UNDICI PIEVI CARNICHE NELLA DIOCESI DI AQUILEIA

La storia delle origini del cristianesimo in Carnia rimesse in discussione dagli scavi di San Martino - Ovaro (Clicca qui)

                          

Le fonti storiche

Le fonti storiche che documentano l'esistenza delle pievi risalgono solo al 1247 (De Vitt, "Pievi e parrocchie della Carnia"). Per la chiesa di Aquileia non esiste elenco di pievi prima della data di questa incompleta elencazione.
Fu in occasione del sinodo di quell'anno che dal patriarca Bertoldo di Merania vennero imposte tasse sui proventi ecclesiastici, forse per contribuire all'allestimento delle crociate (Luigi IX, re di Francia, si accingeva ad iniziare la crociata in Egitto e Palestina) o a sostenere l'impero latino.
Dal sinodo del 1247 vennero definiti quali soggetti alla tassazione i monasteri, le pievi, le prepositure, gli ospedali. Per la Carnia vennero obbligati a versare l'imposta le pievi di Socchieve, Forni di Sotto, Verzegnis, Tolmezzo, Illegio, Invillino, Ampezzo, infine il capitolo e il preposito di San Pietro e l'arcidiacono.
Finalmente nel 1296, con l'imposizione delle decime, si ha il primo elenco completo delle pievi e il disegno dell'organizzazione ecclesiastica territoriale. Oltre a quelle gią citate, vengono menzionati i vicari di Gorto, Cavazzo,  e le pievi di Enemonzo e Tolmezzo, dipendenti dall'abbazia di Moggio.
Nella Val Degano, nel V secolo, sorge la pieve di Santa Maria di Gorto, nel VI nascono le pievi di Santo Stefano a Cavazzo, di San Lorenzo Oltre Būt (o Pieve di Santa Maria), quelle di Forni di Sotto, Ampezzo e Socchieve.
Nell'VIII secolo  Santa Maria Maddalena a Invillino, San Martino a Verzegnis, San Ilario e Taziano a Enemonzo. Infine, fra il IX e il X secolo la pieve di San Floriano a Illegio.
La divisione del territorio vede la Carnia orientale (all'inizio servita dalla pieve madre di San Pietro) di pertinenza delle pievi di Cavazzo, Oltrebūt, Illegio e Verzegnis. La Carnia occidentale, inizialmente della pieve di Santa Maria, delle pievi di Enemonzo, Invillino, Socchieve e Forni di Sotto.

L'ANOMALIA DI TOLMEZZO

Tolmezzo compare nel primo elenco come pieve patriarcale (pieve di San Lorenzo Oltrebūt, poi intitolata a Santa Maria), mentre nel secondo elenco del 1296 appare dipendente da Moggio (in questo documento il rettore viene chiamato vicario e non pievano, poiché  rappresentava l'abate di Moggio).           
   







La chiesa di S. Martino a Tolmezzo e,  in secondo piano, la chiesa di Centa
(poi abbattuta) in una foto dei primi '900.




La sede plebanale di Tolmezzo era patriarcale ma nel centro del paese il Monastero di Moggio aveva eretto una cappella dedicata a San Martino. Col passare degli anni i tolmezzini cominciarono a frequentare maggiormente la chiesa di S. Martino a discapito della pieve - sede battesimale - situata sul colle, oltre il torrente Būt, in posizione disagevole.
Il pievano sempre pił frequentemente officiava in San Martino, rendendosi di fatto sottoposto a Moggio. 
"
Venne cosģ a crearsi una situazione ambigua e difficile, per risolvere la quale, ognuno a proprio vantaggio, i patriarchi e il cenobio condussero una lite plurisecolare" (De Vitt, come sopra)
                                           

Le pievi: ville di pertinenza e  datazione presunta

IV SEC. - DIOCESI DI JULIUM CARNICUM

V  SEC.
 
 
Pieve di SAN PIETRO:
 Paluzza - Sutrio - Piano d'Arta (Cabia, Rivalpo, Valle) - Zuglio (Fielis, Piedim, Lovea, Cadunea, Cedarchis)

Pieve di SANTA MARIA DI GORTO
Prato Carnico,  Pesaris, Osais - Forni Avoltri, Frassenetto, Collina - Comeglians, Tualis - Rigolato, Givigliana - Ravascletto, Zovello - Cercivento - Sappada, Cima Sappada - Ovaro, Liaris, Cludinico, Ovasta, Mione, Luin, Muina

VI SEC.
Pieve di FORNI DI SOTTO
Forni di Sotto, Forni di Sopra

Pieve di AMPEZZO

Pieve di SOCCHIEVE

Socchieve, Sauris, Preone e Mediis

Pieve di S. LORENZO OLTREBŪT

Tolmezzo, Caneva, Casanova, Terzo, Lorenzaso, Fusea, Cazzaso

Pieve di SANTO STEFANO di CESCLANS

Amaro, Cavazzo, Cesclans, Somplago, Alesso, Interneppo, Bordano

VIII SEC.
Pieve di SAN ILARIO E TAZIANO
Enemonzo, Esemons di sotto, Maiaso, Colza, Fresis, Raveo

