31 agosto 2002: pascoli di confine, boschi, laghetti
                                         (testi-immagini Annamaria Bianchi)

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Area  chiamata Pecol di Chiaula Alta nel bacino del rio Cercevèsa (alta Valle Chiarsò) al centro delle Alpi Carniche. E' un'antica conca di natura calcarea successivamente modellata dai ghiacciai. Ricchi boschi ad est ed ovest del rifugio; nella parte alta,  pascoli con mughi e rododendri, fino al Passo Pecol di Chiaula. Un trekking per tutti.

 
 

 

Partiamo da Casera Ramaz in località Stue Ramaz a quota 1050 (raggiunta con 9 km. di ardita  e tormentata rotabile che sale da Paularo fraz. Misincinis). La casera è monticata: numerosi bovini vengono portati al pascolo col primo sole.
(Su questo territorio ricco di storia e interesse geologico, Vedi note sull'alta Val d'Incarojo e Stue Ramaz)

 

 
 

 

 

 

 

 

Il sentiero 454 parte dietro alla malga ed entra subito in un fitto bosco di faggi in direzione Ovest, aggirando le dorsali del monte Lodin.
La zona è ricchissima di acque, quasi ad ogni impluvio un torrentello  scende fresco ad attraversare il tracciato.
Anche se non hai sete, non puoi resistere a questo invito della generosa natura...

 

 

 

Si sale verso nord in fresche abetaie, immergendoci nella foresta di Chiaula, bosco protetto della Via dei Silenzi. Il sentiero è sempre piacevole, anche se più ripido, ben tracciato e curato con manufatti in legno, panchine, ponticelli.

Così fino alla Casera Lodin, che troviamo chiusa

Il bosco si fa più rado fra abeti ontani sulle balze ondulate che ci portano al di là di due ruscelli, in  una zona aquitrinosa nell'ampia conca della..... 

   



malga-rifugio Fabiani.
Una vecchia casera, danneggiata da una slavina, venne ristrutturata e nel 1989 venne inaugurato il rifugio, moderno e funzionale, che andò a fuoco nel 1995. Solo la tenacia e il sacrificio di chi ancora crede che ogni patrimonio di queste montagne non debba andare perduto, hanno permesso la ricostruzione della struttura (di proprietà dell'Azienda Regionale Foreste Friuli-Venezia Giulia), dotata anche di rifugio aperto di emergenza, a supporto degli alpinisti ed escursionisti.
Il Fabiani è aperto dal 15 giugno al 15 settembre.




 

 


Ad attenderci un gruppo di giovani e curiose manze, hanno tutte l'aria di trovarsi bene in questo loro albergo di alta montagna,

e , vicino all'abbeveratoio, parte la conversazione..

"Come ve la passate? Andate d'accordo anche se siete così giovani? E come va con le mucche di confine, sono simpatiche le austriache?"

"Modestamente - si fa avanti la portavoce che fin dal primo momento ha cercato di farsi notare - sono la più intraprendente e parlo per tutte. Qui si sta di lusso per l'erba e la stalla, e non mancano i divertimenti: quando arriva qualche "forest" (forestiero) cerchiamo di oltrepassare la staccionata "par sgarfâ e roseâ lis mais  metudis a suâ " (per acchiappare e rosicchiare le le loro magliette messe ad asciugare), stando attente che non ci veda "il paron,  se no a son bastonadis" se no sono bastonate!

"Non è vero, io non sono così e non ho mai fatto cose del genere, sono educata e seria."- In disparte, quasi offesa, piccole corna appena spuntate e occhi marroni con sopracciglia bianche, come il pelo del muso, gratta la erre, forse è proprio di Paularo - "Se volete vedere come ci si comporta, andate ancora più su, ai pascoli sotto al passo di Pecol di Chiaula. Troverete molte mucche serie e dignitose. Loro non si scompongono. E' vero che sono più grandi di noi, ma ci insegnano come ci si comporta. Sono austriache e i loro pastori le fanno passare dal filo spinato dalla nostra parte perché qui abbiamo ancora erba buona e la loro, lassù è già dura. Queste stupide che vedi qui, mi pare che  dovrebbero portarle un pò in Austria"

Incuriosita dalla faccenda, considero che non sapendo cosa sia meglio per una mucca italiana o austriaca ai fini della produzione del latte, se la serietà o la vivacità, per prima cosa metto subito al sicuro la canottiera che, all'oscuro di tutto, avevo appoggiato ad asciugare su un palo di legno e decido che in seguito proseguirò per il confine a verificare  la dignitosa nonchalance delle austriache. (perdonerete la pausa scherzosa?)
 


Ma prima una sosta, che si rivelerà molto piacevole, al rifugio Fabiani, per l'accoglienza e l'occasionale allegra compagnia di altri escursionisti..
 

 


 

Ecco Bianca Sollero, di Paularo, che assieme a marito e figlio, si occupa del rifugio, soprattutto della cucina, e con ottimi risultati! Fra il risotto alle erbe (di cui abbiamo fatto un assaggino) e le fettuccine ai funghi abbiamo scelto le ultime per gustare i "prodotti" raccolti in questi boschi.
Le coordinate di Bianca per eventuali prenotazioni:

Bianca Sollero Gardelli
Via Cason di Lanza, 102
33027 Paularo (UD)
tel    0433 70182
cell.  339 1887439

Il locale adibito a soggiorno-sala da pranzo

La nuovissima camerata con 12 letti a castello, forniti di comodi materassi cuscini e coperte.

