Peraulis:
 son fueis messedādis da l'arie. . 
               Peraulis ch'a  svualin,
e l'orele  si ferme  a racuéi ,
un pģzzul  respīr di vite. 



 

Nana,        pipin,   ta cune.   Prime chi no ti včvi,  a       vore simpri levi.   Cumņ chi ti hai,   a vore plui       non voi.   Naną,   pipin,   ta cune. . . .

"Ninna nanna, piccolino, nella culla.
Prima, che non ti avevo,
a lavorare

sempre andavo.
Ora che ti ho, 
a lavorare pił non vado"
(Nenia di origine popolare)

 

 Anna Maria Cappello 
in arte "Mie Filose"

Impressions
 

Se tu vūs lā                                      
slontaniti ti prei
da chest gno cūr
in ponte di pīs,
no sta fā rumōr.
e se tu vās,
va vie pa no tornā.
I cirarai di smenteā
l'albeā dal dģ,
il tramont dal sorźli
la plovisigne di primavere,
il murmuiā dai pōi,
dutis roubis
ch'j varčs volūt
dividi cun te.                   
Forsit i rivarai
a disgludā
la tō figure,
ma la tō anime no,
           
e starą simpri
tal profont dal cūr.

 

Impressioni

Se vuoi andare 
allontanati ti prego
da questo mio cuore
in punta di piedi,
senza far rumore.
E se te ne vai
va per non tornare.
Cercherņ di dimenticare
l'alba,
il tramonto del sole,
la pioggerellina di primavera
il mormorio dei pioppi
tutte cose che avrei voluto
dividere con te.
Forse riuscirņ
a dimenticare
la tua immagine,
ma non la tua anima
quella rimarrą sempre
nel profondo del cuore.

(immagini: ritratto della Cappello e "La Cjanevate" di Francesco Rinoldi)

(da: "Cui vōi da l'anime")

SCOLTE

Scolte
il colā da fuče
ch'a tocje tiere,
lis cjacaris da lune
cu' lis stelis,
il strussiā dal ondis
ch'a si frłcin
su l'ōr dal mār.
Scolte
chiste chitare
ch'a sune bessoline
tal scūr da gnōt.
Scolte,
no tabajā,
scolte . . .
 

 

ASCOLTA

Ascolta,
cadere le foglie
che toccano terra,
i discorsi della luna
con le stelle,
il logorio delle onde
che si infrangono
sulla sponda del mare.
Ascolta
questa chitarra
che suona da sola
nell'oscuritą della notte.
Ascolta,
non parlare,
ascolta . . .

 

 
Anna Maria Cappello č nata ad Abbiategrasso nel 1948, ma risiede a Cavazzo Carnico, paese natale del padre. Nel 1983 la sua prima esperienza letteraria con una silloge di liriche d'amore "Poesīs di Mie Filose".
Pubblica una seconda silloge sullo stesso tema nel 1985, intitolata "Radīs di vidigule" (con allegata una cassetta contenente un suo canto "Une gote  di sperance").
Seguono quattro volumi
( la raccolta si intitola "Flabis di īr par  fruz  di vuei")  di favole  per l'infanzia: "
Duc' in pose" 1987 - "Daran dan dan,il malāt  ch'al puarte il san" 1989 - "Zuant cun lis peraulis" 1990 - Ancjemņ  une e po...avonde" 1992.
Nel 1995 pubblica la raccolta di poesie d'amore "Cui vōi da l'anime" e, infine il libretto di poesie dedicato al suo paese "Cjavac e d'intors".
La Cappello ha inoltre lavorato 2 anni a Radio Felicitą di Laurenzana di  Potenza e 10 anni a Radio Stereo Carnia di Tolmezzo.
Dal 1995, inoltre, č impegnata con la compagnia teatrale "Siro Angeli" di Cavazzo, inizialmente quale regista ed ora come presidente. 