 Pieve di SAN MARTINO DI VERZEGNIS 
Chiaicis

Pieve di SANTA MARIA MADDALENA D'INVILLINO

Villa Santina, Lauco, Trava, Vinaio, Avaglio

IX-X
SEC.
Pieve di SAN FLORIANO DI ILLEGIO
Illegio, Imponzo, Paularo, Salino, Trelli, Chiaulis, Dierico, Ravinis


(la Pieve di San Floriano, sul colle in primo piano, vista dalla Pieve di Santa Maria Oltrebūt)
 

Aspetti ambientali e sociali sulla nascita delle Pievi

La formazione delle Pievi (dal latino plebs, ossia popolo) si č potuta realizzare in quanto nel territorio di giurisdizione e di pertinenza vi erano sufficienti risorse umane ed economiche. La comunitą del territorio che la Pieve serviva, doveva essere in grado di sopportare i costi della costruzione e della gestione degli edifici "come dire che solo una comunitą abbastanza consistente ed economicamente evoluta č in grado di dar vita alla sua pieve" (G. Ellero "Case in Carnia e nell'alto Friuli" UD 1993).
Gian Carlo Menis afferma che le pievi, rappresentano
"l'evento centrale dell'eterogenesi locale, vale a dire del processo formativo della cultura e dell'etnia friulana" fra il V e il X secolo d. C.
Inizialmente il cristianesimo, all'epoca della nascita del vescovado di Zuglio, alla fine del IV secolo, era un fenomeno urbano. In montagna e nelle campagne, gli abitanti dei pagi (pagus, distretto rurale) erano in definitiva i pagani da convertire. Quindi il cristianesimo a Zuglio nasceva in terra di missione.
Va sottolineato l'aspetto culturale che vede il vescovado di Zuglio adeguarsi ai modelli della tipica architettura aquileiese - sempre secondo il Menis - mentre le pievi, edificate pił tardi, sorgono con nuovi e propri stili.
Il vescovado di Zuglio, nato nel IV secolo, era l'unico luogo di culto cristiano e svolgeva tutte le funzioni che saranno poi di pertinenza delle pievi. Quindi la somministrazione del battesimo e l'accoglienza nel sagrato dei defunti, che spiega il carattere cimiteriale della basilica di San Pietro di Zuglio e della sua erede, la pieve di San Pietro.
Ogni pieve aveva il suo territorio e i suoi fedeli, che avevano l'obbligo di rivolgersi ad essa per ogni avvenimento della propria esistenza di cristiani (battesimo, sepoltura) e di partecipare alle principali solennitą.
Ogni cristiano poteva perciņ frequentare solo la chiesa battesimale della propria circoscrizione e non altre. Ne deriva che il termine "Pieve" č inteso come chiesa battesimale, popolo, territorio.
Con l'imposizione della decima all'epoca Carolingia - VII sec. re Pipino il Breve - ai fedeli veniva imposto il pagamento di questa tassa (la decima parte del rispettivo reddito) alla propria Pieve. Il "quartese" (quarta parte della decima) nell'XI secolo veniva assegnato al pievano, mentre il rimanente spettava alle necessitą di culto dell'edificio, al Vescovo e alle attivitą assistenziali.
Fu proprio l'applicazione della decima, estesa in tutta Europa, a permettere il "censimento" dei fedeli delle Pievi.
Con il feudalesimo si generarono fenomeni di frammentarietą e le pievi assunsero nuovi compiti, non solo religiosi, garantendo alla popolazione la continuitą di servizi essenziali. Questi si aggiunsero ai compiti religiosi e crearono le motivazioni per la formazione di aggregati locali pił piccoli.
Sempre il Menis, sulle pievi del Friuli, precisa che la pieve č
"anche il luogo primario della celebrazione di tutte le manifestazioni pił solenni della vita privata e comunitaria degli abitanti dell'agro, dai riti liturgici alle sagre tradizionali, dalle iniziative caritative ai comizi corporativi, dalle assemblee viciniali ai mercati, dall'amministrazione della giustizia alla difesa militare, dalla nascita alla morte. La pieve č, perciņ, il luogo privilegiato della storia del popolo, dove la plebs, il popolo appunto, č protagonista primario".

La crescita della popolazione, unitamente al suo stanziamento, collocato in luoghi lontani dalla sede del pievano, produssero logicamente il decentramento culturale e il sorgere delle parrocchie. Ad esse erano affidate le stesse funzioni svolte dalle chiese "matrice".


 


 


  














































































(foto Arduino Scarsini)



 


 

 


 
Pieve di S. Floriano: schizzo di Arduino Scarsini