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Padre David Maria Turoldo:
un ricordo a 10 anni dalla sua morte
 

 

 

 

 

Turoldo a dīs agns de sō muart

                                                                     (di Renzo Balzan)

 

Zą fa dīs agns, ai 6 di fevrār dal 1992, al murive p. David Maria Turoldo. Sacerdot servita, predicjadōr, sagist e poet, Turoldo al jere nassūt a Codźr di Sedean ai 22 di novembar dal 1916. Ordenāt predi tal 1940, laureāt in filusufie alģ da l'Universitāt Catoliche di Milan tal 1946, dilunc la Resistence al veve fondāt la riviste "L'uomo", dulą ch'al publicą lis sōs primis poesiis. Di chź volte la sō risultive liriche e butą simpri.

Chest predi discomut al č stāt un liric, ma al ą vūt scrit ancje in cjamp biblic-leterari e pal teatri. Cul regissźr Pandolfi al ą realizāt il film "Gli ultimi", che j zovą un slargjāt preseament de critiche. Tal 1976/77 al curą la rubriche "Colloqui con i lettori" de "Domenica del Corriere", che a vignģrin podaspņ ricolts e publicāts a Milan tal 1978 cul titul "Alla porta del bene e del male".

A Sotto il Monte, dongje Bergum, al dirigč il Centri Studis Ecumenics Zuan XXIII. Pai siei scrits e pai siei intervents anticonformiscj, Luigi Santucci lu ą vūt definīt "cussience malcujete de Glesie" . Al ą vūt i premis "Pifanie" (1971), "Nadāl Furlan" (1982), "Acuile d'aur" (1987), "Zuan di Udin" (1991), e il "Lazzatti" a la sō prime edizion pal volum "Il Vangelo di Giovanni".

Purpūr vivģnt e operąnt scuasit simpri lontan de Furlanie, al ą simpri palesāt un fuart atacament a la tiere de sō nassince: la "Letare a la mari di Pasolini" scrite in muart dal poet di Cjasarse, e je forsit la testemoneance plui biele e comovčnt.

Dificil resisti a l'amirazion e mantignī un minim di distance critiche rispiet a un'opare slargjade e passionade come chź di Turoldo, bon di fevelā - in maniere antecipade di dīs, vincj agns - a l'incujete cussience dal om di vuź, di rispuindi 'es sōs plui tormentadis domandis (bastarčs tornā a lei la letare che pari David al veve mandāt al Gazzettino ai 21 di luj dal '87, sul cont des responsabilitāts dal Ocident tai rivuarts dal Tierē Mont). Al č impussibil cirī di contā in pōcjis riis il complčs significāt di une testemoneance profetiche che si č fate persone, prime inmņ che peraule, e musiche, e cine. Forsite o podaressģn dī che de rileture di ce che lui al ą vūt scrit e ven fūr cun fuarce propite la grande disponibilitāt dal om Turoldo di fāsi cjame in se stčs de tragiche feride dal māl e de gjondōse fadie de sperance.

"No ai mai marciāt cuintri nissun - al ą dite une volte Turoldo - ma simpri par cualchidun". In chel so cuarp lunc e nobil, in chel so vīs significant e sgjavāt, si cjatavin in tune la sudizion dal contadin e l'orgoj fuart de fede, ma ancje l'amōr pal om e la seguitive e ustinade ricercje di un Diu a voltis lontan, ātris voltis fintremai impotent. Al podarą smaraveā par esempli cui ch'al pense a la fede come a une forme di padinament da l'anim, il lei tal libri "Il mio Friuli" pagjinis incolmis di disperazion esistenziāl, che si moreste nome te consapevulece, ogni volte cuistade, che cristian nol č cui ch'al bute la crōs, ma cui che la cjape sł pe schene. O ben comprindi che par Turoldo il rimiedi a la sconfite paidide ogni dģ dal om e jere te pazienzie laboriōse e ferme. Arme cheste preferide dal poet "rivoluzionari" di Codźr.

