Sauris: Zahre

La comunita'à etno-linguistica di origine tedesca di Sauris (di Renzo Balzan)
(In italiano e furlan)
      


( immagini Annamaria Bianchi)

   

   FRAZIONI:


 

Sauris di Sotto   Sauris di Sopra   Lateis  La Maina   Borgo Velt

(comuni confinanti: Ampezzo, Ovaro, Prato Carnico, Forni di Sopra, Forni di Sotto, Vigo di Cadore)
  

Altitudine 1212 m
Superficie 41,52 Kmq
Abitanti 466
CAP 33020
Prefisso +39 0433
e-mail Comune
Municipio tel. 0433 86245
sito: www.sauris.com

 

 

L'isolamento che per secoli ha reso difficile la vita in questi piccoli paesi chiusi da una corona di monti ad un'altitudine tra i 1000 e i 1400 metri, ha fatto sì che Sauris oggi possa essere considerato probabilmente il paese più bello della Carnia. Fino ad oggi sono ancora intatti i costumi, la lingua (isola linguistica tedesca), l'architettura di stavoli e vecchie case in pietra e legno, con la copertura in scandole e con la struttura che ricalca i modelli tedeschi.
 

Dalla diga sul lago di Sauris, ardito sbarramento delle acque del Lumiei, è possibile scorgere, nel pauroso scenario della gola scavata dal torrente, tratti della vecchia strada, quasi un pericoloso sentiero, che portava ad Ampezzo.



Solo nel 1928 fu completata la prima strada che collegava Sauris ad Ampezzo, la cui costruzione iniziò nel 1915. La vita per i saurani, isolati fra i monti, specie nei mesi invernali, fu certamente difficile e per lungo tempo dedita ad un'economia primitiva.


La lingua d'origine tedesca che si parla ancor oggi a Sauris è particolarissima e testimonia il passato di questa alta vallata: una comunità proveniente dall'Austria si era insediata qui verso la fine del '200. Il nome del paese, Sauris è infatti una latinizzazione del tedesco Zhare.
Alle origini di questa comunità è strettamente legato il culto del Santo Re Osvaldo di Northumberland, al quale è dedicato un Santuario che conserva una sua reliquia (il dito pollice).
La reliquia acquistò grande fama per i miracoli che per mezzo suo si verificarono, tanto da richiamare molti pellegrini. Alcuni giunsero perfino da  Venezia e anche da più lontano per raggiungere il piccolissimo paese, chiuso fra le gole allora quasi inaccessibili. Lo testimoniano i documenti storici e i preziosi arredi sacri di fabbricazione veneziana regalati alla chiesa dai pellegrini.


 

Splendide escursioni si possono fare da Sauris, a cominciare dalle strade forestali e gli antichi tracciati che uniscono le varie frazioni. Naturalmente da conoscere quella che costeggia il lago. Bellissimi paesaggi sul percorso che da Sauris di Sopra porta a Hotzach e al monte Rucke.
In alta quota piccoli laghi occhieggiano fra il verde: Festons e Malìns sono circondati da distese di rododendri e mirtilli.
Nei paesi merita una visita la chiesa di Sant'Osvaldo di Sauris di Sotto e quella di San Lorenzo del XV secolo a Sauris di Sopra con la cuspide del campanile ricoperta di scandole: è la parrocchiale situata in posizione più elevata di tutta la regione, 1363 mt.
Inoltre il Centro Etnografico a Sauris di Sopra e il Centro di Orientamento Storiografico a Sauris di Sotto.
 

 

 

Sauris oggi ha molti punti d'attrazione per i turisti, oltre a quelli naturali e storici già accennati: il rinomato prosciutto e la sua sagra annuale, il tradizionale carnevale con le maschere tipiche del luogo, il mondo delle malghe e la sagra del formaggio salato.


Un approfondimento su Sauris ci viene, qui di seguito,  dalla collaborazione di Monica Tallone:

 

 

 
 

Monica Tallone:

Zahre

Hanno scritto 
«Una nebbia leggera saliva dalle valli e le stelle impallidivano nel cielo dove da poco la luna era tramontata; l’ombra del tramonto della luna combatteva con l’alba. Dai camini del villaggio usciva il buon fumo di legna (…) L’umido del bosco, l’odore della terra umifera, i colori delle foglie dei faggi, del sorbo, del salicone, dell’ontano sul verde cupo degli abeti e lo splendore fiammeggiante di un ciliego selvatico (…) e il silenzio ingrandito dai brevi richiami degli uccelli di passo, dal batter d’ali di un tordo (…) Andare così per tutta la vita. Sempre.»


