Il monastero di
Santa  Caterina
   del Sinai

(il famoso codice siriaco-riscritto, custodito nel monastero:  è la più antica traduzione  dei Vangeli, datato nel V sec.,  ma scoperto solo nel 1892)    

 

Quella che è la più piccola diocesi del mondo è allo stesso tempo il più antico convento cristiano ancora esistente. Al suo interno la maggiore collezione esistente al mondo di icone e antichi manoscritti. 
Le prime notizie del monastero le troviamo nelle cronache del patriarca di Alessandria Eutychios, vissuto nel IX sc., dove si scrive come Elena, madre dell'imperatore Costantino, rimase così impressionata dalla sacralità di quei luoghi che nel 330 ordinò la costruzione di una piccola cappella sul luogo dove si trovava il roveto ardente. La cappella venne dedicata alla Vergine.

Il monastero, centro monastico ortodosso, la  cui vita si è svolta ininterrottamente dal VI° secolo, venne innalzato 1400 anni fa, nel cuore del deserto, e conserva tutt'ora le originarie caratteristiche dalla sua costruzione realizzata sotto il regno di Giustiniano  nel 525 - 565  a. C. Giustiniano ordinò anche nel 530 la costruzione della basilica, la Chiesa della Trasfigurazione. Fu allora che il convento assunse l'aspetto di massiccia fortificazione che ancor oggi lo caratterizza.
Il monastero di Santa Caterina è  passato indenne fra la corruzione dei secoli poichè tutti , da Maometto, fondatore dell'Islam, ai Sultani turchi, ai Califfi musulmani e a Napoleone, lo presero sotto la loro protezione preservandolo da rapine e distruzioni. Nella sua lunga storia Santa Caterina infatti non è mai stata conquistata, nè danneggiata. Ha attraversato le epoche fino ad oggi, mantenendo intatta l'immagine di luogo  sacro della Bibbia. 

 (nel corridoio d'ingresso, alle pareti, l'originale dichiarazione di protezione, con la firma di Bonaparte)

 

Eccoci puntuali, alle 9 e poco più, sotto le mura del monastero. Ma questa visita a lungo sognata, non sarà all'altezza delle  aspettative, a causa della folla e di un'organizzazione in stile nord-africano, cioè abbi pazienza, che ci ha lasciato così, allo scoperto, senza un posto all'ombra (i pochi erano già occupati), seduti per terra, pieni di sete e di stanchezza (in fondo avevamo passato la notte in viaggio ed eravamo saliti sul Sinai). L'ho presa come una penitenza.
I monaci dovevano aprire la porticina delle mura alle 9, ma siamo entrati alle 11, pressati all'interno dello stretto passaggio di entrata. A quelli che erano saliti sul Sinai infatti, si erano aggiunti pellegrini e turisti portati qui in mattinata da autobus provenienti da diverse località dell'Egitto. 
Peccato, il monastero di Santa Caterina, meritava una visita più accurata e silenziosa. 
Comunque, spinta dalla folla, ho carpito con occhi, orecchie e macchina fotografica quanto ho potuto del luogo e dei preziosi oggetti di questo monastero unico al mondo per la sua antichità visibile, conservata nei secoli, e per il fascino della sua storia. 


La prima meraviglia: la fortezza di Giustiniano

Da 14 secoli, le stesse mura di questa fortezza monumentale, costruita da Giustiniano (architetto Stefano Ailisios) per proteggere i numerosi monaci che si erano stabiliti attorno al roveto ardente, da eventuali attacchi di beduini o ladri. Solo il muro nord fu danneggiato e riparato più volte. L'ultimo intervento del 1801, durante la spedizione in Egitto di Napoleone.
 Le mura della fortezza sono state edificate col granito del Sinai, preparato sul posto: il loro spessore varia da mt. 1,80 a 2,70, l'altezza tra 9 e 18 metri.

Attualmente si accede all'interno tramite una porticina molto antica, mentre l'originaria porta principale, posta a ovest,  è chiusa. Al di sopra di questa si può notare la canalizzazione che serviva per versare l'olio bollente sopra gli eventuali assalitori.
Lungo questo muro, all'interno,  sono state costruite le celle dei monaci, altri edifici ee 12 cappelle.
 

(nell'immagine , il muro sud, ornato dai simboli dei primi cristiani)
 

 

 

L'inizio del monachesimo al Sinai

(il monte Sinai: icona del XVII sec. Mosè, in alto a sinistra, riceve le Tavole della Legge. In alto a destra gli angeli portano il corpo di Santa Caterina all'ultimo riposo, sulla cima del monte che porta il suo nome. All'esterno del monastero si notano tante cappelle. L'icona è stata dipinta nel monastero stesso)

I primi cristiani giunsero al Sinai per allontanarsi dalle persecuzioni del paganesimo Romano, e spinti dalla ricerca di tranquillità e santificazione.
 Le prime piccole comunità monastiche si formarono a partire dal III° sec. della nostra era, nei pressi dei luoghi sacri attorno all'Horeb: il roveto ardente, l'oasi di Firan ed altri luoghi del deserto del Sinai.
Un simile cammino spirituale fu percorso da coloro che partirono verso la Terra Santa e le roventi montagne del deserto di Giuda, alla ricerca di santificazione.
La vita dei primi monaci fu difficilissima, messa alla prova da continue privazioni, dalla natura ostile e dagli attacchi dei nomadi ladri. I primi eremiti, vivevano nelle caverne e nella più assoluta povertà, da soli. Solamente nella ricorrenza delle più grandi festività, si raccoglievano attorno al roveto ardente per ascoltare la guida spirituale e ricevere la Santa Comunione.