Il 30 settembre 2000 Anna Maria Cappello ottiene il I° premio di componimento con la poesia "Nell'immenso universo", che di seguito  riportiamo, al II° Concorso Regionale di Poesia in lingua friulana ed italiana "Premio Giso Fior":

Nell'immenso universo

Nell'immenso universo
della tua tristezza
vedo chiuse le imposte
del tuo cuore
ma uno spiraglio
di una tenue luce
mi parla fino in fondo
del tuo amore.
Nell'immenso universo
della tua solitudine
sento vibrare
come una gran corda
che freme e trema
e musica armoniosa
sprigiona intorno
nella notte scura.
Nell'immenso universo
come sinfonia
sento una voce amica
non la mia
che canta che s'impone
come un mondo
un vellutato e arcano girotondo
che apre al sentimento e alla follia
l'oblio di una notte solo mia.

 


 


Amelia Artico in pellegrinaggio verso il Santuario di S. Maria di Luggau

   AMELIA ARTICO   (altre opere)   
 

Nata a Tolmezzo nel 1941, dove ha vissuto fanciullezza e adolescenza, Amelia Artico ha avvertito precocemente l'amore per l'arte e la cultura, collaborando a livello locale, alla diffusione del patrimonio culturale carnico.
Ha pubblicato, nel 1979 una raccolta di poesie, "Pensīrs di une ējargnele" nella parlata tolmezzina (dalla quale sono state tratte quelle sopra riportate).
Marco Marra, nella presentazione del volumetto, scrive:
". . .il popolo ha sempre espresso con genuinitą i propri sentimenti e una poesia popolare č sempre esistita, anche quando non poteva ricorrere alla dignitą della veste tipografica. Ma il fatto che i moti dell'anima oggi vengano facilmente riportati sulla pagina bianca e che questa sia destinata a circolare fra mille mani, suscitando gratificanti reazioni interiori, costituisce il privilegio dei nostri tempi."      

TIMP PASSĀT     

Lunc i filārs dal vīz                                
cun chei zuculuz tai pīs                       
tu cepelaviis cą e lą un grančl           
e dut content tu cjalavis                      
chel cīl cussģ biel.     
ME AGNE MADALENE 

Oh, agne Madalene                                
cul gei sore da schene
                           
da l'albe fint a sere
                                
epūr simpri lezere                                 
e plene di morbin.                                   

Cun te tu mi puartavis                         
tai boscs e prāz di mont,
                     
contanmi tantis stōriis,
                       
o dut un lunc racont
                              
di māgos di folčz,
                                    
di striis spaventōsis                              
ch'a stavin sore i crez.
                          

E cuanche nō i polsavin
                       
paveis e zupez. . .
                                     
un'arie tu cantavis                                 
         
di timps ormai passāz                          

e dute la stracheze
                                 
di colp a mi sparive,
                               
come l'arsure a passe
                            
bevint in ta sorgive!

 

 

donna di  Paularo (anni 20)   
collez. Amelia Artico    

 


 

Arta - cjasāi di Rinc, 2.9.1926 - foto De Monte - Piano d'Arta

 

CRISTINA BRUGNOLO
Senza titolo 4
 


Labirinto tentacolare, geometriche le forme,
angolazioni,
stalattiti che si susseguono dal basso verso
l'alto, piccoli sprazzi di tonalitą,
volo inalato verso il cielo,
dispersioni nei meandri,
trascendiamo nella sensibilitą,
forme impresse,
rappresentazioni della nostra condizione
formale.
 

 


Senza titolo 8


 Il tuo sguardo,
 riflesso della mia essenza

 cosģ simile
 ad una farfalla,
 appena sbocciata dal suo
 fiore, occhi grandi, scuri, persi nel tuo essere cosģ complesso,
eppure cosģ tuo.
 

 

 

 

 

Senza titolo 10

L'anima mortale o immortale,
visibile ai nostri occhi,
fasciati,
anima rinchiusa,
nei limiti della nostra individualitą.
Senza titolo 2

 L'inconscio che emerge,
  l'inconscio celato,
  sotto questa maschera,
  che ognuno porta con sč,
   immagine riflessa.
Cristina Brugnolo, nata a Tolmezzo  il 22 maggio 1966, ove si č diplomata alle Magistrali, ora vive e lavora ad Udine.

