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Viaggio in Germania
(Emanuele Franz
- Francesco Rinoldi) |
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Cinque luglio 2003: io ed Emanuele siamo partiti per Simbach
am Inn approfittando della corriera che conduceva a questa
città gemellata con Tolmezzo. Osservata la mostra di artisti
carnici che si inaugurava all’ Heimat Museum (Museo
Municipale) ci siamo poi defilati : mio cugino Daniel è
venuto a prenderci per portarci a Passau, città poco distante
che è stata la prima tappa del nostro itinerario germanico.
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Passau |
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Passau è una città bellissima di stile prevalentemente barocco e di
gusto un po’ italiano: si trova alla confluenza di tre fiumi, il
Danubio, l’Inn e l’Ilz, e perciò la chiamano “Dreiflussestadt”, la
città dei tre fiumi. E’ vicinissima al confine con l’Austria e con
la Baviera, ed è una prestigiosa sede universitaria.
Le case di Passau sono tinte in
vari, tenui colori. Anticamente fu sede vescovile, e rimane a
testimonianza di ciò un bellissimo palazzo a picco sul Danubio.
Sul fiume passano abitualmente molti enormi battelli. L’acqua non è
blu come nel valzer di Strauss, ma di un verde smorzato.
E’una città tranquilla e
tradizionale, con palazzi quasi completamente antichi. Il Duomo , in
stile metà gotico e metà barocco, contiene un organo considerato
tra i più grandi del mondo.
La città giace adagiata tra stupende
colline e il suo nome antico era “Passavia”.
Alberghi, tabaccherie, un grande
tribunale ne caratterizzano il romantico e suggestivo centro. E’una
città riposante e con una sua particolare, aggraziata spiritualità.
I tedeschi dicono che non è ancora vera Germania ma che si
avvicina di più all’Austria.
Conoscendola bene, devo ammettere
che è tra le città più belle che io abbia mai visitato, e il mio
legame affettivo con lei è rafforzato dal fatto che vi abitano dei
parenti a cui tengo molto.
Emanuele, forse per il caldo,forse per l’emozione, quasi sviene su
una panchina adiacente il sagrato dell’immenso duomo.
La sera
i parenti ci offrono un delizioso pranzetto in un sereno
ristorantino in Austria, dove e’d’uso recarsi spesso a mangiare
dato che Passau si trova proprio sul confine.
A Passau
ogni anno si tiene la “Maidult”, specie di alternativa all’Oktoberfest
di Monaco. In grandi capannoni si beve birra a fiumi e si mangiano
i “Bretzeln”, caratteristici biscotti salati a forma di nodo.
Anch’io ricordo una volta di aver partecipato a una di queste
"kermesses", che esprimono appieno lo spirito corale e
comunitario del popolo tedesco, geloso delle sue tradizioni e della
sua identità come tutti sappiamo.
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6-07-2003
Essere qui in
Germania è per me un sogno che si realizza. Un sogno che conservavo
da parecchio tempo, sia in parte per la mia origine austriaca, sia
per l’interesse che ho sempre coltivato per il Nord. Diversi sono i
fattori che permettono al mio amore per la Germania di essere forte
e intenso. Di questi quelli più rilevanti e determinanti sono il
fascino che esercitano su di me gli spazi aperti, i boschi, le
rocce, e in genere la vitalità che la natura presenta nella sua
interezza. Vi è poi la cultura tedesca, che risale alle antiche
popolazioni celtiche, per le quali ho sempre avuto interesse.
L’ospitalità e l’accoglienza di questi luoghi, la bellezza e la
meraviglia dei paesaggi, infondono in me la sensazione di essere in
una fiaba. La Germania è poi stata storicamente la culla della
cultura europea, ed un uomo di pensiero come me per un senso di
rispetto intellettuale non può non amare la terra che ha prodotto
le più alte menti della cultura europea :Nietzsche, Fichte, Goethe,
Schelling, e moltissimi altri ancora, che io ho avuto come
maestri spirituali, sono stati prodotti dal Nord. Il Nord per
me è come tornare a casa.