Discomut pari Turoldo, par ducj e fintremai tal ultin, ancje pal so Friūl, che nol ą mai savūt o podūt sielzilu come simbul. O memoreģn cuanche, intant di une cunvigne fate alģ dal Assindustrie di Udin tal 1988, al vč cūr di dī : "Nō o savģn ce ch'al vūl dī jessi povars, e sfrutāts tal mont. Cemūt podarīno nō, cumņ, passā su la piel dai povars? Lu dīs par amōr dal gno Friūl… No soi achģ a difindi i cjampanilisims e mancul inmņ l'antighe miserie. Ma and'č limits umans che no si puedin superā: Gno Friūl/ tire sł une spaltade/ di afiets e ricuarts/ a cheste monoculture d'Americhe/ e il tesaur difint/ de tō dignitōse puaretāt dai vons/ la memorie che sedi il to blason…".

Un discors fuart, ferbint, dibot il so testament spirituāl. O sģn da l'opinion che la Furlanie e varčs vuź une grande dibisugne di Turoldo par recuperā la sō origināl identitāt.

 

       
       
       
     


Turoldo a dieci anni dalla sua morte

 

Dieci anni fa, il 6 febbraio 1992, moriva p. David Maria Turoldo. Sacerdote servita, predicatore, saggista e poeta, Turoldo era nato a Coderno di Sedegliano il 22 novembre 1916. Ordinato prete nel 1940, laureato in filosofia presso l'Universitą Cattolica di Milano nel 1946, durante la Resistenza aveva fondato la rivista "L'uomo", dove pubblicņ le sue prime poesie. Da allora la sua fonte d'ispirazione lirica non s'inaridģ mai.

Questo prete scomodo č stato un poeta, ma ha scritto anche validi testi in prosa di contenuto biblico-letterario e per il teatro. Con il regista Pandolfi ha realizzato il film "Gli ultimi", che gli valse ampi apprezzamenti da parte della critica. Nel 1976/77 curņ la rubrica "Colloqui con i lettori" de "la Domenica del Corriere", testi che poi vennero raccolti e pubblicati a Milano nel 1978 con il titolo "Alla porta del bene e del male".

A Sotto il Monte, presso Bergamo ha diretto il "Centro Studi Ecumenici - Giovanni XXIII". Per i suoi scritti e per i suoi interventi anticonformisti, Luigi Santucci lo ha definito "coscienza inquieta della Chiesa" . Ha ricevuto i premi "Epifania" (1971), "Nadāl Furlan" (1982), "Friuli-Aquila d'oro" (1987), "Giovanni da Udine" (1991), e il "Lazzatti" alla sua prima edizione per il volume "Il Vangelo di Giovanni".

Pur vivendo ed operando quasi sempre lontano dal Friuli, ha manifestato in ogni occasione un forte attaccamento alla terra che gli aveva dato i natali: la "Lettera alla madre di Pasolini", scritta in morte del poeta di Casarsa, ne č forse la testimonianza pił bella e commovente.

Difficile resistere all'ammirazione e mantenere un minimo di distanza critica rispetto ad un'opera tanto vasta ed appassionata come quella di Turoldo, capace di parlare - con una preveggenza di dieci, vent'anni - alla travagliata coscienza dell'uomo d'oggi, di rispondere alle sue pił tormentate domande (basterebbe rileggere la lettera che padre David Maria aveva mandato al Gazzettino il 21 luglio 1987, per quanto attiene le responsabilitą dell'Occidente nei riguardi del Terzo Mondo). E’ pertanto impossibile cercare di raccontare in poche righe il complesso significato di una testimonianza profetica che si č fatta persona, prima ancora che parola, e musica, e cinema. Forse potremmo dire che dalla rilettura di quanto egli ha scritto ne deriva con forza proprio la grande disponibilitą dell'uomo Turoldo nel farsi carico in se stesso della tragica ferita del male e della gioiosa fatica della speranza.

