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Località Pani di Raveo, 900 mt. di altitudine: l'Ors di Pani,
uomo-leggenda viveva qui da patriarca e padrone di prati,
boschi, stavoli e animali. Possedeva oltre al bestiame, trecento
ettari di bosco, una decina di case e numerose baite per un valore
allora stimato di cinquanta milioni. Lo ricordano come
lavoratore accanito e uomo di cuore.
Pani, uno dei luoghi più belli della Carnia,
prati, macchie di faggio che si confondono col verde intenso
degli abeti, è dominata sullo sfondo
dal "Coladôr", conosciuto e
frequentato allora da pastori, sentiero battuto dalle mandrie che si
arrampicavano fin sui ghiaioni.
Allora Pani doveva apparire come un giardino dai mille colori,
casette in pietra grigia sparse nella valle, grandi fienili in
legno, alberi di pero e ciliegio che in agosto davano piccoli ma
saporiti frutti.

Qui viveva con la sua
famiglia
Antonio Zanella nato ad Amaro nel 1887, cavaliere del lavoro,
personaggio unico e noto per le sue stranezze e la ricchezza, e che
trovò una tragica fine nel marzo del 1955, assassinato assieme alla
figlia.
Venne chiamato Orso per il suo aspetto: la lunga
barba incolta e i capelli rossicci arruffati. In realtà dicono che
fosse aperto all'ospitalità di chiunque andasse dalle sue parti, e
ad atti di concreta solidarietà, come quando donò due milioni alla
latteria sociale e un milione all'asilo. Per il suo buon cuore
caritatevole gli fu appunto assegnata la medaglia di cavaliere del
lavoro.
Si ricorda che durante l'occupazione cosacca
destinò gran parte del suo gregge per sfamare la popolazione e
i combattenti partigiani, che nascose e ospitò nella sua valle. Fu
messo al muro dalle truppe cosacche, che suggestionate dal suo
aspetto quasi mistico, alla fine lo liberarono, facendogli dono di
un colbacco bianco.
Il suo appellativo, per lunghi anni dopo la sua
scomparsa, veniva usato quale spauracchio per i bambini e sinonimo
di persona selvatica e solitaria: "se non stai buono, ti porto
dall'Orso di Pani", oppure "Assomiglia all'Ors di Pani"
si diceva di persona imponente, con barba e capelli lunghi.
L'Ors a Venezia
Fra gli episodi relativi alle "originalità" dei suoi modi, tutti
ricordano quello dell'Ors a Venezia. Si recava nella città lagunare
per prendere alloggio e pranzare nel miglior albergo: il Danieli. Di
fronte allo sconcerto degli inservienti e dell'aristocratica
clientela dinanzi a un cliente dall'aspetto a dir poco "insolito"
(sembrava poco più di un pezzente), Zanella ricoprì il tavolo
occupato per il pranzo, con una distesa di banconote.
Girava per le calli per visitare chiese e monumenti con lo zaino
sulla schiena e gli scarponi, attirando su di sè l'attenzione dei
passanti.
Sulla complessa
situazione familiare o meglio sul suo personale senso della morale,
tralasciamo ogni commento o meglio - come ha scritto Renzo
Balzan su "Cjargne e Tradizion" (1988 - Ed. La Vita Cattolica) - "Tanc
particolârs, tantis filusumiis, tantis storiis ch'al è miôr lassâ
che il timp al cuviergi e al smavisi cu la patine grise dai siei
agns".
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LA
CRONACA DEL MISTERIOSO DELITTO
Il Messaggero Veneto dell'8 marzo 1955 riportava così la notizia
(di seguito solo alcuni stralci del lungo servizio sul caso):
"IL "Patriarca della Carnia"
e la figlia uccisi nella notte a colpi di fucile"
L'incontro di due
sciatori con uno sconosciuto armato di doppietta-
Le due scariche a distanza ravvicinata - Quale il movente
dell'assassinio? L' "Ors di Pani" era noto in tutta la zona per la
sua ricchezza e per le sue stranezze.