Sentirmi
in Germania è per me sentirmi più vicino a me stesso, più
vicino a quello che il mio spirito ha sempre richiesto.
Emanuele
Franz
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La
Germania per me significa molte cose, tra le quali anche la
pittura espressionista, così passionale e violenta, che ben esprime
la agitazione e rabbia interiore che spesso anch’io provo; rabbia e
nervosismo verso certe convenzioni, insofferenza verso l’eccesso
d’ordine-o di disordine-,ecc.
La
pittura tedesca, medievale o moderna, è anticlassica per
definizione, ed è pervasa da un senso dell’analisi del particolare
misto a un che di irreale ed allucinato (mi riferisco ai pittori
del ‘400 e ‘500 quali Durer, Cranach, Altdorfer, Baldung Grien,
Grunewald, Hans Holbein). In Germania non si può parlare, né in
letteratura né in pittura, di un vero e proprio Rinascimento,
fenomeno tipicamente italiano, per cui si può tranquillamente usare
la parola “Medioevo“ per descrivere fatti ed eventi culturali che
arrivano fino al 1500.
Per me,
Germania è anche Hermann Hesse - scrittore che ha segnato in modo
indelebile la mia adolescenza - e Caspar David Friedrich, mistico e
romantico vedutista vissuto tra il Settecento e l’Ottocento nella
zona di Dresda, che è il pittore che amo di più. Germania sono
anche i films di Fassbinder e di Werner Herzog, le Fiabe di Grimm,
”Metropolis” di Fritz Lang, i “Minnesanger” di Walter von der
Wogelweide, le poesie di Brecht, le analisi sociologiche di Hannah
Arendt, la Riforma Protestante di Martin Lutero. Questo mondo mi
affascina per la sua tragicità e rigore, e per il suo continuo
fermento; ci vorrebbe un discorso a parte per Hermann Hesse, forse
il meno tipicamente tedesco di tutti questi personaggi, forse
l’unico autore tedesco ad essersi liberato dalla cupezza che pervade
l’animo germanico in nome di una visione più cosmopolita e solare.
Oppositore del regime nazista, venne perciò scacciato dalla Germania
assieme a molti altri artisti o scrittori. Indimenticabili e
universali i suoi romanzi e racconti, che trattano temi quali la
fraternità, il divino, l’amicizia, l’amore, il viaggio, il
vagabondaggio, con un senso universalistico, una leggerezza di tocco
e un sapore vagamente trasognato e fiabesco che, per esempio, non
troviamo assolutamente nell’austero e a volte secondo me noioso
Thomas Mann.
Francesco Rinoldi
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Norimberga |
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Dopo
una notte trascorsa dai cari parenti tedeschi, previo giro
della città in compagnia di Daniel, partiamo diretti a
Norimberga,e qui comincia il nostro avventurarci da soli nel
mondo tedesco. Norimberga è famosa per essere la patria del
pittore e incisore Albrecht Dürer, di cui rimane la
caratteristica casa, e, più tristemente, per essere stata covo
di nazisti nel secolo scorso; qui, dopo la seconda guerra
mondiale, si svolse il famosissimo “processo “ di cui ancor
oggi si parla.
Ci stupiamo
del fatto che la uscita della stazione si trovi proprio nel
centro storico, che immaginavo molto più grande. Osserviamo
alcune cattedrali gotiche dalle alte guglie e dalle fitte
decorazioni.
Norimberga è
possente e fiera, e sarebbe adatta per essere descritta in un
libro di fiabe o una saga epica. Tutto in essa dà un’idea di
potenza e solidità, ed è famosa per essere una città dal
passato industrioso ed attivo. |
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Osserviamo il
monumento ad Hans Sachs, musico protagonista dell’opera
wagneriana “I maestri cantori “ e una curiosa,
dionisiaca fontana in bronzo, chiamata “Il carosello della
felicità”, piena di baccanti e satiri , che suscita
l’entusiasmo di Emanuele.
Dormiamo in
una comoda pensione del centro a quindici euro a testa.
La sera andiamo a visitare l’enorme castello, sede di feste e
prestigiose manifestazioni culturali. Anche questo suscita
l’entusiasmo di Emanuele, che vi scatta qualche fotografia.