 

 

        

MIRELLA  FOGAR
(di Aquileia)

MIRAMARE

Fantasma blanc
su tal scoj.
Luc di sium
pai innamorās.
Zardin di maraveis
su chel mār di alabastri
chel poca su che pieris ciacarant.


TERESINA

Teresina nera
doman l'č al prin di maj!
Una rosa rossa
ti partarāi,
curva ta risiera
tu stavis dut al dģ,
finuda la stagion
svelta a sarvģ!
Dura la to vita di femina,
nuja di se gjoldi.
tre fioi pissui e a stent al mangjā di spartī.
Un ricuart a una mama
che nd'ą tant lotāt,
in prima fila ti metarāi,
doman prin di maj.

 

LACRIME
 
Grevi i miei occhi...
come la testa stanca di pensare
lacrime dubbiose si fermano sul ciglio
non vogliono venire gił,
gił a lavarmi il viso.
Tragica maschera di dolore acceso
per liberarmi da questo grande peso,
ho bisogno che voi veniate gił!
per vivere! per non morire,
per muovere le mie membra indolenzite
per rinascere...ricominciare...amore!


 

 

ANTONIETTA SIMONETTI
da Cividale del Friuli
 










 
 
“Rivoli, ruscelli, cascate…..torrenti impetuosi:
magia e furia delle acque moggesi”

Riempio il mio zainetto blu,
blu come le acque che attraversano la mio Moggio.
Lo riempio soltanto con una una bottiglia vuota, mi servirą.
Ritorno al mio paese,
 quel paese che mi ha vista
nascere, crescere e diventare grande.
Rivedo il fiume Fella, contornato da monti
verdi e maestosi;
sembra sorridermi, forse mi riconosce.
Acqua chiara, lenta, immobile.
Vi immergo le mani e la sento scorrere: mi sembra una magia.
Lo guardo. lo ammiro: sorgono ricordi…!
Ragazzina felice e spensierata che cammina lungo le sue sponde:
la mia mano č stretta fra quella del mio papą.
Pił su i torrenti Aupa e l’Alba:
acque scroscianti, che scorrono
che scendono a volte impetuose
rompendo il velo del silenzio che domina i boschi vicini e le loro Valli.
Gli alberi che s’innalzano sottili verso l’alto cercando la luce del sole.
Acque rumorose che investono i sassi ricoperti di muschio e vi spumeggiano intorno,
cespugli solitari crescono sulle loro umide rive.
Ricordi: amici, giovinezza, bagni, segreti, teneri amori nati e mai vissuti.
Ascolto i ruscelletti che scendono dai monti sottoforma di cascatelle:
quel gorgoglio misto ai misteriosi rumori del bosco
sta componendo una musica singolare.
Acque: care mie dolci acque, non vi ho dimenticato!
Anche quando i temporali ingrossano i vostri letti
e tracimate.
Riempio la mia bottiglia vuota di questo “oro blu”!
E’ per me “oro prezioso”, ha il mio sapore.
Felice la porto con me, dentro c’č la mia Moggio.
E’ quell"oro blu” che porta Gioia e Vita,
Dono e Forza,
Feconditą e Ristoro,
Fraternitą e Purificazione.
Spontaneamente ringrazio il Signore
per l’acqua viva che dona la vita,
e mi chiede di seminare le gocce del suo Amore.
Nasce in me un pensiero speciale,
un immaginario: diamoci la mano
e camminiamo tutti insieme.
Nascerą un Oceano di pace:
sentiremo un cuore limpido e Dio stesso:
con il suo Amore bagna me e tutta l’umanitą.
Utopia? No, perché dopo il temporale nasce l’Arcobaleno,
quando le gocce d’acqua sospese nell’aria
incontrano la Luce.
                                                                 

                                                           Antonietta Simonetti


 

    
  GINA MARPILLERO       



per le opere di Gina Marpillero clicca sull'immagine:  