Qualcuno probabilmente già si starà chiedendo quale sia e dove si trovi un luogo tanto suggestivo, in cui si possono ancora sentire simili profumi, vedere certi colori, provare quella sensazione intensa di contatto intimo con la natura e l’uomo. Mario Rigoni Stern, capace nel frammento estrapolato dal brano «Ferie d’ottobre» - in «Uomini, boschi e api» – di pennellare così efficacemente l’ambientazione, non lo svela, ma è noto che si tratta di Sauris: piccolo paese della Carnia, nella regione Friuli Venezia Giulia; sporade linguistica germanica situata nella Valle del Lumiei - dal nome del torrente che vi scorre - tra i 1000 e 1400 metri di altitudine; abitata oggi da poco più di quattrocento persone che  vivono tra le frazioni Sauris di Sotto, Sauris di Sopra e Lateis, la località La Maina e il borgo Velt.

 

(foto Pro Loco Sauris)

 


La favola delle origini

A Sauris non si passa, bisogna decidere di arrivarci; e forse è proprio questa particolare recondita posizione – nel cuore di un paesaggio alpino intatto tra l’azzurra profondità del lago e una favolosa catena di picchi - che da sempre conferisce al paese un chè di magico e misterioso, un’atmosfera fiabesca. Del resto, la sua stessa nascita è spesso raccontata come in una favola: in un tempo molto lontano, quando la Carnia era ancora un gran mare di verde, tra le pieghe di queste montagne giunsero due soldati tedeschi in fuga, stremati e in cerca di un nascondiglio; affascinati dalla bellezza mozzafiato della vallata, desiderosi di lasciarsi alle spalle un passato di guerra e miseria, decisero di stabilirvi la propria dimora, l’uno a Sauris di Sotto, l’altro a Sauris di Sopra……

 

 

 

Data la carenza di documenti che attestino le origini di Sauris – o meglio Zahre nell’antico dialetto  germanico tutt’ora parlato insieme con l’italiano e il friulano carnico - il racconto orale ha preso inevitabilmente il sopravvento nell’immaginario collettivo saurano e, trasmettendosi di generazione in generazione, si è anzi arricchito di alcune varianti per cui i due soldati sono divenuti ora banditi, ora cacciatori e finanche due sbandati senz’arte nè parte in cerca di avventure. Tutte leggende tenacemente tramandate quanto improbabili.

La sporade linguistica  
                                                 
A fornire invece indicazioni verosimili sulla nascita della comunità è la lingua. Facendone oggetto di approfondite analisi comparative, si è concluso che la lingua di Sauris è decisamente molto simile a quella di un’area collocabile fra l’Alta Pusteria, il Sillian e l’Alta Lesachtal Carinziana. E le affinità non si esauriscono sul piano linguistico. Sono anche di carattere religioso - i Santi patroni, qui come là, sono Sant’Osvaldo e San Lorenzo – e interessano inoltre gli aspetti archittettonici: gli stavoli, le tipiche costruzioni di legno e muratura o interamente di legno realizzate con la tecnica del «blockbau» (tronchi sovrapposti e incastrati agli angoli) e adibite ad abitazione o fienile, sono pressochè identici.

I documenti  

E’ lecito supporre, a questo punto, che il primo nucleo della comunità saurana provenga da quella zona e che si sia stabilito in questo lembo di Carnia presumibilmente prima del 1280, poichè a quell’anno risale il più antico documento – e uno dei pochi pervenutici – in cui si menziona la contrata de Sauris. Ciò deve essere accaduto sulla scia di quel processo di deduzione di colonie germanofone sul versante meridionale delle Alpi verificatosi a partire dal XII secolo sotto il Patriarcato di Aquileia e l’Avvocazia dei Conti di Gorizia. Nel caso specifico, la colonizzazione dell’Alto Lumiei si collocherebbe nella seconda metà del XIII secolo, fra il 1250 e il 1280. Un secondo importante flusso migratorio avrebbe poi interessato l’area di Sauris sotto il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia: imponendosi sull’intero Friuli dal 1420 al 1797, essa favorì il dislocamento di folti gruppi famigliari nei territori alpini preziosi per le scorte di legname essenziali alla cantieristica navale dell’Arsenale; ecco spiegata, tra l’altro, la compresenza nella valle di famiglie dai cognomi tedeschi e di altre dai cognomi italiani.

La vita difficile di ieri

 Le condizioni di vita dei saurani non devono certo essere state facili in passato. Fatta eccezione per i passi di montagna, le vie di comunicazione erano praticamente inesistenti. Le abbondanti e lunghe nevicate poi, che spesso si protraevano fino a primavera inoltrata, contribuivano a prolungare inesorabilmente la stagione invernale e con essa le difficoltà di contatto con e dall’esterno.
Tutto ciò costringeva i saurani a vivere secondo un regime economico il più possibile di autosufficienza, a cimentarsi in mestieri diversi, rispondendo ai bisogni del momento con disinvolta duttilità e capacità di adattamento. Si può dire che in ogni casa esistesse una bottega.              