Ci nutriamo di “Palatschinken”, gustose
e leggere omelettes
originarie dell’Austria, ma diffuse
anche in Germania, ripiene dei più diversi ingredienti, dolci
o salati, e di robusti piatti a base di carne; beviamo birra e
l’ormai famigerato “Red Bull”, bevanda corroborante e
tonificante dalla formula segreta che suscita l’entusiasmo di
entrambi. Anche qui troviamo il “Mc.Donald”, in alternativa
ai ristoranti. In un’ antica taverna di gusto
interamente medievale, con la cameriera in costume tipico,
gustiamo, in curiosi piatti d’argento dalle strane forme, una
zuppa di fegato, i caratteristici würstel norimberghesi e il
buon vino bianco della Mosa.
In una fontana della piazza c’è incastonato un anello d’oro
che si può far può ruotare, e si dice che ruotandolo porti
fortuna , così eseguiamo.
Nelle vie meno
centrali ci sono alcuni cabaret con spettacoli erotici, e
alcune prostitute siedono tranquillamente nei caffè adiacenti
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Stoccarda |
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(il castello presso la Schlossplatz) |
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Dopo qualche giorno, lasciata
Norimberga, ci avviamo verso Stoccarda, tre ore circa di viaggio. I
treni qui sono molto cari ma funzionano perfettamente.
Stoccarda - in tedesco Stuttgart - si trova nella
antica Svevia, o Baden Wurttemberg, ed è circondata da armoniose
colline. E’ un perfetto mix di antico e moderno. In una piazza
vicino alla stazione (Schlossplatz) si trova un enorme castello
barocco.
Il Baden Wurttemberg - mi dice un
amico - è la regione più ricca d’Europa.
Siegfried,l’amico
cinquantenne che ci dà ospitalità, ci porta a vedere il monastero
cistercense di Bebenhausen, nei dintorni della città, ma il
colpo grosso è il viaggio a Colmar, in Alsazia, dove si trova il
“Musee d’Unterlinden” che contiene la famosissima pala d’altare con
la crocifissione del Grünewald, vero
capolavoro di tragicità pari all “Urlo” di Munch per impatto
emotivo.
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Nelle vicinanze di Stoccarda si
trovano Calw, città natale di Hermann Hesse, e il monastero
di Maulbronn, dove lui studiò da adolescente prima di essere
ricoverato in manicomio per un certo periodo; il che non gli
impedì poi di riprendersi e di continuare a scrivere fino ad
età molto avanzata.
Siegfried, pittore e insegnante
d’arte all’Università di Stoccarda, è molto gentile ed ha una
bella casa-studio molto funzionale e luminosa.
Con lui e un suo giovane amico
discutiamo di arte, di filosofia, di letteratura, di
spettacolo, in un clima semplice e familiare. Proviamo i “Maultaschen”,
piatto tipico della zona, specie di grossi involtini in brodo
contenenti erbe profumate e alcuni tipi di carne tritata.
La casa di Siegfried è bellissima e
funzionale, piena di libri e di materiale per dipingere, una
vera casa da pittore dove nulla
è
superfluo. Silenziosa e tranquilla, è pervasa da un’ottima
luce che penetra da molti punti della casa.
La sera andiamo in un “Biergarten”, locale caratteristico
tedesco, letteralmente “Giardino della birra”, dove beviamo
birre da mezzo litro e mangiamo insalata di würstel,
mentre Emanuele, che non può bere
alcolici, si beve il suo “Red Bull”, o una Coca Cola.
Dall’alto si vede Stoccarda
tutta illuminata nel buio, e una romantica luna simile a
quelle dipinte da Caspar David Friedrich fa capolino tra i
rami di due tigli (alberi sacri nella mitologia tedesca)
Anche a Stoccarda troviamo la pizza, e il
locale è gestito da turchi e albanesi. E’ meno cara che in
Italia, e parimenti buona. |
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Siegfried
ci porta a visitare Tubingen, città universitaria dove,
mi pare, studiò anche Hermann Hesse e nota per la sua
facoltà di Teologia; è piccola e raccolta, popolata da
studenti e si trova adagiata sul fiume Neckar, lungo il
quale vediamo la torre dove il poeta Hölderlin trascorse
i suoi ultimi vent’anni di vita in preda alla malattia
mentale.