FEMINES  DAL  GNO  PAĪS

Femines dal gno paīs, dutes vistides di neri,
amģes di me mari, dą seiso lades?
'A pareve ch'i vessis di vivi par simpri,
secjes incandģdes, cence etāt.
No alciavis nencje i vōi lant vie pas strades,
simpri bessōles cui vostis pinsīrs.
'I partivis adore la matine, ce ca ce lą,
pai trois das monz, da glerie o da tavičle.
Simpri cul gei intōr.
  'I sameavis soldāz armāz: sapņn, forcje, massanc, riscjčel.
'I lavis vie cidines strapongint, cence cjalā pa l'arie
par no pierdi timp.
S'i eris forestes no vevis nencje non:
Cedarcjne, Nearane, Sudresie,
Riulane, Seclane, Cjabeote,
i nons dai vostis paīs.
E i oms, parcč no erino cun vuates a daūs 'ne man?
Si ju sintive sōl a nomenā; 'a scrivevin,
ma no erin mai alģ
tas vōstes cjases a fevelā di alc
o encje di nue.
'A erin comandanz da vōste compagnie di sodatesse
ma nome di lontan.
E a Nadal, quant ch'a tornavin dongje?
'A semeavin foresc' e stralunāz.
Un meis o doi ad an 'a no son nue
par vivi insieme,
'a si finis cul jessi simpri sōi.
'A passave a la svelte la stagjon
di stā in paīs
a ridi e a fevelā.
Il timp di fā dōs legnes in tal bosc,
sclapāles,
intassāles,
e po tornā   a pārtī.
E vuates femines, come soldāz,
ju lavis in stazion a compagnā.
Sul gei par tres o par impīs
la valīs leade cun tun spali
e alc in man pal viac'.
'I vevis i voi ros e il fazzolet sbassāt.
Vaī al č da siōrs, no si pār bon.
I vōstis oms dūrs e impicotīz,
vistz di neri o di maron
fasevin finte di jessi gią partīz,
di jessi gią lontan:
ormai si saressis viodūz un ati an.
Cuetes dal displasei 'i tornavis indaūr
pletes sot il gei,
strapongint e vaģnt
e un'ate volte soles.
Soles a scombati cun dut, cul timp, cui fruz,
cui bźz, cu la miserie.
Femines dal gno paīs, simpri vistides di neri,
amies di mź mari e lades vie cun jei,
us ąi incjmņ dutes tai voi.

                                          

 

 

           

Annamaria Bianchi   

Notturno

E' quiete di questa notte
lasciarsi vestire di neve.
Musiche, suoni, voci, silenzi
riversano sentimenti
nella mia inquietudine.
Difficile toccare con dita
tutto ciņ che si ama.
Il pensiero č forte.
L'amore, costretto da confini
di tempo e misura umana,
alimentato dal fuoco del cuore,
ora scivola ovunque.
Sale sulla cima di roccia, poi gił,
fra gli affanni di tutti.
Questa notte, 
intensamente,
amare č accettare la vita,
la mia,
tutta la vita,
fin dal suo inizio in quella capanna.

 


 


Valentina Martin     

...Scrivo poesie da circa 5 anni e mi piacerebbe un giorno pubblicarle. Solo che mi manca lo sponsor.... Ho pensato che forse, tramite Internet qualcuno potrebbe leggerle e magari  darmi un giudizio...Le invio: "Un uccellino" dalla mia ultima raccolta "Ragione o sentimento",   "Mani" e "La gioia di vivere" da "I colori della vita"
Ho scritto in tutto 4 fascicoletti di poesie:: oltre a quelli gią detti, "Pinsirs di una giovina" e "Crescere"
Mi chiamo Valentina Martin, sono nata a Tolmezzo nel 1978 e abito a Maiaso di Enemonzo. Dopo aver conseguito il diploma di maturitą classica, studio medicina-chirurgia all'Universitą di Trieste (sono al 3° anno)
                 
LA MIA PIU' GRANDE PASSIONE E' L'AMORE PER LA CARNIA.. PENSATE CHE I MIEI COMPAGNI DI CORSO SANNO TUTTO SUL MIO ADORATO MAIASO..  ANZI ANCORA DI PIU'..
IL SITO E' DAVVERO MOLTO BEN CURATO, MI AUGURO CHE CON IL TEMPO POTRETE AMPLIARlO MAGARI METTENDO IN LUCE ANCHE I PICCOLI PAESINI, COME MAIASO...
LA CARNIA E' UN PARADISO...NON ABBANDONIAMOLO NE' OGGI NE' MAI...W LA CJARGNE E DUC I SIEI ABITANS!!!!