"Non ho mai marciato contro nessuno - ha detto una volta Turoldo - ma sempre per qualcheduno". In quel suo corpo alto e nobile, in quel suo viso significativo e scavato, si trovavano accomunate la dignitą del contadino e l'orgoglio forte della fede, ma anche l'amore per l'uomo e la perseverante ed ostinata ricerca di un Dio a volte lontano, altre volte persino impotente. Potrą meravigliare per esempio chi pensa alla fede come ad una forma di quietamento dell'animo, il leggere nel libro "Il mio Friuli" pagine traboccanti di disperazione esistenziale che si appaga solamente nella consapevolezza, ogni volta conquistata, che cristiano non č colui che getta la croce, ma chi invece se la carica sulle spalle. Ovvero comprendere che per Turoldo il rimedio alla sconfitta sofferta ogni giorno dall'uomo č nella pazienza laboriosa e ferma. Arma questa preferita dal prete-poeta "rivoluzionario" di Coderno.

Scomodo padre Turoldo, per tutti e fino all'ultimo giorno della sua esistenza, anche per il suo Friuli, che non ha mai saputo o potuto sceglierlo come simbolo. Ricordiamo quando, durante un convegno che si stava svolgendo presso l'Assindustria di Udine nel 1988, ebbe il coraggio di dire: "Noi sappiamo cosa significa essere poveri, e sfruttati nel mondo. Come potremmo noi, ora, passare sulla pelle dei poveri? Lo dico per amore del mio Friuli… Non sono qui a difendere i campanilismi e meno ancora l'antica miseria. Ma ci sono limiti umani che non si possono superare: Mio Friuli/ ergi uno steccato/ di affetti e ricordi/ a questa monocultura d'America/ e il tesoro difendi/ della dignitosa povertą degli avi/ la memoria sia il tuo blasone…".

Un discorso forte, vibrante, quasi il suo testamento spirituale. Siamo dell'opinione che il Friuli avrebbe oggi un grande bisogno di Turoldo per recupare la sua originale identitą.

 


O mia terra
 

O tiere mź

Ancora rondini saettano
di sotto i tetti e lungo il fiume.
Un mare di verde č il bosco;
cantano fanciulle
e vanno per i campi
a festa d'amore.

Tutta d'oro č la vigna sul colle;
il vento scuote dolcemente il grano
e profumo spande
da ferire ogni senso.
 

(David Maria Turoldo)

 

Inmņ sisilis a svuąlin
di sot i cuvierts e dilunc il flum.
Un mār di vert al č il bosc;
a cjantin fantatis
e a van pai cjamps
a la fieste d'amōr.

Dut d'aur al č il vignāl sul cuel;
il vģnt al scjasse cun dolcece il forment
e il sparfum si sbarnice
da ferī ogni sens.

(David Maria Turoldo)

 

Ancora notte
 


Inmņ gnot
 

Ancora sulle strade con la sacca
delle condanne raccolte nel giorno.
Solo, oltre le ore,
a riempire col rumore dei passi
il deserto di pietre. Solo
con la gioia d'avere sepolto
un altro dei tanti giorni avanzati.
Per me sola testimonianza
le lampade inutilmente accese
e il silenzio dei portoni chiusi.

(David Maria Turoldo)
Inmņ su lis stradis cul persąc
des condanis ricoltis tal dģ.
Dibessol, oltri lis oris,
a jemplā cul rumōr dai pas
il disiert di pieris. Dibessol
cu la gjonde di vź soterāt
un'ātre des tantis zornadis vanzadis.
Par me sole testemoneance
i ferāi par dibant impiāts
e il cidinōr dai puartons sierāts.

(David Maria Turoldo)
(Poesie tratte da "Lo scandalo della speranza", Gianfranco Angelico Benvevuto Editore. I testi sono stati tradotti in friulano da Renzo Balzan / Poesiis tiradis fūr da "Lo scandalo della speranza", Gianfranco Angelico Benvenuto Editōr. I tescj par furlan a son stāts voltāts par cure di R. Balzan)