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26 Agosto 2002:
comprensorio di Bordaglia: lago, malghe, Passo Giramondo.
laghetto Val d'Inferno.
Dislivello 1157.
Incanti della natura in un trekking con Annamaria e Valeria
(sono nostre le immagini) |
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Devi aspettare la
fine di agosto, o comunque andarci in autunno o primavera se vuoi
conoscere nel silenzio la vera bellezza di questi luoghi. Bordaglia
d'estate è frequentata infatti da molti turisti che salgono quassù,
richiamati dal fascino dello stupendo laghetto alpino di origine
glaciale, uno dei più pittoreschi della Regione.
Ci troviamo nelle
Alpi Carniche Occidentali, il nostro trekking raggiunge le
malghe Bordaglia di Sotto e di Sopra,
il laghetto Bordaglia e prosegue
fino al Passo Giramondo, al
confine austriaco. Quindi, rimanendo in quota, tocca il
laghetto Inferno per poi
ridiscendere a Bordaglia e giù attraverso i boschi fino a
Forni Avoltri.
Interessante è pure il classico "Anello di Bordaglia" che tocca
l'orrido della Stretta di Fleòns (dove ha origine il torrente Degano),
la forra Navastòlt, le malghe Fleòns, la Val Sissanis e il Passo
Giramondo di cui abbiamo detto sopra.
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Nella mappa (disegno di Roberto Mazzilis
sulla guida all'escursione dell'Anello di Bordaglia edita dal
comune di Forni Avoltri):
la traccia rossa è quella del
nostro trekking, il percorso viola
disegna invece l'anello di Bordaglia) |
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Partenza
dall'abitato di Forni Avoltri , giornata magnifica, almeno a
quest'ora... comunque nello zaino sempre "pan e gaban", come si dice dalle nostre parti quando si va in
montagna, infatti più tardi ci sarà indispensabile. |
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Da
Forni Avoltri (quota
888) dunque, in
prossimità del ponte sul torrente
Degano, prendiamo la rotabile parallela al corso
d'acqua fino alla località Piérabech
(pietra del becco, il maschio della capra).
Continuiamo fino agli edifici per l'imbottigliamento
dell'acqua minerale "Goccia di Carnia" della
sorgente Fleòns (quota
1068).
Proseguiamo attraversando un guado sul torrente e imbocchiamo
la carrareccia - pista forestale interdetta al transito delle
auto - in direzione della malga Bordaglia di Sotto.
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Nel territorio di
Forni Avoltri vi sono numerose sorgenti, quella di Fleòns,
menzionata sopra, è una tra le più ricche delle Alpi con una
portata di 100 litri al secondo.
Alcune sorgenti in Carnia, (ve ne sono di tre tipi: sulfuree,
ferruginose e oligo-minerali), venivano utilizzate a
scopo terapeutico fin dal tempo dei Romani.
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Il percorso è
lungo (km. 4,500), si inoltra nel fresco bosco di Bordaglia, ma non è mai
monotono. Il rumore dell'acqua accompagna i nostri passi
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Il bosco e la vallata viste
da Bordaglia |
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malga Bordaglia di Sotto
La pista, uscendo dal bosco, finisce proprio in
corrispondenza del piano pascolivo della
casera Bordaglia
di Sotto (quota 1565) di proprietà privata e non più monticata.
Vicino all'edificio principale (abitazione stagionale) la
torretta di guardia dalla quale i proprietari controllavano i
pascoli circostanti, e vicino al bosco, una cappella votiva dei Salesiani.
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Alle spalle
della casera parte il sentiero Cai
142 che si insinua, più ripido,
in un altro bosco per salire alla malga e ai pascoli
superiori.
Ma uno sguardo alle spalle, prima di salire:
la tipica croce delle malghe, con i simboli della Passione, le
cime del monte Siera laggiù e quella della stretta e vicina
piramide del monte Vas
che pare vogliano ancor più protendersi verso un cielo
stupendo. La pace è assoluta.
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malga
Bordaglia di Sopra
Il bosco di abeti,
con l'avanzare, si dirada mentre compaiono sempre più numerosi gli
alberi che ci indicano di aver raggiunto una quota superiore,
l'ultima della vegetazione ad alto fusto: i larici, alcuni dei quali
maestosi.
Siamo alla casera
superiore (quota 1823), anch'essa privata. La prima sensazione strana è
quella di trovare sui pascoli e nelle stalle molti cavalli e
nessuna mucca. Segno che anche questa malga, probabilmente
ceduta in locazione, purtroppo sta per "morire".
Peggior sorte per le malghe dei pascoli che scorgiamo di fronte,
sotto la cima Ombladet, la malga
Ombladet di sopra e
di sotto,
abbandonate.
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Diverranno ormai i caprioli,
con aquile, cervi e marmotte i padroni indiscussi di questi
pascoli. |
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Intanto le
nuvole, improvvise e veloci occupano porzioni sempre maggiori
di azzurro, ma proseguiamo rialzandoci di quota, senza
scendere al laghetto di Bordaglia che visiteremo più tardi.
Vogliamo salire al Passo Giramondo, finchè il tempo tiene. |
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Il passo Giramondo visto da Bordaglia,
in un'immagine di una precedente escursione. Si scorge il
sentiero che sale fra i mughi a mezzacosta |
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Lasciando a destra il lago Bordaglia, sul sentiero
Cai 142a saliamo
fra nuvole sempre più minacciose verso l'ampio portale
del Passo Giramondo (quota
2005)
In
effetti non si tratta di una sella ben delineata ma di
una serie di vallette che costituiscono un corridoio
delimitato a nord dal grande massiccio del
Volaia e che si apre
sul versante austriaco.
