Poesia


a Maria Tore

29 settembre 2007

Il ricordo di Annamaria Bianchi   e quello di Maria Rosa Chiarot


"Dentro un grande silenzio
di parole
guardo la luna piena
i prati e i profumati
profili dei ciliegi a primavera.
Estatica rimiro
l'ultima luna
come un grande amore"

(Maria Tore)

    E' trascorso un mese dalla scomparsa di Maria Tore, era appunto il 28 agosto scorso.
   Solo oggi, ma ancora con maggiore rimpianto, è possibile per me ricordare la dolce e luminosa  figura di Maria, incontrata personalmente una sola volta.
    Il successivo scambio di e-mail amichevoli e sottilmente affettuose,  mi ha permesso di apprezzare la semplice disponibilità all'amicizia di questa donna che altrimenti avrei considerato forse per me irraggiungibile  per  cultura, intelligenza e sensibilità.
   Maria Tore si è sempre interessata e complimentata per questo sito dedicato alle donne carniche, inviando alcune bellissime poesie già pubblicate su queste pagine.
   Mi piace ripensare a lei rileggendo i suoi stessi versi,  questi, dedicati a "Donne in Carnia":

               "Dolorose bielece di un prât / vert, cercenât di montagnis /
               e si jentre tal bosc par cirî  / foncs o il sens da la vite."

e poi entrare "Dentro un grande silenzio di parole", e immaginarla mentre "rimira"la sua "ultima luna".

Annamaria Bianchi


  


 

 

 


 
 
  Maria Rosa Chiarot:

Ho visto Maria Tore Barbina alla fine di marzo, nella sua Casa di Udine dove ho condiviso per oltre vent' anni tante ore di amicizia, di allegria, di ragionamenti.

Lei era molto dolce, gli stessi "bellissimi occhi" amorevolmente descritti da Guido nel suo profetico libro "Il piatto vuoto" e mi parve appena più sottile del solito. E più intime del solito (... noi eravamo sempre piuttosto segrete anche dentro un legame così profondo)  le confidenze in quel pomeriggio fresco e trasparente.

Dopo una delicata colazione - cucinava benissimo - chiese di potermi leggere la sua ultima raccolta di poesie, secondo la consuetudine di sottoporre a me, di gran lunga meno colta e meno intelligente di lei - proprio inadeguata - i suoi lavori inediti.

Perchè Maria era un'intellettuale consapevole rigorosa e fiera, versatile e brillante, ma aveva la semplicità aperta delle persone di grande valore.

Mentre recitava in suono ritmico e garbato, mi raggiunse un turbamento, come un'ansia  indicibile. Le poesie erano splendide, di fiori e acque e sentimenti, ma come all'indietro, nell'infanzia, in un altro mondo. Glielo dissi, lei sorrise  in silenzio...

Ho visto ormai  tanti  familiari e amici arrendersi lentamente a qualcosa di originario e lontano,  prima di andare...io credo ora che avesse un presagio, ne sono quasi sicura.

 Fu tuttavia un incontro straordinario. "Le amiche" - e tanti -  sanno che gli incontri con Maria risultavano fuori dal comune, specialmente le riunioni, festose e sempre nuove ( "Ecco, io faccio nuove tutte le cose". Ap.3, 14-22 ) a Braida, luogo indimenticabile di affetti e gioia e visioni, tra montagne incantate "E un marimont - ma dome di montagnis - e pics e jôfs e simpri gnovis cimis -...lajù, lontan su l'orizont dal cîl, - ...al è cussì, Mariano, il Paradis."

Maria seppe del male verso giugno e comprese di avere pochissimo tempo. Provò a combattere - la lotta era nella sua indole forte - ma dovette accettare...

Ricordo la sua ultima telefonata, sarebbe morta pochi giorni dopo,  il 28 agosto nell'anniversario del suo matrimonio con Guido,  marito "eccezionale, intelligente e spiritoso" come lasciò scritto. Un commiato struggente, lo  sforzo lucido delle parole,  un dolore enorme e fermo.  Non voleva  partire  senza salutare gli amici.

Guido l'avrà certamente accolta "Veni sponsa mea...ecce tu pulchra...oculi tui columbarum..."

Io scrivo per me e con infinito rimpianto, ma Palmira, Norma, Franca, Rita, Lucia, Piera, Nucci, Renata, Gianna, Annamaria e chiunque abbia fatto parte della sua generosa vita di relazione, potrebbero altrettanto ricordarne  la sensibilità, il tatto, l'aiuto senza riserve e la  sua grande eleganza morale.

Ha portato nella vita di ciascuno una luce esclusiva.

Ai suoi figli Chiara e Marco, a Gloria,  agli amici, ha  raccomandato di non soffrire poichè  lei aveva avuto una vita colma di doni "Non siate tristi per me".

Siamo invece molto tristi, Maria, abbiamo perduto tanto...sei andata  così presto,  all'improvviso.

Su questo stesso sito, su altri, sulla stampa, diffusamente  è citata l'attività intellettuale e culturale cui Maria Tore Barbina ha dedicato l'intera  esistenza  Insegnante  bravissima, autrice di testi teatrali, di saggi, di traduzioni dai classici greci e latini, critica d'arte, paleografa e linguista (suo il Vocabolario della lingua friulana). Poetessa lirica e civile. La sua opera è riconosciuta e collocata a livello locale e nazionale.

Ma io desidero, certo  inadeguatamente,  ribadire anche per altri  un'amicizia  meravigliosa "come un grande amore" .

(Maria Rosa Chiarot)