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Pianeta Uomo
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I materialisti
(die Karnische Materialisten)
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Cramars, gli uomini che in lunghi secoli di migrazioni,
valicando i monti da venditori ambulanti, hanno sostentato la
famiglia, costruito la casa, trovato il benessere e a volte
anche la morte.
Hanno cercato un efficace rimedio alle scarse risorse del suolo di Carnia,
con intraprendenza e sacrificio, scrivendo così una pagina
straordinaria della storia del popolo carnico.
"i carnici,
disponendo di poca terra coltivabile, debbono andar per il
mondo"
(Girolamo di Porcia, 1560); e ancora:
"emigrano l'inverno,
ed ogni estate si rendono a casa per le messi; e, dopo
sistemati gli affari domestici, si "affrettano a tornare alle
primitive occupazioni, procacciandosi in tal guisa non poca
somma di numerario" (Fabio Quintiliano
Ermacora 1567-1598 nelle "Antichità della Carnia")
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DOCUMENTI
8
settembre 1261: la data del primo documento in cui si parla
dei cramars. Il Patriarca Gregorio di Montelongo concedeva ai
venditori di uno stabile acquistato a Sacile, di prelevare il
prezzo pattuito - 47 marche aquileiesi - dai proventi dei dazi
di Tolmezzo, senza toccare un soldo di quanto si riscuoteva
dai cramars
"medietatis
mutae de Tumèz, excepta muta cramariorum". |
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CRASSIGNE
Il nome con cui venivano chiamati coloro
che si recavano oltralpe per esercitare il commercio come
venditori ambulanti, deriva dal tedesco kram (merce)
I cramars, che ingrossarono le fila del già
considerevole numero degli emigrati espatriati in cerca di
lavoro, trasportavano in Germania, Austria, Moravia, Boemia,
Slesia, Slovacchia ogni genere di articoli minuti come
medicine e spezie (materialisti), stoffe, oggetti di
artigianato.
Tutto veniva portato a spalla caricato sulla "Crame" o "Crassigne",
mobiletto in legno dotato di cassetti. |
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CAMMINI
Secoli di cammino: la
partenza col peso della crassigne pieno di merci e il ritorno
col gruzzolo dei guadagni. Secoli di ardue scalate dei monti
per raggiungere la meta dei paesi da visitare in maniera
puntuale e capillare.
Dal
Medioevo al Seicento i cramars si spostavano a piedi
indossando calzature adatte (facevano "risuolar le scarpe
degli stivali") anche alle traversate sulla neve:
strade strette e mal tenute, impervi passi di alta montagna
ove i carri non potevano transitare ed era necessario
procedere in fila sui passi ghiacciati.
A partire dal Cinquecento poterono allieviare la fatica di
molti percorsi utilizzando trasporti occasionali di barche e
zattere lungo i fiumi navigabili come la Drava, la Salzach, l'Enns,
la Mur
All'inizio del
Settecento, con la sistemazione dei valichi e l'allargamento delle
strade, anche i cramars iniziarono a fare uso dei cavalli da tiro.
Lungo i percorsi più frequentati sorsero istituti monastici,
ospedali, ricoveri a favore dei passanti e dei commercianti
che impiegavano anche 15 giorni per raggiungere a piedi
Salisburgo partendo da Collina.
Era
dunque un mestiere assai faticoso e pieno di rischi: detto del
perché, come sarà cominciato?
A causa degli scarsi documenti sulle origini del fenomeno (da
ricordare i frequenti incendi delle case in legno), si può
ipotizzare che i carnici avessero conosciuto bisogni ed
esigenze (specie in fatto di cucina) delle genti
tedesche. In particolare i mercati del valico di Monte
Croce Carnico (Plöckenpass) al quale salivano da sempre i
valligiani dei due opposti versanti. Sul passo, nello spiazzo
del Mercatovecchio (Altenmarket) i carnici intuirono
l'opportunità di portare personalmente oltralpe gli aromi e le
droghe fatti arrivare dalle flotte veneziane di ritorno dai
traffici del Mediterraneo e scaricate nei porti dell'Alto
Adriatico.
I primi cramars tornarono in paese col gruzzolo di denaro e
furono subito seguiti dagli altri valligiani.
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Un tramonto di ottobre nella
Gailtal - img Amb
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una vecchia
immagine del rifugio Volaia e passo Volaia 1977 mt.
(collezione privata Giacomo Pinna) |
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INVERNO: PERCORSI
Partivano appena finiti i lavori agricoli, con l'inizio della
stagione fredda, vagando di paese in paese, fino ai più
sperduti casolari di montagna affrontando i rischi dei lunghi
e gelidi inverni del nord.
