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agosto 2002: dalla valle misteriosa
all'anfiteatro di possenti rocce.
(testi-immagini Annamaria Bianchi)
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Rifugio
"Fratelli Attilio, Remigio, Ferruccio Grego",
questo il punto di transito di un trekking appagante tra il
filo della leggenda e la maestosa imponenza di una natura confinata
per secoli in una solitudine primitiva, ed oggi accessibile.
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Giungere al rifugio è facilissimo per tutti: è sufficiente salire da
Dogna (Canal del Ferro-Tarvisiano) per 18 km su strada in gran
parte asfaltata, fino a Sella di Sompdogna.
Da qui, per una carrareccia, solo 10 minuti di cammino per il Grego.
L'alternativa che mi sento di consigliare costa un minimo di fatica
(un'ora e più), ed è il sentiero che sale dalla
Malga Saisera nella valle
omonima (km. 5 da Valbruna) sentiero 611, vicino alla cappelletta.
Una salita che vale già per la partenza: lo scenario da favola della
Val Saisera.
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Non è una valle
come le altre la silenziosa Val Saisera che in cima si apre a
ventaglio sotto l'impressionante anfiteatro di montagne imponenti, è
un luogo misterioso.
"Le nebbie che sfumano verso l'alto svelando
lentamente a uno a uno, tutti gli anfratti, le voci dei cervi, dei
camosci e dei caprioli che riecheggiano fra le multiformi elevazioni
rocciose, la luminosità che le stesse acquistano al riapparire del
sole; il volo planato dei grandi rapaci, gli angusti canaloni che
paiono stregati; le eccezionali nevicate che nel periodo invernale
la confinano in una solitudine primitiva.
Tutto questo - e chissà quant'altro ancora - ha riempito di leggende
la storia di questa valle, appartata ma facilmente raggiungibile
dalle principali vie di comunicazione lungo la rotabile di Valbruna".
Sono state queste parole, lette sul
testo di Mazzilis-Dalla Marta "Andar per sentieri - Friuli
Venezia Giulia" (Istituto Geografico De Agostini), ad
invogliarmi a ritornare
in questa valle che conoscevo già per averla percorsa con gli sci di
fondo sull'anello che si insinua in un bosco da favola.
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Oltre al mistero,
la supposta origine slovena di questa zona, rintracciabile nei
toponimi come "Carnizza", testata, oppure "Spragna", strettoia o "Paliza",
cornice, forse rafforza l'ipotesi che la vasta conca chiamata
Saisera, che vuol dire dietro il lago, fosse originariamente il
"contenitore" di un lago dovuto all'escavazione glaciale. Questo
lago, che era trattenuto a valle da uno sbarramento di tipo
morenico, mentre a monte era racchiuso dai massicci del Montasio e
dello Jof Fuart, sarebbe in seguito scomparso a causa del
catastrofico terremoto del 1349.
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Oltre alle
supposizioni, i racconti popolari: si dice che il ripidissimo
canalone della Huda Paliza,
frequentato dagli arditi dello sci estremo, sia meta di appostamento
dei bracconieri che attendono sul suo culmine il passaggio degli
animali provenienti dall'alta Spragna,
dove è proibita la caccia.
E ancora, se vogliamo parlare della suggestione esercitata da queste
montagne sull'uomo, basta ripensare ai nomi che sono stati
attribuiti ad alcuni luoghi: la Cresta dei
Draghi, la cengia degli Dei, la Sfinge del Montasio, il Lavinal
dell'Orso. |
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Eccomi a salire sul
611 che parte da Malga Saisera
(quota 1004), mentre penso ai pionieri, alle leggende e
vi confesso anche a Cappuccetto Rosso. Abbiamo lasciato l'auto nelle
vicinanze della stele in memoria dell'alpinista
Julius Kugy, sullo sfondo la severa
imponenza del Jof di Montasio,
la montagna da lui amata. Evitiamo naturalmente la mulattiera
e su per il sentiero che si inerpica su un costone boscoso,
finché raggiungiamo una radura in mezzo al bosco a quota 1395).
Appare la costruzione in muratura e legno del Grego.
Metto subito da
parte Cappuccetto Rosso perché sento parlare nei più disparati
dialetti italiani, mentre un escursionista austriaco mi accoglie con
una saluto di benvenuto. Mi rendo conto che l'accesso dalla Sella
Sompdogna (che mette in comunicazione la Val Saisera con la valle di
Dogna) porta qui perfino turisti in ciabatte. E' certamente positivo
che chiunque possa conoscere da vicino la montagna, ma il desiderio
di silenzio ci fa lasciare subito il bellissimo rifugio per
continuare a salire, chiaramente solo dopo aver ammirato lo scenario
maestoso delle montagne. Dal cupolone del
Grande Nabòis, alla superba piramide dello
Jof Fuart fino alle rocce
settentrionali dello Jof di Montasio
con la Cresta dei Draghi e i
circhi glaciali.
