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La salita al Gebel
Musa |
Il monastero di Santa Caterina
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sono vari motivi che ti possono portare a intraprendere questo viaggio unico, ed
anche diversi modi di effettuarlo. |
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i trovi col turista annoiato, che dice di aver visto tutto, e che
sacrifica una notte delle "mille e " per dimostrare che sa
salire sul Sinai. C'è la compagnia di giovani, per nulla turbati e
neppure insospettiti che possa esserci altro motivo diverso da
quello di una scampagnata notturna in terra di Sinai , per
venire quassù. C'è un monaco ortodosso, con l'abito lungo e nero,
che sale pregando mentre si confonde con l'oscurità. E tanti
cammelli, quelli del Gebel Musa (la montagna di Mosè), che salgono
al buio, conoscendo ogni pietra di quel percorso, e trasportando
sulla schiena uomini e donne che parlano altre lingue e non sanno
adattarsi al loro procedere ondeggiante. |
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Ci sono popoli interi, di ogni religione, che salgono ogni notte su
questa montagna di granito. Tutti vengono per toccare e vedere
questo luogo immutato nel suo antico fascino di montagna e
cielo, dove tutto iniziò. Salgono di notte, non solo per il caldo:
l'appuntamento è alle 6 sulla cima, per veder sorgere il sole.
Ma
se vuoi vivere in modo diverso questa salita, fai come me. Lascia che il grosso
della compagnia con le guide, si avvii , aspetta di essere solo, o con un unico
compagno di viaggio. Poi ti incammini su quella che all'inizio è una facile
mulattiera. Non occorre che accendi la pila. Il cielo stellato e la luna saranno
sufficienti. Potrà capitarti di essere affiancato e sorpassato dai cammelli :
sentirai il loro respiro alle tue spalle.
Col passo normale, ci vorranno tre ore, ma cerca di godere in pieno di questa
notte unica. Per una distesa infinita, c'è il silenzio, le
montagne e laggiù, tutt'intorno, il deserto, lambito all'orizzonte dalle stelle
di un cielo che solo in luoghi come questi può avvolgerti con tutta la sua
bellezza.
Salirai sulla mulattiera fino alla sua fine, quando troverai un posto di ristoro dei beduini
, dove vendono il the ed altre bevande. Lì ci sono tutti i cammelli, sdraiati,
che, non potendo procedere oltre, attendono di riportare indietro i turisti, ormai
quando farà giorno.
Da questo punto la salita si fa più impegnativa: devi procedere fra grossi
massi di granito su un sentiero sempre più ripido. Senti l'altitudine, l'aria è
un pò rarefatta e devi indossare qualcosa di più pesante. Dal caldo del deserto si
passa al freddo della notte, siamo sui 2000 metri (la cima arriva a 2.285
).
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La
penisola del Sinai
Circa venti
milioni di anni fa l'Egitto, il Sinai e la penisola Arabica erano uniti in un
unico blocco. Poi, enormi sconvolgimenti terrestri portarono alla separazione
delle terre e la penisola meridionale del Sinai rimase isolata dando luogo a due
grandi golfi: ad ovest il golfo di Suez, la cui massima profondità è appena di
95 metri e ad est il golfo di Aqaba, che raggiunge invece 1800 metri.
Quest'ultimo golfo fa parte della grande spaccatura terrestre, chiamata Rift,
che dalla catena del Tauro si estende fino al Kenia. La grande attività sismica
del passato e i tremendi fenomeni eruttivi hanno dato al Sinai meridionale la
sua impronta caratteristica; le sue vette più importanti sono il Gebel Musa
(Monte di Mosè) che raggiunge 2285 mt e il Gebel Katrin (Monte di S. Caterina),
di 2642 mt, il più alto di tutta la penisola.
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I
Servitori Beduini del Monastero, sono i fedeli custodi della
montagna.
Nella cronaca d'Eutichius,
Patriarca di Alessandria nel IX° secolo, è riportato che quando Giustiniano
costruì il monastero di Santa Caterina, vi trasportò duecento famiglie della
costa Nord di Anatolia e di Alessandria. A queste famiglie di schiavi fu
affidata la guardia del monastero, oltre ad altri servizi.
Attualmente i servitori del monastero sono i discendenti di questi primi
schiavi. Della tribù di Jebeliya, si considerano come Greci e sono fieri di
esserlo, anche se oggi sono per la gran parte mussulmani (parecchi
hanno conservato le loro antiche credenze cristiane. Celebrano la festa di Mosè
sulla cima della montagna, credono nel profeta Aronne, in San Giorgio e Santa
Caterina). Il monastero è parte integrante della loro vita, come la montagna,
che giornalmente ripuliscono, scendendo dalla cima, dai rifiuti lasciati dai
turisti. Sono uomini con gli occhi azzurri, pacifici, tranquilli, colti,
soddisfatti e ospitali malgrado la povertà. Considerano l'arcivescovo di S.
Caterina loro giudice e capo e gli sottopongono i loro problemi.
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(cammelli in
salita sul Sinai)
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Punto
d'incontro di continenti e di separazione dei mari.
La penisola del Sinai è una porta tra
Africa e Asia ed un ponte tra Mediterraneo e Mar Rosso, via diretta dall'Europa
all'Oceano Indiano e all'Estremo Oriente.
Già da tempi immemorabili il Sinai fu uno dei crocicchi più importanti del
mondo. Nel XVI° sec. a.C. i faraoni egiziani avevano già costruito la via di
Shur attraverso il Sinai fino a Beersheba e a Gerusalemme. La grande via d'acqua
che legava la Valle del Nilo alla Mesopotamia, seguiva la costa mediterranea del
Sinai. I romani e i nabatei usavano la direzione Est-Ovest, la via del deserto
attraverso il Sinai, via che più tardi fu chiamata Darb-El-Hajj , "via
del pellegrino" dall'Egitto alla Mecca.