Battevano ciascuno la stessa zona, tornandovi ogni anno:
si conquistarono in questo modo la stima e la simpatia dei
clienti assicurandosi la possibilità di ritornare e lasciando
ai loro discendenti, che li sostituirono lungo i secoli e che
si mantennero fedeli alle consegne, il patrimonio
dell'esperienza e della clientela.
Gli itinerari dei
cramars carnici ricalcavano fedelmente le antiche piste
carovaniere percorse in età antica dalle popolazioni
preistoriche e trasformate in strade dai romani.
Il Klein, di cui di
seguito riportiamo cenni sugli studi, indicò le due principali
e più antiche vie battute dai cramars:
La prima, dal valico
di Monte Croce Carnico (m. 1362) scende alla Gailtal, quindi
per Oberdrauburg porta al passo dei Tauri (Heiligenblut);
l'altra che dalla Valcanale-Tarvisio, attraverso Spital, sale
al Katschberg (m. !641) e al Radstättertauern
(m. 1738). Ambedue gli itinerari proseguivano per Salisburgo.
Sin dal tardo
Medioevo tutti i valichi alpini nelle vicinanze di Collina di Forni Avoltri erano perfettamente conosciuti e frequentati dai
cramars.
Punto di raccolta dei
cramars provenienti dall'Alta Val Degano era il Rifugio Tolazzi. Da
qui molti attraversavano la Forcella Morarêt,
per poi percorrere la Val del Plot e sconfinare attraverso il Passo di
Monte Croce Carnico. Solo in pochi preferivano affrontare il
sentiero che saliva al Passo Volaia e scendere lungo la Valentina
Tal per ritrovarsi ugualmente a Mauthen."
Comunque la più importante
via di transito è senz'altro quella del Passo M. Croce, naturale
ponte alpino: ricalcava il tracciato della consolare romana "Via
Julia Augusta" che congiungeva Aquileia a Wilten (l'antica Veldidena)
presso Innsbruk. Una volta raggiunto il passo, la via scendeva a
Mauthen, Gailtal (Valle del Gail) e attraverso il passo del Gailberg
si immetteva nell'alta valle della Drava.. Toccava quindi Lienz per
portarsi a San Candido e, attraverso la Pusteria, giungeva a
Bressanone. Di qui la strada proseguiva per il Brennero, Innsbruk e
quindi Monaco ed Augusta.
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STUDI
SALISBURGHESI
Il primo approfondito studio sull'attività dei "cramars" nei paesi
tedeschi venne condotto nel XVII secolo da Herbert Klein, dotto
storiografo salisburghese. Lo studioso riferisce che nei primi tempi
essi partivano dalle loro montagna con carichi di stoffe,
medicinali, spezie acquistate a Venezia. Alcuni facevano fortuna e
ben accolti aprivano attività fisse ottenendo apposite licenze di
vendita.
Egli afferma che numerosi erano i materialisti della Carnia i
quali fra il Sei e il Settecento solevano percorrere l'Austria e la
Germania del Sud da mercanti di "droghe" e "medicinali". Un
commercio esercitato da lungo tempo dai carnici: il termine Welscher
(italiano) designava non tanto un qualsiasi italiano, ma l'italiano
commerciante di droghe. Klein ricorda che der Welsche poteva essere
chiamato anche un droghiere del luogo di origine tedesca.
Dagli studi del Klein presso i libri parrocchiali e gli archivi
pubblici i merciai della Carnia che vagavano nel territorio del
Principato di Salisburgo provenivano esclusivamente dall'Alta Val
Degano, il canale di Gorto.
Quando i cramars si presentavano usavano citare quale centro della
loro patria Tolmezzo, che veniva indicato con la frase medievale
"Schönfeld in Friàul" (Tolmezzo in Friuli), precisando i nomi
dei loro paesi: Ludaria, Rigolato, Gracco, Valpicetto, Tualis,
Frassenetto, Povolaro, Collina, Forni Avoltri.
Lo studioso concludeva che "lo spaccio
delle droghe, com'era condotto dai Krämer della Carnia, rispondeva
ad una effettiva necessità" e sulla loro fortuna: " Il commercio delle
droghe, quale specifico ramo di affari, si era affermato in Austria
e nella Germania del sud, mediante le loro iniziative... E le stesse
vecchie drogherie di Salisburgo, non dovevano forse la loro origine
alle iniziative dei materialisti carnici?"