Da sottolineare che su questa montagna vi è il più basso ghiacciaio
dell'arco alpino, alimentato dalle valanghe che a primavera
precipitano dalle creste.
Si riescono a scorgere anche i bivacchi
Stuparich e Mazzeni, in metallo rossastro,
appoggiati su un piedistallo sulla Val Saisera, diviso in due dalla
Torre Genziana. |
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Il rifugio venne costruito nel 1927 e dedicato inizialmente ad
Attilio Grego, valoroso combattente della Grande Guerra, deceduto a
Passo Fassa nel 1925. Il fratello di Attilio, Remigio, morì in un
campo di concentramento in Russia nel 1943. Subito dopo la morte del
terzo fratello, Ferruccio, caduto nella catena dei Musi, nel 1966 il
rifugio venne intitolato ai fratelli Grego.
La struttura, su 3 piani
con 14 vani, fornita di ogni conforto, funziona da alberghetto fino
circa al 30 settembre.
Per notizie
dettagliate visita il sito:
http://www.assorifugi.com/f.lligreco_rif.htm |
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Il Grego è importante punto di appoggio
per le numerose salite e traversate alpinistiche od escursioni alle
montagne circostanti.
PER ESCURSIONISTI:
-salita per via
normale allo Jôf di Sompdogna, 1889 m (sent. 610, ore 1.20)
-al
Bivacco Stuparich, 1587 m
-salita al Monte Piper, 2069 m (sent. 648-649, ore 4, )
-salita al Jôf di Miezegnot, 2087 m (sent. 609, ore2.30)
transitando dal Bivacco Alpini Gemona
-sentiero Carlo Chersi (traversata:
Bivacco Stuparich, Bivacco Mazzeni,
Rifugio
Pellarini sent. 611-616, ore
8; per escursionisti esperti
PER
ALPINISTI:
-Via ferrata Amalia (o dei Cacciatori Italiani) al Montasio, dal
Bivacco Stuparich passando per il Bivacco Suringar
-diretta Kugy al Montasio.
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La nostra meta è la
cima del Jof di Sompdogna, il "Rudnivrh", ossia monte di ferro (il
nome farebbe supporre l'esistenza di una miniera, della quale però
non vi è traccia).
Oltre agli importanti panorami, vogliamo vedere i numerosi resti
della fortificazioni militari della Grande Guerra.
Subito dietro
il rifugio, imbocchiamo dunque il sentiero 610 che riprende a
salire sotto il bosco fino alla radura del laghetto o stagno.
Uno sguardo a destra ci permette di scorgere il declivio
prativo con la malga Sompdogna.
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Dopo un
successivo tratto ripido e difficile, giungiamo alla
zona delle fortificazioni militari: ruderi di fortificazioni e
postazioni di diversa grandezza e in terrazzamenti successivi, e
alcune caverne. |
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Come di rito,
anche oggi il tempo sta cambiano, mentre osserviamo l'ultimo
tratto di sentiero guadagnare la cima del Jof di Sompdogna (mt.
1889) che ci appare grigia e inospitale. |
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Ma la salita ha la sua attesa
ricompensa: la cima raggiunta è solo un piccola cosa dinnanzi
agli incombenti massicci...
ll panorama a sud è dominato dalla mole massiccia del Montasio, a
sud est si eleva il gruppo del Jof Fuart, mentre a nord la vista si
apre, oltre la Val Dogna, sulla costiera dei Due Pizzi, Piper e Jof
di Miezegnot. |
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... maestose torri emergono dal
chiaroscuro di luce e nuvole...
il Jof di
Sompdogna
consente di spaziare lo sguardo su un orizzonte ancora più ampio: a
oriente si stagliano inconfondibili le vette del Tricorno,
del Mangart, dello Jalovec mentre
a settentrione ed a occidente si possono ammirare la Catena
Carnica, le innevate vette dei Tauri e più oltre le
Dolomiti ampezzane. |
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... fortificazioni della cima... |
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...la nostra meta
ora: il rientro in fondo alla Val Saisera che ci appare ancor più
verde, accogliente
e magica, specie da quassù. |
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Il prossimo trekking all'alfiteatro delle malghe e del
laghetto di Bordaglia.
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altre escursioni in Carnia |
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