Racconti

V E L I

 

di Flaviana Nodale



 





 

Un bavero di velo azzurro ondeggia nella nebbia.
Scorre il rio buio.
Le ombre delle case fluttuano mollemente.
Echi di risa e di voci rimbalzano tra le pietre antiche.
S'annuncia la sera.
Ritta sul ponte una figura, nascosta dalla seta blu, aspetta le ore stinte.
Sfolgora l'euforia nei campielli.
Soledad, sorda ai richiami della festa, rincasa chiusa nel suo cappotto grigio.
I capelli lunghi e biondi ornano il colletto timido.
Occhi scintillanti, celati da una maschera, la fissano.
Dal taglio della bocca sfugge una voce roca e calda.
Le parla.
Le rivolge un auspicio, un augurio.
Spande un mantello di magia.
Sembianze fisse: essenza arcana.
Sembra volerla spingere fuori dalle sue paure.
Pare invitarla ad abbandonare timidezza e pessimismo.
Vuole coinvolgerla nella follia dilagante.
Tutto è trasformato, palesemente stravolto.
Il suo credo è: volere è potere.
Vecchio adagio stimolante, ma privo di mordente pragmatico per Soledad.
La provoca.
Le rinfaccia un'esistenza scialba.
Perché?
Lui si presenta come un trasformista: colui che cancella e ridipinge la propria immagine.
Gioisce nello sperimentare nuove personalità.
Soledad non è portata all'autoironia.
Ma si sente spinta da una curiosità sconosciuta ad ascoltare.
Ed a ribattere.
A difendere le proprie postazioni costruite giorno per giorno.
Entro le cui mura incomincia, però, a soffocare.
Eppure inconsciamente è disponibile alla scoperta.
E' sola.
Troppo sola di fronte all'aggressività manifesta dei tempi.
La violenza di oggi contro l'animosità del passato.
Una mano calda afferra la sua.
Si lascia guidare.
Clowns invadono lo spazio.
Casacche fruscianti corrono dietro alla notte.
Si lascia guidare dal vento che si infila fra i muri corrosi.
Ombre colorate si dileguano oltre gli archi bassi e stretti.
Acqua cangiante.
Lustrini.
"Dove vai?" chiedono.
"Cosa fai?" ripetono.
Le voci si fondono.
I pensieri si accavallano.
Oro ed argento ovunque.
E' buio.
Soprattutto dentro.
Bocche intonano canzoni senza versi nella notte.
Divertirsi significa non pensare e non sentire, ma immaginare di farlo.
Fantasie.
Fantasmi di se stessi.
Spettri delle proprie ansie.
Danzano al suono di tante musiche.
S'ispirano a tutto ed a tutti.
Imitano tutti e nessuno.
Gocce colorate contaminano l'oscurità.
Le risate violentano il silenzio.
Scoppiano fuochi di dovuta allegria.
Tributo al Carnevale.
Vengono sacrificate la tristezza e le preoccupazioni.
Soledad cammina, corre.
Vive la vita degli altri.
E' accaldata.
Ansante.
Intorpidita interiormente.
Beve centellinando sensazioni frizzanti, nuove, desiderate.
Ride.
Parla con tutti.
Ascolta qualcuno.
Si specchia nelle finestre buie.
Ripete di essere felice.
Che esagerazione!
Gli chiede di restare con lei per sempre.
Che esagerazione!
Si sente una e mille.
E' capace di affrontare il mondo.
Che esagerazione!
Crede di aver abbattuto ogni barriera.
Che esagerazione!
Getta manciate di coriandoli addosso ad un cameriere.
Si confessa sul suo vassoio carico di vuoti.
Ma la notte sfuma fra il chiasso.
I colori cambiano.
Un chiarore livido sfiora i tetti.
Si posa sui pali.
Scopre le gondole che beccheggiano buffamente.
Alcuni costumi dormono accovacciati negli angoli.
Altri sono raggomitolati sugli scalini.
Pochi sono afflosciati sulle spallette dei ponti.
Molti ciondolano ubriachi di sonno.
Diversi sono increduli di fronte alla luce.
Vari sorridono al nuovo giorno che s'annuncia.
Ed i sogni stanno per svanire.
Soledad li afferra e trattiene una mano maschile, forte.
Adesso si può vedere, scoprire.
Vuole vedere il suo volto.
Intende togliergli la maschera.
Perché.
Per rendere tangibile un sentimento?
Ha bisogno di qualcosa di materiale per continuare a credere?
Per possedere finalmente qualcosa?
Sorride.
Sente la stanchezza dolce della notte insonne.
Sente l'abbraccio della sua città.
Sente il tepore della sua piccola casa che le fluttua incontro.
Sbadiglia.
Lo sistema dolcemente su una poltrona.
Insiste con la sua richiesta.
Lui rifiuta ancora.
Le chiede di voltarsi, di non guardarlo.
Lei s'imbroncia, come una bambina.
E' divorata dal sonno.
Si lascia andare.
Il silenzio le accarezza la schiena.
Rabbrividisce.
E' una scossa di piacere.
Ruota su se stessa.
Sulla poltrona c'è un bavero di velo azzurro.
Per terra sbiadisce la seta blu.
Lei abbozza un sorriso compiaciuto.
Scivola sul letto e s'addormenta.
Si spengono i lampioni sul Canal Grande.