Ampezzo

 

(immagini AmB e Nazaria Zatti)       

   FRAZIONI:
 

Cima Corso - Oltris - Voltois
  
 
Altitudine 560 m
Superficie 76,6 Kmq
Abitanti 1290
CAP 33021
Prefisso +39 0433
e-mail Comune
Municipio tel. 0433 80050



 

Centro naturale dell'Alta Val Tagliamento, Ampezzo, si presenta appoggiata su un ripiano esposto al sole fra l'alto corso del Tagliamento e il torrente Lumiei, dominata dalla piramide del monte Tinisa.
Sulla via per il Passo della Mauria e quindi per il Cadore, la sua posizione è invidiabile anche quale punto di partenza per numerose escursioni e passeggiate.
La Val Lumiei (quella per intenderci che porta a Sauris), è  uno fra i luoghi più selvaggi e spettacolari di Carnia: è oggi possibile,  percorrendo un comodo sentiero,  visitarne la forra profonda quasi 130 m. e larga appena pochi metri dove si uniscono i torrenti Navarza e Lumiei.

 

Valle del Lumiei: lo sbarramento della diga di Sauris


Altro notevole richiamo naturalistico, la foresta di Ampezzo, autentica ricchezza ambientale con i boschi fra i più estesi della Carnia, percorsa da una serie di sentieri paesaggistici per facili escursioni.
 

Foresta di Ampezzo: sentieri e pietra identificativa  di un bosco datata 1822


Meta molto frequentata vicino ad Ampezzo , il monte Pura, un balcone che da un lato si affaccia sulla Val Tagliamento fino a Tolmezzo (vedi immagine di apertura) e dall'altro verso la valle e il lago di Sauris .
 



Il capoluogo dispone di notevoli attrezzature sportive (campi di calcio e calcetto, tennis, piscina, pista di sci-discesa), richiamano un turismo prevalentemente specializzato di gruppi sportivi.
 

Il centro sportivo


Di recente l'apertura del Museo Geologico della Carnia, che raccoglie numerose
 rocce e soprattutto fossili di notevole interesse scientifico per la storia del territorio carnico da 450 fino a 40 milioni di anni fa. Si parla dunque del mare che c'era in Carnia: il  mare del Siluriano, le scogliere del Devoniano, le foreste tropicali del Carbonifero e i mari del Triassico, sino a giungere all'Orogenesi alpina. "I ritrovamenti fossili hanno confermato che La Carnia è una delle poche zone in Europa in cui il patrimonio geologico e paleontologico si sia conservato con completezza per un arco di tempo di circa 400 milioni di anni."
 


Molti gli edifici che mantengono l'architettura tipica, sia ad Ampezzo che nelle frazioni di Oltris e Voltois, con le linde (i ballatoi in legno), archi e portali in pietra: nella piazza un bell'edificio il palazzo seicentesco Beorchia-Nigris.

Ampezzo è ricordata anche per la "Zona Libera della Carnia", della quale fu capitale,  per i suoi valenti artigiani (intaglio del legno - tessitura - lavorazione del bronzo), distintisi nel tempo per creatività e fantasia,  e l'opera di alcuni suoi artisti e studiosi
.

 

Vicus Ampitio: leggende e storia
Il toponimo Ampezzo (secondo Frau) potrebbe derivare dal nome personale latino Amp(h)ius.
Secondo la leggenda popolare, invece il nome deriverebbe da un abete (pec') - con una casa vicina- alla cui ombra i viandanti solevano riposare (Ampec'). Lo stemma del Comune è rappresentato da una casa rustica, con a fianco un abete.
Ancora, secondo Angelo Benvenuti ("I Castelli Friulani", ed. Del Bianco 1950), il nome deriverebbe dal cimbrico "Ampex" o "Ampoxi", in nome dell'incudine.

Comunque è solo del 762  il primo documento in cui ufficialmente è menzionato Vicus Ampitio, come atto di donazione,  villaggio sottomesso ai Longobardi che qui esercitavano il loro  dominio.
Nel 1912 affiorarono nelle campagne di Ampezzo quattro tombe longobarde, da cui si recuperarono braccialetti, anelli, coltelli. Altre tombe si individuarono nel 1962. Il materiale, databile al VI-VII secolo, è andato disperso, tranne "due coltelli, un orecchino ed una fibbia in ferro", consegnati alla Soprintendenza Archeologica di Padova.
 

Il monte Tinisa dal pianoro del "Tita Piaz"

Il "Cuel di Jui" (Colle di Giulio Cesare)
Si trova ad Ovest di Ampezzo, lungo la strada nazionale, questo colle, dove, secondo una leggenda popolare, si sarebbe fermato Giulio Cesare con i suoi soldati.
 

