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Storia,
documenti, immagini, testimonianze, attualità |
Immagine di apertura di
Giacomo Segalla
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"Origini: le scuole
delle Pievi" |
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"La scuola
della Magnifica Comunità
di Tolmezzo" |
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"La
scuola negata alle donne a Tolmezzo" |
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"I maestri erano tremendi..."
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Immagini da Tolmezzo
1939-1940 |
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Oggi: un mini-museo a
Zuglio: latte, formaggi, stalle e oggetti
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(Sono gradite collaborazioni sulla scuola delle vallate e
dei
paesi della Carnia: storia, documenti e immagini)
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La scuola
vescovile di
Julium Carnicum |
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"La fiorente sede
patriarcale di Aquileia possedeva negli ultimi tempi dell'Impero
Romano un clero insigne per scienza e pietà, salutato da San
Girolamo come Chorus beatorum. Attorno ad esso si raccoglieva tutto
il sapere della regione friulana dell'epoca; per merito di esso
fiorivano le scuole d'istruzione religiosa e civile del popolo
Anche in Carnia i primi barlumi dell'istruzione popolare vanno
ricercati nel primo focolare di cristianità raccolta attorno dei
vescovi di Giulio Carnico, suffraganei del Patriarca (490-711),
dove, per propagare la conoscenza delle verità di fede e delle Sacre
Scritture, non mancava la scuola di catechismo, e perciò anche di
lettura e scrittura.
La Carnia di quei secoli, tramite disgraziato di invasioni ed
evasioni barbariche, e ancora terra di missione per il
cristianesimo, non aveva come istituzione viva e vitale di fronte ai
barbari, per la conservazione e l'incremento della civiltà romana, e
cristiana, altro che il vescovo giuliese col suo clero, e non poteva
conservare e propagare la fede senza la scuola di religione e di
lettere per la formazione del clero stesso e di buoni laici.
Questo è noto per induzione della legge canonica della Chiesa.
Stando a quanto dice nel suo primo canone il Concilio di Vaison
(529) le scuole vescovili o parrocchiali italiane erano allora
fiorenti fra tutte, tanto da essere additate a modello in Francia"
"La Carnia era allora diocesi e parrocchia unica. - "Le scuole
parrocchiali o vescovili erano rivolte a formare, nei laici, la
pratica cristiana; vi si insegnava anche lettura, scrittura, canto"
(Geux: Storia dell'educazione e dell'istruzione) - "
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Così
Pietro Cella, nel primo capitolo di "Storia della Scuola in
Carnia e Canal del Ferro", pubblicato nel 1940 a
Tolmezzo, ci introduce ai primordi, alle lontane tracce della
probabile nascita di una Scuola in Carnia.
A chi ha frequentato le aule
scolastiche, dalla parte della cattedra, il testo di Cella,
anche se oggi introvabile, è certamente noto. Resta comunque
interessante credo proporne qualche stralcio anche per i non
addetti ai lavori, in questa pagina dedicata alla Scuola
Carnica. |
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Le scuole delle
Pievi |
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"Trasferita a Cividale la sede
vescovile di Giulio Carnico (711), si fa un salto nel buio di
quattro secoli, fino a quando, dopo del 1100, ci si trova di fronte
alle prime notizie delle Pievi:
San Pietro di Carnia con la sua Collegiata, erede della sede
vescovile; l'Abbazia
Benedettina di Moggio; le pievi di Invillino, di
Gorto, di Cavazzo, di Socchieve,
dei Forni di Savorgnano. d'Illegio, di S. Maria Oltrebùt.
All'ombra di queste pievi uscite dall'oscurità di quei secoli e
rimaste sempre povere, si tenne acceso, in quel qualunque modo che
fu possibile, il barcollante lumicino dell'istruzione. |
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"Passata nella Chiesa la cura
dell'istruzione elementare, dice il Salvioli, in ogni
parrocchia s'insegnava ai giovani laici e ai chierici di
leggere in quanto serviva per assistere all'altare. Questa
scuola sopravviveva, come la parrocchia, a tutte le vicende
delle guerre e delle invasioni".
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In Italia le cose andavano sempre meglio che non altrove. A
prova, resta un importante documento d'indole generale di questa
epoca: Il Tetralogus di Wippone (1041), cappellano di Corrado,
imperatore di Germania, col quale Wippone stesso si rivolge al
sovrano per indurlo a costringere i tedeschi ad istruirsi.
"Rex docte - scrive - jube cunctos per regna doceri".
E ad esempio cita l'uso degli italiani:
"Hoc servant Itali post prima crepundia cuncti, et sudare scholis
mandatur tota juventus"
Naturalmente la gioventù italiana era mandata a sudare nelle
scuole delle pievi, o grandi parrocchie, "le più diffuse in quei dì
in Italia, le più popolari" (Manacorda).
"La missione d'insegnare agli umili e d'istruirsi sulle prime cose
se l'era assunta la Chiesa"(Salvioli).
