La sala Ciceri

 

 

Sulla importante collezione di ritratti donati dai coniugi Ciceri alla Fondazione del Museo Carnico, così racconta Andreina Ciceri: "Luigi Ciceri non era un letterato, ma un medico. Non raccoglieva con animo da collezionista, ma per salvare ogni sorta di testimonianza del passato. Tutto il nostro tempo disponibile era infatti speso per percorrere il Friuli e soprattutto la Carnia: mio marito si interessava alla cultura materiale ed io ad ogni tipo di informazione sulla vita tradizionale. Venuto a mancare il senatore Gortani, la nostra collaborazione continuò anche con Maria Chiussi, fornendo materiali ulteriori, informazioni, convogliando donazioni.

Poiché le nostre raccolte erano via via diventate imponenti e più mirate che in passato, mi rendevo conto delle responsabilità che avrei avuto, se mio marito fosse mancato prima di me (come avvenne all'improvviso nel 1981). Chiedevo di frequente come ci saremmo regolati...Mio marito diceva: "Abbiamo speso la nostra vita per il Friuli; sappiamo entrambi dove devono andare le cose, ma bisogna pure vedere gli sviluppi delle situazioni..."

 

Mancato Luigi Ciceri, pensai subito che, per onorarlo, dovevo fare una donazione al Museo che ci era stato sempre molto caro. Accettati di far parte del Consiglio della Fondazione per il tempo necessario a mettere in atto l'operazione. Pensai subito alla ritrattistica, perché già era passata  - da casa nostra al museo - una ventina di pezzi: aggiungendo una trentina di pezzi disponibili, si costituiva un patrimonio straordinario ed unico nel suo genere. Quasi tutti i ritratti avevano la loro cornice originale e furono sistemati assai bene, con accoppiamento di bacheche contenenti oggetti analoghi a quelli di ciascun ritratto. La donazione, del 1988, comprende i ritratti:

 

 

signor Matteo Antonio Morassi (1698-1744) di Cercivento
Ortensio Del Fabro di Villasantina, dipinto ascrivibile al Noselli
la moglie dello stesso, riccamente adorna di gioielli
vecchia signora di Casa Tavoschi di Comeglians, in suggestivo gesto ammonitore, dipinta nel 1759
Giacomina Di Corte di Ovasta, andata sposa al notaio Gio Batta Billiani di Somplago, ritratta nel 1763 dal Noselli
Valentino Gierino di Frassenetto, ritratto nel 1766
Domenica Gierina, moglie del precedente, ritratta nello stesso anno
il signor Moro con il suo stemma, per nobiltà ottenuta sotto l'impero Austro-Ungarixo grazie alle sue attività in Ungheria
la moglie dello stesso, Maria Anna, nata Vanini, ritratta nel 1762
Pietro Antonio Gortan di Ovasta, Capitanio dell'Onorando Quartiere di Gorto, ritratto dal Noselli nel 1774
la moglie dello stesso
nonno con il nipotino del primo Settecento
Anna Pit Barbaceto di anni 68
Antonio Mazzolini di Villa Santina, ritratto nel 1839
Lorenzo Durigon con la moglie Maddalena Da Pozzo e la figlioletta Rosa, ritratti dal Lexer nel 1847
Lucia De Caneva di 7 mesi in braccio alla zia materna che la allatta con speciale biberon, presente il cagnolino di famiglia, siamo a Liaris di Ovaro ed il pittore è il cosiddetto "Mut di Davâr" (1886)
Bartolomio Vidale di Runchia a 55 anni
Agostino Fabiani dell'Incarojo (pittore Bucci di Pontebba)
figura di sacerdote ritratto dal Noselli nel 1749
altro sacerdote di casa Linussio di Paularo
Giacomina De Prato di Chialina, ritratta dal figlio pittore Noè Carlevaris nel 1912

Passando in rassegna questa infilata di quadri, ritengo che ognuno colga il fatto che esiste un criterio di "separatezza" tra maschi e donne: i primi vestono alla moda corrente (qualunque sia la data del ritratto); le seconde vestono rigorosamente con stile "etnico", fino al ritratto più recente (1912)"
"I pittori sono sia di modeste capacità che di buon livello ed alcuni risentono della scuola del Grassi. Ho escluso dalla donazione due o tre pezzi, in particolare il ritratto di Leonarda Pitt, moglie di Urbano Morassi, splendida nella "affettazione aderente al modello aristocratico allora in voga", e proprio per questo l'ho esclusa cioè perché creava una sorta di stonatura, Anzi per me costituì quasi un piccolo giallo tormentoso: perché Leonarda, parente, amica, coetanea, compaesana delle altre donne, aveva tradito il clichè del costume? Le risposte possono essere varie, ma è già interessante il fatto che rappresenti eccezionalità.

 
 
 

Le altre donne ritratte sono di vario ceto: da quello modesto a quello delle famiglie più benestanti, ma comuni erano lo spirito, il comportamento comunitario, l'humus insomma.
Recentemente, studiando la famiglia Pitt di Cercivento, rilevavo che, nonostante fosse benestante e di certo rilievo, conduceva una vita simile a tutti gli altri che avevano "fuoco" nella Comunità, allevando, boscando, pascolando.
Perciò, come nel vestire, così nell'arredare, nell'abitare esistevano dei denominatori unificati, anche perché le divaricazioni sociali non erano ancora deflagrate e divenute cesure profonde".