La fontana e il duomo


Il Cjastelat
Non solo leggenda in questo caso: si tratta di un piccolo colle chiamato Cjastelat, "Castellaccio". Ha ripidi e boscosi fianchi verso Ampezzo e dirupati, pressochè verticali, verso il torrente Teria. Per la sua posizione strategica veniva usato come punto di segnalazione tramite fuochi tra l'alta valle del Lumiei, Castoia, Invillino, Tolmezzo.
Sulla sommità vi sono avanzi murari  e dal lato di Ampezzo, terrazzature con muri di sostegno di cui rimangono secondo gli archeologi, "resti di corsi murati costituiti da ciottoli e pietre smussate, vi è qualche traccia di malta grassa".
Sulla sommità l'affossamento del diametro di circa 7 mt, scavato nella roccia, potrebbe essere stato il fondo di una torretta.
 
"Da questa località non è visibile la valle dei Forni, quindi, con ogni probabilità, il compito del fortilizio era quello di controllare la via che, come avviene anche oggi, doveva necessariamente percorrere la stretta a nord del colle. E' anche logico supporre che le comunicazioni tra questa specola e quella di Sàcquidic (Cfr. n. 3) fossero consentite da una vedetta intermedia, che il Miotti ipotizza sulla Cima Corsa (867 m). La datazione proposta del Cjastelat è la tarda antichità.
 

Vallata del Tagliamento ripresa dalla zona di Ampezzo e sommersa dalle nuvole. Emerge la piramide del monte Amariana.


Sotto Aquileia
L'antica Ampezzo conobbe poi il periodo più florido della sua storia sotto il successivo dominio dei Patriarchi di  Aquileia con la quale ebbe  legami plurisecolari  puramente ecclesiastici. Si sviluppò con la sua tipicità carnica l'edilizia locale, della quale rimangono numerosi esempi, l'arte dell'intaglio del legno e della tessitura che contribuirono allo sviluppo dell'artigianato locale e degli scambi commerciali. (A partire dal XIX secolo tutte queste attività, con l'avvento della produzione industriale, furono soggette ad un rapido declino).
La Serenissima
Nel 1420 cominciò la dominazione veneziana che lasciò intatti i precedenti ordinamenti amministrativi e che si protrasse fino a Napoleone.
La popolazione di Ampezzo partecipò nel 1616 alla guerra veneziana di Gradisca e nel 1647 a quella di Candia. Ma fu proprio in quell'anno che Venezia, a corto di denaro, decise la vendita della Gastaldia della Carnia al miglior offerente, tramutandola in contea. La Carnia, andata all'asta fu ceduta per 40 mila ducati ai conti Manin, agli Antonini da Udine, ai Camuzio e Pianesi di Tolmezzo che la tennero col titolo di conti fino al 1653.

Inverno a Cima Corso


I "Cantoni" di Socchieve e di Ampezzo
Campoformido, austriaci, francesi, il regno lombardo-veneto fino al regno d'Italia nel 1866: gli antichi ordinamenti del canale di Socchieve, cambiarono con gli avvenimenti.
Nel 1797 il regolamento con le nuove disposizioni per il cantone di Socchieve ordinava: "La municipalità del cantone di Socchieve sarà composta di 9 membri e di 6 deputati per la municipalità centrale e comprenderà tutto il già nominato quartiere di Socchieve e le ville di Sauris di Sotto e di Sopra".
Nel 1807 venne costituito il cantone di Ampezzo, essendo ormai il paese cresciuto d'importanza e situato in posizione centrale dopo l'aggregazione dei due Forni (di Sotto e di Sopra). Il cantone divenne poi distretto sotto l'Austria nel 1818, ed Ampezzo divenne sede dell'Ufficio commissariale e del censo.

Ampezzo e il Risorgimento
Allo scoppio della rivoluzione del 1848, anche Ampezzo insorse, inutilmente poiché ben presto dovette sottostare al rigore delle oppressioni austriache.
 

Un ricordo storico, quello dell'episodio del Passo della Morte e del valore del cadorino Piero Calvi:
"Caduta Udine, il generale Nugent inviava un corpo di truppa all'assedio di Osoppo e un altro di 1200 uomini a invadere il Cadore, dal Passo della Mauria. Questo corpo si accampava il 22 maggio tra Enemonzo e Socchieve e il comandante mandava un parlamentario a Forni a chiedere al capitano della guardia civica di là, Signor Valentino Marioni, se il passo era libero. Il parlamentario si ebbe le più ampie assicurazioni.
Ma il capitano che aveva strette intelligenze con Piero Calvi, il valoroso capo degli insorti cadorini, mandò ad avvertire quest'ultimo di quanto accadeva.
Il Calvi accorse coi suoi cadorini. E' noto il terribile fatto d'arme del 24 maggio al Passo della Morte, dove gli austriaci, respinti prima dal centro della valle, poi dall'altipiano di Preses, dovettero retrocedere al loro accampamento ai primi urti contro i valorosi petti cadorini e fornesi.