Le pievi a seguito di secoli, si frazionarono in parrocchie minori,
e anche le scuole si moltiplicarono, piantandosi presso ciascuna
parrocchia nuova. Bisogna tuttavia discendere di molto negli anni
prima d'incontrarsi in ricordi scolastici particolari della Carnia.
Tiene la preminenza Tolmezzo, dove però la scuola fu della Magnifica
Comunità, e quindi più che semplicemente parrocchiale.
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La Scuola della Magnifica
Comunità di Tolmezzo |
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La Carnia, durante il dominio patriarcale
(1077-1420) e quello della Repubblica di Venezia (1420-1797), restò
civilmente costituita in gastaldia, o, in qualche modo, provincia
sotto il governo del Gastaldo, che risiedeva a Tolmezzo. Ora, come
capoluogo della Carnia e in primo luogo fra le terre del Friuli,
Tolmezzo godette di molti privilegi; perciò nel suo ordinamento, che
era insieme civile ed ecclesiastico, non poteva mancare quello della
scuola.
D'una scuola di Tolmezzo, che si perde nell'oscurità del medioevo,
resta un isolato accenno nel rotolo di San Martino del Duomo, dove
sotto la data del 1402, si legge:
"Ager possidetur per Magistrum Leonardum, reciorem, scholarum de
Tumecio"
Ma la vera scuola della Magnifica Comunità, stando agli atti, fu
istituita gli ultimi anni del dominio patriarcale, cioè nel 1414,
con lo stipendio del precettore incluso nelle spese ordinarie dei
conti camerari. |
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La casa della scuola, di
pertinenza della Gastaldia, si trovava presso una delle torri delle
mura di cinta, chiamata perciò torre della scuola, e per essa
casa la Magnifica Comunità pagava alla Gastaldia ogni anno, il
simbolico livello di una lira.
L'edificio sorgeva nella parte SO del paese sulla stessa area
occupata anche oggi (il 1940 per Cella) dal vecchio fabbricato per
le scuole elementari, recentemente adibito a sede della Scuola
Alpina Confinaria (cfr, la pianta annessa alla pubblicazione di G.
Gortani e G. Marchi, Le mura, le torri ed il castello di Tolmezzo,
per nozze De Marchi-Ciani, Tolmezzo, 1901). |
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Lo stipendio del precettore variò secondo gli
anni, ma fu sempre alto, come conveniva ad una Magnifica Comunità.
Il primo ricordato,
del 1615, "per salario al precettore d'umanità", fu di L: 744.
Nel 1666 (Toolmezzo, Conti camerari) "si paga al Rev.do Precettore
di questa Terra, ogni anno, L. 540 in quattro paghe anticipate. Nel
1668, ducati 130, cioè L. 750.
Nel 1672, L. 155 per paga, cioè L. 620. Nel 1675, ducati 40 per
paga, cioè L. 992.
La rogolarità dei pagamenti non fu sempre esemplare. Il Precettore
Sac. Palazzi Benedetto, nel 1664, dovette ricorrere a vie legali.
E chi furono i precettori
della scuola di Tolmezzo?
Dopo il soprannominato Ser Leonardo, anteriore a questa sucola, per
trovare il primo, astro solitario fra due grandi lacune, tocca
discendere al 1475, ed è un Giuliano da San Daniele. Anche
esso un secolare. (Tolmezzo, Corrispondenza),
per incontrarsi nel secondo precettore, si deve ulteriormente
discendere di quasi due secoli. E' il Rev.do Palazzi, che termina la
sua scuola nel1664.
Viene terzo un sacerdote amante delle grandi risonanze: Joannes
Florenus De Zanis, praeceptor pubblicus Magnificae Comunitatis de
Tulmetio, e quindi, con aria più dimessa, il Rev.do
GregorioMichelesio, pubblico precettore (1675).
Segue una lacuna d'oltre mezzo secolo, e quindi si susseguono i
sacerdoti Thadeo Antonio (1734), Job Giacomino (1752), Camocini
Giuseppe (1776), Antonio somma (1787),
"valente ma rigidissimo
precettore, dove studiai qualche cosa non per amore della scienza ma
per timore del castigo, pronto sempre, e nelle ore pomeridiane
violentissimo" (Lupieri, Autobiografia), e finalmente con
Giovanni Mazzolini si arriva al 1808:
Prima del 1600 tutti o quasi tutti i precettori furono secolari;
dopo del 1600, tutti o quasi furono ecclesiastici, non solo a
Tolmezzo, ma in tutte le Magnifiche Comunità (Baldissera, Notizie
storiche sulle scuole di Gemona).
"Dopo la Riforma e Controriforma religiosa si andarono sostituendo
ai laici maestri preti" (Formiggini Santamaria, Enciclopedia). |
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Chi
nominava i precettori della scuola di Tolmezzo?
Una curiosa controversia (1768-1773) agitata fra il Gastaldo e
l'Arengo, fa vedere che tanto l'Arengo quanto il Gastaldo
rivendicavano a sé il diritto di nominare, fra altri, anche il
precettore.
