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Centro
naturale dell'Alta Val Tagliamento, Ampezzo, si
presenta appoggiata su un ripiano esposto al sole fra l'alto
corso del Tagliamento e il torrente Lumiei, dominata
dalla piramide del monte Tinisa.
Sulla via per il Passo della Mauria e quindi per il Cadore, la
sua posizione
è invidiabile anche quale
punto di partenza per numerose escursioni e passeggiate.
La Val Lumiei (quella per intenderci che porta a Sauris), è
uno fra i luoghi più selvaggi e
spettacolari di Carnia: è oggi possibile, percorrendo un comodo sentiero, visitarne la forra profonda quasi 130 m. e larga
appena
pochi metri dove si uniscono i torrenti Navarza e Lumiei.
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| Valle del Lumiei: lo sbarramento della diga di
Sauris |
Altro notevole richiamo naturalistico, la foresta di Ampezzo, autentica ricchezza ambientale
con i boschi fra i più estesi della Carnia, percorsa da una serie di sentieri paesaggistici per facili
escursioni.
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| Foresta di Ampezzo: sentieri e pietra identificativa
di un bosco datata 1822 |
Meta molto frequentata vicino ad Ampezzo , il monte Pura, un balcone
che da un lato si affaccia sulla Val Tagliamento fino a
Tolmezzo (vedi immagine di apertura) e dall'altro verso la
valle e il lago di Sauris .
Il capoluogo dispone di notevoli attrezzature sportive (campi di calcio e
calcetto, tennis, piscina, pista di sci-discesa), richiamano
un turismo prevalentemente specializzato di gruppi sportivi.
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Il centro sportivo |
Di recente l'apertura del Museo Geologico della Carnia,
che raccoglie numerose
rocce e soprattutto
fossili di notevole interesse scientifico per la storia del
territorio carnico da 450 fino a 40 milioni di anni
fa. Si parla dunque del mare che c'era in Carnia: il mare del Siluriano,
le scogliere del
Devoniano, le foreste tropicali del Carbonifero e i mari del
Triassico, sino a giungere all'Orogenesi alpina.
"I ritrovamenti fossili hanno confermato che La Carnia è una delle
poche zone in Europa in cui il patrimonio geologico e
paleontologico si sia conservato con completezza
per un arco di tempo di circa 400 milioni di anni."
Molti gli edifici che mantengono l'architettura tipica,
sia ad Ampezzo che nelle frazioni di Oltris e Voltois, con le
linde (i ballatoi in legno), archi e portali in pietra: nella
piazza un bell'edificio il palazzo seicentesco Beorchia-Nigris.
Ampezzo è ricordata anche per la "Zona Libera della Carnia",
della quale fu capitale, per i suoi valenti artigiani
(intaglio del legno - tessitura - lavorazione del bronzo),
distintisi nel tempo per creatività e fantasia, e
l'opera di alcuni suoi artisti e studiosi.
Vicus Ampitio:
leggende e storia
Il toponimo Ampezzo
(secondo Frau)
potrebbe derivare dal nome personale latino Amp(h)ius.
Secondo la leggenda popolare, invece il nome deriverebbe da un
abete (pec') - con una casa vicina- alla cui ombra i viandanti
solevano riposare (Ampec'). Lo stemma del Comune è
rappresentato da una casa rustica, con a fianco un abete.
Ancora, secondo Angelo Benvenuti ("I Castelli Friulani", ed.
Del Bianco 1950), il nome deriverebbe dal cimbrico "Ampex" o "Ampoxi",
in nome dell'incudine.
Comunque è
solo del 762 il primo
documento in cui ufficialmente è menzionato Vicus Ampitio,
come atto di donazione, villaggio sottomesso ai Longobardi che qui
esercitavano il loro dominio.
Nel 1912 affiorarono nelle
campagne di Ampezzo quattro tombe longobarde, da cui si
recuperarono braccialetti, anelli, coltelli. Altre tombe si
individuarono nel 1962. Il materiale, databile al VI-VII
secolo, è andato disperso, tranne "due coltelli, un
orecchino ed una fibbia in ferro", consegnati alla
Soprintendenza Archeologica di Padova.