Un pomeriggio ci rechiamo a fare un bagno nel Titisee,
lago creato dal fiume Neckar, nei pressi della Selva
Nera, la cui produzione artigianale più caratteristica
sono gli orologi a cucù. C’è una sagra, e un chiosco
lì vicino trasmette musica italiana stile Orietta Berti.
La sera io ed Emanuele ci rechiamo in una enorme
discoteca popolata da giovani, che si trova proprio
vicino alla casa di Siegfried. Il chiasso è immenso e
non riusciamo a conoscere nessuno. Di ritorno, nella
notte udiamo gridare dalla finestra di una casa dove c’è
un festino di giovani: ”Franzosisch von Deutschland raus!”
(“Via
i francesi dalla Germania”,
quasi fossimo ancora durante la seconda guerra
mondiale).
Alla Staatsgalerie di Stoccarda troviamo un numero
incredibile di opere di autori di tutti i tempi e paesi;
dal Medioevo
italiano, a Rembrandt, da Picasso a Beuys, e poi Andy
Warhol, Kandinsky, Kokoschka, Chagall, Klee, Frans Hals,
Rubens, Gauguin, Monet, Renoir, Giacometti, Nicolas De
Stael. Per la prima volta nella vita riesco a vedere una
tela del mio amato Caspar David Friedrich.
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Weimar |
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E’ venuta
l’ora di lasciare anche Stoccarda, e ci dirigiamo così
verso Weimar, che è la prima città del centro-nord
che visitiamo. Weimar è la città di Goethe e di Schiller, e si
trova vicinissima a Jena, dove attorno al 1806 nacque il
movimento letterario e filosofico del Romanticismo (Sturm und
Drang)

Troviamo
alloggio in un economico ostello popolato da persone
provenienti da tutte le parti del mondo. Facciamo amicizia con
Hilde, una giovane insegnante di tedesco belga, con
Christian, un giovane architetto di Monaco, con alcune ragazze
australiane e con degli studenti toscani. L’ostello è
invaso da un foltissimo gruppo di giapponesi.
Weimar è
elegante e neoclassica in virtù della grecità celebrata da
Goethe, che qui vi viene venerato quasi come un dio. In
un negozio troviamo delle cartoline con le “Stazioni della
vita di Goethe”, e nella “Theaterplatz” campeggia un grande
monumento che raffigura lui e Schiller teneramente
abbracciati: la scritta dice : “Der Dichterpaar von
Vaterland” (Goethe e Schiller, la coppia poetica più
importante della nostra patria ).
La gente è
molto informale nel vestire, e questo - mi dicono - fa
parte dello stile tipico dei tedeschi: le strade di Weimar
sono curate ed eleganti. A Weimar troviamo un museo delle cere
che illustra la storia della città, la casa dove
Nietzsche visse per un po’ di tempo, in perfetto Jugendstil, e
l’importantissimo “Goethe und Schiller-Archiv”, dove
sono conservati molti manoscritti originali di Nietzsche.
L’accesso è riservato solo a pochi studiosi muniti di
permessi, ma Emanuele con i suoi poteri magici incanta
la direttrice e misteriosamente riesce a entrare ugualmente
nell’archivio, salvo esserne mandato via un’ora dopo
perché “c’era stato un errore". Intanto però è riuscito a
vedere dal vivo alcuni manoscritti originali del suo idolo.
A Weimar
visito per la prima volta nella vita una chiesa protestante:
un grande dipinto raffigura una crocefissione e, a fianco di
alcuni santi, è raffigurato anche Martin Lutero, che qui
assieme a Goethe è una specie di idolo nazionale. In vari
negozi si trovano delle copie anastatiche(= fotografiche)
della sua Bibbia scritta a mano e tradotta dal latino al
tedesco, dei primi del 1500; per questo si dice che Lutero,
riassumendo e sintetizzando in questa Bibbia molti vocaboli ed
espressioni d’uso comune presso il volgo, fu il fondatore
della lingua tedesca moderna.