Quindi nel passato tale nomina potè avvenire o per proclamazione
popolare (Arengo) o per scelta del Gastaldo col suo Consiglio. Con
la convenzione del 1773 restò fissato "che la elezione delli due
maestri delle scuole risieda presso il Consiglio"
Circa lo sviluppo di questa scuola è da badare che i maestri si
chiamavano anche precettori di umanità, quindi si trattava di
scuola di ben parlare e bene scrivere in latino, ed
anche versificare, nonché lettura e scrittura
in volgare italiano, computo e religione.
Nel 1773 si parla di due scuole, quindi di una inferiore di
grammatica ed una superiore di rettorica e poesia.
Dunque anche Tolmezzo, e per esso la Carnia, aveva una sua condegna
scuola. Questo felice ordinamento avrebbe dovuto portare nel
capoluogo di Tolmezzo, almeno ad una scuola minore ed una maggiore
anche nei seguenti domini francese e lombardo-veneto, ma le
requisizioni militari napoleoniche, insieme con lo sconvolgimento
politico generale, impoverirono i comuni, e schiantarono, in fascio,
con tutte le altre istituzioni, anche le scuole delle Magnifiche
Comunità, ed a Tolmezzo, come in qualunque altro comunello della
Carnia, non risorse che l'umile scuola minore." |
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La "scuola negata" alle donne a Tolmezzo |
Per Tolmezzo
"l'istruzione regolare femminile era superflua"
Le donne avranno l'accesso a scuola solo nel 1846 |
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Ci riferiamo al
periodo successivo all'istituzione dell'Ispettorato scolastico di
Tolmezzo, che comprendeva il bacino centrale del Tagliamento e
l'imboccatura del Canale di San Pietro (Vallata del But). !8 scuole
maschili ed una sola femminile, dopo sofferte vicende. Del periodo
sono ricordati gli ispettori: Giovanni Abrami, 1820-1837, Giuseppe
Kiussi, Arcidiacono 1837-1860 (del quale viene sottolineata dal
Cella l'intransigenza "a tutti trovava da ridire in grammatica,
ortografia, dettato" come pure l'inutile conservazione delle cappa
tedesca nel cognome).
Infine Mons. Pietro Rossi, Arcidiacono 1860-1866.
Tralasciando l'avvio smorto della scuola maschile che annoverò il
succedersi di maestri che non lasciarono significative
impronte del loro passaggio, parliamo delle "fortune" della scuola
femminile:
Il Cella ne descrive il tormentato avvio:
"Come prima disgrazia, essa nacque molto a stento.
Fu proposta al comune dalle autorità superiori, nel 1836, come
quella che dovendo sorgere nel capoluogo non solo del comune e del
distretto, ma della Carnia intiera, doveva anche dare impulso a
quelle degli altri comuni, e servire da modello.
Ma l'offerta non commosse il consiglio comunale, il quale si
affrettò ad osservare che a Tolmezzo per le poche
famiglie distinte non mancavano capaci e oneste istitutrici private,
mentre per i popolani
l'istruzione regolare femminile era superflua, dovendo le
fanciulle attendere ai lavori di casa, ai campi, al pascolo." |
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Continua il Cella "Le disperate condizioni
finanziarie del poverissimo comune "non consentivano nuove spese
quasi voluttuarie come quella della scuola femminile". Si
citavano le ingenti spese per le riparazioni e le difese contro la
violenza dei fiumi che "abradevano i coltivati e minacciavano gli
abitati"; i progetti di roste, e cimiteri, e case parrocchiali e
altro. In conclusione si supplicava l'autorità " a desistere
dall'idea d'istituire a Tolmezzo la scuola femminile".
L'antifona fu fedelmente ripetuta nel 1839, osservando "che la
scuola femminile avrebbe potuto servire solo per Tolmezzo, lasciando
fuori le nove frazioni e che anche a Tolmezzo non avrebbe incontrato
favore. Inoltre "la spesa della scuola traeva dietro quella
dell'aula e poi quella dell'arredamento, e insomma sarebbe stata
un gravame, oltre che inutile, insopportabile".
E tutto il consiglio votò di nuovo contro la scuola.
Ma l'autorità governativa insisteva inesorabile
Nel 1840 face sentire ch'era mente particolare dell'Eccelso I:R:
Governo che il consiglio comunale di Tolmezzo, adottasse il partito
di fondare finalmente la scuola femminile, per dovere di progresso e
di miglioramento popolare:
Opposte le solite ragioni, il consiglio votò per la terza volta
compatto contro la proposta.
Finalmente, nel 1842, si arrese, istituendo la scuola col soldo di
L. 360 ma per mancanza di maestra non potè attivarla che nel 1846."
(La scuola femminile fu affidata alla maestra Cominotti
Elisabetta, che la tenne per vent'anni. Cinquanta le fanciulle.
L'ispettore Kiussi giudicò la Cominotti osservante e diligente, ma
poco istruita e meno studiosa, così il profitto della scuola risultò
incerto e mediocre. Ci chiediamo: il rapporto dell'ispettore era
sinceramente ispirato oppure la puntuale "cronaca di un esito
annunciato"?) |
| wwwx |
(continua...)
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