Poesia


Maria Tore Barbina


 
C'è chi dice
che la parola ferisce
più della spada
ma io so che il silenzio
è l'arma più crudele

"Oltre il silenzio". Cosa c'è oltre il silenzio per Maria Tore?
"Silenzio imposto, silenzio-sconfitta, silenzio-violenza, il silenzio che "deve" essere ascoltato perché più in là - oltre - c'è l'umanità che afferma la sua esistenza e grida i suoi diritti violati"
Il silenzio di tre figure della mitologia antica si sviluppa e ripropone con quello delle madri della Plaza de Mayo o con quello tuttora contraddittorio dell'attuale condizione femminile in molte parti della nostra società.
Nel silenzio di Maria Tore ritroviamo le voci inespresse di mille donne, sublimate dal loro solo "essere": "tu che mi senti - oltre le parole - ..." leggiamo appunto nei versi di "Bosnia 1994".

Scrive Maria Grazia Lenisa nel postfazione di questo libretto (beninteso, piccolo solo nel formato) edito nel giugno 2001 nei "Quaderni di poesia" DARS di Udine:
"Antigone è sempre contro Creonte, Cassandra ha verità scomode alle convenienze, Medea s'impasta della stessa violenza della classe dominante per cui il suo crimine diventa politico a misura dei suoi padroni vecchi e nuovi.
Le figure odierne, fuori letteratura, ancora nella cronaca con il loro dolore bruciante,
"imberdeade la vôs", hanno la dimensione povera dello stesso  Cristo in croce e di sua madre Maria, e nel loro anonimato, nel loro essere "nessuno", usate come spettacolo, assurgono al Golgota.
Per fortuna vi è un silenzio che è il lievito della Poesia e Maria Tore se ne esce alata, leggera nelle parole come un angelo, quando scrive: "
estatica rimiro / l'ultima luna / come un grande amore".
E' un iceberg sommerso la poesia delle donne, un continente vasto e inesplorato, per cui se ancora si parlerà di poesia e non solo di letteratura e istituzioni, forse cambierà qualcosa in una storia "letteraria", "
ad usum delphini", senza sorprese e con troppi scheletri negli armadi. Alla gloria si è sostituito un poverissimo participio passato, il successo, condizionato dalla pubblicità. Questa non è, forse, la civiltà dei consumi? E cosa consuma ancora la donna? L'emarginazione, il dolore... in uno sguardo panoramico sulla realtà mondiale."

 

Maria Tore, che ho avuto il piacere di conoscere in occasione dell'ultima edizione del Premio Giso Fior, ha messo gentilmente a  disposizione dei visitatori di Donne in Carnia le sue bellissime poesie, che ho letto e riletto. Fra queste, ne riporto alcune su questa pagina: Medea, Cassandra, Antigone, Plaza de Mayo, Bosnia 1994 e l'ultima poesia che conclude questa raccolta "Oltre il silenzio".
                                                                                                                           AmB

(Una recensione di M.Rosa
Rinoldi nella pagina Libreria)
 


 

 

Medee
  Par te 'o ai lassât la mê vite di maghe
e i crez e il fûc e l'aghe de mê patrie
piardint daûr di me ancje  l'onôr
e il podê che de muart ti à tirât fûr.

'O crodevi di sei par te regjne
e spose e mari dai tiei fîs.
Cumò
in tun cjanton 'o soi, soi rifudade.

A un'altre tù tu as dât
il jet e la corone
e ti mi as comandât
di ubidî e di tasê.
No ti comode plui cheste mê fuarce
che ti fâs pore.

Dome il to sanc a me tu mi domandis
e jo t'al torni, a tocs come vivande.

E sul miò cjar ch'al svole
sgriant il cîl burlaz 'o torni a cjase,
ancjmò vive,
e jo.

 
Medea

Lasciai per te la mia vita di maga
e la mia patria viva e tormentosa
e il potere e l'onore per seguirti
e sono stata donna innamorata
moglie madre e regina.
Ora non più.
Ad altra donna hai dato
il letto e la corona
e a me chiedesti
di obbedire e tacere. Più non vuoi
questa mia forza che ti fa paura
non son più moglie, non son più regina.