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Storia
e ambiente del Sinai
A un occhio distratto il
Sinai appare montagnoso, arido e quasi terrificante. Non può esserci
agricoltura, nè pastorizia. La pioggia è scarsa. Un calore bruciante di giorno
e freddo e gelo la notte, non fanno che confermare quest'apparenza desolante.
Ma il Sinai non è nè uniforme nè monotono. A nord, tra El Arish e il Canale
di Suez, si estendono le larghe valli sabbiose e che nel lungo corso della
storia umana furono sempre attraversate da importanti corpi di armate, per la
conquista di imperi lontani. da lì passarono i soldati che i faraoni inviavano
a conquistare Canaan, la Siria. E' per quella stessa via che gli Hyksos,
gli Assiri, i Persi, i Greci, gli Arabi, i Turchi invasero le valli del Nilo.
La regione di
El Teh nel Sinai centrale è un largo massiccio calcareo. Più giù a sud, alla
punta triangolare della penisola, si può ammirare questo paesaggio lunare di
montagne granitiche, ove si trovano le catene e i punti più alti, come questo, del monte Mosè (nella Bibbia
Horeb o Sinai), del monte Santa Caterina, dei monti
Serbal e Umm Shumar ove i figli d'Israele si smarrirono
trentatre secoli fa. |
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Sulla cima del Sinai, la
cappella dedicata alla S.S. Trinità, costruita nel 1934 con i resti di una
precedente eretta in questo luogo nel 532 da Giustiniano e distrutta diverse
volte. A nord della cappella, c'è una grotta dove, secondo la tradizione Mosè
si nascondeva da Dio "Quando la mia gloria passerà, ti metterò in una
buca nella roccia e ti coprirò con la Mia mano, quando passerò...."(Ex.
33,22)
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La
bellezza del monte Sinai
La
grandezza solitaria del Sinai si rivela nella sua bellezza affascinante di luogo
immutato nei secoli, in forte contrasto coi paesaggi del mondo moderno.
Pochi uomini vivono nel deserto. A parte le città della costa (inutile
ricordare lo sviluppo turistico della zona di Sharm El Sheik), la penisola è
abitata da un gruppo di Beduini che sopravvivono grazie alle palme, ai pochi
legumi che spuntano intorno ai punti dove c'è acqua e ai loro greggi che
pascolano sulle colline desertiche, senza dimenticare che vengono aiutati dai
monaci del monastero di Santa Caterina. |
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Eccetto questi pochi uomini, nel deserto è di casa il lupo, la
volpe, la iena, la capra selvatica, l'aquila e la gazzella.
La salita sulla "Santa Cima", come la chiamano i monaci di S.
Caterina, si può effettuare in due modi: sia salendo i 3750 "gradini"
scavati nella roccia da più monaci, e da una corta ma più difficile scalinata,
che da un sentiero fatto dalle autorità egiziane nel XIX° sec. : è il più
facile (a piedi, o in cammello fino agli ultimi 700 metri) ed è
quello preferito da turisti e pellegrini..
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Siamo sulla
cima
Finalmente
sulla cima, con un debole chiarore che spegne lentamente le stelle.C'è molta
gente: mussulmani, cristiani, ortodossi: di questi ultimi il gruppo più
numeroso, circa un centinaio di pellegrini venuti da San Pietroburgo, monaci,
uomini e donne con le gonne lunghe e i vestiti e fazzoletti della propria terra,
ai piedi semplici scarpe, per nulla adatte alla salita. Alcuni si
raccolgono in preghiera e celebrano la Santa Messa, un gruppo di francesi intona
un canto.La cima è completamente gremita di persone che si sono già
posizionate in direzione dell'alba. Molte macchine fotografiche, ma, stranamente,
non c'è confusione.
L'atmosfera è particolarmente commovente.
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Se ci pensi, sei lì fra popoli completamente diversi da te per costume, lingua,
religione, colore della pelle. Nelle nostre città frequentiamo chiese diverse, templi cristiani e
moschee: qui siamo riuniti sulla cima di questa chiesa della natura per
rivolgere una preghiera allo stesso Dio
Ti viene spontaneo
considerare quanto troppo poco ci portiamo, o guardiamo in alto per ritrovare
noi stessi e la verità.
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Ecco l'alba.
Nessuno osa rompere il silenzio. Il primo raggio di sole mi trova lì
sul Monte Sinai, mentre cerco di cogliere ogni respiro e luce di
questi attimi che sarà difficile dimenticare.
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Poi dal silenzio, un applauso: ci si saluta, si guarda lo sconfinato
panorama di montagne e deserto, e ci si avvia a scendere al
monastero di Santa Caterina.
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La luce
sulla cima è abbagliante, mentre la valle sottostante è ancora al buio.
Comincia la discesa.
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Siamo
quasi arrivati, si comincia a intravedere, al centro, il monastero di S.
Caterina. Il sole è arrivato fin qui e , in pochissimo tempo, sta già
infuocando le pietre e l'aria. Sono quasi le nove del mattino. |
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Due soli i
colori: l'azzurro e il giallo

Ora il
monastero si distingue bene, non tanto per le antiche mura, dello stesso colore
della terra, quanto per quella macchia verde di alberi, unica in
questo deserto. A sinistra la strada del Sinai, da cui scendiamo, a destra i primi
contrafforti del Monte S. Caterina. |
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(foto
AmBianchi)
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