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Villa Santina,
attivo centro della Bassa Val Tagliamento, si trova nell'ampia
pianura alla confluenza del torrente Degano nel Tagliamento, e
deve il nome al vicino colle Santino di Invillino, ora
frazione, ma dalla quale anticamente dipendeva.
PIEVE DI S. MARIA
MADDALENA

Su questo colle
sorge l'antica Pieve di Santa Maria Maddalena, uno degli
edifici storici della Carnia le cui origini pare risalgano al
VI-VII secolo, sebbene non se ne abbia notizia che a partire dall' XI secolo.
Eretta nel 1070, ricoprì il ruolo di chiesa matrice per Villa
Santina, Lauco, Trava, Avaglio Vinaio ed Esemon di Sopra. Gli
abitanti di questi paesi portavano i morti e i battezzanti in
questa pieve fino al 1409, data a cui risale l'attuale
costruzione, risultato di vari rifacimenti..
Con l'interno a tre navate e la classica facciata romanica, è
stata ben restaurata dopo le gravi lesioni subite a seguito
del terremoto.
La più prestigiosa opera d'arte della pieve è il polittico
ligneo del 1488 di Domenico da Tolmezzo, il maggiore
intagliatore friulano del Quattrocento. Il polittico venne
considerato per lungo tempo e a torto (come è accaduto per
altre opere dell'artista) un prodotto di bottega. Quasi a
voler ignorare l'altissima fattura dei ritratti, primo fra
tutti quello della Maddalena.
Non ne avremmo parlato qui per ovvie ragioni, se il capolavoro
ligneo non fosse al sicuro, conservato nel Museo Diocesano
d'Arte Sacra di Udine.
IBLIGINE
Su questo colle
nel 1961 furono avviati importanti scavi archeologici
per conto dell'Istituto di Storia e Protostoria dell'Università di Monaco di Baviera che accertarono
la presenza umana fin dalla preistoria e l'esistenza di un
castello longobardo menzionato già nel 612, anno della
terribile invasione degli Àvari. Si ricercavano in questo sito
i resti dell'antica e misteriosa Ibligine (il castello di
Ibligo).
Ne parlò Paolo Diacono nella sua Historia Longobardorum ma non
fornì indicazioni precise sulla sua collocazione.
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Reliquiario longobardo
- Cividale |
Diacono considerava Ibligine, per la sua posizione
inaccessibile e di facile difesa, uno fra i castelli della
rete difensiva Longobarda. E dai Longobardi fu infatti utilizzato
quale baluardo nella disastrosa calata degli Àvari fra il 610
e il 612 e fino all'ultima invasione, quella degli Slavi del
914. Gli scavi degli archeologi furono ricoperti (mura
di difesa, cisterne, torrioni, abitazioni del castello di
Ibligine e piccoli reperti come fibule e monete, cocci e
frammenti di vetro) e della documentazione esistente in
lingua tedesca, ad oggi non è stata ancora effettuata da
alcuno la
traduzione in italiano.
INVILLINO - VILLA -
TRIVILLIN
Il toponimo di questo
borgo, significativamente importante in antico quale punto di
riferimento militare e religioso per le vicende storiche,
si è nei tempi modificato da Ebulum in Ebuligo, Ebligo, Ibligo,
Iblinum, Imbellinum (1219).
Le tradizioni popolari sui toponimi della valle, sostengono
che la pianura in corrispondenza della confluenza del Degano
nel Tagliamento, si chiamava Trivillin a motivo dei tre
villaggi: Invillino, Villa, Lostasio (Di questo borgo - che si
trovava di fronte alla cascata Radima, nell'attuale zona
artigianale di Villa e che fu completamente distrutto da un
incendio - si ha menzione nel 914 in un atto di donazione del
re Berengario. Si trattava di un piccolo complesso di casupole
di legno su fondamenta di pietra.
Villa è citata nel 1126 come
dipendenza di Invillino e non vi sono altre citazioni fino al
1806.
Al contrario, di Invillino e del suo castello si parla anche a
proposito della proprietà. La sua custodia passò in diverse
mani e fu oggetto di contese fra i signori del periodo. Il
Patriarca di Aquileia Nicolò di Lussemburgo ordinò la
distruzione del castello per vendicare la morte del
predecessore. Le ultime notizie di Invillino risalgono al
periodo della nobile famiglia di Prampero (1395), ultimi
signori del colle.
Sfortuna volle che nel 700 un incendio alla canonica di
Invillino, distruggesse l'intero archivio.
IL COL
DI ZUCA E GLI SCAVI

Su un altro
colle di Villa Santina, "Cuel di Cjucie" o "Col di
Zuca", non lontano dalla chiesetta della
Madonna del Ponte,
altri scavi più recenti hanno fatto riaffiorare le fondamenta
di una basilica ad aula rettangolare del IV-V secolo con
pavimento a mosaico che presenta alcuni elementi affini alla
Basilica di Aquileia.