Valentina        e-mail:      Martin Valentina    

MANI

Sono, esili o tozze,
curate o mal ridotte,
corte o affusolate,
utili e indispensabili.
Esprimono, comunicano, lavorano,
si muovono incessantemente
formando talvolta strane e astruse forme.
Si sfiorano, si stringono,
si incontrano, si uniscono.
Sostituiscono le parole,
i discorsi, le emozioni,
sigillano i patti, le promesse, le amicizie…
Sono insostituibili … le mani !       

 

Un Uccellino

Sono in strada,
confusione, traffico, gente…
Qualcosa mi cade di mano, non solo…
cade anche il mio sguardo…
C’č una pozzanghera e un dolce uccellino!
E’ una visione strana, particolare:
con cura ed eleganza
mette la testolina sotto acqua,
poi la solleva e con armonia la scuote;
alza poi una zampetta,
la passa tra le ali un po’ bagnate
e con il becco ormai lustro
riordina le piume, poi si specchia, si inchina
e con un fischio di vittoria, di libertą, di gioia vola via.
Con lo sguardo provo a seguirlo,
ma č gią lontano nel limpido e infinito orizzonte,
un giorno, spero lontano, lo raggiungerņ…  

  LA GIOIA DI VIVERE

Tutto d‘un tratto
un forte soffio di vento
mi abbraccia,
mi porta via
nel buio e nella solitudine.
Spaventata alzo gli occhi:
la forte luce della luna mi acceca,
poi le stelle sorridenti mi guardano,
tutto sanno e tutto capiscono.
Scompare il timore
e un sentimento di pace e di serenitą
si fa sentire:
che sia la consapevolezza
della gioia di vivere
?
                                                                                                       

 


 

 

   Paola       

Magia


                           (Paola e Luna)


Quando il mio cuore danza di gioia

sta ascoltando la musica dell'anima

che canta l'amore...

E' una passione sposata col vento,

il quale sussurra ogni rumore

ed ogni silenzio...

E tutte le volte che i miei occhi

si posano in cielo,

riesco a vedere il volo segreto di

un magico tempo...


 

 

 

LAURA PLOZNER van GANZ

34 anni di Timau, Laura č attivamente impegnata nell'ambito  della cultura locale del suo paese. Ha pubblicato due raccolte di poesie, a cura dell'Istituto di Cultura Timavese-Timau: "Vrusl", appunto in timavese,  e l'ultimo "Volo spezzato" in  timavese e  italiano.
Laura Plozner č responsabile del periodico "Asou geats" del Cirkul Kultural va Tischlbong" che pubblica anche i Quaderni di cultura timavese "Tischlbongara Plachan".
Di Laura abbiamo scelto due poesie, la prima  "Forse": "Varlaicht" della quale riportiamo la versione italiana, e i cui versi sono stati musicati dal Coro Polifonico Cittą di Pordenone. La seconda "La neve", tratta  da "Volo spezzato".

Forse

La rondine dorme nel suo nido,

la lune ride nel cielo.

Forse č inverno o primavera,

forse č oggi o domani.

Forse solo ora ho capito

quanto č bella la vita.

 

La neve

Da un cielo grigio
di una mattina di marzo,
scendea lieve la neve.
Bianchi freddi petali
si posavano
sul paesaggio intirizzito,
tra sguardi spenti.
Candidi frammenti
sparpagliati dal vento,
una mattina di marzo
han seminato la gioia
rendendo il cuor
pił contento.

 


 

 

 Giuseppina Stocco     

            

Alc di nuje

Mi samee di sei tō sūr
sence nancje vź dividūt
mari e pari, contis... e
prime dal scūr ingropāt
te’ nestris mans il coragjo.