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| Il monte Tinisa dal pianoro
del "Tita Piaz" |
Il "Cuel di Jui"
(Colle di Giulio Cesare)
Si trova ad Ovest di Ampezzo, lungo la strada nazionale,
questo colle, dove, secondo una leggenda popolare, si sarebbe
fermato Giulio Cesare con i suoi soldati.
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La fontana e il duomo |
Il Cjastelat
Non solo leggenda in questo caso: si tratta di un piccolo
colle chiamato Cjastelat, "Castellaccio". Ha ripidi e boscosi
fianchi verso Ampezzo e dirupati, pressochè verticali, verso
il torrente Teria. Per la sua posizione strategica veniva
usato come punto di segnalazione tramite fuochi tra l'alta
valle del Lumiei, Castoia, Invillino, Tolmezzo.
Sulla sommità vi sono avanzi murari e dal lato di
Ampezzo, terrazzature con muri di sostegno di cui rimangono
secondo gli archeologi, "resti di corsi murati costituiti da
ciottoli e pietre smussate, vi è qualche traccia di malta
grassa".
Sulla sommità l'affossamento del diametro di circa 7 mt,
scavato nella roccia, potrebbe essere stato il fondo di una
torretta.
"Da questa località non è visibile la
valle dei Forni, quindi, con ogni probabilità, il compito del
fortilizio era quello di controllare la via che, come avviene
anche oggi, doveva necessariamente percorrere la stretta a
nord del colle. E' anche logico supporre che le comunicazioni
tra questa specola e quella di Sàcquidic (Cfr. n. 3) fossero consentite da una
vedetta intermedia, che il Miotti ipotizza sulla Cima Corsa
(867 m). La datazione proposta del Cjastelat è la tarda antichità.
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| Vallata del Tagliamento
ripresa dalla zona di Ampezzo e sommersa dalle nuvole.
Emerge la piramide del monte Amariana. |
Sotto Aquileia
L'antica Ampezzo conobbe poi il periodo più florido della sua
storia sotto il successivo dominio dei Patriarchi di
Aquileia con la quale ebbe legami plurisecolari
puramente ecclesiastici. Si sviluppò con la sua tipicità
carnica l'edilizia locale, della quale rimangono numerosi
esempi, l'arte dell'intaglio del legno e della tessitura che
contribuirono allo sviluppo dell'artigianato locale e degli
scambi commerciali. (A partire dal XIX secolo tutte queste attività, con l'avvento della
produzione industriale, furono soggette ad un rapido declino).
La Serenissima
Nel 1420 cominciò la dominazione veneziana che lasciò intatti
i precedenti ordinamenti amministrativi e che si protrasse
fino a Napoleone.
La popolazione di Ampezzo partecipò nel 1616 alla guerra
veneziana di Gradisca e nel 1647 a quella di Candia. Ma fu
proprio in quell'anno che Venezia, a corto di denaro, decise
la vendita della Gastaldia della Carnia al miglior offerente,
tramutandola in contea. La Carnia, andata all'asta fu ceduta
per 40 mila ducati ai conti Manin, agli Antonini da Udine, ai
Camuzio e Pianesi di Tolmezzo che la tennero col titolo di
conti fino al 1653.
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Inverno a Cima
Corso |
I "Cantoni" di Socchieve e di
Ampezzo
Campoformido, austriaci, francesi, il regno lombardo-veneto
fino al regno d'Italia nel 1866: gli antichi ordinamenti del
canale di Socchieve, cambiarono con gli avvenimenti.
Nel 1797 il regolamento con le nuove disposizioni per il
cantone di Socchieve ordinava: "La municipalità del cantone
di Socchieve sarà composta di 9 membri e di 6 deputati per la
municipalità centrale e comprenderà tutto il già nominato
quartiere di Socchieve e le ville di Sauris di Sotto e di
Sopra".
Nel 1807 venne costituito il cantone di Ampezzo,
essendo ormai il paese cresciuto d'importanza e situato in
posizione centrale dopo l'aggregazione dei due Forni (di Sotto
e di Sopra). Il cantone divenne poi distretto sotto l'Austria
nel 1818, ed Ampezzo divenne sede dell'Ufficio commissariale e
del censo.
