25 luglio 2002: sto salendo in Val di Suola
                            (testi-immagini Annamaria Bianchi)

 

 

Tempo incerto, barometro su e giù, nuvole sparse che non promettono certo una giornata di splendido sole, ma si va lo stesso.
Val di Suola, Dolomiti Pesarine e fascino di un ambiente naturale fra i più spettacolari della Carnia, da vedere assolutamente.
Si parte dall'abitato di Andrazza, frazione di Forni di Sopra, alcune costruzioni e stavoli dalla tradizionale architettura carnica attirano il mio sguardo, proseguiamo fino al ponte sul Tagliamento (che qui è poco più di un torrente) e lì lasciamo l'automobile.
 

 

 



Il cartello con l'indicazione del sentiero Cai 362 per il rifugio Flaiban Pacherini che si trova nell'anfiteatro della Val di Suola, meta del trekking, ci indica l'imbocco del sentiero che si "immerge" subito nel bosco.
Partiamo da quota 900 e dobbiamo coprire un dislivello di circa 700 metri per giungere al rifugio, tempo indicativo h. 1,40.
Entriamo in fitte faggete miste a abetaie, aceri e carpini  ed il rumore di un torrente sulla sinistra accompagna i passi su questo sentiero di avvicinamento all'imbocco della Val di Suola, dolce e senza strappi.  Dopo il primo tratto nel bosco fitto sembra di entrare letteralmente in un giardino: siamo circondati da un mare di rododendri in fiore e mirtilli che non possiamo fare a meno di assaggiare.


 

Il bosco si dirada sempre più in questo sentiero "per tutti", che fra i tracciati di avvicinamento mi è parso il più bello mai percorso per la dolcezza del declivio e la ricchezza della flora circostante.
Davanti a noi cominciano ad apparire le prime sagome delle cime dolomitiche di questa valle alpina, mentre le nuvole cedono spazio lentamente ad ampi tratti di cielo azzurro.
 

 



 

Ed ecco, finito il bosco, la Val di Suola e già in fondo scorgiamo la cima Comici.
Iniziamo a percorrere il sentiero fra larici e mughete che prosegue  su una pietraia "frenata" dalle radici di interi declivi di pino mugo che ricoprono le pendici detritiche delle Fantuline.
Presto ci rendiamo conto di non trovarci a salire su un suolo di nude pietre: un altro giardino di alta montagna ci aspetta, per regalarci colore e bellezza.

 

Sembra che la natura voglia dare il meglio di sé nel presentare delicati cuscini di color rosa, lilla, bianco quasi per addolcire l'asprezza orgogliosa della corona di questi monti del Gruppo Pramaggiore.
 

PARCO NATURALE

DELLE DOLOMITI FRIULANE


La ricchezza floristica di tutto il "Parco naturale delle Dolomiti friulane" è determinata da una situazione particolare in cui è venuta a trovarsi la parte più alta del parco, come l'alta Val di Suola, rimasta libera dai ghiacci durante l'ultima glaciazione.
Oltre alle specie comuni della fascia temperata, vegetano su questo suolo alcuni "endemismi" particolari  come la "Pianella della Madonna", orchidea che fiorisce su questo sentiero in maggio-giugno, o i "Sclops" (Gentiana Froelichi) tipica di questa zona e che dà anche il nome al "Truoi dai Sclops" (sentiero delle genzianelle) che collega  il Rif. Flaiban - Pacherini al Rif. Giaf.

 


 

 



 
 
Per un approfondimento delle specie vai nel sito del Rifugio Pacherini: http://www.geocities.com/flaiban_pacherini 
 

Ormai sono le montagne ad attrarre lo sguardo: appare lo  scenario stupendo coronato dalla Fantulina, Sion, Dria, Pic di Mea e dal maestoso Torrione Comici.
Si avvistano le bandiere del rifugio Flaiban-Pacherini, addossato a sinistra su un piccolo terrazzo alle pendici della Cima di Suola.

 

Posato finalmente lo zaino, un sorso d'acqua fresca e qualche raggio di sole fra le nuvole sempre più numerose. Dalla finestra della cucina del  rifugio arriva un invitante profumo di pancetta rosolata, rimangono solo pochi scalini per salutare i gestori del rifugio e per un pranzo "speciale" su questo terrazzo aperto sullo stupendo anfiteatro di cime.
Non lo dico ad altri, ma a voi si: ci sono volute quasi 3 ore per arrivare quassù, naturalmente comprese le lunghissime pause per  fotografie e i paesaggi da ammirare.


Prima di ogni cosa, ci fermiamo a osservare lo scenario grandioso che si gode dal terrazzo del rifugio.

 

Finalmente salutiamo gli amici Paolo (a sinistra con la cagnetta Isa) e Marco (lo sherpa), i fratelli Marini di Tolmezzo, alla seconda stagione di gestione di questa struttura in quota, che è forse  l'ultimo vero rifugio delle montagne carniche (le provviste vengono portate a spalla )

 
  Per conoscere meglio il rifugio vai alla pagina relativa su questo sito, o meglio ancora sul bellissimo sito del Flaiban-Pacherini:
http://www.geocities.com/flaiban_pacherini
e-mail:     flaiban_pacherini@hotmail.com
 

Per la cronaca un lauto pranzo: ottima amatriciana preparata da Paolo, frico e luanie da Marco. Bisognerebbe ora rifare il percorso da sherpa per smaltire, ma bevuto il grappino, dobbiamo rifugiarci all'interno. Il cielo si è fatto buio e piove, mentre la montagna ci appare  minacciosa.

 

   

Approfittiamo della successiva apertura del cielo, che ci fa scorgere il Varmost e le montagne di Forni di Sopra,  per salutare a malincuore gli amici Marini ed altri ospiti presenti. Scenderemo sperando di non prendere la classica "lavata".

Si scende, ancora uno sguardo alla corona dolomitica e al tappeto di mughi che ricopre i ghiaioni

Sono solo un piccolo puntino rosso in vista ormai della vallata sottostante


 

La Val di Suola alle spalle, le ali ai piedi.. correndo sul pietrame, che sia stato il grappino?

 

Ormai siamo in vista di Andrazza e questa bellissima giornata sta diventando un ricordo, da rivivere però al più presto. Ci torneremo di sicuro in Val di Suola e al Pacherini per provare alcuni trekking che partono dal rifugio.

 

 

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