Nell’ostello
arriva continuamente nuova gente: una piccola cucina permette
di prepararsi da mangiare. Al caffè “Theater” di Weimar, un
localino molto chic ma poco costoso, faccio indigestione di “Caiprinha”,
un nuovo cocktail brasiliano molto forte e dolce che mi
conquista subito, tanto che durante il resto del viaggio ne
berrò ancora. Un signore incontrato al banco del bar ci parla
male di Stoccarda e del Grünewald, e parla invece bene
di Brema e delle città della Lega Anseatica. Mi sembra di
capire che il Grünewald,
pur essendo un pittore
originalissimo, non è particolarmente amato in Germania, forse
anche perché si sa molto poco della sua vita,
o chissà per quale altro motivo.
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17.07.03
Per me è un’occasione molto importante essere a Weimar.
Weimar è conosciuta nell’ambiente filosofico per il
fatto che vi è la sede dell’archivio Nietzsche, e per il fatto
che lo stesso ha vissuto qui parte della sua esistenza
In questi miei lunghi anni di studio, occupandomi molto di
Nietzsche, avevo sentito lungamente parlare di Weimar. Non
avrei potuto sperare di arrivarci un giorno perché in un certo
senso avevo idealizzato questa città .
Quando mi sono trovato davanti all’archivio e all’abitazione
di Nietzsche, preso dal trasporto e dalla fortissima
emozione ho baciato il suolo, quello stesso suolo su cui mise
piede il filosofo anni or sono.
La cittadina mi piace molto , è tranquilla ed è a misura
d’uomo. Non è affollata e caotica come le altre grandi città.
Facilita l’attività pensante, è ricca di stimoli culturali,
anche grazie al gran numero di università e musei presenti in
essa. Ora sono qui seduto davanti alla statua di Goethe
e Schiller mentre scrivo queste righe. Perché va detto che
oltre ad essere la città di Nietzsche, Weimar è anche la città
di Goethe. Goethe ,che con il suo “Faust” salva gli spiriti
che si dedicano nella vita alla ricerca e alla conoscenza, mi
rincuora e mi dà sicurezza. Sì, perché grandi spiriti vegliano
su di me e mi guidano nel mio cammino verso la verità.
Ieri pomeriggio per puro caso mentre passeggiavo per la
periferia di Weimar mi sono addentrato nel cimitero. Un vero e
proprio labirinto di strade e sentieri che si ramifica nel
mezzo di un bosco. Sì,il cimitero è immerso in un bosco ed è
vastissimo ed intricato come un labirinto.
Chi come me sente che la propria natura è una predisposizione
al labirinto conosce le sensazioni di cui parlo.
Provavo un forte senso di mistero, di ignoto, di sacro, ad
essere in quel labirinto costellato di lapidi, mausolei e
grandi alberi. In quelle lunghe passeggiate stavo proprio
cercando delle risposte importanti per la mia vita, ed ecco
che il corso degli eventi mi ha offerto il cimitero di
Weimar. Forse è proprio questa la risposta: continuare nella
vita a entrare, uscire, ritornare a risolvere labirinti. E’
proprio il caso di dirlo: io gioisco di essere stato a Weimar.
E’una città magica che sa dare molto a chi può vedere.
Emanuele.
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Colonia |
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Dopo
quattro giorni, partiamo da Weimar per avviarci verso
Colonia, dove ci ospiterà il nostro amico Luca, filosofo che
lavora per l’Università di Siegen. Per andare a Colonia
dobbiamo ridiscendere verso Francoforte. La guardiamo un
attimo dal finestrino: è una città moderna e piena di
grattacieli e il suo “skyline” ricorda quello di New York.
Si trova sul fiume Main (Meno): purtroppo non abbiamo il
tempo di visitarla. Parlando con alcuni tedeschi, sembra che
la città più amata da loro sia Monaco, di cui tutti parlano
bene all’unanimità.
