(Carmen Romanin)
 
"C'era una volta, fra le cime bianche delle montagne, il verde delle foreste e l'arcobaleno dei prati fioriti, un piccolo paese di gente semplice, con storie e tradizioni tramandate di padre in figlio per secoli, con una cultura dove le piccole cose trovavano, naturalmente, il loro posto nella vita di tutti i giorni, a prima vista sempre uguale eppure infinitamente ricca di sfumature, di colori, di sapori e sensazioni senza tempo.
C'era una volta e fortunatamente in parte c'è ancora, quel paese, con la sua gente, la sua vita, le tradizioni e le usanze.
Proprio per non scordare "come eravamo", com'erano i nostri padri o meglio ancora i nostri nonni e per imparare dall'esperienza di chi ci ha preceduto, ho pensato di ricostruire piccole tracce di "Cemùot chi èrin" (Come eravamo), con il desiderio di tramandarle ai miei nipoti.
La storia di questa mostra è semplice, almeno quanto la storia della gente di montagna, eppure non banale. Vorrei raccontarla a tutti voi, perché possiate capire ed amare ogni particolare che la mostra è in grado di svelarvi.
Per essere sinceri l'idea è nata un pò per caso. Per il Natale del 1992, assieme ad alcuni amici, avevo pensato di abbellire la mia borgata Cjamp (Campo), allestendo un presepe un pò particolare che rendesse l'atmosfera natalizia ancor più gioiosa.
In soffitta, in vecchi armadi e cassettoni, avevo alcuni vecchi vestiti tipici locali e ho pensato che forse sarebbe stato non solo originale, ma anche istruttivo, creare un presepe cjargnèl (carnico), con pastori vestiti come un tempo erano i nostri pastorelli di montagna, con donne intente in mestieri ormai scomparsi, con marangòns (falegnami) e geârs (cestai).
E così ho realizzato, con fatica e alcune notti trascorse quasi in bianco, alcuni pupazzi in gommapiuma che sono diventati i modelli e le modelle per i miei costumi tradizionali, un pò di lana per i capelli, bottoni colorati per gli occhi e tanta fantasia: così è nato il presepe di Cjamp. Passate le feste di Natale, quei poveri pupazzi che già avevano dovuto sopportare pioggia, gelo e vento, dovevano trovare una sistemazione adatta e né la soffitta né quella degli amici che mi avevano aiutata per il presepe erano abbastanza ampie da contenerli, comodamente, tutti.  
Parlando di questo mio problema con il sindaco, mi è stato detto che forse potevo trovare un comodo "appartamento" per i miei pupazzi presso l'ex sede municipale, dove due stanze erano state riservate per le mostre di pittura e scultura che ogni estate vengono organizzate da Pro Loco e Amministrazione Comunale.
A me quasi non è parso vero: quelle due sale in una delle case più antiche di Forni Avoltri non potevano che fare al caso mio.
E così poco alla volta, ho iniziato il trasloco e tutti i miei pupazzi sono stati comodamente sistemati. Sembravano, a dire il vero, un pò tristi, abbandonati da soli fra quelle mura fredde, senza compagnia e senza arredamento...Ho anche pensato, fra l'altro, che il lavoro mio e dei miei collaboratori era stato così attento ed amorevole nella creazione di Toni, Mariuto, Bepi, agno Tunino, che sarebbe valsa la pena tra un Natale e l'altro poterli esporre perchè tutti potessero ricordare come eravamo molti anni fa,
 
Così, senza premeditazione, abbiamo deciso di mettere assieme, in qualche modo, un pò di vecchi mobili e attrezzi vari, nonché vestiti e corredi di nonne e bisnonne.
Non è stato un lavoro facile: quando chiedevo ad amici e conoscenti se avessero in soffitta, magari dimenticati, vecchi mobili o attrezzi che potevano fare al caso mio, spesso mi rispondevano con meravigli e con un pò di diffidenza. Ma poi, capito che non stavo scherzando e che ero veramente intenzionata a far nascere nel mio piccolo comune una bella mostra di arti e tradizioni popolari, moltissime persone hanno deciso di "affidarmi" eredità e ricordi...  Se dovessi ricordare qui tutte le persone che molto generosamente hanno contribuito all'allestimento della mostra, probabilmente non avrei spazio a sufficienza. Moltissimi da Forni Avoltri, da Frassenetto, Sigilletto, Collinetta e Collina, le bellissime frazioni del mio comune, mi hanno telefonato o sono passati di persona a casa mia per portarmi qualche oggetto, un vestito, un lenzuolo ricamato,un paio di galòcios (zoccoli), vecchi attrezzi da lavoro...
Nel giro di cinque-sei mesi, essendosi nel frattempo sparsa la voce della raccolta che stavamo facendo, sono riuscita a trovare per i miei pupazzi sedie, tavoli, letti, armadi, attrezzi da lavoro e vestiti in abbondanza. Anzi, ho dovuto rimettermi al lavoro per far nascere nuovi pupazzi.
E' stata davvero un'esperienza incredibile quella di passare di casa in casa per raccogliere decine e decine di testimonianze del passato, magari scordate in un angolo della stalla e coperte da anni di polvere. Ed è stato ancor più bello scoprire quanti ricordi quei poveri oggetti facevano nascere nei loro proprietari, soprattutto nelle persone più anziane che mi hanno raccontato per ore e ore le loro piccole grandi storie.
Molti mi hanno ringraziato per aver cercato, con il mio lavoro, di lasciare una testimonianza viva e reale della vita di un tempo, dei vecchi mestieri, delle usanze tradizionali."
"Un grazie grande e sincero a Giuseppe Vidale (Bepi Monai). Senza di lui non sarei mai riuscita a mettere insieme tutto. La sua passione ed il suo entusiasmo meritano davvero di essere ricordati"
"Credo che, dopo avervi raccontato com'è nata la mostra "Cemùot chi èrin", sarebbe interessante per voi avere qualche notizia sulla storia del Comune di Forni Avoltri, che in questa mostra ritrova le proprie tradizioni e riscopre una vita che ormai non ci appartiene più.
In antichi documenti si ricordano anche "las vilos" di Culina Magna, Culina Parva, Avultro, Luza, Fraseneto, Sighileto.
Il nostro paese ha origini molto antiche, legate alle miniere e ai forni in cui si lavorava il ferro estratto in quel di Avultro (i forni di Avoltri). Queste attività che hanno dato vita al paese, sono giunte sino ad oggi, essendo ancora in corso la ricerca mineraria del Monte Avanza, mentre l'attività artigianale del fâri (fabbro) è andata perdendosi negli anni Cinquanta.
Nella mostra sono state raccolte testimonianze di vita della fine del secolo scorso sino dopo le guerre mondiali ed è evidente che le attività predominanti erano quelle legate all'agricoltura, all'allevamento e allo sfruttamento delle varie risorse locali, quali ad esempio il legno.
A testimonianza di quanto rilevanti fossero le attività agricole o quelle ad esse collegate, basta ricordare che a Collina di forni Avoltri nel 1880 è sorta la prima latteria sociale turnaria del Friuli. E ad altrettanta testimonianza di come, comunque, il nostro paese sia ancora legato a queste sue tradizioni, sta il fatto che a Forni Avoltri è ancora attiva una delle poche stalle sociali di tutta la Carnia."
 



 
     

Immagini di Carmen a Forni Avoltri