Questo soltanto tu di me volevi
e questo solo io ti do,
ma a brani.

E sibilando sul mio carro alato
nella mia patria torno
e sono ancora maga
e sono.
 

Cassandra
 
Nella mia infanzia
solitaria e ritrosa
l'amicizia e l'amore
e la danza e i profumi della vita
desideravo,
non volevo il Dio
né il suo potere
di conoscere e dire
segrete verità forse tremende.

Ah, la scure, l'oltraggio,
lo sterminio
della mia gente,
il fuoco e l'ingannevole cavallo.
Tutto il vedo
e sono
condannata al silenzio
o a una parola
straniata, non creduta
del silenzio peggiore.

Solo il pianto
della rondine amica
con i suoi suoni
di delirio
continuerà a parlare
di Cassandra.







 
 
 
Antigone
  Dei, voi che mi avete
condotta sino qui
perché vi ritirate
da me?
perchè il vostro silenzio?
perché il tuo, sorella
mia? e il vostro, gente
di Tebe?
Lo so che il tuo silenzio,
Ismene,
e il tuo, popolo tutto, muove da paura,
muove da un desiderio
d'ordine e di pace.

Ma non c'è pace
vera
dove la persona
viene privata della sepoltura.
Dopo la morte non c'è più peccato
non guerra, colpa, opposizione
solo il diritto umano
e la speranza
di una vita futura.

Oltre il silenzio della tomba
che tu Creonte mi imponesti
nasceranno germogli di parole
antiche e nuove dell'eterna legge
materna, universale
che l'umana sete
di rispetto e d'amore
sazieranno.
Io non vedo nessun
dolore, o danno, o inferno
o maledizione.
che non m'abbian toccato;
ma tu Creonte, il capo già segnato
da frutti della dura solitudine,
tu tiranno e duce
legislatore e voce
del diritto, al cui passaggio i morti
si accumuleranno,
tu resterai da solo
mentre la mia morte
varcherà la soglia
del tempo,
germoglierà sussurrerà ed in grido
proclamerà che Dike
val più di Themis,
che tra gli umani deve prevalere
la legge eterna della Madre
perchè non siamo nati
per condividere l'odio
ma l'amore.
 
 
 


 

Plaza de Mayo

  Carmen, Lucia, Pamela
Dolores e Maria
e voi tutte il cui nome
più non ricorda la mia mente oppressa
dal dolore...
Siamo in Plaza de Mayo
ancora e sempre mute
perché il potere è duro
e ci ha tolto la voce.
Dove sono i miei figli,
le tue figlie bambine,
e tu,nipote mio, estremo fiore
di questa vita
percossa e tormentata
dalla violenza umana?

Stiamo qui immote, tra i ricordi
di vite non vissute
di gioie non provate e col tormento
di non sapere.

Tutto lo strazio, tutte le torture
che han tormentato i nostri figli
sono
presenti ancora nella carne viva
ma l'urlo no non esce, non esplode.
I ritratti dei figli
dei "desaparecidos"
appoggiati sul petto
come sopra un altare
continuano a parlare.
 
 
   

Bosnia 1994
 
  Felici e fortunate
le figlie di Romilda longobarda
che l'orrenda
putrida carne nascondendo in seno
sfuggirono l'oltraggio del nemico.
A me non valse stratagemma alcuno
contro lo stupro ben pianificato.
Gridavo quando quelle belve umane
m'erano addosso - oh, il ghigno
su quei visi! -
e allora uno di loro infastidito
dalle mia grida
lesto mi ha tagliato
la gola...
            io viva,
ma senza voce, ho sopportato violenze, risa e il tanfo
di corpi odiosi e grevi.

Ma sono viva e chiedo:
tu che mi senti - oltre le parole -
donna o uomo che ancor si chiami tale
parla per me che ho la gola tagliata:

come si placherà questa ferita
che qualche uomo ha fatto a tutta
l'umanità?

 

 
   

l'ultima poesia...
 
  Dentro un grande silenzio
di parole
guardo la luna piena
i prati e i profumati
profili dei ciliegi a primavera.
Estatica rimiro
l'ultima luna
come un grande amore