Ci colpisce
il grande numero di stranieri - specie albanesi, curdi,
negri e turchi - che lavora ai chioschi ed ai botteghini.
Colonia -
anticamente Colonia Ara Augusta – che si trova sul
Reno - ha un’immensa cattedrale gotica che si trova proprio
vicino alla stazione, ed è lì che Luca ci viene a prendere
assieme a sua moglie Johanna.
Qui una
volta esisteva il famoso “limes”, ossia il confine oltre il
quale vivevano ancora delle popolazioni non sottomesse
dall’Impero Romano: infatti nel museo vicino alla
cattedrale osserviamo molti reperti e statue dell’epoca
romana, tra cui un bellissimo pavimento a mosaico e pezzi di
enormi statue.
Luca –
beccato in fase di trasloco - non ha moltissimo tempo
per illustrarci la città, e così riusciamo a vederne solo la
zona centrale. Lungo le rive del Reno esistono alcuni
“Biergarten” pieni di gente, e sul fiume transitano alcuni
moderni battelli pieni di passeggeri che trasmettono
musica a tutto volume. Li salutiamo dall’immenso ponte
a campate metalliche che attraversa il Reno, uno dei vari
ponti che si trovano su questo fiume a colonia.
Colonia
passa per essere la città più disinvolta della Germania. Vi
abbondano le associazioni gay e la gente è molto informale.
A Colonia si beve il “Kolsch”, che è una specie di birra
locale e che probabilmente prende il nome proprio dalla
città stessa.
Luca ci
mostra il suo nuovo appartamento - con i mobili appena tolti
dalla carta del trasloco. E’ molto periferico ma bello e
tranquillo, a parte la vicinanza di un aeroporto che provoca
lì vicino un continuo andirivieni di aeroplani.
A pochi
passi dalla casa di Luca, pranziamo con carbonara e pizza in
un ottimo ristorante italiano, e poi ci avviamo verso la
metropolitana per andare in centro.
Sul sagrato
della cattedrale alcuni giovani suonano la chitarra;
altri chiedono la carità.
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E’venuto il momento di
ripartire anche da Colonia e così , dovendo ormai scendere
verso il Sud per tornare in Italia, ci avviamo verso la
Svizzera. Poco prima del confine la polizia ci chiede i
documenti. Un
signore vicino a noi viene perquisito.
Arriviamo a
Basilea, e poi a Zurigo. La città è graziosa ma
antipatica e mostruosamente costosa. In un Mc Donald, per
due hamburger, una coca e un caffè paghiamo venti euro. La
camera dell’ostello costa novanta franchi svizzeri, trenta
euro a testa. Spaventati fuggiamo dalla città per dirigerci
verso Innsbruck, dove chiediamo ospitalità al mio amico
Bertrand.
Innsbruck è
tradizionalista, bellissima e perfettamente conservata. Non
ha niente di rifatto e tutto vi è originale, poiché è una
delle poche città a non essere state distrutte durante la
guerra a causa delle alte montagne che hanno impedito agli
aerei di bombardarla. Famoso l’arco di trionfo eretto nel
‘7OO per il matrimonio di Massimiliano d’Asburgo.
Altrettanto importante il castello barocco di Maria Teresa
d’Austria, che qui veniva a trascorrere le sue vacanze. La
sera ascoltiamo un concerto di musica classica in detto
castello, il primo concerto di una serie di
manifestazioni concertistiche estive. Bertrand ci presenta
molte persone simpatiche.
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E’ venuto il
momento di dire addio all’estero e di ripartire verso
l’Italia. Il nostro viaggio è durato esattamente venti
giorni, durante i quali abbiamo conosciuto un sacco di
persone, mangiato e bevuto, visto molte cose e penetrato
abbastanza a fondo un certo spirito tedesco. Ci ha colpito
la socievolezza dei tedeschi e il loro amore verso l’Italia.
Da
Innsbruck,salutato Bertrand, ci dirigiamo verso Verona
attraverso il Passo del Brennero.
Il
nostro viaggio è finito, ed è trascorso nel migliore
dei modi.
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| fai un altro viaggio |
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