I primi cristiani giunsero al Sinai per allontanarsi dalle persecuzioni del paganesimo Romano, e spinti dalla ricerca di tranquillità e santificazione.
 Le prime piccole comunità monastiche si formarono a partire dal III° sec. della nostra era, nei pressi dei luoghi sacri attorno all'Horeb: il roveto ardente, l'oasi di Firan ed altri luoghi del deserto del Sinai.
Un simile cammino spirituale fu percorso da coloro che partirono verso la Terra Santa e le roventi montagne del deserto di Giuda, alla ricerca di santificazione.
La vita dei primi monaci fu difficilissima, messa alla prova da continue privazioni, dalla natura ostile e dagli attacchi dei nomadi ladri. I primi eremiti, vivevano nelle caverne e nella più assoluta povertà, da soli.

 (il roveto: trapiantato a qualche metro da quello originale, sulle cui radici è stata eretto l'altare sacro della Cappella del Roveto Ardente. Questo roveto è unico esemplare in tutta la penisola del Sinai ed ogni tentativo di trapiantarlo altrove, è fallito)

 

 Solamente nella ricorrenza delle più grandi festività, si raccoglievano attorno al roveto ardente per ascoltare la guida spirituale e ricevere la Santa Comunione.
I monaci svolsero anche una funzione missionaria in queste terre desolate. abitate da tribù pagane, tanto che all'epoca della conquista araba del V° secolo, la maggior parte degli abitanti del Sinai erano diventati cristiani.
Finalmente, nel 313, sotto Costantino il Grande, il cristianesimo fu riconosciuto religione di stato, con libertà di culto, in tutto l'Impero. Lo stesso Costantino ed altri imperatori bizantini che gli succedettero, furono favorevoli al monachesimo che prese nuovo slancio.
I monaci del Sinai chiesero protezione alla madre di Costantino, l'imperatrice Elena. Fu Elena che fece costruire nel 330 una piccola chiesa dedicata alla Madre di Dio, e una torre, nel luogo del roveto ardente, che doveva servire da riparo ai monaci del deserto.

 

 (il campanile della chiesa cristiana "Della Trasfigurazione", che incor-pora al suo interno la cappella del Roveto Ardente)

Altra meraviglia: i portoni originali
del tempo di Giustiniano

 

Si ha quasi paura a toccare quel legno:  è lì da 1400 anni. In cedro del Libano, è stato scolpito da un artista bizantino. Sopra il portone un'iscrizione: "Ecco la porta dell'Eterno, è da questa che entrano i giusti" 
(Le porte del nartece invece sono state erette dai crociati nell'XI° sec.)

Da questa porta si entra nella chiesa che venne eretta nel 542 incorporando  la cappella del Roveto Ardente costruita da S. Elena, che si trova appunto dietro  l'altare principale. 

Il mosaico della Trasfigurazione


Meraviglioso mosaico sopra il coro della chiesa, è il più antico e universalmente riconosciuto più bello della chiesa d'Oriente.
Il suo stile assomiglia e quello della scuola italiana dei mosaici di S. Vitaliano a Ravenna o di S.ta Sofia a Costantinopoli.
All'alba, il sole, entrando dalle finestre ad est, illumina l'interno, il volto e le vesti del Cristo, che ha ai suoi lati  Mosè ed Elia ed ai suoi piedi i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni.
 

 

I monaci 
 

 

Ne ho visto qualcuno, naturalmente, nella cappella e nel piccolo negozietto ove si comprano le cartoline. Di giovani e meno. Tutti mi sono parsi molto seri, quasi ieratici, addirittura scontrosi. Probabilmente è l'appartenenza al  loro Ordine, che li fa apparire così, senza l'ombra di un minimo sorriso, neppure con gli  occhi. Come quelli visti sulla cima del Sinai, questi monaci ortodossi, sembrano le icone di loro stessi. La gioia del cristianesimo, che sente chi vive il vero messaggio di speranza, in apparenza pare non sfiorare queste figure  con lunghi abiti neri e con la barba, che li rende ancora più inavvicinabili. Forse è solo una mia impressione, probabilmente sono infastiditi da tanti turisti. 

