Scuola in Carnia

Testimonianze e documenti

 

 

 

"I maestri erano tremendi e i bambini ricchi erano seduti avanti" 
 
 

"E però veniva il principe", edito nel maggio '95, Tip. Moro, Tolmezzo, non è solo un libro fra i tanti che parlano della Carnia che fu, è anche e soprattutto testimonianza di come si possa fare scuola. Dunque il brano che si riporta, parla sì anche di scuola, ma è presente su queste pagine quale risultato, diciamo quale "compito" svolto da studenti di oggi, guidati dal prof. Ermes Dorigo..
Lo stesso Dorigo nella prefazione ci tiene a precisare che "Si può "fare" scuola in maniera diversa: questo libro costruito dagli allievi della Quarta B lo dimostra. Un insegnamento tratto direttamente da esperienze di vita e dalla storia della propria terra." ..."gli intervistati sono anziani vivi, drammaticamente, nel senso che sono inascoltati, avvolti nel silenzio, rimossi. I giovani gli hanno dato voce. Non è il solito libro nostalgico, folcloristico, ideologizzato, patetico per èpatoir il piccolo-borghese."

Questa testimonianza, raccolta a Villa Santina, ci fa intuire quale fosse il reale ruolo della scuola nella vita quotidiana di una bambina d'allora. "...venivano prima i lavori della campagna...".
 

"Mi chiamo Radima Bruna e sono nata nel 1930 a Villa Santina nel borgo di S. Antonio e li ho vissuto fino a quando, dopo il terremoto, abbiamo costruito un'altra casa, sempre a Villa Santina, dove vivo ancora. La mia famiglia era formata da quattro persone: mio padre, mia madre e una sorella.
Mia madre è morta di tifo quando io avevo due anni come i suoi genitori, perché in quella volta l'acqua la si raccoglieva dai prati perché non c'erano le condutture. Mia sorella era più grande di me di un anno e qualche mese ed era più forte di me che invece ero sempre malaticcia, è stata presa dalle mie zie che avevano un bar e delle mucche e lei poteva aiutarle.
Io invece sono rimasta con mio padre, ma dato che era sempre via mi hanno tenuta le suore un pò e poi quando mio padre si è risposato con un'altra donna, che aveva un figlio, io ho vissuto con lei.
Di mia madre non ho molti ricordi perché ero troppo piccola. In famiglia comandava mio padre. In quella volta non era obbligatorio andare a scuola, se ci andavi bene se no non ti venivano a prendere a casa, si andava quando si poteva perché venivano prima i lavori della campagna tipo il fieno, il campo e poi c'erano le bestie.
Io comunque sono andata fino alla quarta elementare, la quinta l'ho fatta dopo un anno perché ero ammalata. In quella volta c'era anche la sesta ma io non l'ho fatta.
I maestri erano tremendi, ti davano con la bacchetta o senò ti facevano scendere in cortile a prendere dei sassolini, se li metteva in classe per terra e dovevi inginocchiarti sopra.
Ti entravano dentro nella carne! E i bambini ricchi erano seduti davanti e seguiti di più mentre chi non arrivava veniva messo in fondo alla classe; c'era tanta imparzialità, era uno schifo.
Ci si alzava la mattina presto e si dava da mangiare alle mucche, si puliva la stalla, si mungeva e poi si portava il latte nelle latterie poi se era estate si lavorava nella campagna mentre se era inverno si andava a fare la carica di legna o di foglie secche.
Io avevo una gerla più grande di me. Dopo si lavorava la lana e si facevano le gerle. Io ho lavorato in una segheria, ho fatto la postina, facevo delle pulizie nelle case e poi ho lavorato in cartiera. Se io potessi tornare indietro cambierei molte cose.
Non c'era abbondanza, si mangiava polenta, minestra di fagioli e, quando si uccideva, il maiale.
Nel periodo della guerra c'era miseria per tutti, il pane lo si prendeva con la tessera, però noi non siamo mai stati male.

 

Mio padre faceva il carrettiere, andava in giro con il carro, mio nonno invece faceva l'assistente muratore contrario quello che controllava gli altri muratori, era andato a lavorare anche in Persia per fare una galleria.
Quando ero piccola si giocava poco e quei pochi giochi li si faceva tutti assieme, ma solo fino ad una certa ora potevamo; giocavamo a palla prigioniera, a nascondino e con la corda ma senza che i genitori si accorgessero perché se la rovinavamo poi le sentivamo; poi si giocava facendo dei cerchi in riga e lanciando un sassolino e saltando poi nei cerchi dove era caduto, in quella volta non c'erano le pentoline o le bambole perché non c'erano soldi.
Mi ricordo che a me non piaceva andare a letto sola, mi piaceva stringere qualche cosa e così dato che non avevo una bambola mi portavo un legno, solo dopo mi hanno fatto con dei pezzi di tela una bambola, il legno rovinava le lenzuola:

In quella volta c'era più amicizia, ci si aiutava; quando uno finiva con il suo fieno andava ad aiutare gli altri, adesso invece la gente è sparpagliata è diversa l'educazione. Mia madre mi diceva sempre di aiutare i vecchi, ora invece... Io non dico che la gioventù è cattiva, almeno non tutta... bisogna saperli prendere.
Io non sono mai stata attirata dalla religione, dalla Chiesa e dai preti. Molta gente andava a messa per tradizione e non per Fede, per farsi vedere anche se poi fuori facevano cose brutte, io dico che non occorre andare a messa per fare del bene.
Le donne avevano poca libertà, erano chiuse troppo. Non potevano entrare nei bar e se andavano a ballare, visto che non pagavano l'entrata, dovevano ballare con tutti anche con quelli brutti. Una sera piuttosto che ballare con uno basso sono stata seduta tutta la sera e non ho ballato.

Nel periodo di guerra non potevamo uscire di casa dopo una certa ora e quando uscivamo dovevamo stare attenti dei militari perché ci controllavano per paura che avessimo i partigiani in casa. Io avevo uno zio partigiano che lo chiamavano "Barbe" per non farsi riconoscere e così dopo le rappresaglie dei partigiani eravamo i primi ad essere presi di mira; una volta hanno arrestato per quel motivo mio papà mentre usciva dalla stalla, poi lo hanno lasciato andare. Una volta non c'era più sale e così io e mia madre ci siamo avviate con le gerle per andare verso la pianura, ma sul ponte di Amaro ci hanno fermato i tedeschi puntandoci il fucile e gridando "kaput, kaput" noi abbiamo preso paura e così siamo scappate.
Quando i tedeschi andavano per le case si portavano via tutto quello che volevano e quando sono andati nella stalla si sono portati via la mucca più grassa, non la nostra che aveva solo quattro ossa. Sarebbe bello sapere anche le date ma io ero troppo piccola, non me le ricordo."