Ti cīr par savź
lą ch’ a tu sźs, ce ch’a tu fasis,
cussģ o si sintģn dongje
stringinsi tes peraulis
ch’o si disģn cun cūr di frut.

No tu mi crodis, il to sei
omp ch’al talpasse
mi fās stā in pensīr,
no pos vignīti dongje e
fāmi spietā tal to vivi.

O viōt trop ben che tu ās
fat cressi dal to sanc,
e la paure di piardīlu,
tante, di no capī che ’l č
un lusōr di un barcņn in sfese.

O gjold il cās
di vźti cjatāt e di savźti fradi
tai diis ch’o sarin a lamicāsi
par vź nuje atri
che il nestri destģn

 

 
"Antikythera"
 
Nel mare del dire piatto
naufrago su una zattera
assetato guardo in alto
le poche nuvole
che disegnano le speranze
di tutti, di molti,
forse solo mie;
curva, nei miei occhi,
il presente,
sfumatura d'orizzonte
tra il ieri e il domani.
 
Assente ogni ascolto,
nessuna bava, neppure una
leggera brezza increspa
le parole liquide
che in correnti abissali
risalgono alla superficie
di questa umanitą
e risuonano echi di leggende
di sirene desiderate
dai molti Ulisse
che solcano l'esistere
per ritrovarsi a scontare
la pena di essere eroi,
da uno scudo di furbizia
protetti dal proprio cuore,
inquieti e sempre 
in cerca di altre battaglie.
 
Nessuno ricorda
il tempo stato
dell' essere  felice,
solo l'amaro sapore
del dolore impasta la bocca
e hai sete...
alla deriva ti lasci portare,
non puoi lasciare la zattera
naufrago, e la pelle,
dal sale degli anni
incrostata, brucia
nel desiderio del sollievo
che solo le parole
dal tuo cielo
ti possono regalare.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Noi due

Ho sporcato le mie mani
nella terra ho gettato i semi
della mia vita
per far crescere la speranza.

Dolcemente l’ho accarezzata
per sentirla pił simile a me
per prenderne il profumo
e lasciarla baciare dal cielo.

L’ho protetta per la notte
coperta con un bianco lenzuolo,
iniziali ricamate sulla canapa
lasciate da mia madre, e
l’aurora la sveglierą.

Germoglierą…scaldandola con la luce
del domani a cui apparteniamo,
noi due: terra e donna
per accogliere i sogni di tutti gli uomini
… o di te solo.

veritą
 
Come un bimbo
imparo
a vivere giocando,
ma la luce e la notte
si consumano, si assottigliano
in alternanza reale e,
dentro di me,
veritą e bugie
duellano in silenzi
con cui amo ed uccido
quel poco d'infinito
che posso dividere con te
compagno del mio esistere,
mi sei accanto, ti fermi 
per il tempo di un ricordo,
di un abbraccio, di uno schiaffo
che non potrą pił essere altro,
non potrņ cambiare,
in questo gioco da grandi
in cui la partita finisce
insieme a noi e ...te andrai.
 
Di te mi fido...
č di me che ho paura
perchč non posso barare,
non posso nascondermi
e fingere...un'altra veritą.

sono io Giuseppina...
 (bepine in friulano)
 
Questo nome
che mi hanno regalato
č la mia vita, solo questo
ho capito, solo ora che
un'altra parola mi ha
dato la misura della paura
che č anche certezza
di voler essere
solo e soltanto me stessa;
quante volte,
povero nome  l'ho accorciato,
cambiato, lasciato morire
per non accettarmi e inventarmi
diversa pur di vedere
il mio riflesso apparire
e svanire in un attimo;
il soffio del suo suono,
una parola diversa
e io sono quel nome,
voglio per sempre esserlo
e se con lui mi chiami
ti risponderņ:
< mi  amo,
cosģ come sono,
son io e basta, sono
e in te con quel nome
resterņ realtą >.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giuseppina Stocco cosģ ci racconta di lei :"..ho amiche della montagna e della Carnia, ma io abito a  Castions di Strada, nella bassa pianura friulana da sempre; ivi son nata 43 anni fa, ho preso la maturitą classica allo Stellini di Udine e mi son laureata a Venezia in architettura; son sposata e ho due figli, un cane, un gatto, due pesci quasi rossi e un incrocio di canarino, insegno a S. Doną di Piave-Ve Costruzioni ai geometri e amo la poesia, la pittura e la musica e la ricerca sul campo dei beni culturali di questa mia terra senza confini... ma non priva di radici"
                                                 