 


               Verso il Passo

Si riparte per il Passo Pecol di Chiaula, fra i monti Cuestalta e  Creta Rossa. Il sentiero sale fra boschetti di larici che diradandosi lasciano il terreno a macchie di mughi e rododendri.





Sulle balze prative dell'alto pascolo gruppi di bovini sdraiati al sole, sconfinati dalla vicina Austria.






 















Un primo piano d'obbligo a chi "abita" la montagna... (veramente una "damen" signorile e dignitosa!)



Mentre saliamo, una sosta per guardare il panorama che lasciamo alle spalle: sullo sfondo, confusa tra le nuvole la Creta di Aip e sul terrazzo rotondeggiate, ai fianchi del monte Lodin, la Casera Lodin alta.


Ancora più su... è impossibile resistere al un altro scatto...

 


Sul passo (mt. 1797) la sorpresa del filo spinato. Rimango perplessa a considerare che un altro filo spinato, arrugginito,  di cui rimangono poche tracce sparse sul terreno, divideva questi tormentati confini che hanno visto  due popoli vicini affrontarsi nel lontano 1915-18 in una sanguinosa guerra di trincea che si estendeva sulle montagne lungo tutto il fronte dell'alta Carnia.
Rimangono le silenziose testimonianze dei ricoveri  e delle numerose fortificazioni che traforano le creste di Cuestalta e Creta Rossa.
 


 

... a proposito di filo spinato.....

Vista del Passo dal versante austriaco: imperversa il filo spinato che impedisce lo sconfinamento degli animali, ma...anche quello degli uomini, costretti a qualche piccola acrobazia su scalette di tondelli (ma non è questo che ci spaventa!)










Ed ecco la vista sul lato austriaco con il pittoresco rifugio dr. Steinwender e la vicina cappella.


Aggiriamo un acquitrino circondato da detriti, raggiungendo il rifugio, che è servito da una rotabile che sale dalla valle del Gail.

 

 

 


La chiesetta accanto al rifugio : all'interno l'elenco dei caduti austriaci nella zona del passo durante la Grande Guerra.

 
Seguendo il sentiero 403 che dal passo si innesta nel "Geo Trail", si può seguire il percorso geologico che permette di inoltrarsi nell'affascinante altopiano umido del  See Buhel. Fra gobbe e avallamenti aquitrinosi, con la vista sui Tauri, si può giungere al bellissimo laghetto di Zollner (m 1767).

Per noi oggi rimane solo il rientro perché si è fatto tardi. Ripercorriamo il sentiero fatto in  salita e giungeremo alla Casera Ramaz alle ultime luci della sera, quando ogni cosa, compresa la natura,  pare lasciarsi andare al riposo..
 

La Casera Ramaz

 



Le escursioni dal Rifugio Fabiani:

Alta Via delle Alpi Carniche (collegamento alla Traversata Carnica e Karnischer Hohenweg per Passo Pecol di Chiaula;
Ascensione per via normale alla Cuestalta (m. 2198) su sentiero 448, escursionisti esperti;
Ascensione per via normale al Monte Lodin (m. 2015) in h. 2,15;
Al ricovero Casera Valbertad Bassa per sentiero 448;
Al rifugio Casera Pramosio per sella Cercevesa, sent. 408a e 407, o per il Passo Pramosio sent. 448;
Ascensione per Via normale alla Cima Val di Puartis (1927 mt.) sent. 448;
Salita nord per la Via Ferrata al monte Cuestalta (versante austriaco) per Alpinisti.





STUE
RAMAZ

Alla base dei pascoli di Ramaz, fino a qualche decennio fa, il rio Lanza veniva sbarrato con una grande saracinesca, chiamata Stua (chiusa) per agevolare la discesa a valle  del legname. Quando i tronchi erano accumulati in numero sufficiente, improvvisamente veniva aperta la Stua (vedi in questo sito la pagina "menaus") e questi venivano lanciati con la forza delle acque nel Chiarsò. Quest'ultimo torrente, molto irruente, permetteva di far superare ai tronchi un tratto molto aspro e angusto, chiamato "Cales".
Come per molte altre zone della Carnia, La Repubblica di Venezia utilizzava per i suoi arsenali e le fondamenta della città, il legname proveniente da questo esteso manto boschivo.
Quando qualche tronco sfortunatamente si poneva di traverso, impedendo il deflusso della massa incanalata, i boscaioli dovevano improvvisarsi alpinisti per potersi calare sulle lavagne rocciose che incombono sul torrente. Sbloccavano il groviglio dei tronchi, ma molto spesso venivano travolti. I superstiti diventavano gli eroi della vallata, essendo riusciti a dominare le forze della natura.
Ancor oggi, a distanza di secoli, le acque continuano a scendere impetuose e spumeggianti nel  canyon, creando vortici impressionanti ed erodendo le rocce.
La stessa forra, allora temuta, è oggi un difficile percorso di settimo grado per gli spericolati del kayak, o meta di turisti curiosi che si avventurano sull'incredibile sentiero inciso nella roccia.
L'ardita rotabile che sovrasta i luoghi (percorsa per giungere a Casera  Ramaz) e intagliata nei precipizi o su ripidi pendii boscosi, è insidiosa durante il disgelo per la caduta di frane e sassi, ma permette oggi il trasporto del legname.

 


   
 

 

 

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