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Situata
sull'omonimo lago (con la frazione di Somplago), lungo la strada romana che da Gemona conduceva a
Julium Carnicum (Zuglio), Cavazzo fu assegnata come Pieve all'Abbazia di Moggio
alla fine
dell' XI secolo. Nel 1212 il primo documento
ufficiale del Patriarcato, con il quale il Patriarca Volchero
concedette l'investitura del lago di Cavazzo a
Ottone da Gemona, alla condizione che questi
fornisse i pesci per le mense patriarcali.
Parlare di Cavazzo, vuol dire innanzitutto parlare del suo
lago.
Il lago, il più grande della
regione, su alcuni cartelli è chiamato oggi dei "Tre
Comuni" poiché sulle sue sponde si trovano i paesi di Cavazzo,
Bordano e Trasaghis.
In realtà
l''unico toponimo storico suffragato anche dagli
autorevoli pareri della Deputazione di Storia Patria
per il Friuli e della Filologica Friulana è
Lago di Cavazzo.
Le sue acque,
anticamente pescosissime, tanto che molti abitanti del luogo
trovavano sostentamento nella pesca,
sono ora più fredde a causa dell'immissione di acque convogliate per
esigenze idroelettriche, ma è comunque possibile farvi il bagno.
D'estate le sue rive divengono luogo ideale per rilassarsi
all'ombra di alberi che spingono le proprie radici nell'acqua, o
prendere il sole in piccole spiaggette. Si può anche
noleggiare un'imbarcazione e pescare.
La flora lacustre comprende l'alga Chara ispida, la brasca
increspata e il millefoglio d'acqua comune, mentre nelle estremità
nord e sud sono presenti consistenti formazioni di cannuccia di
palude.
Gli interventi effettuati negli scorsi decenni per esigenze
idroelettriche hanno radicalmente alterato l'originaria popolazione
ittica, favorendo le specie tipiche delle acque fredde come la trota
fario, la sanguinerola, lo scazzone. Sono anche presenti lo
spinarello, l'anguilla e l'alborella.
Nelle acque del lago è possibile vedere il rospo smeraldino,
la biscia dal collare, il germano reale, il tuffetto, la gallinella
d'acqua, il torciglione, la cannaiola, il cannareccio e il martin
pescatore.
Questo bacino rappresenta inoltre un'importante zona di rifugio per
le specie migratrici durante il periodo di passo, quando è possibile
osservare la strolaga mezzana, l'airone cenerino, lo svasso
maggiore, il cormorano.
Tra i mammiferi è segnalata la presenza della puzzola.
Altro luogo interessante dal punto di vista
naturalistico, nei pressi di Cavazzo, la Palude Vuarbis
ricoperta di canne, ove vi trovano rifugio volatili e numerose
specie di anfibi. Il Comune sta terminando la realizzazione di un
sentiero naturalistico e di un Centro visite.
I monumenti più significativi da
visitare in zona sono la chiesa di San Candido a Somplago in
posizione suggestiva. Di origine romanica ha subito ampliamenti nel 400 ed è
costruita sotto una parete di roccia a strapiombo sul lago.
La chiesa di San Daniele nel centro del paese, del '700 conserva
all'interno una pala del Tintoretto ed una tela di Francesco Bassano.
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(La Parrocchiale di Cavazzo) |
Di particolare bellezza, nella
campagna, la semplice chiesetta votiva di San Rocco,
datata fine XVI secolo e restaurata dopo il terremoto. Al suo
interno una pala di Pomponio Amalteo, raffigurante la Vergine in
trono col Bambino.
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(la chiesetta di San Rocco) |
Ma il monumento
più importante del territorio è naturalmente la Pieve di Santo
Stefano o Pieve di Cesclàns, una delle undici antiche pievi
della Carnia. Anch'essa eretta in posizione strategica sul colle che
domina da una lato l'imbocco della Val Tagliamento e dall'altro, a
sud, il versante del lago. Dunque edificata intorno al IX - X secolo
sugli edifici preesistenti (torre di vedetta romana e poi castello)
e sull'antica via lungo la quale si sviluppava una rete di
fortificazioni.
L'edificio è stato gravemente danneggiato dal terremoto del 1976 e
tuttora i lavori di ricostruzione e restauro non sono
terminati.
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(Alla Pieve di S. Stefano
e alle notizie sul castello, verrà in seguito dedicata su
questo sito una pagina nella sezione delle
Pievi) |
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