MANI
Sono,
esili o tozze,
curate o mal ridotte,
corte o affusolate,
utili e indispensabili.
Esprimono, comunicano, lavorano,
si muovono incessantemente
formando talvolta strane e astruse forme.
Si sfiorano, si stringono,
si incontrano, si uniscono.
Sostituiscono le parole,
i discorsi, le emozioni,
sigillano i patti, le promesse, le amicizie
Sono insostituibili
le mani !
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Un
Uccellino
Sono in strada,
confusione, traffico, gente
Qualcosa mi cade di mano, non solo
cade anche il mio sguardo
Cč una pozzanghera e un dolce uccellino!
E una visione strana, particolare:
con
cura ed eleganza
mette la testolina sotto acqua,
poi la solleva e con armonia la scuote;
alza poi una zampetta,
la passa tra le ali un po bagnate
e con il becco ormai lustro
riordina le piume, poi si specchia, si inchina
e con un fischio di vittoria, di libertą, di gioia vola via.
Con lo sguardo provo a seguirlo,
ma č gią lontano nel limpido e infinito orizzonte,
un giorno, spero lontano, lo raggiungerņ
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Paola |
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Magia
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(Paola e Luna)
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Quando il mio cuore danza di gioia
sta
ascoltando la musica dell'anima
che
canta l'amore...
E'
una passione sposata col vento,
il
quale sussurra ogni rumore
ed
ogni silenzio...
E
tutte le volte che i miei occhi
si
posano in cielo,
riesco
a vedere il volo segreto di
un
magico tempo...
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LAURA PLOZNER van
GANZ 34 anni di Timau, Laura č attivamente
impegnata nell'ambito della cultura locale del suo paese. Ha
pubblicato due raccolte di poesie, a cura dell'Istituto di Cultura
Timavese-Timau: "Vrusl", appunto in timavese, e l'ultimo "Volo
spezzato" in timavese e italiano.
Laura Plozner č responsabile del periodico "Asou geats" del Cirkul
Kultural va Tischlbong" che pubblica anche i Quaderni di cultura timavese
"Tischlbongara Plachan".
Di Laura abbiamo scelto due poesie, la prima "Forse": "Varlaicht"
della quale riportiamo la versione italiana, e i cui versi sono stati
musicati dal Coro Polifonico Cittą di Pordenone. La seconda "La neve",
tratta da "Volo spezzato". |
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Forse
La rondine dorme
nel suo nido,
la
lune ride nel cielo.
Forse č inverno o primavera,
forse č oggi o domani.
Forse solo ora ho capito
quanto č bella la vita.
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La neve
Da un cielo grigio
di una mattina di marzo,
scendea lieve la neve.
Bianchi freddi petali
si posavano
sul paesaggio intirizzito,
tra sguardi spenti.
Candidi frammenti
sparpagliati dal vento,
una mattina di marzo
han seminato la gioia
rendendo il cuor
pił contento.
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Giuseppina Stocco
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Alc di nuje
Mi samee di sei tō sūr
sence nancje vź
dividūt
mari e pari, contis... e
prime dal scūr ingropāt
te nestris mans il coragjo.
Ti cīr
par savź
lą ch a tu sźs, ce cha tu fasis,
cussģ o si sintģn dongje
stringinsi tes peraulis
cho si disģn cun cūr
di frut.
No tu mi crodis,
il to sei
omp chal talpasse
mi fās stā in pensīr,
no pos vignīti dongje e
fāmi spietā tal to vivi.
O viōt trop ben che tu ās
fat cressi dal to sanc,
e la paure di piardīlu,
tante, di no capī che l č
un lusōr di un barcņn in sfese.
O gjold il cās
di vźti cjatāt e di savźti fradi
tai diis cho sarin a lamicāsi
par vź nuje atri
che il nestri destģn
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"Antikythera"
Nel mare del dire piatto
naufrago su una zattera
assetato guardo in alto
le poche nuvole
che disegnano le speranze
di tutti, di molti,
forse solo mie;
curva, nei miei occhi,
il presente,
sfumatura d'orizzonte
tra il ieri e il domani.
Assente ogni ascolto,
nessuna bava, neppure una
leggera brezza increspa
le parole liquide
che in correnti abissali
risalgono alla superficie
di questa umanitą
e risuonano echi di leggende
di sirene desiderate
dai molti Ulisse
che solcano l'esistere
per ritrovarsi a scontare
la pena di essere eroi,
da uno scudo di furbizia
protetti dal proprio cuore,
inquieti e sempre
in cerca di altre battaglie.
Nessuno ricorda
il tempo stato
dell' essere felice,
solo l'amaro sapore
del dolore impasta la bocca
e hai sete...
alla deriva ti lasci portare,
non puoi lasciare la zattera
naufrago, e la pelle,
dal sale degli anni
incrostata, brucia
nel desiderio del sollievo
che solo le parole
dal tuo cielo
ti possono regalare.
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Noi due
Ho sporcato le mie mani
nella terra ho gettato i semi
della mia vita
per far crescere la speranza.
Dolcemente lho accarezzata
per sentirla pił simile a me
per prenderne il profumo
e lasciarla baciare dal cielo.
Lho protetta per la
notte
coperta con un bianco lenzuolo,
iniziali ricamate sulla canapa
lasciate da mia madre, e
laurora la sveglierą.
