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Innalzate sui colli, in posizioni strategiche che permettevano un collegamento visivo, e quasi fossero state poste a baluardo delle vallate, ci appaiono ora, nel nostro percorrere distratto le vie del fondovalle, quale richiamo silenzioso ma solenne alla riflessione e alla preghiera. Istintivamente alziamo lo sguardo: gioielli sospesi fra universo e abeti, le Pievi sono la nostra storia e il rifugio aperto a quel desiderio dell'anima di volersi raccogliere fra pietre antiche vicine al cielo. |
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| Chiese e cappelle | |||
| S. Maria di Gorto | |||
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| San Pietro in Carnia la Pieve madre |
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| Ciascuna pieve ha la sua
origine, leggenda e storia, ma tutte sono state nei secoli importanti
punti di riferimento per i cristiani delle vallate carniche. E' impossibile dare una risposta certa sulle origini delle pievi: le prime notizie documentate risalgono al XII sec. e si riferiscono solo alle due pievi di S. Maria di Gorto e S. Stefano di Cesclans a Cavazzo. (Flavia De Vitt: "Pievi e Parrocchie della Carnia nel tardo medioevo") Chiesa madre della Carnia è la Cattedrale di S. Pietro posta in cima a un colle che domina la vallata del Bût e che si raggiunge salendo da Zuglio, sulla rotabile che porta a Fielis. I resti della primitiva chiesa, costruita sui ruderi di un fortino romano, risalgono al tardo impero ( Zuglio, " Julium Carnicum", fu costruita dai romani nel I° secolo a.C.).
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Nei primi secoli dell'era volgare, con la strada consolare che da Gemona
portava nella valle del But, iniziò la penetrazione del cristianesimo.
Zuglio divenne fra il 381 e il 480 sede vescovile, centro di una
circoscrizione diocesana, coincidente con quella amministrativa. Romanità
e Cristianesimo si fusero per difendere la zona dai barbari. Più volte
Zuglio venne distrutto e ricostruito.Nel V
secolo i suoi abitanti, costretti dalle invasioni barbariche,
abbandonarono ripetutamente la città, scegliendo come luogo di rifugio il
pianoro del monte di S. Pietro, a quel tempo imprendibile. Qui venne
probabilmente eretta un'altra basilica, più piccola, dove fu trasferita
la sede vescovile. Zuglio, troppo esposto alle scorrerie, venne
definitivamente abbandonato intorno al 705, dopo una terribile incursione
avara. Accanto alla chiesa si costituì un abitato, protetto da una
fortificazione, simile a quelle di Fielis e Sezza. |
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Anche il vescovo Fidenzio nel secolo VIII lasciò Zuglio e si trasferì a Cividale. Gli successe Amatore, che venne spodestato verso il 737 dal patriarca Callisto, trasferitosi a Cividale dal castello di Cormons. Questi cacciò il successore di Fidenzio temendo un offuscamento della propria autorità. Con la morte di Amatore, la diocesi di Zuglio venne soppressa e inglobata nella circoscrizione ecclesiastica di Aquileia. Alla scomparsa del centro urbano e della sede vescovile di Zuglio, la pieve di San Pietro divenne erede diretta della chiesa cattedrale, e le rimase il Capitolo (otto canonici e un preposto). Il capitolo venne in seguito soppresso con decreto di Napoleone il 25 aprile 1810. L'intitolazione a S. Pietro, cara ai popoli germanici e ai Longobardi che occuparono il Friuli, potrebbe essere una conferma dell'antichità dell'edificio primitivo, dotato di cimitero e battistero e di una ricca collegiata, unica in tutto il circondario. |
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L'attuale costruzione risale al 1312, e pur essendo stata
successivamente rimaneggiata., conserva la bifora dell'atrio esterno ed
altri particolari ornamenti appartenenti ai precedenti edifici. |
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Anche oggi, nella religiosità e nel folklore carnico continua il
riconoscimento di una superiorità di S. Pietro su tutte le altre chiese del territorio. |
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Questo senso di filiazione viene tuttora ricordato nella festività
dell'Ascensione, "La Sense". I n occasione della
ricorrenza da tutti i paesi della valle del But
e dal resto della Carnia giungono a S. Pietro le croci delle chiese figlie,
inghirlandate da nastri multicolori offerti dalle spose nel giorno delle
loro nozze. La celebrazione, che ha luogo all'aperto, sul "Plan da
Vincule" (Prato dei Vincoli), ogni anno raduna una folla di
pellegrini, e prende il nome di "Bacio delle Croci".
Ciascuna Croce viene chiamata ad alta voce dal Prevosto di Zuglio, e viene portata
dinnanzi a quella di S. Pietro per lo scambio di un simbolico bacio. |
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| Altre
immagini sulla Pieve di San Pietro e sul
"Bacio delle Croci" di Giuliano Doriguzzi |
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in libreria:
testo sulla Pieve di San Floriano
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| (fotografie e testi di Annamaria Bianchi Brollo) | |||
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(la musica di sottofondo: "Daur San Pieri, di Marco Maiero è stata resa in formato midi da Angelico Piva "Pivute dai Bìntars) |
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