Filatura e

Tessitura

 

(Telaio rimontato nel museo,  e proveniente da Lauco)


Visitare il museo di Tolmezzo  per conoscere l'arte tessile , vuol dire innanzitutto accostarsi ad un personaggio d'eccezione, Jacopo Linussio, del quale Nicola Grassi ci ha lasciato un magistrale ritratto eseguito attorno al 1732.
 

 

La storia dell'arte tessile in Carnia è  indissolubilmente legata al nome di Jacopo Linussio. Infatti, pur avendo origini  molto antiche, questa si radicò agli inizi del '700 per protrarsi fino alla fine del 1800 quando, in ogni casa, anche la più sperduta nell’ultima valle, c’era in funzione almeno un telaio. Il grande impulso allo sviluppo della tessitura, si deve infatti all'eccezionale talento, ed alla capacità imprenditoriale di Jacopo Linussio (1691-1747), originario di  Paularo che creò, in pochi anni, un complesso manufatturiero primo in Europa: si pensi che nella prima metà del ‘700 occupava oltre trentamila addetti e che, nel solo stabilimento di Tolmezzo, contava oltre millecento telai.

Questa importante opportunità di lavoro e di reddito, migliorò notevolmente le condizioni economiche e sociali delle famiglie di buona parte della Carnia. La Repubblica di Venezia, politicamente accorta al fenomeno, sosteneva e  agevolava l'industria, traendone a sua volta indubbi vantaggi economici di vario genere. "Linussio - osserva Di Caporiacco - era riuscito ad ottenere dal governo veneziano anche qualche facilitazione doganale, dopo aver dimostrato che la sua produzione si limitava a quei tipi di tessuti che allora si dovevano importare e non pregiudicava gli interessi delle fabbriche veneziane!". L'esportazione delle tele Carniche raggiungeva perfino l'Asia e l'America.
Linussio, aveva acquisito le prime esperienze all'estero; tornato in patria, iniziò coi primi impianti di filatura e tessitura del lino a Moggio e Tolmezzo, che, ampliato molte volte nel corso degli anni, diventerà un vero e proprio opificio.

 

 Ma la vera intuizione di Linussio fu quella di creare una rete di tessitori a domicilio sul territorio, fornendo loro la materia prima, lino e cotone, e curando poi la raccolta del prodotto finito e la sua commercializzazione.
l lino veniva coltivato in una sua tenuta di trecento ettari presso San Vito al Tagliamento, e filato nei paesi circostanti. A Moggio aveva impiantato uno stabilimento per la purga e il candeggio della fibra, che era anche importata dalla Slesia e da altre regioni danubiane e balcaniche. A Tolmezzo, infine, funzionava il grande stabilimento per la tintura e la tessitura.
La produzione veniva smerciata tramite magazzini impiantati dallo stesso Linussio a Napoli, Cadice e Costantinopoli.
 


 

Altra felice intuizione del  Linussio fu  diversificare il prodotto: infatti accanto a tessuti di pregio e ricercati, commercializzava tessuti più a buon mercato e destinati a soddisfare i bisogni di una popolazione europea sempre più in crescita.
La morte del fondatore fu la causa prima di un lento e inesorabile declino, che si concluse con la chiusura definitiva delle fabbriche nel 1813.


(tovaglia umbra)


(tovaglia umbra)

Nel secolo successivo l'attività proseguì registrando però un  lento e costante declino,  dovuto sia all'incapacità degli eredi, che  ai processi di meccanizzazione , che resero ormai improduttivo il lavoro familiare del tessere e filare.
Rimase comunque una certa vitalità del settore tessile nell'area montana, conseguente all'attività legata alla seta che Venezia  aveva fortemente sostenuto, articolata nell'allevamento dei bachi, nella filatura e tessitura  e che proseguirà fino al secondo dopoguerra.

Coltivazioni di canapa e di lino perdurarono nel primo decennio del Novecento in tutte le nostre valli: la ricca collezione del museo comprende le gramole (frac da cjanàipe), i pettini (piètins) per dirompere e cardare i manipoli di fibre, i fusi (fûs) e mulinelli (mulignèi), le canocchie e i telai superstiti della tessitura casalinga e i campioni di stoffa con questi tessuti. Perfino  una parte delle cosiddette tovaglie umbre, trovate numerose, anche se su disegni importati, pare fossero di fattura locale.


 (Il palazzo della Fabbrica Linussio ai primi novecento)


 

Delle tele di lino e di canapa tessute in Carnia, nel Museo Carnico vi è una ricca serie di esemplari: lenzuola per letti da uno o due posti con le federe, tovaglie, tovaglioli, asciugamani (di canapa o di lino).
Nelle famiglie si tessevano coperte e sopracoperte da letto bianche e colorate, la biancheria di casa, stoffe per vestiti di molti colori, di lana, mezzalana (lana e canapa), lino, cotone, bavella e seta.
"Circa la versatilità dei nostri artigiani, il campionario del tessitore Comis di Forni di Sopra, conservato nel Museo, è veramente istruttivo. E i documenti trovati a Salars di Ravascletto dal dott. L. Ciceri mostrano, con l'eloquenza dei vecchi stampi, come non soltanto nella fabbrica Linussio, ma anche in località sperdute (come era sino a tutto il secolo XIX la remota Valcalda) vivessero artigiani che sapevano decorare le tele con gli stampi a colori: stampi che ora figurano nel Museo Carnico accanto a quelli della casa Linussio" (Gortani)

Serie di gugjet:la filatrice teneva la canocchia aderente al petto con l'aiuto del famei, ossia di un anello assicurato ad una catenella, dono del fidanzato. Così come il gugjiet, fermaglio di legno intagliato o di ottone che serve a fermare in cintura uno dei ferri, durante il lavoro a maglia.

Delle struttue della Fabbrica Linussio a Tolmezzo rimane l'imponente complesso di edifici ora trasformati nella Caserma "Cantore" e gli affreschi del tolmezzino Antonio Schiavi nel salone centrale. Da ricordare le numerose tele del pittore carnico Nicola Grassi, donate dal Linussio al Duomo di Tolmezzo.
   

 

la cappella Linussio a Tolmezzo, adiacente all'omonimo palazzo, il cortile interno col corpo centrale della fabbrica, ora Caserma "Cantore", e la sala da ballo.