(fotografie di Luigino Piller Cottrer)

DOMENICA DEI POVERI

DOMENICA DEI POVERI 2003

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NOTIZIE STORICHE SU SAPPADA








Domenica dei poveri
  "Pettlar Suntag"
27 gennaio 2002

Prossimamente le immagini delle altre
 domeniche del carnevale sappadino

 







 

A Sappada, splendida località in provincia di Belluno, ma storicamente e geograficamente legata alla Carnia (è a pochi chilometri da Forni Avoltri e ancora la Parrocchia fa parte della Diocesi di Udine), si rinnova ogni anno questa festa popolare che rappresenta un intenso momento di tradizione e folklore.
E' per Plodn (Sappada), la festa popolare più sentita dell'anno alla quale tutti in diversi modi partecipano: da mascherati o lavorando ai carri, ai costumi, alle maschere di legno.
Nella parlata locale, di chiara origine tedesca, la maschera è chiamata "
lotter" e deve rendere assolutamente irriconoscibile , assieme agli abiti che ricoprono tutto il corpo, chi l'indossa.
Protetti dall'anonimato i sappadini di un tempo  attendevano con trepidazione questo periodo per lasciarsi andare al divertimento e agli scherzi, messi da parte per carnevale fatica e sacrifici. Era anche il momento di "fare i conti", approfittando della situazione, con quelli con cui c'era stato motivo di disaccordo o di alterco.
Non era raro che chi si trovasse preso di mira, dovesse subire scherzi pesanti ed offensivi. Ma prevaleva la regola del "...ogni scherzo vale"

 

A differenza di quanto avveniva in passato, oggi la beffa non è mai offensiva, ma incontrare un lotter non c'è da stare molto tranquilli. Sono loro in questo periodo i padroni del paese.

I festeggiamenti del carnevale di Sappada sono lunghissimi e  si protraggono nelle tre domeniche che precedono la Quaresima, in ognuna delle quali si svolge  una sfilata dedicata ad uno specifico strato sociale.
 La prima, quella di oggi,  è la “domenica dei poveri” ossia “
pettlar suntag”.
I personaggi indossano abiti dimessi, sporchi, sgualciti e maschere di legno dalle espressioni miserevoli. Attraversano le vie del paese offrendo il proprio aiuto nelle faccende domestiche le donne, nel taglio della legna o nei lavori di manutenzione, gli uomini, in cambio di qualcosa da mangiare.

 

 

La seconda è la domenica dei contadini  “paurn suntag” (per domenica 3 febbraio) caratterizzata da scene di vita campestre, costumi popolari tradizionali e attrezzi usati per il lavoro nei campi. I contadini sfilano a gruppi per le strade di Sappada, improvvisando scene di lavoro come la semina, la fienagione, il raccolto, la mungitura. Ai turisti vengono offerte grappe alle erbe, “hosenierlan” e “mognkropfn”, i tipici dolcetti sappadini.

Arriva poi il giovedì grasso, “Vastiger Finznog” dedicato ai carri allegorici.
Una sfilata prende quindi il via a Cima  Sappada nel primo pomeriggio di sabato, per raggiungere l’ultima borgata del paese al tramonto.
 

 

L’ultima è la “domenica dei signori” (per il 10 febbraio, con sfilata sabato 9) riservata alle maschere più raffinate ed eleganti.
Elaborate e curate sono le acconciature dei capelli, i grembiuli di seta colorata, i bouquet di fiori secchi e filigrana. Anche le maschere sui volti di questi personaggi signorili si fanno più distese e ricercate.
 

 

Il lunedì grasso è il giorno del “rollate”, il vero protagonista di questo carnevale. Le rumorose sfere di bronzo appese alla cintola, “rollen”, danno il nome alla più tipica maschera sappadina e ne annunciano l’arrivo.
Il
"rollat" , personaggio dall’aspetto austero, alto e robusto, vestito con giaccone di pelle (pelz) una folta pelliccia scura con cappuccio, pantaloni in tela a strisce orizzontali realizzati con il tessuto con il quale si coprivano le mucche (hiln), sonagli in bronzo legati con una catena alla vita (rolln), fazzoletto rosso o bianco e volto intagliato nel legno (lorve), poi  scarponi chiodati. Il rollat  brandisce una scopa che, a seconda dei casi , viene usata in modo scherzoso o minaccioso.
Il fazzoletto al collo è rosso se sposato, bianco se in cerca di moglie.
 