Ufficialmente, l'ordine dei monaci del Sinai è indipendente già dal VI° sec. Le istituzioni della chiesa Ortodossa Greca e i paesi che hanno aiutato il monastero a vivere, hanno tutti riconosciuto il suo stato di indipendenza. Il monastero osserva il diritto canonico in vigore nella chiesa Ortodossa d'Oriente, gode dei diritti politici e religiosi concessi dalla Chiesa e dalle autorità pubbliche. L'ordine monastico di Santa Caterina è aperto soltanto ai monaci greci. Come istituzione religiosa, il monastero è riconosciuto dalle altre Chiese cristiane, dalle Nazioni Unite e dall'Unesco.

Questa comunità ha contato nei secoli passati centinaia di monaci. I visitatori del  XVI° sec.    parlarono di trecento, numero che scese nei secoli successivi. Oggi, la piccola comunità, continua a vivere come nel passato.
I monaci consumano un solo pasto al giorno, dopo i Vespri (che durano dalle 3 alle 5 del pomeriggio),  ed il loro nutrimento è  vegetariano.

   
   
La galleria delle  icone
 
 

La galleria espone 150 icone di una  collezione che ne conta più di 2000, e che costituisce un'eredità spirituale, storico e artistica di grandissimo valore.
Dodici delle più antiche e rare icone sono state preparate con l'antica tecnica della cera sciolta e sono datate prima del periodo iconoclasta. Una parte della collezione va dal VI° al X° secolo, di stile bizantino primitivo, greco,gregoriano, siriaco e copto.
Una gran parte è datata tra i secoli XI° e XV°.

 

 
(Icona con sei scene della vita di S. Caterina)

 

Santa Caterina nacque ad Alessandria d'Egitto nel 296 d.C.. Si chiamava Dorotea e, secondo i documenti, fu educata in una scuola pagana dove studiò filosofia, poesia,musica, matematica, astronomia e medicina.
Di famiglia facoltosa pagana, non le mancarono potenti pretendenti, che scartava. Un monaco siriaco le parlò di Gesù Cristo. Dorotea si convertì al cristianesimo e fu battezzata col nome da lei desiderato, Caterina.
Durante le persecuzioni dei cristiani, sotto il regno di Massimiliano all'inizio del IV secolo, Caterina testimoniò la fede e rifiutò pubblicamente l'ordine dell'imperatore, accusandolo anzi di sacrificare agli idoli.
Cinquanta sapienti e scienziati, venuti da varie parti dell'impero tentarono invano di farle cambiare idea, ma fu lei al contrario a convertirli, con la sua fede e i suoi argomenti filosofici. Fu torturata, ma riuscì a convertire anche  membri della famiglia imperiale e dell'aristocrazia. 
Fu decapitata, ma il suo corpo sparì. Secondo la tradizione, gli angeli lo trasportarono sulla cima più alta del Sinai che porta tutt'ora il suo nome.
Tre secoli più tardi, guidati da un sogno, tre monaci del monastero (già costruito da Giustiniano), trovarono il suo corpo, lo portarono a valle e lo deposero in un sarcofago d'oro. Dicono che ancor oggi dai suoi resti mortali emani  profumo.(Un sarcofago ricoperto d'oro fu offerto al monastero da una principessa russa nel 1860).
La storia del martirio di Santa Caterina fu portata dai Crociati in Occidente, dove fu venerata come una grande santa. Ma solo nel XI secolo il monastero della Trasfigurazione fu conosciuto sotto il nome di
"monastero di Santa Caterina".

 

 

Icona del XII secolo, dipinta al Sinai. Rappresenta Santa Teodosia, vissuta a Costantinopoli e martirizzata nel VII secolo

 

 

Nell'icona viene rappresentata la Vergine Maria, gli Evangelisti, i Profeti, i Santi, i Padri della chiesa con San Costantino e S. Elena che pregano il Cristo.

manoscritto dell'XI secolo, scritto su pergamena

Lasciamo il monastero da uno dei luoghi più interessanti: l'antico refettorio.
E' rettangolare, con soffitto gotico. Le pietre degli archi sono decorate con simboli e iscrizioni fatte dai cavalieri crociati. 
all'estremità est, un affresco del 1573 raffigura la visita del Signore al patriarca Abramo sotto le vesti di 3 angeli che simbolizzano la S.S. Trinità.
Al centro della sala un lunghissimo tavolo proveniente da Corfù del XVIII secolo, scolpito con angeli e fiori in stile rococò.

E' guardando le iscrizioni crociate, che abbiamo riconsiderato cosa volesse dire ai quei tempi venire fin qui, e scorgere da lontano la fortezza ormai raggiunta.
Noi saremo stanchi per la fatica della giornata, ma non possiamo fare a meno di pensare ai lunghi mesi di viaggio, di peripezie e pericoli che dividevano l'Europa da questi luoghi leggendari. 
Erano nell'antichità mete da raggiungere anche a prezzo della vita.
 Lasciamo queste alte mura e dietro ad esse  i segni di quella fede che ha spinto  interi popoli e generazioni
a voler conoscere questo monastero del deserto del Sinai. 
 

(foto AmBianchi)

 

 

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