Ampezzo e il Risorgimento
Allo scoppio della rivoluzione del 1848, anche Ampezzo
insorse, inutilmente poiché ben presto dovette sottostare al
rigore delle oppressioni austriache.
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Un
ricordo storico, quello dell'episodio del Passo della
Morte e del valore del cadorino Piero Calvi:
"Caduta Udine, il generale Nugent inviava un corpo di
truppa all'assedio di Osoppo e un altro di 1200 uomini a
invadere il Cadore, dal Passo della Mauria. Questo corpo
si accampava il 22 maggio tra Enemonzo e Socchieve e il
comandante mandava un parlamentario a Forni a chiedere
al capitano della guardia civica di là, Signor Valentino
Marioni, se il passo era libero. Il parlamentario si
ebbe le più ampie assicurazioni.
Ma il capitano che aveva strette intelligenze con Piero
Calvi, il valoroso capo degli insorti cadorini, mandò ad
avvertire quest'ultimo di quanto accadeva.
Il Calvi accorse coi suoi cadorini. E' noto il terribile
fatto d'arme del 24 maggio al Passo della Morte, dove
gli austriaci, respinti prima dal centro della valle,
poi dall'altipiano di Preses, dovettero retrocedere al
loro accampamento ai primi urti contro i valorosi petti
cadorini e fornesi. |
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(il Passo della
Morte in un disegno di Cussigh) |
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Tanto
slancio di cuori fu inutile allora. Gli austriaci avuti
dei rifornimenti, piombarono sui Forni da Ampezzo, da
Montovo, dalla vallata del Tagliamento e dal 4 al 6
giugno li saccheggiarono.
L'ultimo corpo a giungere fu un corpo di Croati che
venuto dal Passo di Preone, aveva lasciato orrida
memoria di sè a Socchieve.
Attendato sul colle di Castoia, aveva voluto per
alloggio la chiesa, e gli ufficiali avevano fatto
collocare i loro letti sugli altari.
Per due giorni i soldati avevano rubato, mangiando,
bevendo e sciupando ogni cosa fino a lasciare aperti gli
spilli alle botti quando si erano empiti di vino. Il
resto fecero poi a Forni" |
Nel 1867 col Regno d'Italia, ad Ampezzo fu soppressa la sede del
commissariato che fu aggregata a quella di Tolmezzo. Rimasero l'Agenzia delle Imposte e la Regia Pretura (fino al
1871).

(Ampezzo, novembre del 1918: la popolazione saluta
l'esercito liberatore) |
Il Governo della Zona Libera
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L'occupazione cosacca ad Ampezzo in una tela del pittore
Marco Davanzo |
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Nel secondo
conflitto mondiale, dal 1943 al 1945, Ampezzo fu il centro
dell'attività del Comitato di Liberazione Zona Libera del
Friuli.
Il poeta Giuseppe Ellero definì Ampezzo "Piccola regina" e
"cuore e Cervello" della valle.
Per gli approfondimenti sull'argomento, vai su questo sito
alla pagina sulla Zona Libera
del Friuli e della Carnia , nella sezione Storia.
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Neve sul monte Tinisa |
Curiosità: gli Spangaro di Voltois
"Nella
frazione di Voltois, mio paese, quasi tutti gli abitanti hanno
cognome Spangaro. Racconta una leggenda tramandataci dai
vecchi, che nel Medioevo nel mio paese è capitata una
terribile malattia, la peste. Dopo pochi mesi il paese era
spopolato completamente.
Soltanto una donna rimase viva perché, saputo della malattia,
era rimasta in alta montagna a pascolare le pecore. Siccome in
quei tempi in Italia dominavano gli Spagnoli, questa donna,
trovato uno di quelli, si sposò e formò una famiglia che ebbe
per cognome Spangaro. Quella famiglia si moltiplicò e ripopolò
il paese. E così tale cognome rimase vivo ancora nel mio
paesetto"
Spangaro Marino da "All'ombra del Tinisa" |