L'Orso di Pani, una delle figure più
caratteristiche della Carnia, è stato trovato cadavere, alle otto di
mattina, ai piedi di una scala a pioli di uno stavolo: il corpo era
affondato nella neve e solo un braccio sporgeva dalla bianca coltre,
qua e là arrossata di sangue.
La scoperta del cadavere ad uno dei tanti interrogativi su un fosco
episodio di sangue verificatosi in alta montagna, sopra Raveo, nella
notte fra sabato e domenica: un duplice delitto che il più fitto
velo di mistero ed una ridda di supposizioni rende ancor più
tenebroso.
Il primo interrogativo era costituito dalla scomparsa dell'"ors di
Pani", quell'Antonio Zanella di anni 68 - che può considerarsi
il "patriarca della Carnia" - dopo la scoperta, avvenuta domenica
mattina, del cadavere della figlia Maria Zanella di anni 42,
soppressa nella sua casa con un colpo di fucile da caccia in pieno
petto.
La misteriosa vicenda di sangue è iniziata sabato sera, quando due
sciatori Pier Arrigo Carnier da Comeglians e Lodovico Gressani da
Luint di Ovaro, bussarono alla porta dell'abitazione dell'"orso di
Pani", un vecchio dalla folta e ispida barba bianca che tutta la
Carnia conosce per la sua bizzarra personalità e per la cospèicua
fortuna che possedeva.
Lo chiamavano l'"orso" per una spiccata ritrosia a scendere in
piano: viveva fra i monti, nella solitaria località di Pani, fra
alcuni stavoli che, per lo più erano di sua proprietà.
I due sciatori, sfidando la bufera di neve che ha raggiunto in Pani
l'altezza di un metro, s'erano arrampicati fin lassù per trascorrere
la domenica in compagnia dello Zanella che volentieri apriva la
porta della sua ospitale dimora a quanti raggiungevano il suo eremo,
dove viveva con la figlia Maria: Ma la donna non era in casa e "ors"
li accolse invitandoli a cena e offrendo loro ospitalità per la
notte. Il Carnier e il Gressani, dopo un breve colloquio, lasciavano
allo Zanella i loro zaini per portarsi in uno stavolo a qualche
centinaio di metri di distanza per salutare alcuni amici. Durante il
cammino si imbattevano nella figlia dello Zanella, che stava
rientrando da una gita a Tolmezzo, e alla donna confermarono che
avrebbero trascorso la notte nella di lei casa.
I due sciatori
Dopo circa mezzora i due
sciatori si accomiatavano dagli amici per tornare all'abitazione
dell'"ors" costituita da una cucina e due stanze da letto:
nell'oscurità fra un turbinio di neve, essi intravvidero, forse
addossata alla porta della casa, una figura d'uomo che teneva fra le
mani, con la canna rivolta a terra, un fucile; sulla schiena
appariva la sagona di uno zaino. Convinti che si trattasse del loro
ospite, il Carnier e il Gressani gridarono: "Toni, sei tu?".
Rispose una voce minacciosa: "Non sono Toni. Tornate subito indietro
che qui non è affare per voi!"
INtimoriti dal perentorio tono dello sconosciuto, di cui non erano
riusciti a conoscere il volto i due sciatori si allontanavano per
dare l'allarme: ma nessuno degli abitanti di quella sperduta
comunità, dove non è ancora arrivata la luce e dove si fa vita in
comune con le mucche e le pecore, raccolse l'invito di andare a
vedere di che si trattasse. E, forse, la paura ha avuto una parte
determinante in questo mancato intervento, che avrebbe, chissà?,
evitato la tragica fine di cue persone.
Così il Carnier e il Gressani, anziché tornare sui loro passi, se ne
andarono a letto nella casa di altri amici.