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ZANETTI,
PUSTET, PITT
e territori
come la Svevia Danubiana, Moravia, Slesia, Ratisbona: alcuni
nomi legati alla fortuna trovata oltralpe.
Un solo esempio. Nel 1960 il dr. Hans Vogel, borgomastro di Monaco
di Baviera, veniva in Carnia per una breve sosta nella Valcalda che
definiva: "..in der Heimat unserer
Voreltern", ossia la
patria dei nostri avi.
Al sindaco di Ravascletto ed al parroco, Vogel ricordò i De Infanti,
i Plazzotta, i De Crignis, i Plazzari che nella Svevia avevano
lasciato la fama di "abili e onesti Krämer".
Ricordò ancora gli Zanetti, i discendenti dei
quali in Baviera avevano raggiunto le più alte cariche dello Stato.
Al sindaco regalò la STORIA DELLA FAMIGLIA ZANETTI, opera dell'Oberstudiendirektor
dr. Ludwig Zenetti, ove venivano descritte le vicende di otto
generazioni dei propri antenati, dai quali lo stesso borgomastro
Vogel discendeva.
DE INFANTI e le scuole per "li putti et
putte"
Fra le
generose donazioni di carnici arricchitisi all'estero e sensibili
all'importanza di una regolare ed efficiente scuola nei propri paesi
- esigenza a cui i carnici e soprattutto i cramars si dimostrarono
attenti - quella di Leonardo De Infanti di Monajo (Ravascletto),
grossista nella Svevia.
Nel suo testamento del 2 febbraio 1726, registrato ad Udine il 30
gennaio 1731, destinava il capitale di 4000 fiorini affinché " ad onore di Dio e per il bene dei giovani del
nostro comune" venisse
aperta una scuola pubblica e gratuita in Monajo (oggi Ravascletto).
La scuola fu inaugurata il 19 ottobre 1727 e nel giro di due anni,
con il contributo di tutti i valligiani, fu collocata in un edificio
nuovo.
Lo stesso De Infanti donava un capitale di 11000 fiorini per la
creazione di un ginnasio da affidarsi ai padri Romiti di Raveo. La
somma ritornò però agli eredi poiché i Romiti non si ritennero
idonei a condurre la scuola.
Ma non fu l'unico caso: altre simili donazioni per aprire scuole
pubbliche alla fine del Settecento da parte di Pietro Selenati di
Sutrio o della vedova Zanetta De Giudici-Battirame a Cercivento, e
ancora di Antonio Villa di Rivo di Paluzza.
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CENSIMENTO
Nel 1679,
diffondendosi la peste in Europa, la Sanità della Repubblica di Venezia effettuò
un censimento per tenere sotto controllo i suoi territori, volle
conoscere quanti fossero e dove si trovassero "li cargnelli fuora
del paese di Cargna".
Ogni casa fu censita da notai, merighi e giurati.
Furono compilate 107 schede intestate a 106 ville che segnalavano
1704 emigrati su una popolazione di circa 21 mila abitanti, divisi
in due distinte zone:
LA BASSA: il canale di Socchieve (da Amaro ad Ampezzo) con 589
assenti;
LA MEDIA E LA ALTA CARNIA: (Canale di Gorto, con annesse Val
Pesarina e Valcalda, e canali di San Pietro e di Incarojo) con 1115
uomini dediti ai traffici mercantili oltrefrontiera sul territorio
compreso tra il corso del Reno e dell'Oder
Mancava più del 25 per cento dei
maschi sopra i quindici anni, tutti emigrati oltre confine. Le ville
con maggior numero di assenti Sutrio e frazioni di Nojaris e Priola,
Paluzza con Rivo, Paularo, Illegio (che in una nota a parte elenca
ben 34 "fioli de li huomini che son fuora..."
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(Scatole per contenere spezie) |
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LIBRI DELLE ANIME
A quale prezzo i cramars raggiunsero lo scopo
di provvedere al sostentamento della famiglia e, quando possibile,
l'agiatezza?
Dai vecchi libri canonici delle pievi, resi obbligatori dal Concilio
di Trento fin dal 1562, sono emerse le registrazioni dei morti
extra patriam, con accanto per alcuni, le indicazioni delle
cause. Molti uomini persero la vita nel loro estenuante
girovagare a causa degli strapazzi, oppure travolti dal crollo di
ponti o fatiscenti passerelle di legno, ancora affogati nel
tentativo di attraversare torrenti in piena, o precipitati in
profondi orridi o sepolti sotto valanghe di neve. Altri ancora
scomparsi nel fitto delle foreste o in circostanze e località
misteriose.
