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(foto AmB) |

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E' nel vestiario femminile che si conservano
le vestigia del costume tradizionale carnico. Di quello maschile si
è ormai perso anche il ricordo (fatta eccezione per qualche tipo di
calzature). Infatti anche nei ritratti gli abiti maschili seguono
strettamente la moda dell'epoca mentre quelli femminili sono sempre
tradizionali. Nel museo il costume è "raccontato" dagli abiti,
indossati da manichini, e soprattutto da dipinti ad olio che ne
documentano l'uso in relazione alle tradizioni passate. |
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Fazzûl

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Com'è noto, fra i capi di vestiario del tradizionale costume
carnico, il primo posto spetta al fazzûl, una lunga e stretta
fascia di lino, guarnita da pizzi all'estremità, e incrociata
sul capo (come nel dipinto ad olio sopra che ritrae
un'antenata di Casa Bruseschi, Pesaris, sec. XVIII)
Sembra che l'uso di questo copricato fosse esclusivo delle
Alpi friulane. 40 sono gli esemplari custoditi nel museo. |
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Ritratto di donna carnica col capo
ricoperto dal fazzûl. Sec. XVIII
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Sebbene proprio dai ritratti di
famiglia ad olio, si possa ricostruire il percorso o
meglio una galleria del costume carnico dei secoli XVIII e XIX,
avvicinarsi ai manichini, ci porta più realisticamente a
conoscere l'originalità di tessuti e la foggia degli
abiti.
Questo a lato è un abito importante, in seta , sottoveste di
cotone, fazzoletto in tulle e scarpez. |
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Altro abito importante in seta con
grembiule in tulle bordato da eleganti ricami.
La veste importante era solitamente intera, con gonna unita al
corpetto e maniche lunghe, accollata e lunga fino alle
caviglie. Questo vestito "da festa" poteva essere di lana,
seta o cotone, colorato, nero o in tinte chiare. |
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Una serie di costumi più
popolari, formato dal cas (corpetto), unito alla gonna.
Dal cas escono le maniche della camicia. La veste col
cas era destinata ai lavori, specialmente agricoli, al
contrario di quella di riguardo descritta sopra.
Nel costume da lavoro, il grembiule (grumâl, traverse,
paragrìm), che completava sempre il vestito, era
"l'indispensabile indumento della donna, in casa e
fuori, a nozze o al lavoro" (Lea D'Orlandi).
Nella tenuta da lavoro era spesso più lungo e più largo,
fino ad arrivare a avvolgere i fianchi per proteggere la
gonna. |
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Alcune cuffiette per neonati, preziosamente
decorate. |
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Il cuadri o piezze, entrato in uso al posto
del fazzul alla fine del XVIII sec.
Inizialmente il cuadri era di lino o cotone, ma con
l'introduzione delle macchine per fabricare il velo a rete di
tulle, si aggiunse al cuadri di mussola il velo da testa,
ricamato su tulle, chiamato tul.
In alcuni paesi è conservato l'uso del cuadri in segno di
lutto, piegato a triangolo ed annodato dietro la nuca.
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