dipinto su muro- foto  inviata da Giuseppina Stocco: "Madonna con Bambino" -     incompiuta.  sec. .XX (Del Pin Ezio) - Castions via Zavattina/casali Cirio

    


   Poetesse italiane       

"L'anima innamorata" di Alda Merini
 

In questa pagina, dedicata alla poesia, come non fare cenno a lei! Si parla di Alda Merini, settant'anni, di Milano, come della pił grande poetessa italiana vivente. Si ipotizza una sua candidatura al futuro premio Nobel per la letteratura per i numerosi libri di poesia pubblicati dai maggiori editori italiani.
Gią dalla  prima raccolta, "La presenza di Orfeo", la Merini conobbe il successo, che le fu ancora tributato in seguito coi numerosi premi per la sua ricca produzione poetica.
La vita della Merini č stata a dir poco difficile, se ricordiamo l'incubo della follia per i 12 lunghi anni trascorsi nell'ospedale psichiatrico, da dove in seguito uscģ guarita. Grazie alla legge Bacchelli, Alda Merini, vive ora da sola con l'assegno di un milione e seicentomila lire mensili che dal 1955 le viene corrisposto.
In un'intervista rilasciata a Cristina Maza di "Chi", del 21 marzo 2001, parla del suo ultimo libro "L'anima innamorata" (edito da Frassinelli)
e della sua vita. Appena reduce da un intervento chirurgico all'addome, forse retaggio di antiche ferite,  racconta alla Maza delle  terribili cicatrici lasciate da quei 12 anni di manicomio con 37 elettroschoc 
"In manicomio mi avevano asportato l'utero perché quando io tornavo a casa e rivedevo mio marito Ettore, rimanevo incinta. Mi č capitato quattro volte, le mie quattro figlie Barbara, Emanuela, Simona e Flavia. E il rimedio č stato quello di togliermi tutto: molto brutale per me, che ero giovane, avevo 34 anni. Spero che le cose oggi siano cambiate per le malate di mente, ma non ne sono sicura". E, parlando dei suoi dolori, confida alla giornalista: "Il mio primo dolore č stato per me quello di essere stata respinta all'esame di ammissione al Liceo Manzoni. Respinta da una professoressa di cui ancora ricordo il nome, proprio in italiano, una materia che amavo; leggevo tanto, gią scrivevo. Mi sono ammalata. Avevo dei mal di testa terribili. I miei, che avevano una panetteria ed erano persone molto semplici, non sapevano che cosa fare per consolarmi. Non ho pił dato l'esame, ho odiato le scuole, la cosiddetta cultura. Solo oggi mi sono riconciliata con la cultura. Ho preso tanti premi, tengo incontri di poesia".


da "L'anima innamorata":


"L'anima non sente dolore.
L'unico dolore che puņ stare
alla pari con l'anima č il suo esilio,
la sua involontaria inadempienza.
Chi puņ veramente sentire dolore č la mente,
la mente e il cuore;
perņ l'anima ha un potere soprannaturale:
puņ morire in vita,
puņ dimenticarsi del proprio
 corpo
e della propria schiavitł,
puņ perdere di vista il candore della sua ricerca,
quel muro di affanno e di colpa
che per tanto tempo ha cercato di inaridire
senza mai riuscirvi.
L'anima quindi sarą figlia di nessuno
ma anche figlia di se stessa
e anche vegetazione sublime
della sapienza di Dio,
della sua intima felicitą"


 

La poetessa Merini nell'articolo  su "Chi" del 21 marzo 2000 a firma Cristina Maza.           

Nella pagina Libreria una recensione su: "La vita facile" della Merini