Volevo qui riportare le immagini che avevo scattato in autunno
nella Gailtal e nella Lesach presso il santuario di Maria
Luggau, dove tutt'ora esistono molti ex voto di cramars, a
testimonianza della devozione alla Madonna. Il santuario di Luggau è
ancor oggi meta da secoli del pellegrinaggio notturno che da Forni
Avoltri, alla fine di giugno, raggiunge l'antica chiesa attraverso
le montagne che dividono e uniscono Ofen (Forni Avoltri in tedesco)
a Luggau. Il pellegrinaggio si perpetua negli anni come voto alla
miracolosa Madonna di Luggau che salvò il paese dalla peste nel
'600.
(Purtroppo non ho più le immagini, perse recentemente con altri
archivi ed il computer).
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Tra i vari dati riportiamo quelli che Antonio
Roja raccolse dai "vecchi libri delle anime" e relativi alle
perdite subite nel trentennio 1751-1780
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CURE O
PARROCCHIE |
Frazioni |
Famiglie |
Perdite |
| 1751-1789 |
media annua |
Prato Carnico (Val Pesarina)
S. Giorgio di Gorto
Cercivento
Sutrio
Incarojo (Paularo)
Vicariato di Luincis (Ovaro) |
9
8
2
3
8
8 |
253
134
101
149
354
125
|
64
90
48
28
103
81 |
2
3
1,5
1
3.4
2 |
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Totali |
38 |
1116 |
414 |
13 |
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LETTERE DAL PASSATO
(da:"Racconti di Cramarìa-
Cramars (Atti del Convegno internazionale di studi Cramars,
Tolmezzo 1996)"
Nella seguente lettera un esempio di come,
alla richiesta di denaro e aiuto al marito per le necessità
familiari, la risposta che viene alla donna sa di "vedi di
arrangiarti"
"Cercivento, 27
febbraio 1746
Al signor Ludovico Morassi, Nördilingen
Carissimo consorte caramente vi saluto
Sento la vostra salute e sono contenta
Io mi trovo un poco male causa li grandi strapazzi avuti
con la prole, li formenti sono andati tutti malamente,
non avendo nè li vitelli nè il latte e siamo entrati
nell'inverno senza un solo pesenal di biava della nostra
che li raccolti sono stati scarsissimi, or lascio voi
considerare esser qui con quattro fanciulli.
Circa quello che ci occorre per la casa vi dimando solo
il più necessario, primamente un poco di coriame
che qua è carissimo, vi dico che dopo la vostra partenza
ho speso più di quaranta lire di scarpe a far solare, di
più mi occorre un poco di tella bianca ma forte et un
cavezzo di cartone del quale vi mando la mostra..., le
calze e le scarpe per li putti, augurandovi dal cielo
ogni bene si dell'anima che del corpo vi saluto e sono
vostra affettuosissima e fedelissima moglie Maria
Eugernia Morassi"
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"Nördilingen,
15 marzo 1746
A Eugernia Morassi, Cercivento
Carissima consorte cordialmente vi saluto...
Ho inteso il vostro stato e che la polenta è assai cara, non
so cosa fare, ancora qua è il doppio di altri anni. Iddio
faccia per il meglio e onore e gloria sua. Non posso mandar
altro che due ongari del valore di 27 e mezzo fiorini dal uno,
le scarpe per li putti e la tela. Fate meglio che potete
l'interessi di casa e soprattutto vi raccomando nel timor di
Dio e che tirate la prolle nel medesimo.
Vostro affettuosissimo e fedelissimo marito Ludovico Morassi"
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GERIN
DI FRASSENETTO:
generazioni di cramars
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(Valentino Gerin o Gierino di
Frassenetto) |
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Domenica, moglie di
Valentino Gierino sec. XVIII.
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Lapide in pietra, murata sulla parete posteriore della
chiesa di Frassenetto, fatta posare da Valentino Gerin alla
morte della seconda moglie Domenica:
"QUI GIACE
SEPOLTA DONNA DOMENICA GERINA NATA DI TAMER DI COLLINA DI SUA
ETA' ANI 48 (o 45) MORI' L'ANNO 1774 ADDI 7 SETEMBER EBBE 10
FIGLI MASCHI E TRE FIGLIE TRE DEI QUALI VIVONO E DUE FIGLIE
PARIMENTE L'ONNIPOTENTE DIO DIA PACE E ABBIA MISERICORDIA DELA
DI LEI ANIMA E DOPPO L'ULTIMO GIUDICIO GLORIA SEMPITERNA COSI'
PER MARITALE AFETO FECE APORE QUESTA PETRA IL DI LEI FEDELE
MARITO: VALENTINO GERINO..." |
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Del "materialist" Valentino
Gerin, alcune tracce ufficiali si ricavarono da un lasciapassare
rilasciato il 22 giugno 1776 dal Principe Wenzl Honold, Cancelliere
del Tribunale di Salisburgo. Nel documento si dichiara che Valentino
Gery (Gerin) era emigrato da Frassenetto di Forni Avoltri nella
Baviera dove si era fermato nel borgo di Frankenhausen.