(il Passo della Morte in un disegno di Cussigh)

Tanto slancio di cuori fu inutile allora. Gli austriaci avuti dei rifornimenti, piombarono sui Forni da Ampezzo, da Montovo, dalla vallata del Tagliamento e dal 4 al 6 giugno li saccheggiarono.
L'ultimo corpo a giungere fu un corpo di Croati che venuto dal Passo di Preone, aveva lasciato orrida memoria di sè a Socchieve.
Attendato sul colle di Castoia, aveva voluto per alloggio la chiesa, e gli ufficiali avevano fatto collocare i loro letti sugli altari.
Per due giorni i soldati avevano rubato, mangiando, bevendo e sciupando ogni cosa fino a lasciare aperti gli spilli alle botti quando si erano empiti di vino. Il resto fecero poi a Forni"




 Nel 1867 col Regno d'Italia, ad Ampezzo fu soppressa la sede del commissariato che fu aggregata a quella di Tolmezzo. Rimasero  l'Agenzia delle Imposte e la Regia Pretura (fino al 1871).


(Ampezzo, novembre del 1918: la popolazione saluta l'esercito liberatore)


Il Governo della Zona Libera
 

L'occupazione cosacca ad Ampezzo in una tela del pittore Marco Davanzo  

Nel secondo conflitto mondiale, dal 1943 al 1945, Ampezzo fu il centro dell'attività del Comitato di Liberazione Zona Libera del Friuli.
Il poeta Giuseppe Ellero definì Ampezzo "Piccola regina" e "cuore e Cervello" della valle.
Per gli approfondimenti sull'argomento, vai su questo sito alla pagina sulla Zona Libera del Friuli e della Carnia , nella sezione Storia.

Neve sul monte Tinisa

Curiosità: gli Spangaro di Voltois

"Nella frazione di Voltois, mio paese, quasi tutti gli abitanti hanno cognome Spangaro. Racconta una leggenda tramandataci dai vecchi, che nel Medioevo nel mio paese è capitata una terribile malattia, la peste. Dopo pochi mesi il paese era spopolato completamente.
Soltanto una donna rimase viva perché, saputo della malattia, era rimasta in alta montagna a pascolare le pecore. Siccome in quei tempi in Italia dominavano gli Spagnoli, questa donna, trovato uno di quelli, si sposò e formò una famiglia che ebbe per cognome Spangaro. Quella famiglia si moltiplicò e ripopolò il paese. E così tale cognome rimase vivo ancora nel mio paesetto"
Spangaro Marino da "All'ombra del Tinisa"

 

Marco Davanzo:
finalmente una pinacoteca.

Il 4 agosto del 2001 a palazzo Unfer di Ampezzo (che ospita il museo paleontologico) si è inaugurata la pinacoteca del pittore ampezzano Marco Davanzo.
La mostra permanente raccoglie le opere che hanno segnato il percorso artistico di Davanzo, con una ricostruzione dell'atelier del maestro con documenti e suppellettili originali.

Ci sono voluti  10 anni perché il comune riuscisse ad avere in consegna  la collezione di ben 600 opere, dallo Stato italiano che ne aveva ereditato la proprietà.
Dunque nel contesto storico e culturale (Ampezzo e la Carnia) nel quale maturò l'opera dell'artista, anche se con molto ritardo rispetto a quanto lo meritasse, è stata  accolta con  il dovuto onore la sua produzione, già  precedentemente esposta nei musei di Roma, Londra e Parigi.
Così leggiamo nel  commento (Ansa 2 agosto 2001 - VM) alla notizia dell'apertura della pinacoteca:
"..Davanzo, che morì ad Ampezzo il 2 luglio del 1955, a 83 anni, e' un artista riconosciuto a livello internazionale ma che rappresenta per Ampezzo e la Carnia un significato particolare. Il rapporto emozionale che ha avuto con le sue montagne, i suoi paesaggi e la sua cultura traspare tutto nelle sue opere. Questa cultura carnica di solitudine ma di grande apertura, di lavoro ma di grande serenità, di povertà e ricchezza insieme si capisce tutta dai visi che Davanzo ha fissato. Così le innumerevoli sfumature di verde rappresentano l'unicità dei boschi e i cieli delle sere d'inverno sopra le case del paese l'unicità della vita in queste montagne. Ma per Ampezzo, cuore della Carnia e nei secoli grande crocevia verso le valli ma soprattutto verso l'Europa, prima repubblica italiana libera dopo la dittatura fascista e primo paese in tutta Italia che consenti alle donne di votare, la Pinacoteca di Davanzo riapre ed allarga le strade dell'arte, della cultura e del turismo. (ANSA). VM