I saurani erano falegnami, fabbri, carpentieri, tessitori, sarti e, quando la buona stagione lo consentiva, si dedicavano al lavoro dei campi. Qualcuno, specializzato in un’attività, emigrava periodicamente, esportando le proprie conoscenze, acquisendone delle altre e innescando così un processo di osmosi che - a dispetto delle oggettive difficoltà di comunicazione, di lunghi e forzati periodi di isolamento «fisico» – consentiva comunque a questa comunità di confrontarsi con altre realtà e di non vivere in un isolamento culturale.

Anzi, gli scambi culturali furono inoltre favoriti per secoli e secoli dai tanti pellegrini, provenienti specie dall’area veneto-friulana, che, affrontando ore e ore di mulattiera, approdarono quassù  a venerare Sant’Osvaldo, re di Nortumbria. Del Santo re cristiano di origine inglese, infatti, si conserva nella Chiesa di Sauris di Sotto a lui dedicata il «pollice miracoloso» che una leggenda vuole portato a Sauris da un soldato carnico e che nel lontano 1348 avrebbe preservato l’intero paese da una tremenda epidemia di peste. Pur tra le tante difficoltà, dunque, questa comunità non era poi tanto più povera di altre della Carnia o del Friuli. La più importante produzione locale, un tempo come oggi, era senza dubbio quella del prosciutto: una merce talmente preziosa da essere non tanto consumata quanto utilizzata, in una primitiva economia di baratto, ai fini di uno scambio che consentisse di procurare altri prodotti qui indisponibili.

 
 

La vita di oggi:
400 persone a 1400 mt. di altitudine

 

 

Le attività del passato caratterizzano ancora la vita economica del paese: il prosciutto in primis, ma anche i tessuti e gli oggetti in legno rappresentano le maggiori produzioni locali e le principali fonti di occupazione e guadagno. Per non parlare poi del prodotto turistico: da una vocazione naturale all’ospitalità dimostrata spontaneamente in passato nell’accogliere i pellegrini, Sauris ha fatto indubbiamente passi da gigante; ciò grazie ad una mirata strategia turistica e ad   una serie di strutture ricettive che oggi s’inseriscono perfettamente nel proprio contesto naturale e culturale così ben conservato.
 

 

   

Il turismo

Gli hotels e ristoranti locali sono per lo più ubicati in posizione tranquilla e panoramica. La tipologia delle costruzioni richiama quasi sempre quella tipica con prevalenza di pietra e legno. Anche gli interni sono arredati con gusto secondo le forme e i motivi ornamentali propri della tradizione saurana. Gli alberghi non superano la capienza di trenta posti; ve ne sono alcuni che non hanno più di sette o otto camere; spesso a conduzione famigliare, sono al tempo stesso strutture moderne, funzionali e dotate di ogni comfort.

Tutti si distinguono grazie a una cucina genuina, tradizionale ed essenzialmente casalinga, grazie all’accoglienza e al calore dell’ospitalità, alla pulizia e alla cura dei dettagli. Lo stesso poi dicasi delle casette o degli appartamenti, specie quelli ricavati in un tipico borgo del paese dalle caratteristiche intatte, mantenute nel tempo e valorizzate con un’intelligente ristrutturazione.                                  
All’ospite che arriva, magari per la prima volta, Sauris oggi si presenta come una piccola località turistica ricca però di opportunità specie per chi è alla ricerca di un posto non sovraffolato, tranquillo, lontano da traffico e smog. Chi ha queste esigenze troverà inoltre una buona cucina; la possibilità di ritemprare corpo e mente con lunghe passeggiate nei boschi o verso i pascoli e le malghe; la possibilità inoltre di praticare una serie di attività sportive – come l’equitazione, il tennis, la mountain bike – che sempre consentono il contatto con la natura, la vita all’aria aperta. Anche d’inverno poi Sauris ha il suo fascino, soprattutto per coloro che, oltre a sciare, amano camminare nei boschi e nelle radure coperte di neve.
 

 



 

Monica Tallone, da Sauris, ha collaborato parlandoci del paese in cui vive.
Monica, nata a Udine nel 1964, laureatasi  in Lettere presso l’Università di Trieste, per un certo periodo, ha intrapreso la strada dell’insegnamento fino a quando non è stata assunta, nel 1996, dall’Azienda di Promozione Turistica della Carnia, ad Arta Terme. Le vicissitudini professionali insieme con quelle sentimentali l'hanno quindi portata in Carnia, precisamente a Sauris, luogo incantevole dove tuttora vive e lavora. Inoltre collabora da tempo con la Società Filologica Friulana nell’ambito della quale si dedica specialmente all’insegnamento della marilenghe. Monica, ci saluta così:
 " Mi piace scrivere, in particolare su argomenti riguardanti la nostra terra, le tradizioni, la nostra lingua; amo il Friuli e la Carnia e non posso che apprezzare questo sito che, tra l’altro, dedica spazio e attenzione a noi donne. Grazie per l’ospitalità!…"

 
 

Informazioni:

Sauris di Sotto
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