Villa Santina

 


 











                                                                    

(immagini AmB)

   FRAZIONI:
 

Invillino 
  

Altitudine 363 m
Superficie 13,00 Kmq
Abitanti 2.140
CAP 33029
Prefisso +39 0433
e-mail Comune
 

Villa Santina, attivo centro della Bassa Val Tagliamento, si trova nell'ampia pianura alla confluenza del torrente Degano nel Tagliamento, e deve il nome al vicino colle Santino di Invillino, ora frazione, ma dalla quale anticamente dipendeva.

PIEVE DI S. MARIA MADDALENA


Su questo colle sorge l'antica Pieve di Santa Maria Maddalena, uno degli edifici storici della Carnia le cui origini pare risalgano al VI-VII secolo, sebbene non se ne abbia notizia che a partire dall' XI secolo.
Eretta nel 1070, ricoprì il ruolo di chiesa matrice per Villa Santina, Lauco, Trava, Avaglio Vinaio ed Esemon di Sopra. Gli abitanti di questi paesi portavano i morti e i battezzanti in questa pieve fino al 1409, data a cui risale l'attuale costruzione, risultato di vari rifacimenti..
Con l'interno a tre navate e la classica facciata romanica, è stata ben restaurata dopo le gravi lesioni subite a seguito del terremoto.
La più prestigiosa opera d'arte della pieve è il polittico ligneo del 1488 di Domenico da Tolmezzo, il maggiore intagliatore friulano del Quattrocento. Il polittico venne considerato per lungo tempo e a torto (come è accaduto per altre opere dell'artista) un prodotto di bottega. Quasi a voler ignorare l'altissima fattura dei ritratti, primo fra tutti quello della Maddalena.
Non ne avremmo parlato qui per ovvie ragioni, se il capolavoro ligneo non fosse al sicuro, conservato nel Museo Diocesano d'Arte Sacra di Udine.

IBLIGINE

Su questo colle nel 1961 furono avviati importanti scavi archeologici per conto dell'Istituto di Storia e Protostoria dell'Università di Monaco di Baviera che accertarono la presenza umana fin dalla preistoria e l'esistenza di un castello longobardo menzionato già nel 612, anno della terribile invasione degli Àvari. Si ricercavano in questo sito i resti  dell'antica e misteriosa Ibligine (il castello di Ibligo).
Ne parlò Paolo Diacono nella sua Historia Longobardorum ma non fornì indicazioni precise sulla sua collocazione.

Reliquiario longobardo - Cividale


Diacono considerava Ibligine, per la sua posizione inaccessibile e di facile difesa,  uno fra i castelli della rete difensiva Longobarda. E dai Longobardi fu infatti utilizzato quale baluardo nella disastrosa calata degli Àvari fra il 610 e il 612 e fino all'ultima invasione, quella degli Slavi del 914. Gli scavi degli archeologi  furono ricoperti (mura di difesa, cisterne, torrioni, abitazioni del castello di Ibligine e piccoli reperti come fibule e monete, cocci e frammenti di vetro) e della documentazione esistente in lingua tedesca, ad oggi non è stata ancora effettuata da alcuno la traduzione in italiano.


INVILLINO - VILLA - TRIVILLIN

Il toponimo di questo borgo, significativamente importante in antico quale punto di riferimento militare e religioso per le vicende storiche,  si è nei tempi modificato da Ebulum in Ebuligo, Ebligo, Ibligo, Iblinum, Imbellinum (1219).
 


Le tradizioni popolari sui toponimi della valle, sostengono che la pianura in corrispondenza della confluenza del Degano nel Tagliamento, si chiamava Trivillin a motivo dei tre villaggi: Invillino, Villa, Lostasio (Di questo borgo - che si trovava di fronte alla cascata Radima, nell'attuale zona artigianale di Villa e che fu completamente distrutto da un incendio - si ha menzione nel 914 in un atto di donazione del re Berengario. Si trattava di un piccolo complesso di casupole di legno su fondamenta di pietra.

Villa è citata nel 1126 come dipendenza di Invillino e non vi sono altre citazioni fino al 1806.
Al contrario, di Invillino e del suo castello si parla anche a proposito della proprietà. La sua custodia passò in diverse mani e fu oggetto di contese fra i signori del periodo. Il Patriarca di Aquileia Nicolò di Lussemburgo ordinò la distruzione del castello per vendicare la morte del predecessore. Le ultime notizie di Invillino risalgono al periodo della nobile famiglia di Prampero (1395), ultimi signori del colle.
Sfortuna volle che nel 700 un incendio alla canonica di Invillino, distruggesse l'intero archivio.


