Maschere

 

  (il sen. Michele Gortani)

 

 

"Le ricche serie di maschere di legno carnevalesche provenienti dalle diverse contrade delle Alpi austriache, che si ammirano nei grandi Musei etnografici di Graz e di Vienna, e quelle tirolesi allineate nei musei di Bolzano e di Innsbruck, ci incuorarono a ricercare se anche nella nostra Carnia si trovassero analoghe manifestazioni dell'anima popolare. Le ricerche hanno avuto esito positivo, come ho altrove accennato; e possiamo dire che le maschere, di legno carnevalesche, annerite dall'uso o colorate, reperite nei nostri casolari reggono bene il confronto con quelle delle altre regioni."
Così scriveva Michele Gortani nel presentare la collezione di maschere nel volume "Arte Popolare in Carnia. Il Museo Carnico delle Arti e Tradizioni popolari" scritto nel 1965, dopo l'inaugurazione della prestigiosa sede del Museo nella sede di Palazzo Chiampeis nel 1964.

 

Sulle maschere della Carnia il Gortani precisava che il tipo caratteristico delle maschere carniche era stato falsato negli ultimi anni da "una produzione affrettata e fatta ad esclusivo scopo commerciale".
Infatti queste ultime venivano prodotte in forme striminzite e a volte "aberranti", dettate dalla qualsiasi forma del pezzo di legno e non si adattavano a nessun volto. Le maschere autentiche invece erano tutte portabili e si adattavano al viso di chi le voleva indossare.
Il gruppo più numeroso di maschere proviene dalla zona di Forni di Sotto, da dove gli esemplari vennero raccolti dal noto pittore Pellis, a cui è stata dedicata la relativa sala. La raccolta di questi esemplari divenne tanto più cara al Gortani dopo il noto incendio di Forni di Sotto, dato alle fiamme durante il secondo conflitto mondiale e dopo la scomparsa del Pellis tra le nevi delle sue montagne.



















 
   
 

Queste le maschere di Forni di Sotto (dalle quali il pittore Pellis prese ispirazione per un quadro donato alla Società Filologica Friulana),  che sono caratterizzate dalle grandi dimensioni, dalle tinte rosate e dalle espressioni ironiche.
La maschera dal grande faccione roseo (immagine sotto), fu rinvenuta ornata da una pelliccia di agnello, eliminata per ragioni igieniche, e fa coppia con quella a lato, lunga ben 45 cm.

 

     

 

 
Singolare il gruppo detto dei Re Magi, sempre proveniente da Forni di Sotto. A sinistra una regina dalle fattezze robuste, teutoniche, con due lunghe trecce di strame e un gozzo a sinistra. In contrapposizione il reuccio poco significativo, la cui faccia è lunga ben 60 cm..

Queste maschere venivano usate all'Epifania dai ragazzi che, cantando la canzone dei Re Magi, giravano di casa in casa.