In un contributo di Tullio
Ceconi, raccolto nel volume dei Cramars (Atti del Convegno
Internazionale sui Cramars di Tolmezzo del 1997) si legge sui
cramars Gerin:
"E' però sicuro che la sua presenza in quei luoghi era ben
precedente e lo sta a testimoniare il rilevante carteggio che il
Gerin teneva.
Prima di questi, un altro Gerin, Nicolò, suo nonno, intraprese
l'avventura del venditore ambulante attraverso l'Europa.
Egli concluse il suo viaggio a Kreschits in Ungheria dove morì il 30
dicembre 1739. La notizia viene riportata su un documento del
Commissariato Imperiale Militare che ne certificò il decesso il 28
giugno 1740. Ma ancor prima commerciava il bisnonno, tale Floreano
Gerino, e di ciò si trova riscontro in un atto testimoniale
fatto il giorno di domenica del 28 luglio 1691 da Nicolaus Tavoscus
di Comeglians, in relazione ad un pagamento eseguito dal Floreano
per delle mercanzie ricevuta dal "quondam Carlo Tezer" residente a
Andormon in Germania.
Valentino seguì dunque le orme
dei suoi antenati commerciando in stoviglie di legno, vetro,
ceramica, ferro, rame, ottone, utensili da cucina, oggetti e arnesi
dell'economia contadina.
Anche suo padre Zuane aveva condotto un negozio assieme al fratello,
ma l'attività dei due non fu certamente fruttuosa se lo stesso
Nicolò lasciò una considerevole somma in testamento per saldare i
debiti contratti nel loro commercio.
Valentino fu certamente più abile del padre e degno prosecutore
dell'attività commerciale avviata dal bisnonno.
Valentino ebbe sei figli: Giovanni Battista, Leonardo, Valentino,
e Maria Maddalena Rosa dal primo matrimonio, Giacomo e Nicolò dal
secondo.
In seconde nozze sposò infatti Domenica di Nicolò della famiglia dei
Tamer. Domenica era rimasta vedova nel 1762 con un figlio avuto dal
matrimonio con il negoziante Giovanni Battista Di Val di Sigilletto.
Quest'ultimo era nipote del più famoso Giovan Battista Di Val
fonditore di campane, di oggetti d'arte e di cannoni e certamente
una delle figure di maggior prestigio che la comunità dell'alta Val
Degano vide emigrare nell'Impero Austro Ungarico alla fine del
1600".
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I MARCHI DEI CRAMARS
Erano
segni di riconoscimento e garanzia che venivano tramandati ai
successori, fino a divenire distintivo della famiglia.
Venivano scolpiti nelle serrature degli usci o intagliati
sugli attrezzi e sui mobili, perfino sulle masserizie in legno
o peltro.
L'uso dei marchi è confermato nella chiesa parrocchiale di
Paluzza: sul muro dietro l'altare della Madonna, vi sono
graffiti di numerosissimi marchi, tutti diversi con le
iniziali dei nomi e datati nel Sei-Settecento e perfino del
Cinquecento.
I cramars del luogo o di passaggio, prima di esporsi ai rischi
e alle fatiche del viaggio, passavano in visita nella chiesa
per invocare la protezione e l'assistenza, incidevano così sul
muro il loro personale marchio.

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(Famiglia di Giovanni Vezzi, immagine di Costanza Di Vora,
da:"Costanse l'ingegn cun nue" Ed. La Dalbide 2002 |
"...per tre secoli, la vita dei
villaggi della Carnia pulsò a ritmi alterni: concitata, vociante, stipata di
racconti e di sagre, di amori e di rese dei conti d’estate; quando
l’alito appannava i vetri dell’inverno diventava spenta nel
bisbiglio dei vecchi, nell’immaginazione dei bambini, nell’anche
ardito chiacchierare delle donne in fila e nel sonno delle bestie"
(DA:
Cramars, Giorgio Ferigo e Alessio Fornasin, Stampa Arti
Grafiche Friulane1997)
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