IL COL DI ZUCA E GLI SCAVI
 

 

Su un altro colle di Villa Santina, "Cuel di Cjucie" o "Col di Zuca", non lontano dalla chiesetta della Madonna del Ponte, altri scavi più recenti hanno fatto riaffiorare le fondamenta di una basilica  ad aula rettangolare del IV-V secolo con pavimento a mosaico che presenta alcuni elementi affini alla Basilica di Aquileia.

Distrutta anch'essa da un incendio durante le invasioni barbariche, fu ricostruita nel VI-VII secolo, e più volte modificata, ampliata e utilizzata da longobardi e franchi fino all'anno Mille. L'antico luogo di culto venne poi abbandonato e trasferito sul Col Santino, di cui abbiamo parlato sopra.

L'importante complesso (sebbene gli scavi non siano ancora terminati) è una tessera significativa per la ricostruzione del mosaico della storia del primo Cristianesimo e dell'organizzazione sociale della Carnia antica, alla quale tessera va ad aggiungersi quella non meno importante dei recenti scavi di una basilica paleocristiana a S. Martino di Ovaro (pagina relativa in questo sito).


MADONNA DEL SASSO


Detto delle più note "tessere", va menzionata anche la Chiesetta della Madonna del Sasso, sulle rive del Tagliamento, a metà strada fra Villa e Tolmezzo.


E' una chiesa devozionale con due edifici (il più antico riporta sulle volte le date 1511-1522), mèta di pellegrinaggi e storico luogo di sosta dei pellegrini, ora infelicemente confinante con la superstrada da un lato, con gli edifici di un depuratore dall'altro e con il suo Sasso, sul quale venne edificata, non più lambito da quell'acqua del Tagliamento che è stata da tempo catturata a monte da avide necessità energetiche.
Da ricordare ancora che fino al 1944 nella chiesa era conservato un bel dipinto di Gianfrancesco da Tolmezzo, una Madonna col Bambino, distrutto dai soldati cosacchi.


LA CASCATA RADIME

Prima di giungere all'abitato del capoluogo, si può notare una grande parete rocciosa che a nord sovrasta il centro abitato. Quella che appare come una polvere bianca indica la sede della cascata  Radime, che scende copiosa dall'altopiano di Lauco in caso di pioggia.
La polvere bianca che si osserva a parete asciutta, non è altro che "la farina del diavolo" . Se volete saperne di più
cliccate qui per conoscere la leggenda
"La farine dal mulin di Lauc".
 

VILLA SANTINA OGGI

La Villa del novecento, per la sua posizione, ha sempre avuto una discreta importanza. Per lunghi anni favorita dalla tratta ferroviaria Carnia-Villa Santina, ora in disuso, ha assunto il ruolo di centro commerciale e industriale, rivitalizzato dopo la ricostruzione del terremoto del 1976. Piccole e medie  aziende artigianali e industrie nel settore del legno della tessitura tradizionale, prodotti plastici e tecnologici, e del commercio. Alcuni suoi edifici, come tutti gli altri ricostruiti dopo il sisma,  hanno conservato le architetture tipiche: case o palazzotti con portali in pietra, o con  ampie arcate seicentesche anche a due ordini (come quella dell'immagine di apertura).
Da ricordare le case De Prato, Floreani, Santellani e  Menegon a Villa Santina, casa Vernier a Invillino.
I suoi abitanti provengono principalmente dai paesi più a monte.
Villa Santina è anche centro di transito e quindi di passaggio turistico, quale bivio fra le vallate del Degano che porta a Ovaro, Forni Avoltri e Sappada  e quella dell'alta Val Tagliamento per Ampezzo e Forni di Sopra, Passo della Mauria, Cadore.

A Villa Santina, nella zona della pineta, dove sono concentrate le attività sportive, c'è il più bel campo sportivo della Carnia, il "Campo dei Pini", un tappeto verde circondato da alti abeti. Più all'interno della pineta,  un laghetto artificiale, mèta di tranquille passeggiate.

Il centro di Villa Santina      

 
 

              Il campanile della Parrocchiale e l'affresco della volta