Germoglierą
scaldandola con la luce
del domani a cui apparteniamo,
noi due: terra e donna
per accogliere i sogni di tutti gli uomini
o di te solo. |
veritą
Come un bimbo
imparo
a vivere giocando,
ma la luce e la notte
si consumano, si assottigliano
in alternanza reale e,
dentro di me,
veritą e bugie
duellano in silenzi
con cui amo ed uccido
quel poco d'infinito
che posso dividere con te
compagno del mio esistere,
mi sei accanto, ti fermi
per il tempo di un ricordo,
di un abbraccio, di uno schiaffo
che non potrą pił essere altro,
non potrņ cambiare,
in questo gioco da grandi
in cui la partita finisce
insieme a noi e ...te andrai.
Di te mi fido...
č di me che ho paura
perchč non posso barare,
non posso nascondermi
e fingere...un'altra veritą.
sono io Giuseppina...
(bepine
in friulano)
Questo nome
che mi hanno regalato
č la mia vita, solo questo
ho capito, solo ora che
un'altra parola mi ha
dato la misura della paura
che č anche certezza
di voler essere
solo e soltanto me stessa;
quante volte,
povero nome l'ho accorciato,
cambiato, lasciato morire
per non accettarmi e inventarmi
diversa pur di vedere
il mio riflesso apparire
e svanire in un attimo;
il soffio del suo suono,
una parola diversa
e io sono quel nome,
voglio per sempre esserlo
e se con lui mi chiami
ti risponderņ:
< mi amo,
cosģ come sono,
son io e basta, sono
e in te con quel nome
resterņ realtą >.
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Giuseppina Stocco cosģ ci racconta di lei :"..ho
amiche della montagna e della Carnia, ma io abito a Castions di Strada,
nella bassa pianura friulana da sempre; ivi son nata 43 anni fa, ho preso la
maturitą classica allo Stellini di Udine e mi son laureata a Venezia in
architettura; son sposata e ho due figli, un cane, un gatto, due pesci quasi
rossi e un incrocio di canarino, insegno a S. Doną di Piave-Ve Costruzioni ai
geometri e amo la poesia, la pittura e la musica e la ricerca sul campo dei
beni culturali di questa mia terra senza confini... ma non priva di radici"

dipinto su muro- foto inviata da
Giuseppina Stocco: "Madonna con Bambino" -
incompiuta. sec. .XX (Del Pin Ezio) - Castions via Zavattina/casali
Cirio
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Poetesse
italiane
"L'anima
innamorata" di Alda Merini
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In questa pagina,
dedicata alla poesia, come non fare cenno a lei! Si parla di Alda
Merini, settant'anni, di Milano, come
della pił grande poetessa italiana vivente. Si ipotizza una sua
candidatura al futuro premio Nobel per la letteratura per i numerosi libri
di poesia pubblicati dai maggiori editori italiani.
Gią dalla prima raccolta, "La presenza di Orfeo",
la Merini conobbe il successo, che le fu ancora tributato in seguito coi
numerosi premi per la sua ricca produzione poetica.
La vita della Merini č stata a dir poco difficile, se ricordiamo l'incubo
della follia per i 12 lunghi anni trascorsi nell'ospedale psichiatrico, da
dove in seguito uscģ guarita. Grazie alla legge Bacchelli, Alda Merini,
vive ora da sola con l'assegno di un milione e seicentomila lire mensili
che dal 1955 le viene corrisposto.
In un'intervista
rilasciata a Cristina Maza di "Chi", del 21 marzo 2001, parla
del suo ultimo libro "L'anima innamorata" (edito da
Frassinelli) e della sua vita. Appena reduce
da un intervento chirurgico all'addome, forse retaggio di antiche
ferite, racconta alla Maza delle terribili cicatrici lasciate
da quei 12 anni di manicomio con 37 elettroschoc
"In manicomio mi avevano asportato l'utero perché quando io tornavo
a casa e rivedevo mio marito Ettore, rimanevo incinta. Mi č capitato
quattro volte, le mie quattro figlie Barbara, Emanuela, Simona e Flavia. E
il rimedio č stato quello di togliermi tutto: molto brutale per me, che
ero giovane, avevo 34 anni. Spero che le cose oggi siano cambiate per le
malate di mente, ma non ne sono sicura". E, parlando dei suoi dolori,
confida alla giornalista: "Il mio primo dolore č stato per me quello
di essere stata respinta all'esame di ammissione al Liceo Manzoni.
Respinta da una professoressa di cui ancora ricordo il nome, proprio in
italiano, una materia che amavo; leggevo tanto, gią scrivevo. Mi sono
ammalata. Avevo dei mal di testa terribili. I miei, che avevano una
panetteria ed erano persone molto semplici, non sapevano che cosa fare per
consolarmi. Non ho pił dato l'esame, ho odiato le scuole, la cosiddetta
cultura. Solo oggi mi sono riconciliata con la cultura. Ho preso tanti
premi, tengo incontri di poesia".
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da "L'anima
innamorata":
"L'anima non sente
dolore.
L'unico dolore che puņ stare
alla pari con l'anima č il suo esilio,
la sua involontaria inadempienza.
Chi puņ veramente sentire dolore č la mente,
la mente e il cuore;
perņ l'anima ha un potere soprannaturale:
puņ morire in vita,
puņ dimenticarsi del proprio
corpo
e della propria schiavitł,
puņ perdere di vista il candore della sua ricerca,
quel muro di affanno e di colpa
che per tanto tempo ha cercato di inaridire
senza mai riuscirvi.
L'anima quindi sarą figlia di nessuno
ma anche figlia di se stessa
e anche vegetazione sublime
della sapienza di Dio,
della sua intima felicitą"
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| La
poetessa Merini nell'articolo su "Chi" del 21 marzo 2000 a firma Cristina Maza. |
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| Nella pagina
Libreria una recensione su:
"La vita facile" della Merini |
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