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Verso Passo
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Passo Giramondo

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..la
montagna ti ripaga sempre per la fatica della
salita, ed è ovunque bella nella sua severità, ogni
roccia che raggiungi con lo sguardo, ogni cima che
immagini di superare, mentre ti chiedi: "Chissà
dall'altro versante...?"
Montagna è
lasciare vagare con leggerezza l'anima libera, quassù,
senza costrizioni. |
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Montagna carnica è anche
trincea. Tutti i sentieri di questa zona di confine
sono praticamente mulattiere di guerra, molto battute
durante la Prima Guerra mondiale. Come non ricordare!
Gli austriaci controllavano la giogaia di Fleòns,
lasciando libera la Cresta Verde. Gli italiani tenevano
posizione sulla linea dei monti
Chiadenis-Avanza-Navagiust, mantenendo un solido
sbarramento alla Stretta di Fleòns.
La situazione sui due fronti opposti (distanti fra loro
un paio di chilometri) rimase statica per tutto il
periodo della guerra, essendo incontrollati (tranne
qualche colpo di pattuglie isolate) gli alti bacini
delle valli Fleòns e Sissanis.
Nel punto in cui ci troviamo, la linea italiana era
attestata sotto il lago di Bordaglia, mentre l'austriaca
dal passo Val d'Inferno (che toccheremo più avanti) si
estendeva alla Creta di Bordaglia, a questo Passo
Giramondo e fino all'anticima nord del monte Volaia.
Il restante tratto di cresta era presidiato dagli
italiani.
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Ma è il tempo della pace.... e
di un raggio di sole |
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Montagna
è anche amicizia, consolidata in silenzio, mentre
le scarpe seguono i sentieri, senza chiedere dove, e gli
occhi hanno altro da guardare. Banalità e superfluo non
possono emergere nell'essenzialità dei monti,
condividere la montagna è forse avvicinarsi all'apice della
natura.
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Non c'è molto
tempo per le foto, si riprende il cammino, questa volta
tenendoci più alte rispetto al sentiero fatto in salita.
Attraversiamo un ghiaione che sovrasta la valletta di
Bordaglia per incunearci nel passo Val d'Inferno.
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Laggiù
occhieggia il romantico laghetto Bordaglia e si nota anche la
malga Bordaglia di Sopra. |
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Passo Val d'Inferno
Ed ecco, aggirato lo sperone roccioso, il
laghetto Val d' Inferno (quota 20045), circondato dalla vecchia mulattiera di
guerra. |
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Visto dal lago di Bordaglia, il tracciato percorso verso Passo
Giramondo in rosso, e verso la Val d'Inferno in blu. |
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Lago
di Bordaglia |
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| Finalmente si scende sulla malga fra i fischi delle
marmotte, e sulle rive del Bordaglia, con un timido sole, che
ammorbidisce i contrasti e rende più dolce il paesaggio |
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I guardiani del lago: imponenti
esemplari di larici.
Preziosa sulle sue sponde, la presenza di piante non comuni.
Fra queste (specie protetta), la Genziana maggiore (Gentiana
lutea), tipica degli alti pascoli.
Nei primi anni la pianta presenta solo una rosetta di foglie
alla base, ma col tempo si sviluppa con un fusto che può
superare il metro di altezza. L'infiorescenza è un calice
diviso in cinque piccoli denti e da una corolla in basso
divisa in cinque lobi gialli.
Dalla radice di questa genziana, che si raccoglie in
settembre-ottobre e marzo-aprile, si ottengono i pezzetti che
essicati al sole, vengono utilizzati per la preparazione di
prodotti farmaceutici, bibite analcoliche o liquori. Sono note
le sue proprietà digestive, aromatiche e febbrifughe.
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L'oasi faunistica di Bordaglia |
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Parlare di pace è
riduttivo nel silenzio che ci circonda, eppure alla prima luce
dell'alba da queste parti echeggiano le "voci" degli alti
pascoli. Come quelle roche dei cervi o l'abbaiare dei
caprioli, per citarne alcune.
L'oasi copre un'area di oltre 2300 ettari ed è stata
istituita per proteggere la fauna residente.
Gli animali più frequenti sono la marmotta, che vive al
di sopra del limite arboreo, in numerose, visibili buche nei
pressi di massi o nella terra. Questi roditori sono entrati
dal territorio austriaco nel secondo dopoguerra, e sono la
preda abituale dell'aquila reale che nidifica sulle
rocce a strapiombo.
L'ermellino, che frequenta le praterie e le zone
rocciose, dove si rifugia nelle tane dei roditori, nelle
cataste di legna, nelle cavità degli alberi o nelle casere
abbandonate.
E' presente inoltre una specie tipica delle cime rocciose e
dei precipizi: il camoscio la cui specie ha un lento
incremento a causa dell'alta mortalità naturale e dei parti
quasi mai gemellari.
E naturalmente il capriolo, amante dei boschi o delle
radure limitrofe, ed il cervo.
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| Il rifugio |
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Eh sì, abbiamo dovuto cercarci in
fretta un rifugio, per la pioggia improvvisa e abbondante. Così
abbiamo notato che una parte di stalla è stata adattata a questo
scopo. E' comunque un rifugio di pura emergenza poiché solo il
tetto nuovo di lamiera è invitante...per il resto immondizie,
tavolame vecchio e una rete malridotta, spifferi e fessure da ogni
parte, ah sì un pentolone di latta preso evidentemente a calci
perché molto ammaccato.
Trattandosi di proprietà privata, e soprattutto perché usata
da visitatori di passaggio civilissimi, non potevamo pretendere di
più!
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Eppure, anche la
pioggia può avere il suo fascino quassù.
Tra poco smetterà e ci ritufferemo nei boschi per riprendere il
lungo percorso fino a Forni Avoltri.
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altre escursioni in Carnia |
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