 

 
Luigino ci dice sul Rollat:"Mia madre mi raccontava le paure di quando era piccola perché il Rollat era una maschera "pericolosa" : "Era la maschera con la quale a volte le persone regolavano i loro torti a scopate oppure il malcapitato veniva buttato nella fontana, ora i tempi sono cambiati, il Rollat rincorre i ragazzi e bambini,  parla con gli adulti in dialetto camuffando la voce; a volte pronuncia in dialetto la frase tipica: "se non sei bravo, ti butto nella fontana".
 

Lunedi 11 febbraio la sfilata per il paese.
Ed eccoci  al martedì grasso, ultimo giorno del magnifico carnevale di Sappada, quando i festeggiamenti si spostano prima sulle piste da sci per una gara di “atleti” mascherati, e infine nelle sale da ballo per gli ultimi indimenticabili istanti di un carnevale tutto da vivere!



 

Esposizione di maschere per il concorso

La catalogazione della dott.Cristina Ianniello pubblicata dall' Associazione Plodar, ha individuato 313 maschere sino al 1997, di cui le più antiche di origine certa sono del tardo ottocento; la realizzazione di nuovi volti continua e gli antichi scultori scomparsi sono sostituiti dalle nuove leve che hanno imparato da loro l' arte della scultura.
 

NOTIZIE STORICHE SU SAPPADA

 

(Donne di Sappada negli anni 30.
Vai alla pagina Foto del Passato)
 

La prima testimonianza sull’esistenza della comunità di Sappada risale al 1078, quando il territorio faceva parte della Chiesa di Aquileia e venne concesso dal Patriarca Enrico ai primi abitanti al prezzo di  88 lire veronesi e con la promessa di fedeltà al patriarcato
Il documento comunque non risolve il problema delle origini: la teoria più accreditata riporta che all’inizio dell'XI secolo 14 famiglie di tirolesi provenienti da Villgraten (paese Austriaco immediatamente al di là del confine italo-austriaco) emigrarono raggiungendo la vallata di Sappada. La causa potrebbe essere stato lo strapotere dei Signori di  Villgraten, gli Heimfels, che dominavano la zona in cui si può ancora ammirarne il castello. Ad avvalorare la teoria, le molte similitudini tra le due popolazioni, mentre a metterla in dubbio altri argomenti come la mancanza di cognomi simili. Ma pare che l'introduzione dei cognomi - come sottolineato dallo storico e scrittore locale Fontana, fosse stata successiva al momento  in questione,
I primi abitanti raggiunsero Sappada passando per la Val Visdende, quindi sulla forcella sopra i Laghi d’Olbe e i piani riparati e soleggiati di Ostans,
In un secondo momento si portarono in una posizione più bassa simile all’attuale.
Un documento datato 27 dicembre 1295 vengono riconfermate ai sappadini da parte del Patriarca Raimondo della Torre, le precedenti concessioni del 1078, mentre le tasse vennero ridotte a 44 lire veronesi, a causa delle condizioni ambientali avverse ad uno sviluppo fiorente dell'agricoltura.
E' in questo documento che la località, per la prima volta viene chiamata“Sapata” mentre in precedenza  il paese veniva chiamato “Longa Plevis”.
Sempre in questo periodo il territorio di Sappada venne diviso in masi (l'unità di misura del terreno agricolo che necessitava da 6 a 12 giornate di lavoro) e le famiglie  che pare fossero aumentate a 25, vennero chiamate masisti .
"L’incremento del numero di famiglie è probabilmente legato all’arrivo nel 1200 di famiglie di minatori tedeschi: ipotesi che per similitudine con altre realtà, calzerebbe e d’altronde l’esistenza di un’attività estrattiva è confermata sia dall’esistenza di piccole miniere scavate nella roccia lungo filoni di materiale ferroso, sia dallo stemma stesso della comunità sappadina sul quale è rappresentato proprio un minatore.
La prima testimonianza scritta della presenza di un Sacerdote nel paese è del 1440. Nel 1420 anche Sappada come il Cadore e il Friuli passò sotto il dominio della repubblica di Venezia e iniziò un periodo di sicuro benessere, dove il commercio del legname diventò fondamentale ed anche le comunicazioni divennero più facili. "
(da Paolo Salvini "Cari Nonni" Lieba Neins)