Distrutta
anch'essa da un
incendio durante le invasioni barbariche, fu ricostruita nel VI-VII secolo, e più volte modificata, ampliata e utilizzata
da longobardi e franchi fino all'anno Mille. L'antico luogo di
culto venne poi abbandonato e trasferito sul Col Santino, di
cui abbiamo parlato sopra.
L'importante complesso (sebbene gli scavi non siano ancora
terminati) è una tessera significativa per la ricostruzione
del mosaico della storia del primo Cristianesimo e
dell'organizzazione sociale della Carnia antica, alla quale
tessera va ad aggiungersi quella non meno importante dei
recenti scavi di una basilica paleocristiana a S. Martino di
Ovaro (pagina
relativa in questo sito).
MADONNA DEL SASSO
Detto delle più note "tessere", va menzionata anche la
Chiesetta della
Madonna del Sasso, sulle rive del Tagliamento, a metà
strada fra Villa e Tolmezzo.

E' una chiesa devozionale con due edifici (il più antico
riporta sulle volte le date 1511-1522), mèta di pellegrinaggi
e storico luogo di sosta dei pellegrini, ora infelicemente
confinante con la superstrada da un lato, con gli edifici di
un depuratore dall'altro e con il suo Sasso, sul quale venne
edificata, non più lambito da quell'acqua del Tagliamento
che è stata da tempo catturata a monte da avide necessità energetiche.
Da ricordare ancora che fino al 1944 nella chiesa era
conservato un bel dipinto di Gianfrancesco da Tolmezzo, una
Madonna col Bambino, distrutto dai soldati cosacchi.
LA
CASCATA RADIME
Prima di
giungere all'abitato del capoluogo, si può notare una grande
parete rocciosa che a nord sovrasta il centro abitato. Quella
che appare come una polvere bianca indica la sede della
cascata Radime, che scende copiosa dall'altopiano
di Lauco in caso di pioggia.
La polvere bianca che si osserva a parete asciutta, non è
altro che "la farina del diavolo" . Se volete saperne
di più cliccate qui
per conoscere la leggenda
"La
farine dal mulin di Lauc".
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VILLA SANTINA OGGI
La Villa del
novecento, per la
sua posizione, ha sempre avuto una discreta importanza. Per
lunghi anni favorita dalla tratta ferroviaria Carnia-Villa
Santina, ora in disuso, ha assunto il ruolo di centro
commerciale e industriale, rivitalizzato dopo la ricostruzione
del terremoto del 1976. Piccole e medie aziende
artigianali e industrie nel settore del legno della tessitura
tradizionale, prodotti plastici e tecnologici, e del
commercio.
Alcuni suoi edifici, come tutti gli altri ricostruiti dopo il
sisma, hanno conservato le architetture
tipiche: case o palazzotti con portali in pietra, o con
ampie arcate seicentesche anche a due ordini (come quella
dell'immagine di apertura).
Da ricordare le case De Prato, Floreani, Santellani e Menegon a
Villa Santina, casa Vernier a Invillino.
I suoi abitanti provengono principalmente dai paesi più a monte.
Villa Santina è anche centro di transito e quindi di passaggio
turistico, quale bivio fra le vallate
del Degano che porta a Ovaro, Forni Avoltri e Sappada e
quella dell'alta Val Tagliamento per Ampezzo e Forni di Sopra,
Passo della Mauria, Cadore.
A Villa Santina,
nella zona della pineta, dove sono concentrate le attività
sportive, c'è il più bel campo sportivo della Carnia, il
"Campo dei Pini", un tappeto verde circondato da alti abeti.
Più all'interno della pineta,
un laghetto artificiale, mèta di tranquille passeggiate.
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