domani dovremo lasciare questa natura splendida, i suoi
profumi ed i suoi incredibili colori. A ristoro della nostra malinconia
decidiamo di compiere il prossimo viaggio nel gennaio dell'anno 2001 (Clelia, dopo questo viaggio, è tornata in India per due
volte) e ci
sentiamo già felici.
16 ottobre - La
macchina è pronta per condurci all'aeroporto di Bangalore. Salutiamo i
nostri ospiti e partiamo. Per qualche ora possiamo godere delle immagini
che ci regalano ancora emozioni e stupore preparandoci a rientrare a casa,
in Europa.
Un proverbio indiano recita così: "Oltre le nuvole ci sono mille
soli che ti aspettano".
Ciao India, grazie per quanto ci hai insegnato, non ti dimenticheremo mai.
Clelia Paschini
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