Nessuno risponde
Al mattino, con altri
valligiani, bussarono nuovamente alla porta dello Zanella, ma senza
ottenere risposta. L'uscio fu spinto e un raggelante spettacolo si
presentò ai loro occhi. Maria Zanella giaceva a terra, in cucina,
cadavere; era stata uccisa con un colpo di fucile da caccia esploso
a distanza ravvicinata, in pieno petto. La rosa dei pallettoni del
tipo "campagnolo", quelli che servono per la caccia dei camosci, le
aveva squarciato il torace. La donna, quando fu raggiunta dalla
micidiale scarica, era seduta al buio, in cucina su una sedia. I
segni di un secondo colpo apparivano sul muro. L'"ors di Pani" non
era in casa: la sua stanza appariva in ordine, mentre quella della
figlia era stata messa sossopra: i tiretti dei mobili erano stati
rovistati e gli indumenti sparsi qua e là. Sul comò, bene in vista,
era uno scatolone di borotalco che conteneva braccialetti, anelli,
orecchini e rottami d'oro di proprietà
della donna, per un peso di circa un chilo.
La notizia del macabro rinvenimento,
poi a Villa Santina, a Tolmezzo e in tutta la Carnia: ci si
chiedeva, frattanto, quale fine avesse fatto l'"ors di Pani" e quale
relazione avesse la sua scomparsa con l'uccisione della figlia.
a tale proposito furono avanzate dalla popolazione numerose ipotesi,
ivi compresa quella di un possibile omicidio da parte del vecchio
"patriarca di Pani", il quale, pur essendo sulla soglia dei settant'anni,
era ancora un uomo robusto, energico, autoritario. Ed era nota, in
paese e altrove, la natura dei suoi rapporti con la figli, per cui
si supponeva che la donna si fosse ribellata, ad un certo momento,
al padre e che questi l'avesse uccisa in un impeto d'ira per poi
fuggire sui monti a cercare la morte.
In tutte le osterie, i bars e le case della Carnia c'era, domenica,
chei scommetteva che il vecchio si sarebbe suicidato. Era
un'opinione quasi generale, che aveva ragione d'essere in ordine,
soprattutto, alla confusa situazione familiare dello Zanella. Invece
anche l'"Ors di Pani" è stato ucciso con lo stesso fucile dal quale
partì la mortale scarica contro la figlia. La sua morte ha
certamente seguito o preceduto di qualche minuto quella della
congiunta.
Il cadavere sotto la
neve
Dopo la scoperta del
cadaver di Maria, erano partiti, da Raveo, due valligiani: i
fratelli Primo e Giacomo Facchin. S'erano assunti l'incarico di
governare la stalla del vecchio Toni che personalmente badava alla
cura di 23 mucche e 150 pecore (fino a pochi anni or sono possedeva
più di cinquecento capi di bestiame).
I due, alle otto di ieri mattina, si portarono nello stavolo che
dista non più di cinquanta metri dalla baita abitata dall'"ors" e
dove fu rinvenuta cadavere la figlia, e scorsero, sulla neve, un
braccio sporgente. Sotto la spessa coltre erqa il cadavere del
"patriarca di Pani". Appariva orrendamente mutilato al volto e,
sotto braccio, teneva due coperte. La mano destra, chiusa a pugno,
stringeva il sostegno di una lampada ad acetilene. Non c'era all'ingiro,
alcuna arma per cui si scartò subito l'ipotesi di suicidio.
Il delitto ha potuto così
essere ricostruito: dopo aver preso commiato dal Carnier e dal
Gressani, lo Zanella era uscito di casa per portarsi nel vicino
stavolo a munirsi di due coperte che avrebbero dovuto servire per il
giaciglio degli ospiti; stava scendendo la scala a pioli, con le
coperte sotto il braccio e la lampada accesa sulla destra, quando fu
raggiunto dalla fucilata sparata a brevissima distanza, come
testimoniano gli effetti della rosa di pallettoni "campagnolo" sul
suo volto. Lo sventurato cadde all'indietro, mentre l'omicida si
allontanava nella bufera, forse per completare il suo misfatto nella
casa del vecchio, per timore che la figlia avesse sentito il colpo
di fucile; o forse, in quel momento, la donna era già stata uccisa.
Comunque lo stesso schioppo da caccia ha finito, nel giro di pochi
minuti, padre e figlia."
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